

Il boss Michele Onorato
Castellammare– Si chiude con una condanna a dieci anni di reclusione il processo che ha visto al centro Michele Onorato, noto negli ambienti criminali come “’U Pimuntese”, figura di spicco del clan del Rione Moscarella, considerato una delle roccaforti della camorra stabiese.
La sentenza è stata pronunciata dalla IX sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduta dal giudice De Micco, e segna la fine di un lungo procedimento che ha ricostruito, attraverso anni di indagini e intercettazioni, le dinamiche interne del gruppo criminale attivo nella periferia nord di Castellammare.
Secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Onorato avrebbe avuto un ruolo di capo promotore di un’associazione di tipo mafioso e di un gruppo dedito al traffico di sostanze stupefacenti.
L’inchiesta, condotta dalla Polizia di Stato, ha permesso di delineare una rete di affari illeciti che avrebbe garantito al clan un controllo capillare sul territorio, tra spaccio, estorsioni e rapporti con ambienti imprenditoriali locali.
atti emerge che Onorato, già detenuto in regime di 41 bis, avrebbe continuato a mantenere contatti con alcuni sodali anche durante la reclusione, coordinando attività e scambi di informazioni attraverso canali riservati.
Le indagini hanno inoltre toccato – secondo quanto emerso in aula – anche l’area della nota struttura “La Sonrisa”, già in passato finita al centro di attenzioni giudiziarie per i suoi legami con il tessuto economico del territorio.
Il collegio giudicante ha inflitto pene pesanti anche agli altri imputati del gruppo Moscarella:
Michele Onorato (“’U Pimuntese”) – 10 anni di reclusione e 10.000 euro di multa
Salvatore Scotognella – 8 anni e 4 mesi, 6.667 euro di multa
Pasquale Palma – 5 anni e 4.167 euro di multa
Carmela Zurlo – 8 anni e 4 mesi
Silverio Onorato – 8 anni e 4 mesi, 5.000 euro di multa
Le condanne arrivano al termine di un procedimento articolato, durante il quale la difesa – rappresentata, per Onorato, dall’avvocato Gennaro De Gennaro – ha tentato di smontare l’impianto accusatorio sostenendo l’assenza di prove dirette sul ruolo di promotore attribuito all’imputato principale.
Con questa sentenza, la magistratura partenopea chiude una delle pagine più rilevanti dell’ultimo decennio nella lotta contro la criminalità organizzata stabiese.
Il Rione Moscarella, da anni considerato una delle aree più sensibili della città, è stato al centro di numerose operazioni di polizia volte a smantellare le storiche alleanze tra clan locali e gruppi emergenti legati al traffico di droga.
La condanna di “’U Pimuntese” e dei suoi sodali rappresenta, per gli inquirenti, un segnale di continuità nella pressione giudiziaria su Castellammare, dove il tessuto sociale ed economico resta tuttora fragile e vulnerabile alle infiltrazioni camorristiche.
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