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Riparte il Nostos Teatro con ‘Incubo’, un enigma che nasce e si consuma in una stanza chiusa

Il Nostos Teatro inaugura il 2018 domenica 14 gennaio alle ore 19.00 con lo spettacolo “Incubo”, in scena Chiara Muscato, con la regia e la drammaturgia di Ersilia Lombardo. “Incubo” è un enigma che nasce e si consuma in una stanza chiusa, una prigione senza finestre e dalle pareti scure e incombenti, un non-spazio senza via di fuga. La stanza di un labirinto in cui non si può far altro che stare, attendere, sperare di intravedere una soluzione. Una donna dorme profondamente. La sentiamo farfugliare una sequenza di numeri, poi il brusco risveglio. Numeri, solo numeri. Cosa le è accaduto?
La risposta potrebbe essere terribile o catartica.
Lo spettacolo nasce dal desiderio d’indagare i diversi stati emotivi dell’essere umano. – scrive la regista nelle note  L’incomunicabilità, l’ego, la solitudine come specchio di un tempo in cui l’uomo abbandona la condizione di branco per dar forza al proprio IO. Lo spettatore, attraverso il sogno, verrà catapultato nei meandri più lontani della mente umana, nel subconscio, dove gli schemi e le regole di vita comune assumono altro significato. Il tempo, come una clessidra impazzita gioca nel mescolare passato e presente, accelerando o rallentando o reiterando il naturale movimento della protagonista. Lei somiglia a noi, donna di questo tempo, siamo soli quanto lei, pezzi rotti che in continuo assemblaggio cercano un’identità”. Nell’orario scelto per la replica domenicale (h 19), è possibile raggiungere il Nostos Teatro da Napoli avvalendosi del trasporto pubblico, con la linea Arcobaleno della Metropolitana Collinare, scendendo alla fermata Aversa Ippodromo. In alternativa, è possibile parcheggiare agevolmente l’automobile nei dintorni del teatro.
Prossimo spettacolo in scena al Nostos Teatro: “Uno è Trino – Trittico sulle idiosincrasie” con Felice Montervino, sabato 20 gennaio 2018 ore 21.00.

