salerno – C’è un primo punto fermo nelle indagini sulla morte di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista e opinionista televisivo di 53 anni ucciso lo scorso 19 luglio a Eboli. La notizia dell’arresto del presunto responsabile dell’omicidio segna un momento cruciale, ma per la famiglia della vittima il quadro è ben lontano dall’essere completo.
L’appello dei familiari: «I punti oscuri sono ancora tanti»
A farsi portavoce dei parenti è l’avvocata Annalisa Califano, legale delle sorelle di Esposito, Ida e Francesca. «A nome della famiglia ringrazio pubblicamente la Procura di Salerno e tutte le forze dell’ordine che si sono attivate con grande impegno e professionalità», ha dichiarato il legale.
Tuttavia, la svolta investigativa viene accolta con cautela: «Per la famiglia questo è solo il primo passo. Ora chiediamo con forza che le indagini vadano avanti per chiarire tutti i punti ancora oscuri di questa agghiacciante vicenda: il movente, le modalità e se ci sono altre responsabilità». Un passaggio, quest’ultimo, che lascia aperta la porta all’ipotesi che l’esecutore materiale non abbia agito da solo o senza un mandato.
In questa fase complessa, i congiunti hanno preferito fare un passo indietro rispetto alla pressione mediatica. «In questa giornata così delicata, i familiari hanno scelto di raccogliersi in un religioso silenzio. Non intendono rilasciare dichiarazioni. Chiediamo rispetto per la vittima e per il loro dolore», ha concluso l’avvocata Califano.
Il profilo della vittima: volto noto del calcio campano
Molto conosciuto nell’ambiente dell’informazione sportiva campana, Luca Esposito aveva costruito negli anni una solida carriera come cronista e opinionista. Direttore di un portale d’informazione sportiva e firma per un quotidiano locale, era un volto familiare per gli appassionati di calcio grazie alle sue frequenti apparizioni nei talk-show televisivi regionali.
Anche sui social vantava un seguito significativo — oltre 15mila follower su Instagram — dove condivideva esclusivamente contenuti legati alla sua professione: scatti dai campi di gioco, ritagli di giornale e spezzoni delle sue partecipazioni in TV. Nessun cenno, invece, alla sua sfera privata, custodita con estrema gelosia.
I dubbi della rete d’affetti e i nodi irrisolti
Proprio la proverbiale riservatezza di Esposito rappresenta oggi uno degli elementi centrali dell’inchiesta. Chi lo conosceva bene fatica a credere che si sia fatto attirare in una trappola da un estraneo. «Era una persona talmente riservata che avrebbe dovuto avere verso questa persona con cui si è recata in quel posto un rapporto di fiducia così enorme che mi sembra impossibile che di questa persona nessuno fosse a conoscenza», ha raccontato un conoscente ai microfoni della trasmissione La Vita in Diretta.
Attorno alla figura del 53enne sono emersi nei giorni scorsi anche alcuni dettagli da chiarire sul piano professionale e personale. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania (ARPAC) ha precisato con una nota che Esposito non ha mai avuto rapporti di lavoro con l’ente, né come dipendente né come dirigente. Analogamente, il presidente dell’Ordine dei Biologi di Campania e Molise ha smentito qualsiasi iscrizione del giornalista all’Albo professionale.
Tasselli che aggiungono ulteriore complessità a una vita privata rimasta finora nell’ombra, sulla quale gli inquirenti continuano a scavare per dare un volto e un motivo a tutte le ombre che ancora avvolgono il delitto.




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