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Lòngola: la prossima apertura del Sito Archeofluviale avverrà il 24 e 25 Febbraio

Abbiamo già visto che facilmente si arriva a Lòngola con un viaggio breve, su strade scorrevoli che attraversano campi di terra nera e ricca di humus, resa particolarmente fertile dalle poco profonde falde acquifere, le quali fanno da corona al pigro procedere del fiume Sarno. E proprio il Sarno è il protagonista diretto della storia di Lòngola. La Valle del Sarno peraltro è stata da sempre terra ricca ed ospitale per le popolazioni italiche, che ne utilizzavano al meglio il ruolo di area cerniera per il commercio tra l’entroterra ed il mare Tirreno, prima etrusco, poi greco, poi saldamente romano. E il fiume Sarno conserva nel proprio stesso nome conserva la radice italica “RN”, comune ad altri fiumi campani come il VoltuRNo e l’IRNo, che racconta la liquidità sinuosa ed avvolgente dell’ acqua che scorre verso il mare, senza furia, ma inesorabilmente.
D’altra parte, la vicenda del Sito Archeofluviale di Lòngola è soprattutto storia di acqua e di acque ed è quella che qui di seguito tratteggiamo. In piena campagna e lungo quel tratto del fiume Sarno, dopo anni di discussioni, programmi e ripensamenti, si decise l’insediamento di uno dei tre grandi impianti di depurazione che accompagnano lo snodarsi del Sarno nel suo percorso fluviale: l’alto, il medio ed il basso Sarno. L’attuazione del programma del Medio Sarno fu affidato alle strutture prefettizie, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, allo scopo di superare in forma commissariale le mille difficoltà burocratiche e politiche di un insediamento del genere, accolto e visto dalle comunità locali con lo stesso entusiasmo che si riserva alle sciagure.
Superate tutte le difficoltà tecnico-amministrative, si era dato corso alla attuazione del Progetto del Depuratore del Medio Sarno. Quando, però, nel corso dei lavori, si procedette alla esecuzione dei pali necessari a sostenere le grandi vasche di depurazione, enormi catini cementificati di varia forma…si verificò l’imprevisto. Un fatto nuovo sconvolse i programmi.
Dalle fondazioni del depuratore, ubicato a mezza strada tra Poggiomarino e Sarno – là dove pomodori, patate e broccoli di prima qualità la facevano da padroni – stavano emergendo frammenti di ceramiche antiche, pezzi e pali di legno in grandi quantità. Da qui alla temporanea sospensione dei lavori e all’inizio di una campagna di saggi archeologici – che si tramutarono poi in una vera e propria campagna di scavi archeologici – il passo fu breve, anche se contrastato.Infatti, si confrontarono a lungo i Ministeri dell’ambiente e quello dei Beni Culturali: il primo impegnato sul fronte del risanamento del fiume e il secondo impegnato sul fronte della tutela e della salvaguardia dei beni archeologici rinvenuti. Fu scartata la ipotesi mediatoria della “coabitazione” tra impianto di depurazione e area archeologica, anche se l’area demaniale a disposizione era ampia circa sessantamila metri quadrati. Forse fu un errore. E ciò è costato allo Stuttura commissariale un esborso di circa sessanta milioni di euro.
Fortunatamente però, gli scavi di Lòngola poi si sono rilevati come la più straordinaria scoperta di archeologia preistorica degli anni duemila. E ciò, in un territorio – quello pedevesuviano – famoso fino a quel momento soprattutto per la archeologia romana o, meglio, per la archeologia vesuviana, intendendo con questa definizione quella di epoca romana, emergente dalle stratigrafie eruttive vesuviane. I livelli più profondi, appartenenti alle epoche preromane anche arcaiche, in Campania si erano poco indagati fino a pochi decenni prima. Ma intanto si erano verificati i ritrovamenti della piana casertana della zona d’Aversa, seguiti dai ritrovamenti delle capanne preistoriche di Croce del Papa a Nola. Ora l’attenzione era destata dall’eccezionale sito preistorico di Poggiomarino, con il suo carico altrettanto eccezionale di problemi, tecnici ed operativi.Il sito preistorico risultava infatti a una profondità di ben oltre i cinque metri dal piano di campagna. Lo scavo in profondità si doveva svolgere “sotto falda”, cioè a livelli inferiori alla falda acquifera, in quei terreni profonda non più di un paio di metri al di sotto del livello di campagna. In quel posto il pelo d’acqua del contiguo fiume Sarno si trovava più in alto di oltre sei metri dalla quota del sito protostorico.

