Il caso

Morte di Francesca Tucci, ilegale del chirurgo attacca: «Il processo si celebra in tribunale, non sui social»

L'avvocato Gabriele Di Criscio, difensore del chirurgo Felice Pirozzi, tra i tre indagati nell'inchiesta sulla morte della giovane, respinge le accuse rilanciate durante una diretta Facebook
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Si accende il dibattito sull’inchiesta relativa alla morte di Francesca Tucci, la 24enne deceduta all’ospedale Cardarelli di Napoli. A intervenire è l’avvocato Gabriele Di Criscio, difensore del chirurgo Felice Pirozzi, uno dei tre indagati, che invita a lasciare che siano esclusivamente le autorità giudiziarie ad accertare eventuali responsabilità.

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In una nota, il legale prende posizione dopo le dichiarazioni rilasciate nel corso della diretta Facebook del deputato Francesco Emilio Borrelli, sottolineando come «in uno Stato di diritto le responsabilità si accertano esclusivamente nelle sedi giudiziarie competenti, nel pieno rispetto del contraddittorio e delle garanzie costituzionali». Secondo Di Criscio, trasferire il confronto sul piano mediatico rischia di compromettere il sereno accertamento dei fatti.

«Inaccettabili richieste di sospensione prima degli accertamenti»

Il difensore contesta in particolare l’eventuale richiesta pubblica di provvedimenti disciplinari o della sospensione del dottor Pirozzi, ritenendola priva di fondamento e prematura.

Secondo l’avvocato, simili iniziative sarebbero basate su circostanze «non corrispondenti al vero» e formulate prima ancora che siano stati completati gli accertamenti tecnici disposti dagli investigatori. Per Di Criscio, invocare conseguenze disciplinari in questa fase dell’inchiesta significa anticipare un giudizio che spetta esclusivamente alla magistratura.

Nel mirino anche i riferimenti a vecchi procedimenti

La nota del legale critica inoltre il richiamo, fatto durante la diretta social, a precedenti procedimenti penali che in passato hanno riguardato il chirurgo Felice Pirozzi.

Di Criscio evidenzia come il semplice fatto che un professionista sia stato in passato iscritto nel registro degli indagati non possa essere considerato un elemento di colpevolezza, né tantomeno giustificare richieste di sanzioni disciplinari. Il difensore ribadisce quindi la necessità di attendere gli esiti delle indagini e delle consulenze tecniche, evitando processi mediatici che potrebbero influenzare il dibattito pubblico prima dell’accertamento della verità giudiziaria.

Commenti (1)

Mi pare giust tto aspettare la magistrattura per chiarire ma nn bisogna far finta di nulla con la famiglia. I media spesso sbajano le info, si fan processi prima de tempo e poi tutto resta un caos e le verita escono dopotroppo tardi.

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