La Repubblica Italiana colpevole: non ha mantenuto le promesse dei padri fondatori

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A. Carlino

San Mauro Pascoli – «Repubblica Italiana colpevole di non avere mantenuto le promesse dei padri fondatori». È il verdetto inatteso emerso ieri sera alla Torre-Villa Torlonia nel tradizionale “Processo del 10 agosto”, evento simbolo dell’estate in Riviera organizzato da Sammauroindustria.

Davanti a un pubblico di oltre 700 persone, il contendere tra quattro storici si è chiuso con 323 voti per la condanna, 282 per l’assoluzione e 79 astenuti, espressi per alzata di paletta. A comunicare l’esito è stato il presidente del Tribunale Gianfranco Miro Gori, ideatore dell’iniziativa.

Per l’accusa, lo storico Davide Conti (Università La Sapienza) ha ricostruito le origini: «La Repubblica nasce dal collasso della Monarchia e dal passaggio da una guerra calda a una fredda nel contesto internazionale». Conti ha elencato i ritardi nell’applicazione della Costituzione, dalla nascita della Corte costituzionale nel 1956 all’introduzione del reato di tortura nel 2014, sottolineando che «in Italia non avviene una Norimberga e così la nostra democrazia nasce senza un processo al fascismo».

Sulla stessa linea il politologo Marco Valbruzzi (Università Federico II di Napoli), che ha formulato due capi di imputazione: «alto tradimento e attentato alla Costituzione. La distanza tra le promesse di 80 anni fa e le realizzazioni quotidiane è sotto i nostri occhi. Chiedo una condanna che miri a rieducare la Repubblica per portarla nei binari giusti». In difesa, Roberto Balzani (Università di Bologna) ha rivendicato la forza del progetto repubblicano: «La Repubblica diventa plausibile quando diviene strumento per abbattere una tirannia.

La sua forza sta nella visione sul futuro del Paese, soprattutto nel periodo 1948-1978, quando l’Italia conosce un cambiamento epocale che non aveva mai conosciuto». Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia) ha chiuso ribaltando la prospettiva: «La Repubblica siamo noi. È più forte degli stessi partiti che l’hanno plasmata. I partiti sono andati in crisi dopo il 1989, ma non l’hanno affossata, trovando un nuovo punto di equilibrio grazie al ruolo del Presidente della Repubblica.

Oggi in tanti non si fidano dei partiti, ma c’è un tessuto sociale vivo, con ben 8 milioni di italiani che si muovono nel mondo cooperativo, sociale, del volontariato: sono loro il cuore della Repubblica». Un verdetto popolare che, al di là del gioco teatrale, ha messo a nudo le contraddizioni ancora aperte tra promesse costituzionali e realtà contemporanea.

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A. Carlino

Collaboratore di lunga data di Cronache della Campania Da sempre attento osservatore della società e degli eventi. Segue la cronaca nera. Ha collaborato con diverse redazioni.

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