Federico L.I. Federico

(2continua)

Avellino, in giro con 3 bombe artigianali nel bagagliaio: 57enne arrestato

I Carabinieri della Compagnia di Ariano Irpino (Avellino) hanno tratto in arresto un 57enne di Grottaminarda, ritenuto responsabile di illecita detenzione di esplosivi. Nel corso di un posto di controllo ieri la pattuglia dell’Aliquota Radiomobile ha fermato il 57enne alla guida di un’autovettura.Insospettiti dall’inspiegabile nervosismo manifestato dall’uomo, i militari hanno approfondito l’accertamento, ispezionando il veicolo. E all’esito della perquisizione personale e veicolare, occultati nel bagagliaio dell’auto, gli operanti hanno rinvenuto tre bombe di tipo artigianale, prive di qualsiasi etichettatura, del peso complessivo di circa due chili Sono stati anche rinvenuti e sottoposti a sequestro anche due coltelli a serramanico.
Il 57enne è stato dichiarato in arresto e, dopo le formalità di rito espletate in Caserma, sottoposto in regime degli arresti domiciliari a disposizione della Procura della Repubblica di Benevento.Sono in corso indagini da parte dei Carabinieri della compagnia di Ariano Irpino, per stabilire anche la provenienza del materiale esplosivo nonché gli eventuali obiettivi criminali in programma.

Caso Catanzaro-Avellino: appello rinviato

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La Corte Federale d’Appello, riunita oggi a Roma per esaminare il
ricorso del Procuratore federale avverso la sentenza del Tribunale federale nazionale che ha prosciolto i club Catanzaro ed Avellino ed i sette tesserati delle due società nell’ambito del procedimento relativo alla gara Catanzaro-Avellino disputata il 5 maggio 2013, ha disposto l’ordinanza istruttoria, rinviando il procedimento all’11 aprile (ore 15), in attesa di ulteriore documentazione da parte degli appellanti e degli appellati da consegnare entro il 25 febbraio.

M5s, Sibilia: ‘Errore su miei bonifici, mille euro in più’

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“Ho appena ricevuto tutte le specifiche dei bonifici effettuati in favore del bilancio dello stato e del fondo di garanzia per le Pmi. Effettivamente c’e’ stato un errore. Dal 2013 ad Agosto 2017 non ho restituito 166.234,83 ma una cifra piu’ alta ovvero 167.995,45”. Cosi’ il deputato M5s Carlo Sibilia sulla sua bacheca dove sottolinea: “il M5s mantiene le promesse e chi sbaglia va a casa. Domani daro’ tutti dettagli in conferenza stampa ad Avellino. Grazie al microcredito sono stati erogati oltre 6000 finanziamenti con una creazione stimata di 17000 posti di lavoro. Questo e’ il dato che nessuno potra’ mai cancellare”. Quanto alle inchieste, “ben vengano le pulci e i controlli da parte della stampa. Pero’ ci vorrebbe lo stesso trattamento per tutti. Ad esempio il PD e Forza Italia come si comportano con gli indagati e i condannati che infestano le loro liste elettorali? Mi aspetto la stessa pressione giornalistica anche per loro” dice.

