

Nell'immagine, un dettaglio legato alla vicenda.
I due erano accusati di aver messo in atto una serie di operazioni finalizzate a sottrarsi al pagamento di imposte per un totale di circa 392 mila euro, tra Irpef, Iva, interessi e sanzioni relative a tre annualità. Secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero svuotato la società di ogni consistenza patrimoniale trasferendo beni e attività a un’altra impresa formalmente esistente ma di fatto inattiva, arrivando anche a simulare lo spostamento della sede in Bulgaria per rendere inefficaci le procedure di riscossione.
L’inchiesta si inseriva in un filone investigativo più ampio sui trasferimenti di aziende italiane all’estero, in particolare verso città come Sofia e Plovdiv. Per gli inquirenti, queste operazioni avrebbero consentito di sottrarre patrimoni a sequestri e procedure esecutive, mantenendo però una operatività di fatto in Italia attraverso nuove società con lo stesso oggetto sociale.
Il caso aveva attirato l’attenzione già nel maggio 2022, quando erano stati eseguiti sequestri di beni e misure interdittive nei confronti di diversi soggetti, con ipotesi di reato che spaziavano dall’associazione per delinquere aggravata alla falsità documentale, fino ai reati tributari e fallimentari.
Nel corso del processo, tuttavia, il quadro accusatorio non ha retto fino alla decisione finale. Il Tribunale ha quindi pronunciato sentenza di non luogo a procedere, chiudendo la vicenda giudiziaria per i due imprenditori. Resta fermo il principio di presunzione di innocenza, mentre la decisione segna un punto importante in una delle inchieste più rilevanti degli ultimi anni sul fronte dei presunti trasferimenti fittizi di imprese all’estero.
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