Ha funzionato nuovamente il ponte umanitario per salvare la vita a Chanar Aziz, 9 anni, che già sette anni fa fu operata a Napoli. Nel 2011 grazie a una catena umanitaria fu trasferita in Italia perchè affetta da Sindrome del QT lungo, una patologia cardiaca genetica che può causare morte improvvisa, come già accaduto a due sue sorelline. Sette anni fa, a Napoli l’equipe di Carlo Vosa del policlinico dell’ateneo Federico II realizzo’ un intervento innovativo con applicazione di un sistema salvavita che consisteva in un dispositivo posizionato in addome, collegato a elettrodi sottocutanei che portandosi fino alla schiena, aveva la funzione di sorvegliare il cuore e di intervenire in caso di insorgenza di un’aritmia pericolosa per la vita. Il primo caso al mondo di un intervento di questo tipo in bambini cosi’ piccoli. Poi il dispositivo ha iniziato a dare segni di esaurimento della carica e, in considerazione della crescita della bambina, Gaetano Palma, ora responsabile della Cardiochirurgia Pediatrica del policlinico, coadiuvato dal cardiochirurgo pediatrico Raffaele Giordano e dall’esperto di elettrofisiologia chirurgica Luigi Matarazzo, ha sostituito l’intero sistema permettendo alla bambina di essere ancora protetta da eventuali aritmie maligne dall’esito nefasto, senza ricorrere all’apertura del torace. L’intervento ha coinvolto l’intera equipe della Cardiochirurgia Pediatrica, in primo luogo l’anestesista Gaetano Castellano e gli specialisti Sergio Palumbo, Sabato Cioffi e Marco Mucerino. Regia di tutta l’organizzazione è stata di Veronica Russolillo, che, tra difficoltà soprattutto burocratiche, è riuscita nell’impresa di realizzare un ponte umanitario che ha coinvolto la Direzione Generale della Federico II, l’assistente sociale Filomena Marra, la Regione Campania e associazioni di volontariato. Tutto il personale della Cardiochirurgia, sotto la direzione di Emanuele Pilato e Gabriele Iannelli, ha accolto la bimba irachena e il padre con grande umanità e in questi giorni di degenza si è prodigato in cure per rendere al massimo confortevole il breve decorso postoperatorio.

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