Cinema: riparte AstraDoc con Upwelling e The Hate Destroyer

Cinema: Venerdì 12 gennaio dalle ore 19.30 AstraDoc -Viaggio nel cinema del reale,la rassegna organizzata da Arci Movie, Parallelo 41, Università Federico II e Coinor, torna con un doppio appuntamento: “Upwelling – La risalita delle acque profonde” di Pietro Pasquetti e Silvia Jop e “The Hate Destroyer” (Germania, 52’, 2017) di Vincenzo Caruso in collaborazione con il Goethe Institut Neapel e con Ucca nell’ambito della rassegna “L’Italia che non si vede”.
Saranno presenti: Maria Carmen Morese, direttrice del Goethe Institut Neapel, Roberto Roversi, Presidente Nazionale Ucca Roberto Roversi, i registi Vincenzo Caruso, Pietro Pasquetti e Silvia Jop e l’attivista Irmela Mensah-Schramm.
In “Upwelling – La risalita delle acque profonde” (Premio miglior film da parte del Sindacato Nazionale Critici al Concorso Nuove Impronte a ShorTS International Film Festival Premio AMC per il miglior montaggio al SalinaDocFest, Premio della giuria come film più innovativo al concorso Visions du Réel Premio giuria giovani cinema al Concorso internazionale a Filmmaker festival) è costante la ricerca di una relazione tra il concetto di catastrofe e quello di risalita Tra i frammenti di una città ricostruita sulle macerie di un disastro, nell’eco di una catastrofe che non si è mai del tutto consumata, Upwelling, un’onda che nasce dal fondo del mare, porta gli abissi in superficie. In un’apparizione continua di personaggi, che si muovono come satelliti di un universo vivo e inaspettato, si raccolgono i tentativi di resistenza e di rivitalizzazione che sfuggono alle consuetudini storiche di una città deteriorata e immobile. Siamo a Messina, una città che è stata completamente ricostruita a seguito di una delle più devastanti catastrofi naturali del Novecento.
Questo film – dicono i registi – contiene elementi legati a un’idea di narrazione classica, ma questa narrazione viene spesso mandata in crisi da un modo ellittico di procedere e dal desiderio di, come ci suggerisce Italo Calvino, “perdere il filo cento volte, per ritrovarlo dopo cento giravolte”. Il desiderio di cercare una relazione tra il film che avevamo in mente e la Messina attuale, ci ha spinto a trascorrere molti mesi in città senza fare riprese. Avevamo bisogno di tempo per conoscere a fondo le persone che poi sarebbero diventate i personaggi di questo film e di stabilire con loro un’intima intesa. La convinzione con cui abbiamo condiviso e coltivato questo desiderio ci ha portati così a vivere a Messina per due anni. Ogni cosa c’è sembrata un’infinità di cose, ogni cosa c’è apparsa intimamente connessa, tutti questi elementi distinti sono entrati a far parte di una moltitudine tanto vasta quanto contenuta dalla necessità di realizzare un resoconto di viaggio su una città particolare”.
“The Hate Destroyer” è un film sull’odio dilagante, sull’indifferenza, e su ciò che sta dietro ad una scelta di attivismo. Ma è anche il racconto intimo di una donna che da anni lotta per diventare straordinaria. A Wansee, a pochi chilometri da Berlino vive Irmela Mensah Schramm, donna di settant’anni che, in un’Europa segnata dall’odio razziale e dalla violenza, gira ogni giorno per la sua città e nei dintorni a caccia di scritte e adesivi xenofobi o di richiamo nazista, armata di vernici spray e raschietto. A nulla valgono le chiamate alla polizia se non il rischio di essere incriminata per atti vandalici, né le minacce anonime ricevute. Irmela non può e non vuole concedersi il lusso di avere paura. Dopo aver sconfitto un tumore al seno, che a detta dei medici le lasciava pochi anni di vita, ora nulla la può fermare. Ma per chi lo fa Irmela? Un padre violento e una madre anaffettiva le hanno rubato l’infanzia e l’hanno sempre considerata inadeguata, debole. Ora ha l’occasione per dimostrare il suo coraggio e la sua determinazione. Dopo anni di attivismo, in molti si sono accorti di lei: in Germania, Finlandia, Italia, ed altri Paesi Europei, oggi Irmela è un simbolo della lotta contro i messaggi di odio.
“Ciò che volevo fin dall’inizio – dice il regista Vincenzo Caruso –  era far compiere allo spettatore un percorso emotivo. Lo stesso che ho intrapreso e vissuto io. Per questo motivo, nel corso del film, si è attraversati da sentimenti contrastanti che mettono ogni volta la protagonista sotto una luce nuova. Così l’opinione muta, compie un viaggio e torna al punto di partenza arricchita dagli elementi che servono a completarla”. I film saranno trasmessi al cinema prossimamente nelle sale italiane,

Scontri tra tifosi nella gara di Eccellenza Campania: due arresti

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Scontri per partita nella gara valida per il campionato di Eccellenza del girone A campano tra Amalfi-Nola: due arresti. I carabinieri hanno arrestato, nel pomeriggio di ieri, per resistenza aggravata a pubblico ufficiale due tifosi originari di Nola, DG.L, 24 anni, e B.P., 29 anni,  per gli scontri al termine della partita di Eccellenza disputata a Maiori fra Costa d’Amalfi e Nola. Dopo il match, e prima del completo deflusso dei tifosi locali, i supporters del Nola, circa una quarantina, con i volti coperti da cappuccio e sciarpe, hanno forzato il cordone di carabinieri in servizio di ordine pubblico e hanno inseguito gli avversari brandendo le bandiere e cinture dei pantaloni, riuscendo a colpirne alcuni. I militari dell’Arma sono riusciti a isolare il gruppo dei piu’ facinorosi, fermando i due che hanno cercato di colpirli piu’ volte prima di essere disarmati e bloccati. Sono stati anche identificati altri19 tifosi la cui posizione sara’ valutata sia sotto l’aspetto penale che per un Daspo. Stamane si svolgera’ il rito direttissimo a Salerno dei due arrestati negli scontri.

Napoli, raid nel traffico della Riviera: coppia rapinata

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Napoli, raid nel traffico della Riviera di Chaia: rapinata coppia di giovani fidanzati. Bottino cospicuo: oggetti in oro, orologi, smartphone e 250 euro in contanti. E’ accaduto la sera del 6 gennaio. La coppia di fidanzati a bordo di una Renault “Clio”, è stata costretta a fermarsi a causa del traffico all’altezza del civico 256. Stavano parlando tranquillamente in auto quando al lato sinistro dell’automobile è comparsa la canna di una pistola. “Dateci tutto quello che avete”, ha gridato un giovane. Era in sella a uno scooter con un complice e aveva  il volto parzialmente coperto da una sciarpa. Ha puntato con decisione l’arma verso la ragazza. Los pavento è stato forte per le giovani vittime, ma hanno saputo mantenere la lucidità.