Intimidazioni e minacce al sindaco di Marcianise: assegnata la scorta

La Prefettura di Caserta ha assegnato due uomini di scorta al sindaco di Marcianise, Antonello Velardi. Il primo cittadino, nei mesi scorsi, era stato vittima di continue minacce regolarmente denunciate. Al vaglio degli inquirenti sono finiti anche due video fatti girare sui social network con fotomontaggi: in uno Velardi viene fatto uccidere da un terrorista dell’Isis e nell’altro c’e’ l’immagine del portone d’ingresso del Comune casertano e si sentono colpi di mitragliatrice. “E’ finita la mia vita di uomo libero. Mi hanno assegnato la scorta – scrive Velardi sul suo profilo Facebook – lo Stato c’e’, ma e’ una gran pena ritrovarsi sotto tutela per aver semplicemente cercato di far rispettare a Marcianise le regole, le piu’ elementari. Andiamo avanti. Sognando un mondo che non c’e’.

Napoli, l’ultimo saluto a Giuseppe Galasso nella società Storia Patria

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”Questa era la sede piu’ idonea in cui salutare nostro padre. In questo luogo ha trascorso gran parte della sua vita”. Lo ha detto Giulia Galasso nel corso della cerimonia laica per i funerali di Giuseppe Galasso, storico e saggista scomparso all’eta’ di 88 anni, che si sono svolti oggi nei locali della Societa’ di Storia Patria al Maschio Angioino. Una cerimonia partecipata, scandita piu’ volte da applausi e percorsa da diffusa commozione in una sala gremita. In prima fila i figli Giulia, Francesco e Luigi accompagnati dai familiari. A ricordare la figura e l’insegnamento di Galasso, e’ stata Renata De Lorenzo, presidente della Societa’ di Storia Patria, che ne ha sottolineato le qualita’ ”di storico, studioso, di uomo politico che ci ha insegnato che la storia non si improvvisa, ma e’ analisi e metodo”. Con lei, i rettori dell’Universita’ Federico II, Gaetano Manfredi, e del Suor Orsola Benincasa, Lucio D’Alessandro. ”La scomparsa di Galasso – ha affermato Manfredi – e’ una forte perdita per il nostro Ateneo, ma anche per il Mezzogiorno e il Paese. E’ stato un grande maestro per tanti studiosi ma anche uomo politico che ci ha donato l’unica legge organica a tutela dell’ambiente, a salvaguardai dell’Italia con l’intento di evitare scempi e devastazioni. Ci lascia – ha aggiunto – un’eredita’ pesante che cercheremo di portare avanti”. D’Alessandro ha annunciato che il Suor Orsola organizzera’ un Dialogo sull’Europa in memoria di Galasso che e’ stato ”grande cittadino di Napoli e anche grande cittadino dell’Europa. Galasso – ha proseguito il rettore – e’ stato punto di riferimento per gli storici, per il mondo della cultura”. Durante la cerimonia, e’ stata ripercorsa la carriera di Galasso iniziata negli anni Cinquanta come maestro elementare in una scuola nell’entroterra campano, la carriera universitaria, la guida della Societa’ di Storia Patria e l’impegno nelle istituzioni dapprima come consigliere comunale, poi come parlamentare in tre legislatura e come sottosegretario al ministero dei Beni e delle attivita’ culturali. Durante la cerimonia, oltre al ricordo di Galasso come storico, il figlio Luigi ne ha tracciato un ritratto familiare affermando che ”averlo come padre per noi e’ stato un grande privilegio”. In sala, oltre a tanti amici, colleghi, alunni, anche le istituzioni rappresentate dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

Offese al sindaco di Acerra su facebook: 34enne a giudizio

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Su Facebook aveva pesantemente criticato l’operato del proprio sindaco nel pieno della campagna elettorale per le Amministrative dello scorso anno, e ora rischia una condanna per diffamazione. Accade ad Acerra, nel Napoletano dove, un 34enne del posto e’ stato rinviato a giudizio dal tribunale di Nola, per aver diffamato con post “lesivi dell’onore e della reputazione” sui social network, il sindaco Raffaele Lettieri. All’accusa si aggiunge anche l’aggravante di aver agito con un mezzo di pubblicita’, pubblicando due post nel mese di maggio 2017, quando nella citta’ di Acerra si stava svolgendo la campagna elettorale per le elezioni Comunali di giugno. Ora il 34enne, residente ad Acerra, dovra’ affrontare un processo a giugno.

