Napoli, metal detector contro la «moda» del coltello a scuola

Napoli – Entrare in classe con un coltello in tasca non è più l’eccezione di un contesto degradato, ma una preoccupante consuetudine che sta scivolando verso la moda generazionale.

Da Caivano ai Colli Aminei, il fenomeno delle armi bianche tra i banchi sta spingendo le istituzioni napoletane a una risposta senza precedenti, sospesa tra il rigore della sicurezza e la necessità del dialogo educativo.

L’assedio negli zaini: i numeri del fenomeno

I dati dell’ultimo anno delineano un quadro allarmante: sono 38 i minorenni arrestati o denunciati dai Carabinieri tra Napoli e provincia per possesso di armi a scuola. Un numero che, secondo gli esperti, rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno trasversale.

Non è più una questione di “quartieri difficili”: le lame spuntano negli istituti d’élite del centro come nelle scuole di frontiera, coinvolgendo ragazzini sempre più giovani, fino a toccare la soglia degli 11 e 12 anni.

Tra metal detector e prevenzione

Da undici mesi è attivo un piano coordinato dalla Prefettura che prevede l’impiego di metal detector e unità cinofile agli ingressi degli istituti. «Camminare con un coltello non serve ad apparire maturi», ammonisce il prefetto Michele di Bari, sottolineando come la repressione sia solo una parte della strategia.

Esemplari i casi dell’istituto “Morano” di Caivano e del “Marie Curie” di Ponticelli. Qui, la preside Valeria Pirone è stata tra le prime a richiedere controlli serrati. «È una guerra continua», spiega la dirigente, evidenziando come il possesso di un’arma sia diventato per molti un discutibile strumento di riconoscimento sociale.

La sfida normativa e il ruolo delle famiglie

Il dibattito si sposta ora sul piano legislativo e familiare. Due i fronti caldi:

Il mercato digitale: Si invoca lo stop alla vendita online di armi da taglio, un impegno preso anche dal Governo per arginare la facilità di reperimento.

I social media: Le piattaforme sono spesso il palcoscenico dove il possesso del coltello viene esibito e normalizzato.

Le famiglie restano tuttavia il “grande malato” di questa emergenza. Definite dalle presidi come l’anello debole della catena, sono chiamate a un’azione sinergica con la scuola. Senza un presidio educativo domestico, i metal detector rischiano di restare solo un argine temporaneo contro una violenza che nasce molto prima del suono della campanella.

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Gustavo Gentile

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