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Napoli, colpo al clan Rinaldi: sequestrato un revolver e un chilo di droga

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Un importante sequestro è stato portato a termine stamane dalla polizia nel famigerato rione Villa di San Giovanni a Teduccio, base operativa del clan Rinaldi.

Gli agenti del Commissariato San Giovanni- Barra hanno infatti effettuato un controllo in uno stabile del Rione Villa dove, in un appartamento in disuso, hanno rinvenuto un revolver Taurus calibro 357 Magnum con 8 cartucce, risultata provento di furto.

E poi due buste con circa 35 grammi di cocaina, altre 5 buste contenenti oltre 500 grammi di marijuana, 2 panetti di hashish per un peso complessivo di oltre 201 grammi, due bilancini di precisione e diverso materiale per il confezionamento della droga che sono stati sequestrati.

Il revolver è stato inviato alla sezione scientifica che dovrà stabilire se sia stato utilizzato in recenti episodi delittuosi. Intanto le indagini continuano per cercare di risalire agli utilizzatori di quel locale in disuso e quindi di chie il carico di droga.

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Prima una lite di viabilità con danni a un'auto poi l'intervento delle donne del clan con relativa aggressione. Era il 16 aprile scorso quando per questi futili motivi è scoppiata di nuovo la faida tra I Rinaldi-Reale e i D'Amico "Gennarella" del rione Villa. Protagonisti inconsapevoli dello scontro che si si è trasformato in una nuova lotta di attentati e stese di camorra tra i clan sono stati Giuseppe Improta figlio di Gennaro (esponente di spicco del clan D’Amico attualmente detenuto) avrebbe rotto il vetro della Fiat Panda di Pasquale Rinaldi figlio di Vincenzo (ras ucciso il 30 aprile 2003).

"Bastardo, non sparare… stanno le femmine e le creature". Con queste parole, urlate nel panico davanti alla folla, Francesco Rinaldi, detto Ignazio, tentò di fermare la mano del sicario che lo aveva preso di mira durante la processione del Venerdì Santo. Era il 18 aprile scorso, a San Giovanni a Teduccio, nel cuore della periferia orientale di Napoli, quartiere da decenni insanguinato da una delle faide più feroci della camorra: quella tra i Rinaldi-Reale e i D’Amico, detti i Gennarella dal nome del rione Villa, loro storica roccaforte. Quel giorno, mentre i fedeli seguivano il corteo religioso davanti alla chiesa della Madonna di Lourdes, la tregua tra i due clan si spezzò fragorosamente. Gli spari, esplosi in mezzo alla folla, non colpirono il bersaglio ma segnarono la ripresa di una guerra mai davvero sopita. La risposta non tardò: il giorno successivo, secondo gli inquirenti, e come ricostruito da Il Roma, proprio Ignazio Rinaldi, insieme a un complice, imbracciò un’arma e fece fuoco contro il fortino dei rivali in via Nuova Villa. Era il 19 aprile. Pochi mesi dopo, Francesco Rinaldi, 36 anni, figlio di Gennaro detto ’o lione e nipote dello storico boss Ciro Mauè, si ritrova in carcere insieme a Salvatore Attanasio, 35 anni, figlio di un esponente di spicco della cosca D’Amico. Entrambi sono ritenuti dagli investigatori uomini di fiducia del cartello Rinaldi-Reale. Nei loro confronti la Direzione Distrettuale Antimafia contesta i reati di pubblica intimidazione con uso di armi, detenzione e porto abusivo di armi e concorso nella “stesa” di Pasqua. Il gip di Napoli ha convalidato il fermo tre giorni fa, emettendo un’ordinanza di custodia cautelare che fotografa l’ennesimo capitolo di una guerra di camorra che da oltre dieci anni divide il quartiere di San Giovanni.

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Napoli, colpi di pistola durante la Via Crucis: arrestato il figlio del boss Rinaldi

di Giuseppe Del Gaudio 12 Settembre 2025 - 18:38 18:38

Napoli – Un intero quartiere sotto assedio, un corteo religioso interrotto dal rumore delle pistole e la guerra di camorra che torna a fare paura a San Giovanni a Teduccio. A distanza di decenni dall’inizio della sanguinosa faida tra i Rinaldi e i D’Amico – due clan storici del rione Villa che hanno lasciato sul selciato decine di morti, tra cui vittime innocenti – la tensione è esplosa nuovamente la scorsa Pasqua. Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato all’arresto di Francesco Rinaldi, 36 anni, detto “Ignazio”, figlio del capoclan Antonio Rinaldi – assassinato nel 1990 in un agguato della faida con i Mazzarella – e nipote dell’attuale boss Ciro Rinaldi, detto mauè o my way. Insieme a lui è finito in manette anche il presunto complice, Salvatore Attanasio, 35 anni. Per entrambi il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere con le accuse di pubblica intimidazione con l’uso di armi, detenzione e porto abusivo di pistole.

A incastrarli sarebbero stati i filmati della videosorveglianza e gli indumenti che indossavano al momento dell’azione. Quattro le “stese” finite sotto la lente della Dda e dei militari, tutte concentrate nelle strade di San Giovanni a Teduccio durante il periodo pasquale del 2025. La più grave, quella che ha fatto saltare la tregua tra i clan, risale al Venerdì Santo, il 18 aprile: intorno alle 19.30, in piazza Capri, nei pressi della chiesa di San Giuseppe Madonna di Lourdes, una pioggia di colpi d’arma da fuoco interruppe la Via Crucis, costringendo il parroco a interrompere la celebrazione e a chiamare le forze dell’ordine. Sul selciato furono ritrovati nove bossoli e due ogive. Solo per pura fatalità nessuno rimase colpito, ma il rischio di una strage fu concreto. Il parroco raccontò agli investigatori di aver udito colpi distinti in due momenti diversi, anche alle spalle della chiesa. Il giorno successivo, lo stesso Francesco Rinaldi – allora sentito come persona informata sui fatti – dichiarò di aver assistito alla sparatoria mentre si trovava nel corteo religioso insieme al figlio e ad altri familiari. Disse di aver visto due uomini in scooter sparare nella sua direzione e verso il gruppo guidato dal sacerdote. Una versione che, secondo la Dda, sarebbe servita a depistare gli investigatori. Gli inquirenti ritengono che quella stesa di Pasqua, attribuita verosimilmente al clan D’Amico, abbia segnato la rottura della pax mafiosa che da alcuni mesi reggeva nel quartiere, frutto di un accordo tra Gennaro Rinaldi, detto ’o Lione, e i vertici della federazione Mazzarella, tra cui Roberto Mazzarella e Clemente Amodio. Un equilibrio fragile, costruito su interessi criminali e spartizioni di piazze di spaccio, che è bastato poco a far crollare. Ora, con il nuovo arresto che coinvolge un nome pesante come quello dei Rinaldi, San Giovanni a Teduccio torna a vivere lo spettro di una guerra di camorra che da oltre quarant’anni segna la storia del rione Villa.

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