Formazione anti-Lipsia: chance per Diawara e Milik

Sarri sulla formazione di domani non si sbilancia ma lancia qualche segnale. “Diawara da centrale difensivo per l’emergenza? Per il periodo sarebbe un’emergenza che ci costerebbe parecchi gol. La linea richiede un modo di pensare diverso, lavorandoci dal ritiro sarebbe diverso, ora sarebbe pericoloso. Hamsik? Sta meglio, ieri s’è allenato, non è stanco perché ha giocato mezz’ora, ma dovrà decidere lui come sta. Milik? E’ in netta crescita, ma deve dirmi lui quando è disponibile a giocare uno spezzone e io farò di tutto per farglielo giocare, ma lui ancora non me l’ha detto e io lo rispetto”. Infine un appello ai tifosi, visto che non saranno molti al San Paolo. “E’ la sensazione reciproca che si respira. Si avverte da tutte le parti, spero che il club abbia fatto di tutto e che tanti all’ultimo possano cambiare idea”.

Maggio: “Può essere l’anno buono…”

Scudetto? Può essere volta buona, anche se la strada è lunga.”Il match con la Lazio ha rappresentato un altro step di crescita. In diverse occasioni abbiamo capito che quest’anno può essere la volta buona, è innegabile.Tuttavia mancano ancora tantissime partite, non siamo ancora arrivati a niente e il cammino è ancora lungo e tortuoso…”, così il terzino Christian Maggio nella consueta conferenza stampa di vigilia di Napoli-Lispia, gara valida per i sedicesimi di Europa League che si giocherà domani sera allo stadio San Paolo di Napoli. Maggio è un punto di riferimento della squadra e dello spogliatoio e  quest’anno quando è stato chiamato in causa ha dato sempre il massimo contributo.

Scooter selvaggio, multe al rione Sanità: identificate 40 persone

Napoli. Rione Sanità: controlli per gli scooter selvaggi. Nell’ambito dei controlli per la sicurezza urbana, effettuati sin dal pomeriggio di ieri e proseguiti sino in tarda serata nel Rione Sanità, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura, unitamente alla Polizia Locale, hanno identificato ben 40 persone in sella a 30 scooter, 17 delle quali sono risultate pregiudicate. I poliziotti, infatti, in Piazza S. Vincenzo, hanno effettuato un posto di controllo riscontrando che, la stragrande maggioranza dei giovani fermati, non era in regola con il regolamento del Codice della Strada. Ben 6 le carte di circolazione ritirate, nonché 3 patenti di guida. Due sono i motoveicoli sottoposti a fermo amministrativo, mentre nove sono stati sottoposti a sequestro amministrativo. Sono state elevate 27 contravvenzioni ai sensi del codice della Strada per un importo che si aggira intorno ai 10mila euro.
Ancor prima di giungere nel Rione Sanità, i poliziotti hanno identificato e sanzionato, proprio nei pressi della Questura, un parcheggiatore abusivo.
L’uomo dovrà pagare una multa di 1000 euro.

