Castellammare, l’ex presidente del consiglio: «Non sono un colluso»

Castellammare –  Un contrattacco frontale, intriso di amarezza e contornato dai fogli di una difesa che si preannuncia battaglia legale. Roberto Elefante, ormai ex presidente del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia e professionista autosospesosi dal Partito Democratico, respinge con forza le accuse contenute nella relazione di oltre quattrocento pagine redatta dalla Commissione d’accesso. Un documento che ha portato allo scioglimento dell’assise cittadina e alla fine dell’amministrazione guidata da Luigi Vicinanza.

Al suo fianco, in un’aula carica di tensione emotiva e affollata da familiari e sostenitori, siedono lo stesso ex sindaco Vicinanza, l’ex vicesindaco Giuseppe Di Capua e la consigliera Giusy Amato, anch’essa autosospesa dal PD. Elefante punta il dito contro una “ricostruzione ad arte” e parla senza mezzi termini di «relazione farlocca, se non addirittura manipolata», diffusa ad arte.

Il commercialista, noto in città per le sue iniziative sociali in favore dei giovani, ha raccontato ad inizio conferenza stampa che dalla Prefettura gli hanno assicurato che il decreto di scioglimento non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e che quindi la relazione ufficiale al momento non è disponibile. Ma chi conosce come funziona il sistema dell’informazione in Italia sa che la relazione che sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale sarà con gli omissis e che quella che sta circolando da giorni è quella reale diffusa ad arte attraverso i soliti canali politici e fatta arrivare ai giornalisti.

«Insinuazioni e parentele di terzo grado»

Nel mirino degli ispettori del Ministero dell’Interno è finita la fitta rete di relazioni professionali, societarie ed economiche del commercialista stabiese, giudicata incompatibile con il ruolo istituzionale di garanzia da lui ricoperto. Accuse che Elefante smonta punto su punto, fogli alla mano.

«Faccio il libero professionista da 33 anni e vivo questa città da sempre», spiega Elefante, commuovendosi a più riprese. «Leggendo quelle carte ho avuto l’impressione di essere descritto come il Provenzano di Castellammare. Invece non c’è un solo reato contestato, non ci sono prove, ma solo un castello denigratorio. Nel mio caso sono andati a scavare fino al terzo e quarto grado di parentela di soci e clienti dello studio, mentre per altri ci si è fermati prima. Non ci sto a essere dipinto come l’anello di congiunzione tra la camorra e il Comune: sono stato il primo eletto per distribuzione omogenea dei voti, senza cartelli né pacchetti di preferenze sospette».

Un impianto difensivo che riguarda anche Giusy Amato, finita nel mirino per la concentrazione di preferenze nel suo quartiere d’origine: «La si vorrebbe far passare per colpevole solo perché è stata votata dove è nata e vive da trent’anni», incalza l’ex presidente dell’assise.

L’affondo al PD: «Partito giustizialista e doppiopesista»

Se la relazione dei commissari rappresenta il fronte giudiziario e amministrativo, quello politico brucia ancora di più. Elefante ripercorre i suoi quattro anni da presidente del circolo cittadino Dem ed esprime tutta la sua delusione verso un partito che ritiene lo abbia abbandonato per logiche interne.

«Non rinnego la mia storia, ma non posiziono la mia dignità in un partito che si scopre giustizialista a convenienza», attacca l’ex esponente Dem. «I nostri voti andavano bene quando servivano per le elezioni regionali e politiche? Se erano puliti allora, lo sono anche oggi. Il garantismo o vale per tutti o non vale per nessuno: non si buttano le persone a mare in questo modo per eseguire piani politici preordinati».

«Serve repulisti, da Ruotolo un’occasione persa»

Il clima si fa ancora più rovente alla vigilia dell’assemblea pubblica convocata dalla segreteria regionale e metropolitana Dem in corso Vittorio Emanuele. Elefante non risparmia stoccate ai vertici nazionali e locali, chiamando in causa direttamente l’eurodeputato Sandro Ruotolo.

«Quando Ruotolo è arrivato in città, anziché vestire i panni del garante e dell’unificatore, si è subito schierato con una fazione, comportandosi da capobanda. La sua è stata un’occasione persa per tutti», conclude l’ex presidente del Consiglio con una drammatica esortazione finale. «Per sperare di ricostruire qualcosa e riattirare le persone perbene, il PD deve avere il coraggio di estirpare il cancro che lo divora dall’interno da ormai vent’anni. Altrimenti per questo partito a Castellammare non ci sarà più alcun futuro».

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Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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