

Il municipio di Sarno
Roma – Un nuovo, pesantissimo scossone giudiziario e istituzionale travolge gli equilibri politici della Campania. A poche settimane dal provvedimento che ha azzerato l’amministrazione comunale di Pagani, il Consiglio dei Ministri fa scattare la linea dura anche per Sarno, in provincia di Salerno, e Torre Annunziata, nel napoletano. Palazzo Chigi, su proposta del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha deliberato lo scioglimento dei due importanti consigli comunali a causa di accertati “condizionamenti e infiltrazioni della criminalità organizzata”.
Per entrambi i territori si apre ora una complessa e delicata fase straordinaria: la gestione amministrativa passerà interamente nelle mani di una commissione prefettizia per i prossimi 18 mesi, con l’obiettivo di bonificare la macchina burocratica e ripristinare i presidi di legalità.
Il “crollo” di Sarno era nell’aria da mesi, da quando il Viminale aveva spedito a Palazzo di Città una severa commissione d’accesso. Gli ispettori dello Stato hanno passato al setaccio delibere, determine e appalti pubblici alla luce di una vasta indagine portata avanti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Salerno.
Al centro delle verifiche c’è la pervasiva influenza del clan Graziano, storico gruppo criminale originario della Valle del Lauro ma radicato stabilmente nel tessuto economico del sarnese. Le indagini della DDA hanno evidenziato un sistema asfissiante fatto di usura, aziende compiacenti e presunti favori che avrebbero condizionato l’imparzialità dell’azione amministrativa. Con il lavoro investigativo trasmesso prima in Prefettura e poi sul tavolo del Governo, il decreto di scioglimento è diventato un atto inevitabile per recidere i legami tra politica locale e criminalità.
Scenario non meno drammatico quello di Torre Annunziata, città che si ritrova nuovamente a fare i conti con lo spettro della camorra all’interno delle stanze comunali. Qui i novanta giorni di controlli serrati da parte degli ispettori ministeriali hanno acceso i riflettori su settori amministrativi cruciali e altamente sensibili: dai ritardi cronici nella gestione dei servizi pubblici come i parcheggi a pagamento, fino alle anomalie nelle procedure di affidamento degli appalti e alle audizioni del personale dirigenziale.
L’azione dello Stato a Torre Annunziata arriva in un momento denso di tensioni, a poca distanza dallo scontro istituzionale sulle “ombre e contiguità” denunciate dalla Procura e dal forte gesto simbolico dell’abbattimento di Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta.
La doppia decisione governativa assesta un colpo durissimo alla politica locale, lasciando l’intera area tra l’Agro e la costa vesuviana in una profonda crisi di rappresentanza. La sfida, ora, passa ai commissari straordinari, chiamati a ricostruire la fiducia dei cittadini in istituzioni che troppo spesso sono state percepite come permeabili al potere dei clan.
Na.Ma.