Conti nel mirino

Bari Calcio, profondo rosso dopo la retrocessione: la Procura chiede il fallimento del club

L’istanza di liquidazione giudiziale per insolvenza arriva dopo le consulenze sui bilanci e la discesa della squadra in Serie C
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Dalla retrocessione sul campo alla richiesta di fallimento. La Procura di Bari ha chiesto l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale per insolvenza nei confronti della SSC Bari, retrocessa in Serie C lo scorso 22 maggio dopo il pareggio per 0-0 nella gara di ritorno dei playout contro il Sudtirol.

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La richiesta, emersa soltanto nelle ultime ore, si inserisce nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alle perquisizioni nei confronti di Luigi e Aurelio De Laurentiis e delle società SSC Bari, SSC Napoli e Filmauro.

Secondo quanto emerge dagli atti, l’indagine sarebbe stata avviata all’inizio del 2026. La prima consulenza tecnica disposta dalla Procura sui bilanci del club pugliese dal 2019 al 2024 è stata depositata il 26 gennaio e successivamente integrata nel mese di maggio, tenendo conto anche dei dati relativi al bilancio 2025 e della retrocessione della squadra in Serie C.

Nel decreto di perquisizione firmato dal procuratore di Bari Roberto Rossi e dai procuratori aggiunti Ciro Angelillis e Milto Stefano De Nozza viene indicato un «grave squilibrio economico-patrimoniale» della società, ritenuto «tale da compromettere la continuità aziendale». Da qui la richiesta della Procura di aprire la procedura di liquidazione giudiziale «per l’insolvenza della società sportiva».

Le consulenze avrebbero inoltre evidenziato un patrimonio netto negativo a partire dal 2022, conseguenza delle «persistenti e sistemiche perdite d’esercizio realizzate, senza soluzione di continuità, dal 2019 al 2024».

Tra il 2019 e il 2021, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, il patrimonio netto sarebbe rimasto positivo soltanto grazie a una serie di interventi straordinari. Tra questi figurano il versamento di circa 4,5 milioni di euro effettuato nel 2020 dal socio unico Filmauro, la rivalutazione del marchio per 5,3 milioni nel 2021 e le rinunce a crediti vantati dalla stessa società controllante per finanziamenti e rapporti di natura commerciale.

Le perdite avrebbero così «definitivamente eroso il capitale sociale e le riserve disponibili». Sempre secondo gli atti dell’inchiesta, soltanto gli interventi straordinari del socio unico e la rivalutazione del marchio avrebbero permesso alla società di coprire, almeno parzialmente, le consistenti e reiterate perdite accumulate negli anni.

Nel quadro ricostruito dagli inquirenti rientra anche la proposta dell’organo amministrativo della società di rinviare fino all’approvazione del bilancio 2026 la copertura della perdita registrata nell’esercizio 2021, pari a quasi 7,5 milioni di euro.

La decisione sarebbe stata adottata facendo ricorso alle disposizioni del cosiddetto «decreto liquidità» del 2020, varato durante l’emergenza Covid, che consentiva la sospensione temporanea degli obblighi di riduzione del capitale sociale in presenza di perdite al di sotto del minimo legale.

Ora la vicenda passa sul piano giudiziario, mentre la richiesta della Procura apre un nuovo e delicato capitolo per il futuro della società biancorossa, già segnata dalla retrocessione in Serie C.

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