Attimi di terrore ma hanno capito che fare gli eroi sarebbe stato pericoloso. La ragazza senza fare commenti o altro, come racconta Il Roma, ha consegnato la sua borsetta nelle manidel malvivente armato, seduto sulla parte posteriore del sellino del ciclomotore. Ma anche il portafogli del ragazzo, gli oggetti in oro che indossavano, gli orologi e gli smartphone. Un’azione rapina senza che nessuno degli altri automobilisti in fila nel traffico si sia accorto di nulla. Ma molto probabilmente nessuno ha voluto immischiarsi per timore di qualche ritorsione. C’è stato chi sicuramente ha assistito alla scena e ha visto tutto perché qualcuno però ha avvertito il 113 e in via Riviera di Chiaia è accorsa una volante dell’Ufficio prevenzione generale della Questura di Napoli. Le indagini sono scattate rapidamente. I due ragazzi sono stati sentiti a verbale e hanno raccontato la loro bruttissima esperienza cercando di dare una descrizione dei due banditi e del motorino. Saranno ora le immagini delle telecamere della video sorveglianza  pubblica di Napoli e quelle private che si trovano in  zona ad aiutare gli investigatori a risalire agli autori del colpo della Befana.

 

Bomba a San Giovanni a Teduccio: torna a casa la Veneruso

Bomba a San Giovanni a Teduccio: Monica Veneruso, la presunta ‘bombarola’ legata al clan Mazzarella è tornata a casa dopo 15 giorni di ospedale. La 43enne detta “Monicuccia”, ex affiliata al clan reale del Rione Pazzigno  era rimasta coinvolta il 22 dicembre nello scoppio di una bomba con oltre un chilogrammo di esplosivo in via Ferrante Imparato. Monica Veneruso, con precedenti per droga fu investita dalla deflagrazione che distrusse l’androne del palazzo dove abitano alcuni pregiudicati legati alla cosca del Rione Pazzigno. Andò peggio al suo compagno Antonio Perna che colpito in pieno dalla bomba morì poco dopo il ricovero in ospedale. Poco lontano dal luogo dell’attentato i carabinieri, che conducono le indagini, trovarono un motorino risultato rubato.

Gli investigatori hanno sempre sospettato che la coppia avesse piazzato la bomba su ordine del clan Mazzarella, (Perna era legato a doppio filo con Salvatore Fido, reggente del clan nella zona) ma che non avessero calcolato la potenza di fuoco dell’a bomba che causò ingenti danni all’ingresso dell’edificio.  Da quel giorno Monica Veneruso è rimasta ricoverata all’ospedale Cardarelli ma guardata a vista dai carabinieri. E’ stata anche più volte interrogata ma non ha fornito indicazioni utili alle indagini e ha sempre negato di essere insieme con il compagno deceduto l’autrice dell’attentato. Non essendoci, al momento prove certe, tantomeno filmati, a carico della donna non è stato emesso alcun provvedimento restrittivo, per cui una volta che le sue condizioni di salute sono migliorate la donna è stata dimessa dall’ospedale ed è tornata a casa. Monica Veneruso non è nuova alle cronache giudiziarie in quanto, oltre ad essere stata arrestata per spaccio, era stata la moglie di Antonio Erbetti, affiliato di spicco del clan reale morto in un agguato di camorra. La donna poi sposò un anziano imparentato con i Reale, morto per cause naturali e quindi il suo legame con Antonio Perna, morto nello scoppio della bomba del 22 dicembre. Il legame con Perna fu al centro di un agguato nei confronti dei due nel 2008 da parte dei Reale che “cacciarono” Monicuccia dal quartiere.

