Sorelline rapite dalla casa famiglia: si attende la convalida del fermo della madre, del compagno e del nonno di Alisya e Sarah Di Giacinto di 12 e 16 anni.
Il fermo per sequestro di persona e pericolo di fuga è supportato da un sequestro effettuato dopo il ritrovamento delle bambine: il telefono cellulare consegnato alle ragazzine dalla madre per mantenere i contatti con loro. In quel telefono una sim card, acquistata abusivamente, e intestata a stranieri.
Quella sim fa parte di un pacchetto di dieci schede telefoniche acquistate a Napoli e utilizzate per contattare le ragazzine sparite, ritrovate domenica notte presso un’anziana zia 80enne di Valentina D’Acunto, mamma delle bambine.
Schede sim acquistate a Napoli e intestate a pakistani
Intestate a persone di nazionalità pakistana le schede telefoniche sono state utilizzate, in parte, per mantenere i contatti con le bambine che per 15 giorni, mentre l’Italia intera era in apprensione per le loro sorti, erano segregate nella camera da letto dell’anziana donna a Formia in provincia di Latina. Proprio una delle sim è stata ritrovata nel cellulare che una delle ragazze aveva nascosto in una scatola per panettoni nella camera dove era rinchiusa.
Secondo gli inquirenti sarebbe stata la mamma a fornirgliela, avendo pianificato da tempo il sequestro dalla casa famiglia di Civitella Alfedena in Abruzzo. Ed è stata proprio una videochiamata tra le ragazzine e la donna a far scattare il blitz dei carabinieri, che hanno poi eseguito il decreto di fermo per il concreto pericolo di fuga dei protagonisti di questa vicenda, la mamma Valentina D’Acunto, il suo compagno Vincenzo Esposito e il nonno materno delle bambine, Marco.
Il ruolo di Vincenzo Esposito, compagno di Valentina D’Acunto, nel sequestro delle ragazzine
Pare che il compagno della donna abbia avuto un ruolo determinante nella vicenda. Di lui si sa molto poco. Vincenzo Esposito, originario di Torre del Greco, in provincia di Napoli, si era trasferito a Minturno nel basso Lazio dove vive con la compagna e madre delle ragazzine ritrovate.
Le origini dell’uomo tracciano un percorso stretto e non casuale con quanto emerso nelle indagini e delineano una sua concreta partecipazione al piano ideato dalla sua compagna Valentina per rapire le figlie dalla casa famiglia in Abruzzo.
Secondo quanto riportato nel decreto di fermo, infatti, gli inquirenti hanno accertato che «sono ancora disponibili 7 delle 10 schede acquistate abusivamente a Napoli dagli indagati», cosa che comproverebbe la possibilità che i tre si potessero spostare in un altro paese insieme alle giovani.
I tre indagati sono stati interrogati la notte scorsa negli uffici del procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo. La madre, il compagno e il nonno delle due giovani sono stati portati in carcere subito dopo l’interrogatorio con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.
La donna , Valentina D’Acunto, è in carcere a Teramo, il suo compagno e il nonno delle ragazze, Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto, sono in quello di Sulmona.
Indagini sui possibili complici dei tre arrestati per sequestro di persona
Dopo l’arresto sono continuate le indagini per verificare il coinvolgimento di altre persone nel sequestro delle due giovani, avvenuto la notte tra il 6 il 7 giugno scorso dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila.
Secondo la procura i tre arrestati hanno prelevato le ragazzine, poi il nonno si è occupato di portarle a Formia, consegnandole all’ignara zia Sofia – l’anziana indagata a piede libero – con cui i parenti “non avevano contatti da 13 anni”, come ha svelato il procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo.
Nelle prossime ore il fermo di polizia giudiziaria eseguito nei confronti dei tre arrestati dovrà essere convalidato dal Gip, probabilmente se il giudice lo riterrà opportuno dovrà emettere una ordinanza di custodia cautelare nei loro confronti. Nel frattempo, le indagini continuano per accertare se vi siano altre persone coinvolte nel sequestro delle due ragazzine.






Non mi sembra che ci sian informazioni chiare su come è avvenuto il prelievodelle ragazze dalla casafamiglia. Il ruolo dei parenti e del compagno andrebbe chiarito i carabinieri han trovato schede usate,ma bisogna ricostruire i contatti e i movimenti per capire se c’eran altri coinvolti.
Sto leggendo l’articolo e mi pare una storia contorta che bisogna capire con calma. Le indagini paiono ancora in corso e si aspetta la convalidadelfermo: però non si può già giudicare, le prove devon esser verificate. Le simcard intestatte a pakistani son un elemento ma non escludono altre spiegazioni o complicità.