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‘I miei fratelli hanno dato la vita per i Mazzarella, io non pago nessuno’, la trans diventata boss si ribellò al summit di camorra

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“Quando mai la camorra dei Mazzarella ha pagato i Mazzarella. I miei fratelli hanno dato la vita per Mazzarella, ora io devo pagare…”. Mamma Lisa Improta, la trans diventata boss era seduta a un summit di camorra della zona Orientale di Napoli. Alzò la voce e ottenne la protezione del boss Salvatore D’ Amico o’ pirata da sempre  alleato dei Mazzarella. Da quel momento Mamma Lisa (nata all’anagrafe come Luigi Improta) diventò la reggente del business della prostituzione.  La Improta l’altro giorno è stata arrestata dalla squadra mobile di Napoli insieme con altre otto persone tra cui Francesco Mazzarella figlio del boss Vincenzo o’ pazzo. Tutte le squillo, le trans e i gay che si prostituivano nella zona orientale di Napoli dovevano pagare il “tuppo” di dieci o trenta euro al giorno a seconda della posizione di lavoro o del guadagno. Faceva il giro per raccogliere i soldi ogni notte. Ma non lo faceva da sola. Aveva un esercito di collaboratrice , tutte trans. Quattro di quelle che aiutavano Lisa a raccogliere i soldi sono stati arrestati con l’accusa di associazione a delinquere e di estorsione. “Arianna” (Gabriele Palumbo), “Gigante” (Vincenzo Micale), “Rebecca” (Luigi Barile) cugino di secondo grado del boss, Totoriello Barile, “Agnesina”(Sergio Sapienza), Daniele Noviello, Antonio Sarnelli e infine France­sco Mazzarella. Ogni sera il giro del piz­zo preannunciando l’arrivo di “Lisa” con una telefonata, e a chi non versava la quota erano riser­vate le minacce e poi le botte. Francesco Mazzarella è stato riconosciuto in foto da una delle vittime per un apparecchio acustico ed è accusato di gravi minacce alle vittime del “pizzo” insieme con Antonio Sarnelli, esponente dei Mazzarella del rione Luzzatti, e Daniele Noviello detto “Tony”, cognato del ras detenuto e zio di Francesco. Mamma Lisa è stata incastrata da una cimice piazzata nella sua auto.

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