Napoli – Una stangata da quasi quattro secoli di carcere. È un colpo durissimo quello inferto dalla magistratura alle nuove leve del clan Amato-Pagano. Il Gup Federico Villano, al termine del maxi processo celebrato con rito abbreviato nell’aula bunker del Tribunale di Napoli, ha comminato pene per un totale di 391 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione a carico di 43 dei 54 imputati finiti alla sbarra dopo il maxi blitz della DDA del dicembre 2024. A tutti il gup ha applicato le attenuanti generiche.
Le accuse andavano dall’associazione camorristica al traffico di droga, da sempre core business della consorteria tra Secondigliano, Melito, Mugnano e Arzano. La pena più alta è toccata a Luigi Diano, condannato a 16 anni di reclusione, seguito da Luciano De Luca (15 anni e 8 mesi) ed Enrico Bocchetti (15 anni e 4 mesi).
Il parziale flop della strategia difensiva
Hanno sperato fino all’ultimo in uno sconto ulteriore, ammettendo gli addebiti. Ben nove esponenti della nuova cupola avevano scelto la strada della confessione, una mossa strategica andata in scena nelle ultime battute del processo. Tra questi anche Debora Amato e proprio Enrico Bocchetti, il primo ad alzarsi in aula per confessare.
L’obiettivo era chiaro: accumulare i benefici dell’ammissione di colpa con lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. Una prassi ormai frequente tra le fila degli scissionisti che, tuttavia, ha arginato solo in parte la mole probatoria della Procura: per la 34enne Amato, ad esempio, il giudice ha comunque decretato una pena severa di 12 anni di carcere.
La leadership e il ruolo di Debora Amato
L’indagine ha tracciato l’organigramma perfetto della nuova cosca, costretta a riorganizzarsi dopo l’arresto dei capi storici. Dal 2021 la reggenza era nelle mani di figure di vertice strettamente legate per vincoli di parentela ai fondatori. L’accusa ha individuato il coordinamento iniziale in Gennaro Liguori (condannato a 14 anni), affiancato da Emanuele Cicalese (11 anni) e dallo stesso Bocchetti.
Importante il risultato dell’avvocato Massimo Autieri che ha ottenuto una condanna ad otto anni di carcere a fronte dei 12 richiesti della Procura per Emanuele De Stefano. Nel vasto collegio dei difensori figurano tra gli altri gli avvocati Leopoldo Perone, Spina, Senese e Genovese.
Spicca su tutti il ruolo di Debora Amato, figlia della celebre Rosaria Pagano e del compianto Pietro Amato. Sarebbe stata lei l’amministratrice delle casse del narcotraffico dopo la caduta di Liguori, prima di cedere il timone al marito Domenico Romano. Ad aiutarli, colonnelli fedelissimi schierati sul territorio come Carlo Calzone (13 anni e 4 mesi) e Maurizio Errichelli (13 anni e 4 mesi).
L’università del crimine e i business emergenti
Ma oltre ai nomi, l’inchiesta ha svelato i nuovi interessi del clan. Gli inquirenti hanno scoperchiato un sistema criminale in forte evoluzione, pronto a mettere le mani sul controllo delle aste giudiziarie e a infiltrarsi nel lucroso affare dei bonus fiscali. Un volto moderno della camorra che non dimenticava le radici: il racket. Le estorsioni venivano insegnate con metodo quasi accademico, in quella che gli investigatori hanno definito “un’università del crimine” in cui i veterani istruivano le giovani leve, persino minorenni, su cosa dire, come comportarsi e come incutere il giusto grado di terrore nelle vittime.
Telefoni in cella e “mesate” d’oro
Per mantenere il potere e il prestigio, però, un clan deve foraggiare i propri capi, specie se al 41 bis. L’impianto accusatorio ha confermato l’esistenza del sistema delle “mesate vip”. Come raccontato dal collaboratore di giustizia Salvatore Roselli, le casse del sodalizio sborsavano stipendi fissi da circa 8.000 euro al mese per i membri di spicco della famiglia (come Raffaele e Cesare Pagano, o Rosaria ed Elio Amato).
