Nella notte tra giovedì 23 e venerdì 24 aprile, un incendio ha interessato i locali del reparto di Anatomia Patologica dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli. Secondo le prime ricostruzioni dei Carabinieri intervenuti sul posto, le fiamme sarebbero scaturite da un cortocircuito ad alcuni pannelli elettrici situati nel piano interrato, per cause ritenute accidentali.
Il fumo si è propagato attraverso il sistema di aerazione, raggiungendo i piani superiori e rendendo necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza della struttura.
Il nodo dei reperti e il ritardo nella comunicazione
Ciò che ha sollevato forti interrogativi non è soltanto l’entità del danno, ma la gestione della comunicazione: la notizia è stata resa pubblica ufficialmente dall’Istituto solo mercoledì 29 aprile, a sette giorni dall’accaduto. Il Direttore Generale Maurizio Di Mauro ha parlato di «una decina di vetrini istologici» distrutti, assicurando che i pazienti interessati saranno contattati per valutare le misure più appropriate.
Tuttavia, le segnalazioni pervenute al deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli descrivono uno scenario ben più preoccupante: un cittadino denuncia la perdita di oltre 400 campioni biologici, ipotizzando conseguenze potenzialmente gravi per le diagnosi e i percorsi terapeutici oncologici, a causa di insufficienti controlli sugli impianti.
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«È gravissimo che un evento di questa portata, avvenuto in un centro di eccellenza come il Pascale, sia stato comunicato solo oggi, dopo una settimana di silenzio», ha dichiarato Borrelli. «La trasparenza verso i cittadini e soprattutto verso i pazienti oncologici deve essere la priorità assoluta. Se i numeri segnalati dai cittadini fossero confermati, centinaia di persone potrebbero vedere compromessa la possibilità di ricevere una diagnosi tempestiva e avviare protocolli chemioterapici specifici».
Il deputato ha annunciato la presentazione immediata di un’interrogazione parlamentare su tre punti: il numero reale dei reperti distrutti, lo stato della manutenzione degli impianti elettrici del reparto, e le ragioni del ritardo nella comunicazione pubblica. «Non accetteremo zone d’ombra sulla pelle dei malati», ha concluso.







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