 

Fefè morto sul palco mentre si esibiva: folla ai funerali

Folla ai funerali di Fefè morto due giorni fa sul palco mentre si esibiva. La Chiesa di Sant’Antonio nella piazza principale di Poggiomarino stamane era gremita per l’ultimo saluto a Felice De Martino, in arte Fefè morto la sera del 5 gennaio scorso a 41 anni mentre si esibiva in uno dei suoi spettacoli. L’uomo, era molto conosciuto e ben voluto nel mondo della spettacolo della provincia di Napoli, era uno stimato cabarettista e speaker radiofonico della zona Vesuviana Un infarto lo ha stroncato senza scampa l’altra sera mentre si esibiva. La sua bacheca facebook da due giorni si è riempita di commenti e ricordi. Uno in particolare è stato molto toccante, quella della sua compagna nella conduzione radiofonica a Radio Stereo 5, l’emittente privata di Pompei che irradia in tutta la provincia di Napoli. Ha scritto Maria Grazia Bonagura, postando una foto che li ritrae insieme sorridenti nello studio radiofonico: ” C’eravamo tutti stamattina, chi ti ha ricordato in un modo chi in un altro… la tua piccola Sole ha recitato una poesia bellissima… il tuo migliore amico Carmine DerryRoses De Rosa non voleva lasciarti andare… Gerardo Sica ti ha accontentato con la tua “Adagio”… e poi c’ero io che ho ricordato le ore passate insieme, gli infiniti messaggi vocali, le tue solite battute e la tua voglia di fare mista a quella vena malinconica tipica di ogni artista… e tu da tale te ne sei andato nel modo più bello che possa esistere… c’ eravamo tutti… e chi non c’ era ha fatto sentire la sua presenza… ciao Fefe de Martino (e come ti dicevo sempre) mi raccomando… fa ò brav”.

Impegnato come speaker radiofonico per Radio Onion, Fefè era amante dello spettacolo e del cabaret. Aveva lavorato anche per Radio Stereo 5 ed era conosciuto per i personaggi che interpretava, in particolare Concetta e Fefinho. La sua scomparsa ha fatto il giro del web: numerosi messaggi di cordoglio da parte della comunità vesuviana stanno arrivando alla famiglia De Martino, anche dai social networks. E’ stato quasi profetico un post che lo stesso Fefè aveva pubblicato alcuni giorni fa sulla sua bacheca facebook: “Molti dicono vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, be io stamattina svegliandomi presto vi dico ‘Vivi ogni giorno come se fosse ogni giorno. Nè il primo né l’ultimo. L’unico. Buongiorno“. Felice De Martino lascia la moglie Pina e la figlia Mariasole.

 

Cardarelli, alto numeri di accessi: scatta la ‘criticità gialla’

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Cardarelli, alto numero accessi, vertice in ospedale. “Come principale presidio campano, l’ospedale Cardarelli continua ad essere fortemente sotto pressione a causa dell’altissimo numero di accessi degli ultimi giorni. Il dato preoccupante riguarda, come e’ ovvio, il numero di barelle che ha superato alle ore 8,30 di questa mattina la soglia di criticita’ “gialla””. E’ quanto si legge in una nota dove si spiega che “per fronteggiare la situazione nelle prima ore del mattino si e’ tenuta una riunione straordinaria alla quale hanno partecipato, oltre al Direttore Generale, il Direttore Sanitario, il Bed manager, il Direttore Dipartimento DEA, il Direttore del P.S./O.B.I., il Direttore U.O. Medicina d’urgenza, il Direttore del Servizio Professioni Sanitarie (infermieri, O.S.S., tecnici); a stretto contatto con il Direttore Dipartimento Medicine polispecialistiche e con i singoli primari sia dell’area di emergenza che dell’area delle medicine che si sono portati personalmente nei reparti per coordinare quanto di loro competenza, si e’ provveduto ad una ricognizione dei posti letto disponibili entro le successive 6/8 ore, e all’effettiva copertura dei turni da parte del personale”.

