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Attualità

Presidenziali Usa, per i sondaggisti Biden ha vinto il primo dibattito con Trump

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Secondi gli esperti sondaggisti americani Joe Biden ha vinto il primo dibattito televisivo con Donal Trump.

 

Per il 60 per cento dei telespettatori, contro il 28 per cento che hanno indicato il presidente americano come vincitore. Lo riporta un instant poll della Cnn. Questi risultati sono quasi identici a quelli della stessa Cnn dopo il primo dibattito tra Trump e Hillary Clinton. Nel 2016 il 62% degli spettatori ha dichiarato che Clinton aveva vinto il primo dibattito e il 28% che Trump aveva avuto la meglio.Per la Cbs invece Biden ha vinto il dibattito con Trump Secondo il 48% degli spettatori, contro il 41% andato al presidente mentre il 10% ritiene sia stato un pareggio. Tuttavia, ha aggiunto l’emittente Usa, la grande maggioranza degli spettatori, l’83%, ha definito negativo il tono del dibattito, con il 69% che ha detto di essere rimasto infastidito dalla serata e il 19% pessimista.

”Milioni di tasse pagate” secondo il presidente americano Donald Trump. Richiesta di vedere ”le ricevute fiscali”, da parte del candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden. Al centro del primo dibattito televisivo tra Trump e Biden ci sono anche le tasse dopo lo scoop del New York Times secondo il quale il presidente americano avrebbe pagato solo 750 dollari l’anno nel 2016 e nel 2017. ”Ho pagato milioni di dollari in tasse”, ha detto Trump, interrotto da Biden che gli ha chiesto ”mostraci le tue ricevute fiscali”. ”Li vedrete presto”, ha ribattuto Trump.

Scontro acceso nel primo dibattito presidenziale per la Casa Bianca fra Donald Trump e Joe Biden a Cleveland. Biden, a pochi minuti dall’inizio, dopo essere stato interrotto varie volte dal presidente, lo ha redarguito: “Puoi stare zitto, per favore?”. Poi, rivolgendosi agli spettatori, ha detto: “Il fatto è che tutto ciò che ha detto Trump finora è semplicemente una bugia”, e ancora “Tutti sanno che è un bugiardo. Avete idea di cosa stia facendo questo clown?”.

Trump, da parte sua, ha attaccato l’avversario per le sue opinioni sul sistema sanitario e ha parlato di tasse. Nelle ore prima del dibattito, Biden ha pubblicato la sua dichiarazioni dei redditi del 2019 e Trump, nel dibattito, ha insistito nel dire di aver pagato milioni di tasse – ma si è rifiutato di dire quanto ha pagato in tasse federali sul reddito – e ha insistito sul fatto di aver approfittato degli incentivi fiscali legali, un altro scambio acceso che ha portato Biden a dichiarare che Trump è il “peggior presidente” che la nazione abbia mai avuto.

Biden ha poi esortato gli elettori a votare e a non lasciarsi intimidire dai suggerimenti di Trump che, secondo lui, potrebbe non accettare una sconfitta. “Vota in qualsiasi modo sia il migliore per voi”, ha detto Biden, dicendo che accetterà il verdetto degli elettori: “Lo accetterò, e lo farà anche lui. Sapete perché? Perché una volta che il vincitore sarà stato dichiarato, una volta che tutte le schede saranno state contate, allora sarà la fine”.

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Calcio

Maradona, Platini: ‘Mai stati nemici, in campo magico e magnifico’

