Bici elettriche, la maxi truffa dei mezzi cinesi venduti come pedalata assistita

Un mercato da milioni di euro e migliaia di veicoli finiti sotto sequestro. È questo il quadro emerso da un’indagine che ha acceso i riflettori sul commercio di mezzi elettrici provenienti dalla Cina e commercializzati in Italia come biciclette a pedalata assistita.

Al centro dell’inchiesta ci sono 6.885 veicoli, per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro, che secondo gli investigatori non avrebbero avuto le caratteristiche necessarie per essere considerati regolarmente biciclette elettriche.

Mezzi venduti come biciclette

Il nodo dell’inchiesta riguarda la presunta alterazione delle caratteristiche tecniche dei mezzi. Gli scooter elettrici sarebbero stati presentati e immatricolati commercialmente come biciclette a pedalata assistita, così da poter essere utilizzati sulla strada con un regime normativo differente.

Una distinzione tutt’altro che formale. Le biciclette a pedalata assistita devono infatti rispettare precisi requisiti tecnici e di sicurezza, tra cui quelli relativi alla potenza del motore e al funzionamento dell’assistenza elettrica.

Secondo quanto contestato dagli inquirenti, i mezzi sarebbero stati modificati e corredati da documentazione finalizzata a farli apparire conformi alla normativa, nonostante le loro caratteristiche originarie fossero differenti.

La questione della marcatura CE

Un altro elemento finito sotto la lente investigativa riguarda la marcatura CE, indispensabile per attestare la conformità del prodotto ai requisiti previsti dalla normativa europea applicabile.
Le contestazioni riguarderebbero proprio la presunta non conformità dei veicoli e della relativa documentazione tecnica. In particolare, sarebbero emerse anomalie nei fascicoli predisposti per certificare la conformità dei mezzi.

Tra le carenze segnalate figurerebbero l’assenza dei disegni complessivi della macchina e degli schemi dei circuiti di comando, elementi fondamentali per documentare correttamente le caratteristiche tecniche e di sicurezza del prodotto.

Due le ipotesi di reato

Il procedimento coinvolge un imprenditore palermitano e una società, chiamata a rispondere nell’ambito della disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Le ipotesi di reato contestate sono frode in commercio e falso in atto pubblico. L’inchiesta dovrà ora stabilire l’esatta dinamica della commercializzazione dei mezzi e il ruolo dei diversi soggetti coinvolti.
La vicenda riaccende intanto l’attenzione sui rischi legati alla diffusione sul mercato italiano di veicoli elettrici importati dall’estero e successivamente commercializzati con caratteristiche differenti da quelle originarie.

Il sequestro di quasi 7mila mezzi e il valore milionario dell’operazione danno la misura della dimensione del fenomeno: dietro il boom della mobilità elettrica possono nascondersi anche prodotti non conformi e potenzialmente pericolosi per chi li utilizza e per gli altri utenti della strada.

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A. Carlino

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