Rubarono abiti per 500 mila euro a Santa Maria la Carità: arrestati in quattro

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Il 17 gennaio una ditta tessile di Santa Maria la Carità subì il furto di abiti da uomo: 930 completi per un valore di 500mila euro. i malviventi, in fase di identificazione, si introdussero nell’azienda e portarono via le manifatture caricandole in un furgone. Le indagini dei carabinieri di Sant’Antonio Abate iniziarono immediatamente e dopo pazienti accertamenti e pedinamenti hanno portato in un ristorante di Casoria. Lì i militari hanno sorpreso 4 soggetti seduti allo stesso tavolo: 2 si sono rivelati i venditori, altri 2 gli acquirenti della merce rubata; sono stati bloccati durante il pagamento del carico mentre si passavano di mano 23mila euro in contante.
Arrestati per ricettazione in concorso Gennaro Boccolino, un 47enne del rione Amicizia già noto alle forze dell’ordine, Alessio Alfano, un 28enne dell’Arenaccia già noto alle forze dell’ordine (i venditori), Giovanni Tudisco, un agente di commercio 44enne di Ciampino in provincia di Roma) e Gianni Pescatori, un 55enne di Marino in provincia di Roma. I completi da uomo sono stati rinvenuti in un furgone che gli ultimi 2 avevano parcheggiato fuori dal ristorante; recuperati, sono stati restituiti all’avente diritto. Gli arrestati sono stati rinchiusi a Poggioreale.

Agerola, la neve blocca gli alunni nella scuola: si attende l’arrivo dei mezzi di soccorso

Una improvvisa e abbondante nevicata ha colto un po tutti di sorpresa nella tarda mattina di oggi ad Agerola. Tanto che i bambini della scuola elementare sono bloccati all’interno insieme con i maestri e le maestre.  Si sta attendendo l’arrivo dei mezzi di soccorso e degli spala neve per liberare la strada e consentiere ai genitori  di prelevare i propri figli da scuola. dall’interno della scuola assicurarono che stanno tutti bene e che non c’è alcun pericolo. Si dovrà solo attendere che calmi la nevicata e che i mezzi di soccorso riescano in breve tempo ad aprire un varco per consentire a tutti i uscire e tornare a casa.

Furto di abiti a Santa Maria la Carità: blitz dei carabinieri al summit per la vendita della merce

Santa Maria la Carità. Blitz al summit per la vendita degli abiti rubati: i carabinieri arrestano quattro persone. Il 17 gennaio una ditta tessile di Santa Maria la Carità subì il furto di abiti da uomo: 930 completi per un valore di 500mila euro: i malviventi, in fase di identificazione, si introdussero nell’azienda e portarono via le manifatture caricandole in un furgone. Le indagini dei carabinieri di Sant’Antonio Abate iniziarono immediatamente e dopo pazienti accertamenti e pedinamenti hanno portato in un ristorante di Casoria. Lì i militari hanno sorpreso 4 soggetti seduti allo stesso tavolo: 2 si sono rivelati i venditori, altri 2 gli acquirenti della merce rubata; sono stati bloccati durante il pagamento del carico mentre si passavano di mano 23mila euro in contante. Arrestati per ricettazione in concorso 4 persone ore a Poggioreale.

Spaccio e furti in appartamento, arrestate 10 persone di etnia rom in provincia di Benevento

Benevento. Spaccio di sostanze stupefacenti, porto e uso di arma comune da sparo, favoreggiamento reale e furto aggravato in abitazione: sono i reati contestati, a vario titolo, a dieci indagati destinatari di altrettante misure cautelari eseguite dai carabinieri di Cerreto Sannita a conclusione di un’indagine coordinata dalla procura di Benevento. Le investigazioni si sono svolte tra gennaio e novembre 2017 e hanno evidenziato una serie di attività criminose messe in atto da un gruppo di persone nell’area della Valle Telesina e dell’Alto Casertano. Sono stati accertati 11 casi di furti in abitazione perpetrati tra le province di Benevento e Caserta nel giro di pochi mesi, nonché un’attività di spaccio organizzata al dettaglio di droga con base operativa a Telese Terme, anche nei confronti di minori. Documentato, inoltre, il furto di un fucile da un’abitazione che veniva detenuto e portato illegalmente da alcuni degli indagati. Nel corso dell’indagine, denominata “Pagnalè”, termine della lingua romani abruzzese utilizzato da alcuni indagati per identificare i carabinieri, sono state arrestate cinque persone, di cui quattro in flagranza di reato e un’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare. Denunciate, inoltre, 12 persone, sequestrati circa 500 grammi tra cocaina, hashish e marijuana e recuperata refurtiva, costituita da monili in oro e altri preziosi oltre a denaro contante.