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“Non siamo mai stati nemici, ma venivamo da esperienze, famiglie, paesi, passioni diverse. La nostra educazione, la nostra crescita è andata per strade che non si incrociavano. Lui veniva dall’Argentina dove il pallone è antico, ancestrale, viscerale, un modo di vivere del popolo. Prende la testa, il cuore, i polmoni. Lì il calcio è primordiale, è un graffito delle caverne, è un tatuaggio sulla pelle. Si fa vedere e sentire. Un’identità forte, un sentimento nazionale, è come la tua mamma. Io sono nato in Francia, dove la gente se ne fregava del pallone, e non credeva che quello del calciatore potesse essere un lavoro”. Michel Platini in una intervista a ‘Repubblica’ racconta il suo rapporto con Diego Armando Maradona. “E’ stato eccessivo ma raramente ha sbagliato gioco. In campo è stato magico e magnifico, sul resto della sua vita non mi permetto di entrare. Molto più dei caratteri, contano le origini diverse. In Argentina il calcio è una rabbia di tutti, vive di rimandi, è un album dove trovi sempre una figura che ti appartiene – ha aggiunto – In Francia quando giocavo da ragazzo mi dicevano: se piace a te. Non ero uno di loro, ma solo uno che inseguiva il suo gioco preferito. Non c’era la dimensione collettiva che invece a Diego non è mai mancata. Non siamo fatti solo di stile, ma di quello che ci portiamo dentro. La mia generazione ha riacceso la fiamma del calcio francese che fin lì quanto a risultati era stato un disastro”.

Due rivali che hanno incantato in Serie A: Platini al Nord a Torino, Diego al Sud a Napoli. “Mai avrei vissuto come lui, con cento persone sempre addosso, a pranzo e a cena, non ce l’avrei fatta. E a lui la mia vita discreta sarebbe sembrata troppo vuota. Quando io sono arrivato a Torino la Juve era a quota 20 scudetti, quando lui è arrivato a Napoli, la squadra era a 0 – ha ricordato – La geografia dei risultati conta. Lui non solo ha vinto, ma è stato un aggregatore, è riuscito a far capire che bisognava far crescere la società, così sono arrivati Careca e Alemao. Io non mi ricordo un Diego solo. Era sempre in mezzo al pubblico, a braccia, gambe, teste, gli piaceva essere toccato, aveva un bisogno carnale di contatti, dove c’era un mucchio, lì trovavi Diego, sudato e felice. Amava essere amato. Oggi non capita più: ma voi li vedete Messi, Ronaldo, Neymar e tutti gli altri? Non sono più avvicinabili, girano al largo dai tifosi, guai a sfiorarli, non ci sono più occasioni. Diego non ci teneva alla giusta distanza, per lui non esisteva”. Le ‘Roi’ ammette di non avergli “invidiato il piede sinistro, ma la sua agilità sì. Io quello scatto rapido non l’avevo proprio – ha concluso – Era piccolo, robusto, ma nei 3-5 metri, nello spazio breve, si scatenava”

 

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Calcio

Maradona, Mancini: ‘Immortale, mi ha regalato sua ultima maglia con Napoli’

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“Ancora non mi rendo conto che Maradona non c’è più. Un Dio del calcio, un immortale, come Cassius Clay e Kobe Bryant”. Nel giorno del suo 56° compleanno Roberto Mancini ricorda Diego Armando Maradona in una intervista rilasciata al Corriere dello Sport. “Quando ho letto sul telefonino che Diego era morto, ho pensato subito a una fake news, come probabilmente tanti di noi. Poi ho visto quante notizie stavano arrivando da tutto il mondo e ho capito che era tutto vero. Incredulo e addolorato, mi sono messo davanti alla tv. Emozioni senza fine, sono tornato indietro nel tempo”, ha aggiunto il ct della nazionale, che ricorda i duelli in campo con il Pibe de Oro. “Napoli-Samp 1-4, chi può dimenticare una partita del genere? Il Napoli doveva difendere lo scudetto, noi volevamo quel titolo. Una partita spettacolare, in cui segnai uno dei gol più belli della mia carriera, forse il più bello perché il coefficiente di difficoltà era elevatissimo – ha raccontato – Diego venne negli spogliatoi, hai segnato un gol alla Maradona mi disse. Fece i complimenti a tutti perché era un campione vero, che sapeva riconoscere il valore degli avversari. Il Napoli aveva già capito che saremmo stati i rivali più tosti nella difesa del titolo

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