“Tutto questo ha consentito di liberare un importante numero di posti letto, che – alle ore 17,00 – non riduce l’allerta delle prime ore di questa complessa giornata, ma che ha consentito di alleggerire la pressione sul pronto soccorso e diminuire il numero di barelle per il quale resta – complessivamente – una criticita’ “verde”. Grazie ai provvedimenti messi in campo e’ stato anche possibile integrare gli operatori sanitari che, assenti proprio per l’influenza, avrebbero reso impossibile coprire i turni con un numero adeguato di personale”, prosegue la nota. “Si evidenzia l’altissima percentuale di pazienti dimessi dal P.S. con valori che superano il 60%; tali accessi -da definire “Inappropriati” – generano l'”affollamento” ovvero il “congestionamento” del Pronto Soccorso con gravi ripercussioni sui tempi di attesa, sui tempi di trattamento complessivo nonche’ sul sovraffollamento delle aree di attese sia degli accompagnatori ma – soprattutto – dei pazienti tali accessi “Inappropriati” incidono, poi, sugli operatori sanitari (medici, infermieri, operatori sociosanitari) che sono costretti a visitare/a trattare/a governare un maggior numero di pazienti in altissime condizioni di stress temporale. Si conferma il numero di accessi superiori alla media al PS caratterizzati da maggiori complessita’ (circa il 40%) delle patologie alle quali deve procedersi al ricovero dei pazienti nell’area di emergenza nonostante disponibilita’ di posti letto nei reparti specialistici dell’ospedale”, conclude la nota.

Napoli, Sarri aspetta Verdi e intanto si gode sosta e primato

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Napoli, Sarri aspetta Verdi e intanto si gode sosta e primato.Tanto criticata, posticipata di qualche settimana, ma finalmente è arrivata: ecco la sosta di campionato. Sei giorni di assoluto riposo che permetteranno ai calciatori di ricaricare le batterie dopo mesi di lavoro ininterrotto sul campo, tra allenamenti e gare ufficiali. Una pausa che vale ancora di più per gli azzurri, spremuti quasi allo stremo dai tanti impegni ravvicinati e da quel preliminare col Nizza che li ha costretti ad anticipare la preparazione a luglio, carichi di lavoro supplementari che si sono fatti sentire nelle gambe da novembre in poi.

Eppure questa pausa non piace proprio a tutti. Come a Maurizio Sarri, che più volte ha espresso parole dure in merito, ribadite anche ieri dopo Napoli-Hellas Verona 2-0, vittoria che ha permesso agli azzurri di tenere la vetta solitaria della classifica: “Un professionista d’alto livello non può stare fermo 6-7 giorni. Non esiste in nessun altro sport e può essere deleterio”. Tempistiche a parte, il tecnico toscano ha però ammesso che staccare la spina può servire soprattutto sul piano mentale, a patto che si rispettino le regole base della vita di un atleta (il caso Nainggolan insegna).E allora ben venga la sosta e ben venga il riposo. A patto di ritrovarsi tutti sabato prossimo (Sarri ha chiesto e ottenuto di anticipare di un giorno il rientro) con in testa solo la trasferta con l’Atalanta del 21 gennaio, anticipo domenicale delle 12.30. Una gara da non fallire contro una squadra che ha già dato diversi dispiaceri agli azzurri (ultimo il 2-1 costato l’eliminazione dalla Coppa Italia) e che anche ieri ha dato un saggio di qualità e carattere andando a vincere all’Olimpico con la Roma per 2-1, nonostante un secondo tempo giocato interamente in inferiorità numerica. Nove punti di vantaggio sull’Inter, 11 sulla Lazio e 12 sulla Roma. Il Napoli va alla sosta di campionato con la consapevolezza che da qui a maggio il lungo sprint scudetto sara’ un testa a testa con la Juventus, l’unica che riesce a reggere il ritmo degli azzurri ed e’ li’, a una lunghezza di distanza. Soddisfazione e preoccupazione si leggono negli occhi dei tifosi azzurri che, infatti, oggi sui social network si concentrano molto di piu’ sul rigore negato al Cagliari contro la Juve che sui gol di Koulibaly e Callejon che hanno steso il Verona al San Paolo. Una vittoria sottolineata invece da capitan Hamsik sul suo sito: “Abbiamo dominato – scrive – sin dal primo minuto creando molte occasioni ma non abbiamo segnato per molto tempo. Siamo stati pazienti, puntando l’obiettivo e alla fine abbiamo fatto due gol e ottenuto tre punti”. Il lungo sprint e’ lanciato e ha una data scolpita: il 22 aprile, giorno dello scontro allo Juventus Stadium. Un’attesa lunga tre mesi e mezzo a cui Hamsik e compagni vogliono arrivare in testa.

