

Sigfrido Ranucci
Roma – E’ un tiro al piccione quello su Sigfrido Ranucci: attacchi incrociati del centro destra sulle sue frequentazioni e i rapporti con Valter Lavitola, ma anche sulle relazioni con donne legate alla trasmissione di Rai3.
Mentre prosegue l’inchiesta sull’attentato dell’ottobre scorso, con gli interrogatori degli indagati e in particolare di Marika De Filippis – detenuta ai domiciliari perchè considerata una fiancheggiatrice degli esecutori materiali del raid che si è avvalsa della facoltà di non rispondere – il conduttore di Report deve schivare gli attacchi dei partiti del centrodestra.
E la vicenda si arricchisce oltre che di polemiche anche di querele e denunce come quella del ministro Adolfo Urso, finito al centro di una trasmissione di Report tre anni fa. Centrale in questa ennesima querelle giudiziaria, il ruolo di Valter Lavitola, ritenuto ‘ispiratore e consulente’ di Report, secondo quanto starebbe emergendo nell’inchiesta.
Oggi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato di aver dato mandato ai propri legali di avviare iniziative giudiziarie nei confronti di Valter Lavitola in relazione a quanto emerso sui suoi rapporti con la redazione di Report, con particolare riferimento all’intervista a Gioele Magaldi – che si autodefinisce Gran Maestro del Grande Oriente Democratico – trasmessa nella puntata andata in onda il 10 dicembre 2023, nella quale si sosteneva che il ministro Urso aderisse alla massoneria internazionale. Notizia immediatamente smentita da Urso e mai andata in onda in trasmissione.
Il ministro evidenzia che Lavitola sarebbe da tempo consulente della trasmissione Report. Il ministro ricorda anche che, dopo mesi di campagna di aggressione mediatica lo stesso Ranucci, nell’ambito del processo civile intentato nei suoi confronti, affermò di non aver verificato, come avrebbe dovuto, l’attendibilità della fonte Magaldi e che a fronte delle successive richieste di fornire prove documentali, il cosiddetto testimone non ha potuto fornire alcun riscontro.
Circostanza, quest’ultima, confermata dallo stesso Ranucci in una successiva puntata della trasmissione televisiva nella quale si è scusato con il ministro Urso, “rammaricandosi per il disagio arrecato all’interessato”. La nuova iniziativa giudiziaria si aggiunge quindi a quella presentata il 16 luglio 2024 nei confronti di Magaldi per quanto affermato nella trasmissione di Report, privo di ogni riscontro e fondamento.
Secondo il Ministro dietro le illazioni sul suo conto vi sarebbe la regia di Valter Lavitola che apparterrebbe insieme a Magaldi ad una Loggia massonica.
Ma oggi, oltre al fronte politico-giudiziario per Sigfrido Ranucci, si è aperto anche un fronte più personale, relativo a quanto scritto nella sua autobiografia a proposito di alcune donne che hanno avuto relazioni con lui. Il racconto delle sue relazioni riemerse in un post di Esperia è stato come benzina sul fuoco. Ad affondare il colpo su Ranucci, questa volta a proposito di etica e giornalismo, è stata la deputata di Fratelli d’Italia Elisabetta Gardini.
“Grottesco e sconcertante scoprire che, nella sua autobiografia, Sigfrido Ranucci si sia vantato delle sue conquiste, riferendosi non a persone qualsiasi, ma a donne che avevano collegamenti con la sua trasmissione o rapporti professionali con lui – dice l’ex conduttrice – Ma ciò che colpisce è che una figura di spicco della tv pubblica si vanti di relazioni sentimentali e sessuali con donne che avevano rapporti con il suo programma, in un contesto di totale squallore. In qualunque azienda seria ciò costituirebbe una grave violazione delle regole etiche”.
Sulla vicenda Ranucci è intervenuto anche il senatore di Fi Maurizio Gasparri che chiede alla Rai accertamenti in merito al ruolo di Lavitola e ai contatti del conduttore di Report:
“Ci attendiamo dalla Rai degli accertamenti perchè un programma di inchiesta che pretende di dettare la verità su tutto e su tutti, deve avere una credibilità assoluta. Ed oggi questa credibilità è venuta fortemente meno. Fanno denunce, parlano di censure. Ma la verità è che hanno potuto insultare chiunque e che oggi, invece, vorrebbero essere esentati da quelle verifiche e da quei controlli che hanno sempre invocato per il prossimo”.
Sugli attacchi al giornalista vittima dell’attentato sono intervenuti oggi i vertici della Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi) l’attuale presidente Vittorio di Trapani e l’ex presidente Beppe Giulietti. ”Il governo vuole mettere le mani sulle fonti dei giornalisti della Rai. Ancora una volta in palese contrasto con lo European Media Freedom Act”. Ha sottolineato di Trapani, presidente Fnsi. ‘
‘La richiesta del ministro Adolfo Urso al vertice del Servizio Pubblico è preoccupante: dietro alla richiesta di fare un “check” alle fonti, c’è il desiderio antico di violare il diritto/dovere di garantire la riservatezza delle fonti. Ed è ancora più inquietante visto che arriva dal responsabile del ministero vigilante sul Servizio Pubblico. Ad oggi – conclude Di Trapani – la vicenda Lavitola si sta rivelando un danno per Ranucci, mentre è diventata una grande opportunità per chi da tempo prova a liberarsi di Report, mettere a rischio le fonti giornalistiche e indebolire il giornalismo di inchiesta”.
La vicenda Ranucci è una polpetta avvelenata con molte complicità” per l’ex presidente Fnsi Beppe Giulietti. “Forse sarebbe stato meglio essere prudenti, non frequentare Lavitola che ha una biografia che parla da sola, ma non c’entra niente Lavitola. Vogliono chiudere Report, vogliono chiudere la redazione, devono pagare le inchieste su mafia e neofascisti, le inchieste sulla privacy.
La ‘condanna a morte’ era stata firmata mesi e mesi fa, su quello che stanno eseguendo non c’entra Lavitola, è il tentativo di espellere da TeleMeloni le ultime diversità. Ha molto più a che vedere con la prossima legge elettorale, il dibattito che ci sarà, che non con i tanti Lavitola che non contano nulla”.
Intanto in serata Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, si è schierato contro il ministro Urso che attraverso la sua denuncia tende a scoprire le fonti dei giornalisti Rai: “La richiesta del ministro Urso di verificare le fonti dei giornalisti della Rai rappresenta un fatto gravissimo e un attacco diretto alla libertà d’informazione – ha detto Bonelli -. Da settimane assistiamo a una campagna di delegittimazione contro Sigfrido Ranucci e Report. Esiste una circolare Rai che vieta a dipendenti e collaboratori di attaccare colleghi e trasmissioni del servizio pubblico, ma sembra non valere quando il bersaglio è Report. È una situazione senza precedenti: chi è stato vittima di un attentato viene trasformato nel colpevole attraverso un vero e proprio processo mediatico”.
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