Riti woodoo e riduzione in schiavitù di una ragazzina: arrestata la ‘madame’ e i complici

Caserta.La polizia a Caserta ha dato esecuzione a un decreto di fermo, emesso dalla procura di Napoli a carico di tre persone, due donne e un uomo, per riduzione e mantenimento in schiavitù, vittime una minorenne di origini nigeriane e altre due ragazze straniere. L’indagine copre un periodo che va dal novembre 2016 all’agosto 2017. La Squadra Mobile casertana ha scoperto che una delle donne arrestate, dopo che le ragazze erano arrivate in Italia dalla Nigeria ed erano state portate nella sua abitazione in Castel Volturno, ha tenuto la minorenne in uno stato di soggezione anche grazie a un rito woodoo, per poi costringerla insieme alle altre due giovani vittime a prostituirsi. La ‘madame’ non ha esitato ad adottare condotte minacciose, dirette anche alla famiglia della minore, sfociate, in una occasione, quasi al soffocamento della ragazza. L’uomo, compagno della ‘madame’, divideva con lei i proventi dello sfruttamento. L’altra donna fermata aveva il compito di controllare le vittime sul luogo dove esercitavano il meretricio, riferendo sul comportamento delle ragazze nell’esercizio della prostituzione e sfruttandone anche lei l’attività. Le indagini sono scaturite dalla denuncia della minorenne che, scappata da Castel Volturno e raggiunto il Nord Italia, ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai poliziotti. Per competenza, gli atti sono stati trasmessi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ne ha delegato lo sviluppo alla Squadra Mobile di Caserta. Sopralluoghi, pedinamenti e raffronto delle relative evidenze con le acquisizioni documentali e tecniche realizzate, hanno mostrato le responsabilità di tutti gli indagati.

Salerno, chiusa la stagione venatoria: il bilancio dei carabinieri della Forestale

Salerno. Chiusa la stagione venatoria, i carabinieri della Forestale fanno un bilancio dei controlli eseguiti in provincia di Salerno.
L’esercizio della caccia è disciplinata nel dettaglio per quanto riguarda giorni, orari, specie cacciabili, strumenti e modalità di esercizio e scrupolose sono di conseguenza le azioni di controllo poste in campo dai Carabinieri Forestali volte a verificare il rispetto delle previsioni normative ed a reprimere le condotte illecite.
I militari hanno eseguito in provincia di Salerno servizi mirati e controllato 594 persone: 44 le denunzie e 110 gli illeciti amministrativi accertati per un importo complessivo di circa 90mila euro.
Il fenomeno conferma un andamento nella media ma è stato accertato un incremento dei casi di uccellagione, tecnica di cattura indiscriminata e di massa della selvaggina volatile attuata con l’impiego di dispositivi fissi quali le reti. Si tratta di un pratica vietata in tutto il territorio nazionale, punita con sanzione penale e particolarmente odiosa perché oltre che costituire una cattura di massa ed indiscriminata sostanzia il maltrattamento degli animali che una volta catturati vengono detenuti per fini di vendita ed utilizzati quali richiami vivi. In leggero incremento anche l’abbattimento di specie, ad esempio il cormorano, tradizionalmente non destinate al consumo e verosimilmente abbattute per destinarle alla tassidermia ed alla esposizione quale “trofeo di caccia”.