Ma prima di pensare all’Atalanta, Sarri e tifosi si aspettano un regalo dal mercato. In attesa di Milik e Ghoulam, il vero obiettivo ora è il vice-Callejon ed è stato lo stesso Sarri a tracciare l’identikit del profilo ideale: “Vorrei un giocatore con la tecnica di Verdi e la velocità di Deulofeu. Simone è un calciatore straordinario, ha grande talento”. Se non è un’investitura poco ci manca, e il Napoli farà di tutto per accontentare il proprio allenatore: già pronti 20 milioni + 5 di bonus al Bologna e per il ragazzo un quadriennale a quasi 2 milioni a stagione. Basteranno per convincere le parti ad accettare la proposta? Giuntoli e De Laurentiis ci sperano, così da consegnare alle sapienti mani di Sarri un giocatore completo, nel pieno della maturità e pedina ideale nello scacchiere azzurro per proseguire la corsa al tricolore.

Arturo, prima giornata a casa per il 17enne accoltellato in via Foria

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Arturo, il 17enne ferito a coltellate lo scorso dicembre in via Foria, a Napoli, ha trascorso la sua prima giornata a a casa. Ieri dopo aver ricevuto la visita dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, e’ stato dimesso dall’ospedale Monaldi (dove era stato trasferito dopo un primo periodo di degenza all’ospedale San Giovanni Bosco). Arturo, aggredito da quattro ragazzini mentre stava passeggiando, presto potrebbe far ritorno a scuola. I suoi compagni di classe non lo hanno lasciato mai solo e sono scesi in piazza – con un corteo ed un flash mob dinanzi alla prefettura – per chiedere maggiore sorveglianza lungo le strade. Un corteo con oltre 5000 persone che di fatto hanno accolto l’appello lanciato dalla mamma dello stesso 17enne. Nel corso della degenza nei due ospedali, Arturo ha ricevuto anche la visita del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, del questore di Napoli, Antonio De Iesu e del comandante provinciale dei Carabinieri, Ubaldo del Monaco. Per il ferimento di Arturo la polizia ha fermato un 15enne mentre gli altri tre presunti aggressori non sono stati ancora bloccati.

Sotto otto complessivamente i minorenni sui quali la polizia ha indagato finora per identificare gli autori dell’aggressione ad Arturo P., il 17enne studente del liceo “Cuoco-Campanella” ferito gravemente in via Foria il 18 dicembre scorso. Di essi, in quattro starebbero per uscire fuori dalla cerchia dei sospettati visto che gli investigatori a loro carico non avrebbe trovato nulla se non una vaga indicazione fornita da un passante quella sera stessa. Mancando riscontri, però, gli accertamenti si sarebbero conclusi con un nulla di fatto: sono un 14enne, due 12enni e un 13enni, questi ultimi tre tra l’altro non imputabili per età. Fanno parte di un gruppetto di amici che frequenta la zona e che non conoscerebbe l’altro gruppetto di giovanissimi comprendente l’unico indagato finora in stato d’arresto: F., un 15enne di San Carlo Arena, studente de“Casanova” con discreto profitto e la passione per il cinema come attore. Ha infatti partecipato al film “La paranza dei bambini” in programma quest’anno nelle sale cinematografiche.

Solo apparentemente sembrerebbe esserci una pausa nell’inchiesta. Un lavoro di pazienza, che deve tenere conto di una circostanza importante: i minorenni finiti sotto la lente d’ingrandimento abitano tutti tra il rione Sanità e la zona ancora più vicina al luogo del tentato omicidio. Per cui la loro presenza in quell’area all’ora del delitto può anche non significare nulla. Intanto si vagliano con sempre maggiore attenzione i particolari delle immagini ricavate dalle telecamere, tra cui compaiono i fotogrammi costati l’arresto al 15enne. C’è un identikit dei quattro componenti del branco e ci sono immagini estrapolate dai filmati di alcune telecamere presenti in zona. Dai video si vede il gruppo di giovanissimi camminare insieme in via Foria e i tempi coinciderebbero con il primo tentativo di aggressione, andato in fumo perché la vittima riuscì ad allontanarsi prima di essere braccata, e con gli attimi che precedettero l’aggressione ad Arturo e la successiva fuga.

 

 

 

Luca Materazzo sarà estradato o no? E’ cominciata la battaglia legale

Luca Materazzo resta in carcere o no? E’ questo il dilemma delle ultime ore dopo le ultime mosse della difesa spagnola del giovane avvocato della Napoli bene accusato di aver ucciso il fratello Vittorio con 40 coltellate lo scorso anno. Rinchiuso da martedì scorso nel carcere Soto del Real di Madrid, Luca Materazzo secondo il suo avvocato spagnolo Maria Teresa Olmeda Sanchez, non dovrebbe essere estradato perché il codice penale spagnolo non contempla l’ergastolo per il reato pure gravissimo omicidio premeditato aggravato – di cui è accusato in Italia. Per cui, la giustizia iberica potrebbe considerare non applicabile il procedimento di estradizione richiesto da quella italiana per un delitto castigato con il carcere a vita.

