Arzano – Stop alle ecomafie: partita in tempi record la bonifica della galleria della morte che ha inghiottito per anni al suo interno e nell’area di accesso, tonnellate e tonnellate di rifiuti. L’operazione che ha messo fine a “monnezza connection” è stata coordinata dalla cabina di regia del Commissario Unico, il Generale Giuseppe Vadalà giunto direttamente sul posto lunedì scorso unitamente ai suoi uomini, specialisti che attraverso attività di intelligence tendono a scovare e debellare gli eco reati. Sul posto, oltre ad attivare un servizio di vigilanza ad hoc, apparecchiatura di trito vagliatura per la selezione dei rifiuti, enormi ruspe e un ventina di operai.
La bomba ecologica della criminalità
L’enorme area esterna dove insistevano rifiuti di ogni genere, sversati per anni, hanno determinato la nascita di una vera e propria bomba ecologica utilizzata dalla criminalità come discarica. Tra i rifiuti accatastati, si vociferò che potessero essere state celate le vittime della cosiddetta lupara bianca.
Sigilli, archiviazione e obbligo mai rispettato
L’operazione che portò ai sigilli venne effettuata dalla Polizia locale agli ordini del comandante Luigi Maiello prima e Biagio Chiariello dopo, con provvedimento convalidato dell’autorità giudiziaria della Procura di Napoli il 15 ottobre 2019 con l’ipotesi di reato di traffico illeciti di rifiuti. Procedimento archiviato con decreto del 20 dicembre 2023 con il bene restituito al Dirigente della Direzione Generale della Risorse Strumentali della Regione Campania con l’obbligo, però, della bonifica del sito. Cosa mai avvenuta.
Le inchieste del cronista che non si è fermato
La scoperta della discarica e la successiva segnalazione alla polizia locale avvenne attraverso una serie di inchieste giornalistiche del cronista del quotidiano Roma, Giuseppe Bianco che, in tutti questi anni non si è fermato nonostante le minacce di morte di febbraio scorso arrivate a mezzo raccomandata. Inchiesta del giornalista culminata con una serie di dossier inviati direttamente al Procuratore di Napoli Nicola Gratteri e al Commissario unico per le Bonifiche.
I rifiuti tossici e il rischio incendio
Nel corso delle operazioni in essere sono stati rinvenuti materiali tessili, guaine bituminose, legno, oli, frigoriferi, lavatrici, pneumatici, amianto, inerti edili, pezzi di ricambi di auto, plastiche, e tanto altro, il tutto a rischio incendio e esplosione così come certificati dall’Arpac nel sopralluogo del 14 gennaio del 2020.
La tragedia del 1996 e la galleria degli orrori
I lavori della galleria degli orrori che doveva collegare Arzano a Piscinola, erano stati sospesi il 23 gennaio del 1996 dopo il crollo causato da una fuga di gas che decretò la morte di 11 persone compresa quella di cinque operai. Tra le vittime anche una bimba di 11 anni.
L’inchiesta sulle omissioni
L’inchiesta, appena approdata nelle mani della Procura, tenterà di far luce sulle eventuali omissioni, considerato che nell’atto di dissequestro a firma del Pm della Procura della Repubblica di Napoli, vi fosse l’obbligo di risanamento delle aree ai sensi delle leggi in materia ambientale.
In breve
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