Roberta Tondelli: la voce che sussurra al cuore, tra radici napoletane e orizzonti soul

Condivid

Dalle piazze della Campania, calcate con la grinta di chi a sedici anni ha già il ritmo nel sangue, ai palcoscenici internazionali dove la sua voce risuona come un ponte tra culture: la carriera di Roberta Tondelli è un mosaico di passione, studio e un’autenticità rara. In lei convivono, in un equilibrio magnetico, l’anima viscerale di Napoli e le vibrazioni cosmopolite del progetto Italian Soulful, dimostrando che la musica non è solo un’esibizione di talento, ma un atto di condivisione profonda.

Artista versatile e sensibile, Roberta non si limita a interpretare note; le abita, trasformandole in messaggi di solidarietà, come dimostrato dal suo impegno costante nella clownterapia, e in viaggi che superano i confini linguistici, arrivando a toccare il pubblico del Sud America e dell’Europa.

Con il suo ultimo lavoro, “Sussurrando”, l’artista ci invita a riscoprire la tradizione napoletana attraverso le lenti raffinate dello smooth jazz, in un abbraccio tra passato e futuro che profuma d’eccellenza.In questa intervista esclusiva, Roberta si racconta a cuore aperto: dalla preziosa eredità della gavetta alla missione sociale dell’arte, fino al sogno di portare la sua Napoli nel mondo, con la consapevolezza che, quando si canta con onestà, l’emozione diventa un linguaggio universale.

Roberta, la tua carriera è iniziata giovanissima, a soli 16 anni, tra locali e piazze della Campania. Guardando indietro a quella ragazza che muoveva i primi passi nelle band e nei trii, quale credi sia l’insegnamento più prezioso che la ‘gavetta’ ti ha lasciato e che porti ancora oggi sul palco?”

L’insegnamento più prezioso è stato il rispetto per il pubblico. Nelle piazze e nei locali non hai filtri: la gente è lì per divertirsi e devi saperti conquistare la loro attenzione nota dopo nota. Quella ragazza di 16 anni ha imparato che non importa quanto sia grande il palco, ogni singola persona davanti a te merita la tua massima energia, oltre ad aver testato che il talento non basta senza disciplina e sacrificio. È una lezione che porto con me ancora oggi: non dare mai nulla per scontato e vivere la musica come un momento di condivisione, e non solo esibizione.

Dalla dedica a Renato Carosone al duetto con Monica Sarnelli, fino al progetto dedicato a Massimo Troisi, il tuo legame con la cultura napoletana è viscerale. In un mercato musicale sempre più globalizzato, quanto è importante per te mantenere viva l’identità della lingua napoletana e come riesci a renderla ‘moderna’ per le nuove generazioni?”

Mantenere l’identità napoletana è fondamentale perché è la mia verità. Non è una scelta di mercato, ma un’esigenza viscerale. Come la rendo moderna? Semplicemente vivendola nel presente. Napoli non è passato… è un’energia in continua evoluzione. Se lavori e interpreti con onestà, il pubblico, anche quello più giovane e/o internazionale, percepisce quella vibrazione al di là della lingua.

Nella tua biografia emerge una versatilità sorprendente: passi dalla canzone classica napoletana a progetti internazionali come Italian Soulful (sotto lo pseudonimo di Arya). Come convivono in te l’anima mediterranea e quella più ‘dance’ e internazionale? C’è un genere in cui senti di esprimere la tua parte più autentica?”

Personalmente non riesco a parlare di mondi diversi, ma di due lingue diverse, con cui racconto la mia storia, la mia gavetta che è stata poi la mia “maestra”. L’anima mediterranea è la mia pelle, il luogo da cui provengo che mi da la passionalità; quella Soulful, revival e internazionale, invece, sonoil mio respiro, la voglia di scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte. Credo che Napoli stessa sia una città soulful, da sempre. La mia parte più autentica direi che è proprio in questo movimento continuo di note.

Con il brano ‘Sienteme’ hai scelto di sostenere concretamente la clownterapia e l’associazione ‘Teniamoci per mano Onlus’. Spesso si dice che l’arte debba ‘curare’: nel tuo caso, quanto conta la missione sociale e quanto la musica può davvero fare la differenza nella vita delle persone in difficoltà?”

Che emozione questa domanda!
Per me la musica non è mai stata solo intrattenimento, ma un vero e proprio ponte. Con ‘Sienteme’ il legame con Teniamoci per Mano Onlus è nato dal desiderio di trasformare le parole in azioni. Parlando con gli autori, (Antonio de Carmine e Mauro Spenillo) e facendo parte all’epoca, in prima persona, dell’associazione, siamo riusciti ad unire l’arte al volontariato. Credo che l’arte abbia il compito di ‘curare’ non perché sostituisca la medicina, ma perché guarisce lo spirito. La missione sociale è il battito cardiaco di ogni mio progetto progetto: la musica può dare voce a chi si sente invisibile e, in questo caso specifico, proprio come con la clownterapia, può accendere una luce anche nei momenti più bui. Fare la differenza significa ricordare a qualcuno che non è solo!

Il successo della versione spagnola ‘Oyeme’ in Sud America e i passaggi nelle radio svizzere dimostrano che la tua voce non ha confini. Qual è, secondo te, la caratteristica del tuo canto che riesce a emozionare anche chi non parla la tua lingua o non conosce le tradizioni da cui provieni?

Il mio amico Moreno sarebbe molto felice di questa domanda. Lui mi ha aiutata tantissimo, insieme ad un’altra mia amica, (Carmela), sulla pronuncia in spagnolo, alla quale tenevo tantissimo, per rispettare una terra e il pubblico che l’avrebbe poi ascoltata. Luca Bordignon, invece, si è occupato della traduzione simultanea del testo. Fu un lavoro di squadra, tra nord e sud dello stivale, uniti alla Spagna. Un lavoro fatto con estrema sincerità, che credo fortemente sia la chiave di tutto. Quando canto, non cerco di impressionare tecnicamente, ma di vivere la canzone in quel momento, di sentirla mia e farla mia. L’emozione per me è un linguaggio universale: se ciò che provi è autentico, arriva al cuore di chi ascolta,  indipendentemente dalla lingua che parla.

Parliamo dei prossimi obiettivi artistici.

Con “Sussurrando” volevo creare un ponte tra passato e futuro. Insieme a Mauro Spenillo, abbiamo raccolto la napoletanità, che è il nostro DNA e l’abbiamo vestita con un abito smooth jazz, raffinato e internazionale. Non è solo un album, è un viaggio sensoriale che vanta collaborazioni con musicisti di fama straordinaria e non solo nazionale. Il mio prossimo obiettivo, direi più il mio sogno è portare questo abbraccio musicale, a cui tengo come fosse un figlio, sottoforma di concerto/ spettacolo, da Napoli a tutto il resto d’Italia, e perché no, farlo conoscere anche all’estero, dimostrando che la nostra tradizione è universale. Ce la metterò tutta per riuscire in questo intento.

 Luciano Carotenuto

RIPRODUZIONE RISERVATA
Redazione

Siamo la redazione di Cronache della Campania. Sembra un account astratto ma possiamo assicurarvi che è sempre un umano a scrivere questi articoli, anzi più di uno ed è per questo usiamo questo account. Per conoscere la nostra Redazione visita la pagina "Redazione" sopra nel menù, o in fondo..Buona lettura!

Pubblicato da
Redazione