Ma ieri iI giudice madrileno Diego de Egea y Torròn ha notificato ai legali italiani dell’indagato, Gaetano e Maria Luigia Inserra un provvedimento in cui annuncia che entro dieci giorni  Luca Materazzo sarà estradato in Italia: “Questo non è un proces­so ex ante che possa o no de­terminare la responsabilità penale dell’indagato, ma ha l’unica funzione di verificare che gli elementi per l’arresto e la consegna esistono e sono conformi alla legislazione europea”. L’avvocatessa spagno­la di Materazzo, Maria Teresa Olmeda Sanchez, aveva infatti presentato ricorso sostenen­do che la consegna dell’inda­gato alle autorità italiane dovesse essere bloccata “per mancanza dei dati sui fatti che danno luogo alla richiesta”. La difesa potrebbe presentare appello: la legge spagnola lo consente, come ricorda il giudice de Egea y Torròn, en­tro cinque giorni a partire da quello successivo alla notifica del provvedimento. In quel caso competente a decidere sarebbe la Audien- cia Nacional, tribunale che ha giurisdizione su tutta la Spa­gna ed è competente per gli appelli di questo tipo.

Ma, se Olmeda Sanchez ha già an­ nunciato che lo farà, i legali italiani del giovane sono scet­tici sull’utilità di un ricorso. Secondo l’avvocato Gaetano Inserra “La partita è ancora aperta ma crediamo sia preferibile gio­carcela a Napoli. In Spagna i margini sono molto stretti”. Il magistrato spagnolo, infat­ti, ribadisce più volte che la propria competenza è limita­ta alla verifica delle condizio­ni per la consegna dell’indagato all’Italia: poiché la richie­sta avanzata dal nostro Paese è conforme alle norme euro­pee, “la consegna avverrà en­tro dieci giorni dalla presente disposizione”. Poiché l’ordinanza porta la data del 5 gennaio, dunque, a metà mese Luca Materazzo dovrebbe dunque essere in Italia per essere accompagna­to in carcere.

Musei: domenica gratis, oltre 9mila accessi nei siti vesuviani

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Musei: domenica gratis, oltre 9mila accessi a siti vesuviani. A Ercolano si amplia l’offerta di visita. Oltre 9mila presenze si sono registrate oggi nei musei archeologici vesuviani aperti gratis in occasione della prima domenica del mese. Gli Scavi di Pompei, secondo dati della Soprintendenza, contano 7.799 presenze, il Parco archeologico di Ercolano 1.455, gli scavi di Oplonti 156 e il Museo di Boscoreale 50, per un totale di 9.460 accessi. Novita’ con il nuovo anno nel sito di Ercolano: ci sara’ l’ampliamento dell’offerta di visita grazie all’impiego di sei nuovi addetti all’assistenza al pubblico e sorveglianza, assunti in seguito all’accordo tra il Parco Archeologico di Ercolano e Ales (la societa’ in house del ministero dei Beni e delle Attivita’ Culturali e del Turismo) che fornira’ anche due unita’ di supporto per gli uffici amministrativi del Parco.

Dopo un primo periodo di formazione all’interno del sito – si legge in una nota – a partire dal 15 gennaio l’apporto del personale permettera’ di garantire l’apertura stabile di quattro edifici: la Casa dei Due Atri, la cui facciata conserva un arco cieco al di sopra del portale e, all’interno, una testa di Gorgone contro il malocchio. L’interno e’ caratterizzato dalla presenza di due atri. La Casa del Bel Cortile, abitazione che si distingue dalle altre dell’antica citta’ per la presenza di un cortile pavimentato con un bel mosaico bianco e crocette nere uncinate; da qui si accedeva al piano superiore grazie ad una scala e un ballatoio in muratura. La Casa dell’Erma di Bronzo, nell’atrio di questa casa, a impluvio centrale e pareti affrescate in terzo stile, e’ stata ritrovata un’erma (cioe’ un busto-ritratto su pilastro) in bronzo, raffigurante il proprietario dell’abitazione, di cui e’ esposta una copia. La Casa dei Cervi, una delle dimore piu’ ampie di Ercolano. Occupava circa 1100 m2, sviluppandosi sia al piano terra, riservato ai proprietari, che in un secondo livello, destinato alla servitu’. E’ caratterizzata da un ampio porticato coperto su cui si aprono ambienti lussuosi, in parte affacciati sul mare.