Denaro veicolato attraverso insospettabili incensurati e una rete capillare di donne e uomini della cosca. E a garantire le comunicazioni per l’introduzione di droga e ordini dietro le sbarre ci pensava un massiccio e sistematico utilizzo di cellulari occultati nelle carceri, oggi costato condanne durissime a chi pensava di poter comandare in eterno.
Questo l’elenco delle condanne inflitte
DIANO Luigi: 16 anni
DE LUCA Luciano: 15 anni e 8 mesi
BOCCHETTI Enrico: 15 anni e 4 mesi
TUTINO Luigi: 14 anni e 8 mesi
LIGUORI Gennaro: 14 anni
CALZONE Carlo: 13 anni e 4 mesi
ERRICHELLI Maurizio: 13 anni e 4 mesi
AMATO Debora: 12 anni
CASO Carmine: 12 anni
GALLUCCI Gennaro: 12 anni
CICALESE Emanuele: 11 anni
PANDOLFI Antonio: 11 anni
DELLA GAGGIA Francesco: 10 anni e 8 mesi
MARRONE Antonio: 10 anni e 8 mesi
RICCIO Alfonso: 10 anni e 8 mesi
MANGIAPILI Vincenzo: 10 anni e 4 mesi
CAPASSO Raffaele: 10 anni
IACOMINO Rosario: 10 anni
FURIANO Pasquale: 9 anni e 4 mesi
SILVESTRI Stefano: 9 anni e 4 mesi
GRANDELLI Maurizio: 9 anni
SARNATARO Salvatore: 9 anni
PETITO Francesco: 8 anni, 10 mesi e 20 giorni
DE CICCO Alessandro: 8 anni e 8 mesi
TRONCONE Carlo: 8 anni e 8 mesi
DE STEFANO Emanuele: 8 anni
DIANO Gennaro: 8 anni
IMPARATO Vincenzo: 8 anni
PADREVITA Silvio: 8 anni
PEZZELLA Gaetano: 8 anni
SANGUINETTI Concetta: 8 anni
TUTINO Raffaele: 8 anni
VASTARELLI Arturo: 8 anni
ARUTA Giuseppe: 6 anni e 8 mesi
BARBIERI Raffaela: 6 anni e 8 mesi
RINALDI Francesco: 6 anni e 8 mesi
AMATO Monica: 5 anni
DE ROSA Domenico: 4 anni e 6 mesi
TARANTINO Nicola: 3 anni e 4 mesi
PUGLIA Alessandro: 3 anni
JEVREMOVIC Ilaria: 2 anni e 6 mesi
IRCO Vincenzo: 1 anno e 8 mesi
MARINO Gaetano: 1 anno e 8 mesi
(nella foto da sinistra Debora Amato, il marito Domenico Romano, Enrico Bocchetti, Luigi Diano e Arturo Vastarelli, Carlo Calzone e Maurizio Errichielli)
In breve
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Mi pare sensato che la questione delle mesate vip mostri come i soldi girano, ma non capisco bene come son stat trovati i canali; le donne implicat e i minori addestrat descrivon un sistema ma servirebbe piu chiarezza nei procedur e nei documenti
Leggo che l’ universita del crimnele pare una cosa orrenda ma molto organizzat, insegnano estorsion come corso, e poi roba moderna come aste giudiziarie e bonus fiscale, tutto questo fa pensare che la camorra si reinventa ma le prove dovrebber esser ben circostanziate
Pare strano la sentanza sembra esagerat, i numri di anni fanno impressione ma manca spiegazion chiara su come e perchè certi ruoli son stati attribuiti; alcuni si son confessati per sconto ma l’effetto pratico no è stat quello che speravan, resta domande sulla prova