Il boss si è difeso dall'accusa di essere il mandante dell'omicidio di camorra di Carmine D'Onofrio, figlio di Giuseppe De Luca Bossa


Per l’omicidio di camorra del 23enne Carmine D’Onofrio: il gip di Napoli ha convalidato il fermo del boss Marco De Micco.
Il boss ha respinto le accuse, dando la sua versione rispetto le intercettazioni che lo hanno portato in carcere per omicidio. Questa mattina Marco De Micco, boss di Ponticelli, in carcere per il delitto di Carmine D’Onofrio, figlio di Giuseppe De Luca Bossa e nipote di Tonino o’ sicc, ha risposto alle domande del gip, che poi ha convalidato il fermo eseguito ieri dalle forze dell’ordine.
La procura di Napoli gli contesta di aver sequestrato e torturato Giovanni Mignano, uomo vicino ai clan rivale De Luca Bossa, con i quali e’ in rotta di collisione da mesi, per farsi dire il nome dell’uomo che aveva fatto esplodere un ordigno sotto casa sua, ottenendo solo un ‘Carmine’ che lui ha interpretato come indicazione di D’Onofrio.
“Io a Mignano non lo conosco proprio e se lo incontro per strada non so nemmeno come e’ fatto”, ha spiegato al gip De Micco. Un punto su cui il suo legale, Stefano Sorrentino, si e’ battuto e’ l’interpretazione di alcune espressioni che per gli inquirenti allludono in modo criptato all’omicidio, registrate a casa di De Micco da diverse microspie. Si riferirebbero, secondo la tesi difensiva, alle fasi di organizzazione di una partita di biliardo.
Il gip Maria Laura Ciollaro alla fine della giornata di interrogatori ha emesso un ordine di custodia in carcere per l’omicidio di Carmine D’Onofrio, a carico del boss Marco Di Micco, Giovanni Palumbo, Ferdinando Viscovo, Ciro Ricci, Giuseppe Russo Junior, mentre non è stato convalidato il fermo (né è stata emessa misura cautelare) a carico di Salvatore Alfuso.
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