

Giovanni Malago'
ROMA – Nessuna decisione presa, nessun contatto ufficiale e nessuna corsa verso una nomina immediata. Giovanni Malagò, da poco eletto presidente della Figc, raffredda le indiscrezioni sul futuro commissario tecnico della Nazionale italiana e invita tutto l’ambiente a una riflessione più ampia sullo stato di salute del calcio azzurro.
Intervenendo sul tema della successione in panchina, Malagò ha escluso di aver già avviato contatti con possibili candidati, compreso Roberto Mancini, indicato da diversi osservatori come uno dei nomi più accreditati.
«Nuovo ct della Nazionale? Non ho parlato con nessuno, da adesso ci cominceremo a mettere la testa. Faremo dei ragionamenti e bisognerà parlarne, dovremo vedere anche gli aspetti finanziari e la questione del bilancio del 2026», ha dichiarato il numero uno della Federcalcio.
Parole che confermano come la scelta del nuovo selezionatore sarà accompagnata da valutazioni non solo tecniche ma anche economiche, in una fase particolarmente delicata per il movimento calcistico nazionale.
Malagò non ha nascosto la propria amarezza per il momento attraversato dall’Italia calcistica, reduce dall’ennesima delusione internazionale e da anni caratterizzati da instabilità ai vertici federali e tecnici.
«Sembra un bollettino di guerra, tra commissari tecnici, presidenti e situazioni interne delle componenti, nello sport che è numericamente più importante di tutti gli altri», ha affermato.
Il presidente Figc ha quindi tracciato l’identikit del futuro allenatore della Nazionale, sottolineando come il curriculum da solo non possa bastare per guidare il rilancio del progetto azzurro.
«Io ho fatto un atto d’amore, di follia lucida, non ci pensavo per niente a candidarmi e sono stato coinvolto. L’allenatore, a prescindere dal suo curriculum, deve abbracciare questo discorso in tutto e per tutto, non si può fare armatevi e partite. Mettiamo da parte i personalismi», ha concluso.
La sensazione è che la Federazione voglia evitare scelte affrettate e individuare una figura capace non soltanto di guidare la Nazionale sul campo, ma anche di condividere un progetto di ricostruzione più ampio. Dopo anni difficili e l’ennesima esclusione dal Mondiale, la Figc cerca infatti un nuovo punto di partenza per restituire credibilità e competitività al calcio italiano.
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