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Camorra, omicidio dell’innocente meccanico di Forcella, Contini e o’ nannone fanno scena muta davanti al gip

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Napoli. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere  Antonio Napoletano detto o’ nannone e Ciro Contini o’ nirone, i due  killer poi diventati baby boss della ‘Paranza dei bimbi’ accusati di essere gli assassini dell’innocente meccanico di Forcella, Luigi Galletta. L’avvocato Dario Vannetiello, che difende Contini, prepara la difesa in fase di Riesame. E intanto dagli interrogatori degli arresti nel blitz della scorsa settimana e dagli atti giudiziari emergono altri particolari inediti sulla guerra di camorra tra i Sibillo e i Buonerba che nel 2015 insanguinò le strade di Forcella e del centro storico di Napoli. Anche l’altro baby boss, Francesco Pio Corallo detto o’ nonno interrogato ieri alla presenza del suo avvocato, Riccardo Ferone, ha preferito non rispondere ma, come riporta Il Roma, ha voluto rendere delle dichiarazioni spontanee chiarendo che lui la sera dell’omicidio di Emanuele Sibillo non non era con la vittima come invece aveva raccontato alla Dda il pentito Vincenzo Amirante nel corso di un verbale datato 4 ottobre del 2017: “… La sera della sua morte Emanuele era seduto dietro la moto del fratello Pasquale Sibillo e su un ‘altra moto c’erano O’ cafone e Pio Corallo. Per come raccontatomi dal Pio Corallo durante la nostra comune detenzione a Secondigliano, Emanuele Sibillo, una volta colpito, cadde dal mezzo condotto dal fratello. Sicché o’ cafone sali’ dietro il mezzo come terzo passeggero per sostenerlo. Pio Corallo mi ha anche riferito che Lino Sibillo schiaffeggiò o ‘ cafone rimproverandolo di non aver portato i giubbini antiproiettile che aveva in custodia.  In questa formazione (in tre sul mezzo) il Sibillo Emanuele fu trasportato in ospedale…”. Ma dalle intercettazioni allegate all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giovanna Cervo risulta che su quell’altro motorino vi erano due minorenni, Giovanni e Matteo, che subito dopo l’agguato chiamano i propri familiari per tranquillizzarli sulle loro condizioni di salute. (ro.fe.)

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