Omicidio di Chiaia, Luca Materazzo sceglie il processo ordinario: rischia l’ergastolo

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Luca Materazzo, 36 anni, unico indagato per la morte del fratello Vittorio e in carcere dopo un anno di latitanza, vuole difendersi e provare a dimostrare di essere estraneo all’omicidio. Dal 28 novembre di due anni fa, giorno in cui l’imprenditore 51enne e’ stato accoltellato mentre rientrava a casa, il 36enne non ha mai parlato per discolparsi. Questa mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari Sabella, ha scelto di essere processato con il rito ordinario, davanti ai giudici della Corte d’Assise di Napoli. Luca Materazzo, assistito dagli avvocati Gaetano e Maria Luigia Inserra ha scelto, dunque, di difendersi in un dibattimento che si annuncia lungo e difficile. Sfileranno decine di testimoni tra i quali le sorelle dell’imputato e la moglie della vittima che si sono costituite parte civile. Secondo la Procura di Napoli, il movente dell’omicidio e’ legato principalmente a questioni economiche. Dopo la morte del padre Lucio, il fratello Vittorio aveva bloccato la divisione dell’eredita’ perche’ sospettava che il padre fosse stato ucciso, con sospetti su Luca che viveva con lui. Tra i due fratelli, inoltre, c’erano vecchi dissidi concretizzatisi in una denuncia, poi ritirata, di aggressione che Vittorio presento’ contro Luca. La vittima, un anno prima di morire, chiese per ben due volte in procura, con corposi esposti, la riesumazione del cadavere del padre, cosa poi avvenuta dopo la sua morte. (L’analisi del corpo, in avanzato stato di decomposizione, non fece emergere elementi utili per ritenere che la morte di Lucio Materazzo, ottantenne, potesse essere stata violenta e il fascicolo aperto contro ignoti per il reato di omicidio e’ stato archiviato. L’8 dicembre di due anni fa intanto Luca Materazzo fece perdere le sue tracce. Era stato iscritto nel registro degli indagati, prima, e poi era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei suoi confronti a fine dicembre perche’ il dna prelevato da indumenti insanguinati e su un coltello trovati tra i rifiuti a poche decine di metri dal luogo del delitto era compatibile con quello di Luca e Vittorio. Proprio sugli esami del dna si focalizzera’ il processo dato che la difesa ha sostenuto sin dall’inizio che quelle tracce non solo sono deteriorate ma soprattuto non hanno la stessa ‘intensita”’ nei diversi oggetti repertati, ipotizzando un complotto ai danni del 36enne. La fuga di Luca e’ terminata poi il 3 gennaio a Siviglia dove si era rifugiato negli ultimi mesi lavorando come cameriere in un ristorante.

Napoli, tentano un furto in un deposito, accerchiati dalla polizia e arrestati 4 uomini

Napoli. Furto in un capannone di utensili: la Polizia interviene e arresta quattro persone. Stanotte gli agenti della Polizia di Stato del Reparto Prevenzione Crimine Campania hanno arrestato in Via Repubbliche Marinare quattro persone, tutti con precedenti di polizia, accusate di furto aggravato in concorso consumato all’interno di un capannone adibito alla vendita di utensili: Vincenzo Siano, trentanovenne di San Giorgio a Cremano; Antonio Scotti, Pasquale Busiello e Ciro De Maria, tutti napoletani, rispettivamente di 52, 45 e 39 anni.
I poliziotti, in servizio di pattugliamento in zona San Giovanni, venivano allertati da personale di vigilanza privata “Cosmopol”, che all’interno di un fabbricato-deposito sito in via Stefano Barbato, udiva dei rumori. Giunti prontamente sul posto gli agenti notavano la presenza di un furgone bianco e quattro persone intente a caricare a bordo del mezzo materiale elettrico ed utensileria. Alla vista dei poliziotti i quattro si davano a precipitosa fuga, arrampicandosi sui tetti dello stabile. Iniziava un lungo e rocambolesco inseguimento, che durava circa un’ora, fino a quando alle 00,30 circa uno dei quattro, Scotti, vistosi accerchiato, si lanciava dal tetto, per poi cadere a terra ed essere bloccato dagli agenti.
La fuga degli altri terminava alle 00,45, dopo essersi nascosti in una casupola diroccata sono stati sorpresi dagli operatori, che, supportati da altre pattuglie sopravvenute, non li avevano mai persi di vista e li hanno arrestati in flagranza.
La refurtiva è stata sequestrata e contestualmente riconsegnata al legittimo proprietario.
Scotti già agli arresti domiciliari perchè arrestato lo scorso 14 dicembre dagli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale per tentato furto aggravato in un’agenzia di scommesse sportive, è stato trasportato e ricoverato all’ospedale Cardarelli per sospetta rottura del femore.
Nelle immediate vicinanze del furgone a bordo del quale era stata caricata la refurtiva, debitamente sequestrata, è stata ritrovata una radio trasmittente di colore nero, un berretto tipo baseball nero, due paia di guanti, un passamontagna, due minitorce. I quattro sono stati arrestati; Scotti è attualmente piantonato da personale della Polizia di Stato presso l’Ospedale Cardarelli.

