Al Teatro Tram in scena 'Gaetano, Favola anarchica': la storia del rivoluzionario che uccise il re Umberto I, intrecciata a una fiaba di Gianni Rodari.


Gaetano Favola anarchica/foto comunicato stampa
Al Teatro Tram di Napoli da giovedì 13 (debutto ore 20) a domenica 16 gennaio andrà in scena “Gaetano, Favola anarchica”, testo e regia di Riccardo Pisani, che racconta la vita di Gaetano Bresci.
Lo spettacolo vede l’attore Nello Provenzano nei panni dell’anarchico regicida che il 29 luglio 1900 colpì a morte Umberto I, re d’Italia, attraverso un riuscito parallelismo con il racconto breve di Gianni Rodari “A toccare il naso del re”.
La vita di Gaetano Bresci si dipana così dalla sua infanzia fino al completarsi della sua evoluzione umana e politica, partendo dai primi passi in bottega fino all’esplodere di un fuoco rivoluzionario che lo porterà ad avvicinare Umberto I e a ucciderlo.
“Non ho ucciso Umberto. Ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio”: in questa frase densa di contenuto politico è riassunta la parabola dell’anarchico che in scena si muove accompagnato dal manichino di un bambino, con il quale parla e interagisce mentre, al banco da lavoro, costruisce una coppia di ali.
A poco a poco si scopre che Gaetano è sì un rivoluzionario, ma atipico, e alla ricerca costante di un equilibrio che possa conciliare i “dogmi” politici con la sua straripante passionalità.
È proprio questa passione così forte che plasma Bresci in un moderno Icaro, più consapevole e per questo più forte. Lui si appresta a “toccare il naso del re”.
Toccare i nasi dei grandi prima, e dei potenti dopo, diventa il “piccolo atto rivoluzionario” attraverso il quale Gaetano, ancora giovanissimo, sente di poter annullare ogni distinzione di classe, in quanto sfiorare la carne altrui rimarca quanto le differenze tra gli uomini non abbiano ragione di esistere.
E anche se questo gesto gli causerà prima una condanna e poi una sospetta morte in carcere in cui sarà “suicidato”, lui sa che il suo gesto non sarà stato vano, poiché d’esempio a chi raccoglierà la sua sfida, indosserà le sue ali, e farà del gioco una vera e propria rivoluzione.
Un racconto politico aspro ma a tratti sussurrato, difficile da collocare dal punto di vista temporale perché ancora attualissimo. Il linguaggio favolistico è infatti alternato con un linguaggio più duro e straripante, che non fa sconti a chi non sa da che parte stare e sottolineato dall’incessante ripetersi dell’unica musica – grazie al lavoro di Lenny Pacelli – che scandisce il “tempo reale”, in netto contrasto con l’assenza di suono e la sospensione del “tempo onirico”.
Questa alternanza emotiva e visiva va avanti fino alla fine, quando nel tirare le somme di un’intera vita, Gaetano si rivolge al pubblico in prima persona, svelando al contempo il messaggio dello spettacolo e la morale della favola, un attimo prima di vestire le sue ali e simbolicamente spiegare il volo.
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