“Sono forte” ha scritto sul suo profilo social Giuliano Laudicino il giovane cuoco di 27 anni di Santa Maria Capua Vetere accoltellato due giorni fa all’esterno di una discoteca a Tenerife nelle Canarie dove lavora dallo scorso febbraio come cuoco. Uno dei suoi aggressori, un giovane di nazionalità inglese è già stato fermato. E’ stato individuato grazie alle riprese delle telecamere della discoteca Papagayo dove è avvenuta l’aggressione. La polizia spagnola sta cercando anche il secondo aggressore complice del primo fermato che poi sarebbe quello che materialmente ha sferrato i fendenti che lo hanno colpito in maniera non grave al viso e alla gola. Si sta cercando di ricostruire la dinamica dell’aggressione . Probabilmente i ragazzi tutti alterati dal consumo eccessivo di alcol si sarebbero azzuffati prima all’interno della discoteca e poi all’esterno dove ad avere la peggio è stato proprio Laudicino. Accanto a lui in ospedale c’è la madre, Giovanna palombi, titolari di un negozio di abbigliamento a santa Maria Capua Vetere che si trovava a Tenerife già da qualche giorno dove era andata a trovare il figlio. Molti i commenti di solidarietà e l’invito a non mollare sul profilo social del giovane cuoco che ha già risposto e rassicurato tutti i suoi amici.
Santa Maria Capua Vetere– Una catena di omissioni, comunicazioni parziali e una sistematica sottovalutazione di quanto accaduto tra le mura del reparto “Nilo”. Nell’aula bunker del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, davanti alla Corte d’Assise, è il giorno di Francesca Acerra. L’ex comandante del Nucleo Investigativo Regionale (Nir) della Polizia Penitenziaria, chiamata a rispondere…
Una notte di paura si è trasformata in un intervento decisivo dei Carabinieri a Santa Maria Capua Vetere, dove una donna di 59 anni è stata soccorsa dopo l’ennesimo episodio di violenza riconducibile a una lunga serie di comportamenti persecutori. L’allarme è scattato su segnalazione alla Centrale Operativa e ha portato sul posto le pattuglie della Sezione Radiomobile, intervenute in piena notte nel centro cittadino.
I militari hanno trovato la donna in evidente stato di shock, appena aggredita. Dopo averla messa in sicurezza e rassicurata, hanno richiesto l’intervento del personale sanitario del 118, avviando contemporaneamente i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Dalle dichiarazioni raccolte e dagli elementi emersi sul posto è stato delineato un quadro di presunte persecuzioni fatte di minacce, pedinamenti, aggressioni fisiche e verbali che, secondo quanto riferito, andavano avanti dall’estate del 2024.
Non una spedizione punitiva contro i detenuti, ma un intervento ritenuto indispensabile per ripristinare l’ordine in un momento di forte tensione nelle carceri italiane, segnate dalle rivolte legate al lockdown per il Covid. È la linea difensiva sostenuta in aula da Antonio Fullone, ex provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Campania, imputato nel maxi-processo sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Davanti al collegio giudicante, Fullone ha spiegato che la perquisizione nel reparto Nilo, dove circa 300 detenuti furono sottoposti a controlli poi degenerati in pestaggi e abusi, aveva l’obiettivo di ristabilire la sicurezza dell’istituto. L’ex dirigente è chiamato a rispondere, a vario titolo, di perquisizione illegittima, depistaggio, falso e rivelazione di segreto d’ufficio.
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