Se la dottrina mafiosa impone l’equità, la realtà interna della 167 svela una guerra sotterranea fatta di gelosie, micro-frizioni e sospetti, persino all’interno della stessa famiglia Monfregolo. Il caso emblematico emerge dalle rimostranze della compagna del detenuto Mariano Monfregolo, detto “Nasone”.
In un’intercettazione ambientale, contenuta nell’ultima ordinanza cautelare firmata dal gip Donatella Bove e che ha decimato la cosca, si sente Antonio Caiazza raccontare a Sasy Romano di un duro scontro avuto con la donna, che si era lamentata di aver trovato una banconota falsa da 50 euro all’interno dell’ultimo stipendio ricevuto per conto del compagno.
Caiazza: «Comunque ieri che stranezza… un quarto d’ora lì dentro… poi che fece… mi imballarono… dissi: “…omissis…, non ti scordare che noi li contammo i soldi…” … mi ha chiamato il “Nasone” da dentro al telefono… “Chissà da dove li ha pigliati sti 50 euro questa”, scherzando e ridendo… glielo vuoi dire solo al compagno… perché è così?.. cioè… ha detto ‘O Bro… stiamo solo io e lui… questi hanno perso la testa…»
La questione della banconota da 50 euro non si placa. Il 23 settembre 2025, Romano racconta a Caiazza di aver incontrato la donna durante un funerale. E la stessa non solo era tornata alla carica sulla banconota falsa, ma aveva contestato l’intero trattamento economico, accusando il clan di favorire l’altro fratello detenuto, Giuseppe Monfregolo, il quale avrebbe ricevuto somme ben più consistenti, tanto da permettere alla propria famiglia l’acquisto di una Fiat 600 nuova di zecca.
Romano, nel resoconto dell’incontro, mostra tutto il suo sconcerto per l’avidità delle donne del clan, rievocando i calcoli delle somme monster già erogate ad agosto:
Romano: «Antonio, ma io mi sono dimenticato di dirti una cosa, lo sai cosa mi disse durante il funerale?… il 50 euro falso… disse: “Quello è Peppe che non mi può vedere più”… io la guardai… “Ma come è qui fuori… quello è Mariano e quello è Peppe… parla solo con Romano Salvatore… a noi ci serve una mano perché stiamo pieni di problemi”… Io la guardai: … io ad agosto ti ho mandato 8 carte, 8000 euro tra qua e là… mongoloide, 10… tre di là, tre di qua, due di qua e quattro quanti sono? Sono 9 carte!”»
Alle accuse sulla Fiat 600, “Sasi” replica seccamente: «Va bene, ma anche io me la vorrei comprare la Seicento… io la guardai… ma non è un problema mio, dissi io, devi parlare con tuo cognato… forse Peppe li ha conservati questi soldi».
Ma l’intercettazione rivela una verità ben più profonda: l’odio viscerale tra i fratelli Monfregolo. Giuseppe, dal carcere, gestisce ancora il clan tramite telefoni cellulari contrabbandati e ha ordinato personalmente di tagliare i viveri ai suoi stessi congiunti. Romano lo confessa a Caiazza:
«I fratelli non si sopportano… Antonio, stanno litigati… stanno proprio uccisi… quello Peppe me lo disse: “O’ fra, abbassa la mesata a Mariano mio fratello… Raffaele mio nipote… guardami a me il Mussuto”».
La parabola dei subalterni: il pusher che voleva l’aumento
Se i capi discutono di migliaia di euro, la manovalanza della 167 deve accontentarsi delle briciole, scatenando lamentele che i reggenti non sono disposti a tollerare. È il caso di Raffaele Piscopo, detto “Lello ‘o biondo”, ex pusher delle piazze di spaccio gestite da Davide Abate “‘o tumore” e Gennaro Alterio “‘o sceriffo”.
Piscopo percepisce una mesata di 1.200 euro, una cifra che Romano e Caiazza considerano persino generosa rispetto ai 700 euro destinati ad altri affiliati di basso rango. Eppure, ” ‘o biondo” protesta, chiede di più, invia ambasciate. La reazione di Romano, catturata il 29 agosto 2025, è un misto di minacce e disprezzo:
Romano: «No, Raffaele… l’imbasciata qua è lunedì… a Raffaele non lo voglio nemmeno rispondere…»
Caiazza: «Però ‘o Biondo a Mattia…»
Romano: «Non lo rispondere nemmeno… quando sta bene amore mio… quando sta storto o’ fra… o’ fra non farci un bucchino, non ti prendere la confidenza muccus’ perché ti rompo la testa… mo’ mi deve dare i soldi… la prossima imbasciata al nonno… lo sai che gli devi dire? Deve dire: “Ho l’imbasciata di tuo zio e di Romano Salvatore che stai parlando assai…” Quello non parla più».
Caiazza: «Ora glielo dico…»
Romano: «Io ho le mie scadenze… o’ fra non ci deve fare un bucchino… che scadenze ha… ma che paga… glielo paga la mamma… che deve pagare… si sta andando a comprare le scarpe, i completini…»
Caiazza: «Il pigione paga la casa lì dentro… la nonna sotto prende altre due e cinquanta…»
Romano: «Tu prendi mille e cento… tu pigli mille e duecento euro al mese… hai capito che qui c’è gente che prende settecento euro al mese…»
Caiazza: «Le prendessimo noi quando andremo lì dentro…»
Romano: «No, non penso che andiamo noi… prima il lavoro… questo dobbiamo fare… quello fece il ragazzo di Tumore… il ragazzo di Genny… vuole parlare».
Piscopo commette poi un errore fatale per l’etichetta criminale: per sollecitare i pagamenti, contatta Caiazza sull’utenza telefonica della moglie di quest’ultimo, . Un’ingerenza familiare che manda su tutte le furie i vertici. Romano, rimasto solo con la madr, commenta l’episodio con sdegno, ipotizzando la punizione suprema per un affiliato: il taglio totale e definitivo dello stipendio.
Poche settimane dopo, la medesima tensione si registra per le mesate di Mario D’Aria (“Marittiello”) e Salvatore Bussola (“Scarulella”). Il 10 ottobre 2025, la cassa è di nuovo vuota. Caiazza ammette: «Scarulella, non tengo una lira, ho detto mo vedo di apparare». Romano, per non scontentare i detenuti, decide di sacrificare i propri profitti personali: «Prendili da sopra il mio e dacceli… fai 1000 e 1250 e poi lunedì mandiamoceli, li prendi da sopra i miei, hai capito?».
2.continua
In breve
Se la dottrina mafiosa impone l'equità, la realtà interna della 167 svela una guerra sotterranea fatta di gelosie, micro-frizioni e sospetti, persino all'interno della stessa famiglia Monfregolo.
- Il caso emblematico emerge dalle rimostranze della compagna del detenuto Mariano Monfregolo, detto "Nasone".
- In un'intercettazione ambientale, contenuta nell'ultima ordinanza cautelare firmata dal gip Donatella Bove e che ha decimato la cosca, si sente…
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