Cronaca Giudiziaria

Caserta, inchiesta Tav: indagati l’ex sindaco di Caivano e la moglie

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Rosaria Federico
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L’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sul presunto sistema di tangenti legato agli appalti per lo smaltimento delle terre e rocce da scavo della linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari si estende e coinvolge nuovi protagonisti. Dopo i primi tre indagati, i magistrati hanno iscritto nel registro altre cinque persone, tra cui un funzionario di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), ipotizzando un articolato meccanismo corruttivo che avrebbe condizionato l’affidamento di un appalto da oltre 9 milioni di euro relativo al conferimento di circa due milioni di metri cubi di materiale proveniente dai cantieri della Tav.

L’indagine, coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni e condotta dai sostituti Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, è affidata ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta.

I nuovi indagati

L’inchiesta coinvolge ora Domenico Semplice, funzionario di Rfi ed ex sindaco di Caivano dal 2001 al 2006, indagato per corruzione insieme alla moglie, l’avvocato Laura Arena. Nel fascicolo figurano anche gli imprenditori del settore estrattivo Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, oltre all’architetto Gaetano Sacco, consulente degli imprenditori.

I cinque si aggiungono ai primi tre indagati emersi nelle perquisizioni del 22 giugno: l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, l’imprenditore Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio, collaboratore dell’ex primo cittadino.

La presunta tangente da oltre 200mila euro

Secondo la ricostruzione della Procura, Antonio Luserta avrebbe ottenuto l’importante appalto grazie all’intervento dell’allora sindaco Carlo Marino, al quale avrebbe corrisposto una somma superiore ai 200mila euro.

Gli investigatori ritengono che il denaro sia transitato inizialmente attraverso lo studio legale Ius&Law srls, riconducibile all’avvocato Iorio, mediante fatture ritenute fittizie per un importo complessivo di circa 530mila euro. Successivamente, tra ottobre 2024 e settembre 2025, oltre 200mila euro sarebbero stati trasferiti alla ditta individuale di Marino, mentre circa 87mila euro sarebbero finiti su quella intestata alla figlia dell’ex sindaco, che non risulta indagata.

Il ruolo del funzionario Rfi

La nuova fase dell’indagine punta ad accertare il ruolo svolto dal funzionario di Rfi, Domenico Semplice.

Per gli inquirenti, nella primavera-estate del 2022 Luserta avrebbe raggiunto un accordo con Carlo Marino per superare le difficoltà autorizzative legate all’utilizzo della cava di Santa Lucia, nel Casertano, per lo smaltimento delle terre e rocce da scavo provenienti dai lavori dell’Alta Velocità.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Marino avrebbe interessato Semplice affinché favorisse l’assegnazione dell’appalto. In cambio, il funzionario avrebbe ricevuto quasi 500mila euro tra il giugno 2024 e il gennaio 2026 attraverso un articolato sistema di consulenze ritenute inesistenti.

Le consulenze fittizie e il Rolex sequestrato

Le somme sarebbero state movimentate attraverso tredici incarichi professionali affidati all’architetto Gaetano Sacco.

Parte del denaro, secondo la Procura, sarebbe poi arrivata alla moglie del funzionario, l’avvocato Laura Arena, mediante due bonifici da circa 49.500 e 18.800 euro, formalmente giustificati da consulenze legali che gli investigatori ritengono prive di reale contenuto professionale.

Ulteriori 366mila euro sarebbero stati invece destinati a società di ingegneria riconducibili allo stesso Semplice.

Nel corso delle ultime perquisizioni i carabinieri hanno inoltre sequestrato documentazione, somme in contanti e un Rolex del valore stimato di circa 80mila euro, che secondo l’accusa sarebbe stato consegnato al funzionario nel gennaio scorso.

Un presunto sistema corruttivo più ampio

Gli investigatori ritengono che quello ricostruito non rappresenti un episodio isolato, ma un sistema più esteso nel quale sarebbero coinvolti altri imprenditori del comparto estrattivo.

Tra questi figurano Giovanni Sferragatta, gestore della cava di tufo Giannelli di Maddaloni, e Vincenzo Bifulco, titolare di una cava ad Apricena, in provincia di Foggia. Entrambi, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero versato somme di denaro a Semplice per ottenere affidamenti relativi ai lavori connessi alla linea ferroviaria Napoli-Bari, seppure di importo inferiore rispetto a quelli contestati ad Antonio Luserta.

L’obiettivo della Procura è ricostruire l’eventuale esistenza di una rete di rapporti tra imprenditori, professionisti, politica e apparati tecnici finalizzata a influenzare l’assegnazione degli appalti per lo smaltimento delle terre di scavo.

Per la prossima settimana è già fissata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame relativa ai provvedimenti di sequestro eseguiti nell’ambito dell’inchiesta.

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Tutti gli indagati potranno fornire la propria versione dei fatti e sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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Rosaria Federico

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