Castellammare choc, anziano muore al supermercato. I medici dell’Asl: ‘Non possiamo muoverci’

Castellammare di Stabia. Stamattina intorno alle ore 11 un anziano signore è stato colto da un malore, probabilmente un infarto, mentre era al supermercato di Via Allende. L’uomo, mentre era intento a pagare la spesa alla cassa, ha accusato dei forti dolori al petto per poi accasciarsi al suolo. Le persone lì presenti hanno subito chiamato i carabinieri, accorsi tempestivamente e il 118 che si è presentato senza defibrillatore dopo circa 30 minuti. Nell’aspettare l’arrivo dei soccorsi i testimoni hanno raggiunto il presidio dell’Asl a via Bocchetti, ma i dottori hanno negato il loro aiuto perchè sostenevano di non potersi spostare dal locale. Così l’uomo, fra la rabbia e la preoccupazione delle persone, è morto in una lenta agonia senza alcun primo soccorso.
Sulla vicenda il dirigente della centrale operativa del 118, dottor Salvatore Criscuolo  ci tiene a precisare che “la richiesta di soccorso al sistema 118 è arrivata alle ore 10:47” e che. “essendo l’ambulanza di Castellammare impegnata in altro intervento sul territorio la Centrale Operativa ha inviato nel supermercato ubicato in via Salvator Allende in Castellammare di Stabia l’ambulanza medicalizzata di Gragnano che è giunta sul posto alle ore 11:07.  Tale ambulanza, come tutte quelle del Sistema 118 sono dotate di defibrillatore”. La nota conclude: “Nel caso suindicato sono state praticate manovre rianimatorie ma l’assenza del ritmo defibrillabile non ha consentito di attuare scariche”.

‘Ammore e Malavita’, 15 candidature al David di Donatello

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Nella sede Rai di Viale Mazzini sono stati ufficializzati in conferenza stampa i cinque candidati al David di Donatello 2018 come miglior regista. Questo l’elenco: Jonas Carpignano per A Ciambra, Manetti Bros per Ammore e malavita, Gianni Amelio per La tenerezza, Ferzan Ozpetek per Napoli velata, Paolo Genovese per The Place. Ammore e Malavita dei Manetti Bros vola nelle candidature dei David di Donatello e si colloca a quota 15. A seguire Napoli velata di Ferzan Ozpetek con 11. Bene ‘Nico’ con 8, insieme a La tenerezza e The Place. Infine A ciambra e Gatta Cenerentola si collocano a quota 7. Questi i film che hanno ottenuto piu’ candidature ai David di Donatello 2018, annunciate oggi a Roma a Viale Mazzini. Questa edizione, la 62/ma, vedra’ quest’anno il ritorno della premiazione in Rai il 21 marzo.

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