

Palazzo Farnese , sede del comune di Castellammare
Castellammare – Un comune moderno si governa con i dati, con i flussi protocollari digitali e con la firma elettronica. Ma quando il sistema informatico di Palazzo Farnese viene messo a nudo dagli 007 della Commissione d’Accesso Prefettizia, ciò che ne emerge non è un’inefficienza tecnologica, bensì un’anarchia calcolata.
Un sistema dove la responsabilità individuale è stata scientemente polverizzata attraverso la cessione generalizzata delle credenziali d’accesso. Le password di ingresso alla piattaforma di gestione documentale “Civilia”, così come le chiavette contenenti i certificati di firma digitale e i relativi codici OTP (One-Time Password), venivano distribuite con la medesima disinvoltura con cui si offre un caffè al bar del municipio.
Dalle audizioni verbalizzate dagli ispettori antimafia emerge un costume burocratico spaventoso. I dirigenti dei settori nevralgici dell’Ente — dall’Urbanistica ai Lavori Pubblici, dal Demanio all’Ambiente fino alla Ragioneria — non gestivano personalmente i propri profili informatici. Per “esigenze di celerità” e per far fronte ad un perenne sotto-organico, le password personali venivano annotate su foglietti appiccicati ai monitor o salvate su file condivisi da intere segreterie. Impiegati di concetto, collaboratori a tempo determinato e persino stagisti si ritrovavano a protocollare, smistare, approvare e persino firmare digitalmente atti amministrativi di straordinaria delicatezza d’impatto economico e urbanistico, agendo sotto l’identità digitale del proprio dirigente.
“Ero solito fornire il codice OTP di firma alla mia segretaria perché non potevo stare sempre davanti al computer”: è questa la surreale giustificazione resa da un apicale dell’Area Tecnica agli ispettori della Prefettura. Un’ammissione che azzera il valore legale degli atti e rende impossibile stabilire chi abbia realmente autorizzato o visionato un provvedimento.
Questo smantellamento delle barriere digitali ha trovato il suo naturale completamento nella totale assenza di filtri fisici. Negli uffici tecnici di Castellammare di Stabia non è mai esistito un registro dei visitatori, un badge di ingresso o una guardiola di controllo. Consiglieri comunali, assessori, ma soprattutto professionisti privati, tecnici di fiducia delle imprese d’appalto ed esponenti contigui alle cosche camorristiche entravano ed uscivano a qualsiasi ora dagli uffici degli istruttori. Si sedevano di fronte ai terminali, visionavano fascicoli di gare in corso, sollecitavano permessi a costruire ed azzeravano di fatto ogni forma di segretezza o riservatezza istruttoria.
È all’interno di questa nebbia amministrativa che si colloca l’episodio più clamoroso descritto nella Relazione Prefettizia: la vicenda del geometra Angelo Schettino. Considerato dagli inquirenti e dai pentiti il “tecnico di riferimento” del clan D’Alessandro — capace di recuperare atti riservati sulle gare d’appalto e curare le pratiche edilizie della cosca — Schettino era stato sospeso a tempo indeterminato dall’Esercizio della professione dall’Ordine dei Geometri il 1° marzo 2024. La nota formale dell’Ordine giunse regolarmente al protocollo generale del Comune lo stesso giorno.
Ebbene, cosa accadde a quel documento? Venne inserito nel sistema informatico ma mai “smistato” al dirigente competente né inserito nella scrivania virtuale del settore Urbanistica. Rimase sospeso in un limbo digitale per oltre quattordici mesi. Un’omissiva colposa o dolosa che ha consentito a Schettino di continuare a varcare quotidianamente la soglia degli Uffici Tecnici, a firmare e protocollare decine di pratiche edilizie e di scia commerciale per conto di ditte e privati riconducibili al clan. Il professionista è stato bloccato soltanto nel maggio 2025, quando i Carabinieri lo hanno tratto in arresto nell’operazione “Domino Ter”. E persino nei giorni successivi al suo arresto, alcune sue pratiche continuavano ad avanzare indisturbate negli archivi informatici dell’Ente.
Quando la Commissione d’Accesso ha chiesto conto di questo collasso al Segretario Generale ed ai vertici dell’Amministrazione, la risposta è stata il silenzio o l’ineffettività. Nessun procedimento disciplinare è stato mai avviato contro gli addetti al protocollo che avevano lasciato giacere la nota sulla sospensione di Schettino; gli unici interventi si sono limitati a “trasferimenti interni silenti” senza alcuna contestazione d’addebito.
La cessione casuale e sistematica delle password si è rivelata così la tempesta perfetta: la copertura perfetta sotto la quale l’infiltrazione camorristica ha potuto operare senza lasciare impronte digitali, trasformando l’amministrazione comunale di Castellammare in una macchina al servizio di interessi oscuri.
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