Tra gli arredi marmorei del giardino sono presenti due statue di cervi assaliti da un branco di cani, che danno il nome alla casa. Tra tutte si distingue la Casa del Bel Cortile, un tipo di costruzione completamente nuova rispetto alle tipiche case pompeiane, organizzata intorno ad una corte dalla quale si accede ai piani superiori, forse insieme di piccoli appartamenti, forse sede di un’associazione privata.  Continua quindi l’anno d’oro dei Musei italiani che si è concluso con il record di presenze in tutta Italia. E i musei della Campania non sono stati da meno. Anzi sono stati tra i più gettonati.

Baretti di Chiaia, in giro con soldi falsi: bloccato dai camerieri

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Baretti di Chiaia senza pace, dalle sparatorie, alle risse, ai pusher e ora anche gli spacciatori di soldi falsi. Per fortuna però ieri sera il bandito è stato individuato e bloccato al termine di una violenta colluttazione con due camerieri di uno dei bar e un commerciante della zona. La vicenda viene raccontata da Il Corriere del Mezzogiorno: l’uomo dei soldi falsi nelle ultime settimane se la spassava tra i Baretti di Chiaia bevendo cocktail e altro pagando puntualmente con soldi falsi. Ma ad un certo punto i commercianti si sono accorti che ogni sera nelle casse arrivavano un po’ di soldi falsi e che almeno in sei locali risultavano a fine serata molte banconote di 10 e 20 euro perfettamente uguali alle originali ma comunque false. Così nei giorni scorsi è cominciato un passa­ parola tra dipendenti e titolari dei Baretti di Chiaia. Qualche testimone ha identificato l’uo­mo che ieri sera immancabile si è presentato all’appuntamento con la sua truffa da mettere in atto. Solo che questa volta ha trovato le sue vittime preparate ad accoglierlo e quando si è materializzato in un dei Baretti il cameriere di uno dei locali di via Bisignano ha gridato: “È lui, prendiamolo”. L’uomo ha tentato di fuggire ma è stato bloccato da due camerieri e da un commerciante. Ma lui ha reagito sferrando due pugni contro il commercian­te. Sono arrivati i rinforzi dai locali vicini e il truffatore è sta­to bloccato ma ha comincia­to a urlare minacciando tutti: “Attenti che io che io faccio parte del clan Cimmino”.
Poco dopo è arrivata  la pattuglia di polizia municipale che presidiava la zona. Il truffatore è stato fermato ma non aveva documenti con se, quindi è stato portato via per essere identificato. Sul posto il capitano Vassallo e i vigili al comando del capita­no Sabina Pagnano. Poco do­ po è arrivata anche una volante della polizia. E nella zona è ritornata la calma.

Goal e emozioni: tra Potenza e Cavese finisce in parità

Goal e emozioni tra Potenza e Cavese che si dividono la posta in palio per 2-2. Botta e risposta tra le squadre. Dopo l’iniziale svantaggio di Guaita, la Cavese ribalta nel primo tempo con una doppietta di Manzo. Nella ripresa Franca ristabilisce la parità. Da annotare anche un espulsione per squadra, Gorzegno e Diop, entrambe per doppio giallo.
Minuto di silenzio prima del fischio d’inizio in memoria di Rino Santin. Comincia il match e la Cavese ha un inizio un po’ incerto. Al 6’ prima vera occasione che capita a Franca, tiro centrale e facile parata di Bisogno. Sei giri di lancette dopo arriva il vantaggio casalingo con Guaita, probabilmente complice anche una leggera deviazione che mette fuorigioco il numero uno aquilotto. La rete però sveglia gli aquilotti e dal 20’ è quasi un monologo Cavese. Al 25’ De Rosa al volo ma manda alto da posizione ravvicinata. È il preludio al goal che arriva tre minuti dopo: punizione di De Rosa, la palla arriva a Manzo che, grazie anche a una deviazione, trafigge Breza. Al 31’ ci prova di nuovo Franca, ma l’inzuccata è debole e centrale. Tempo altro due minuti e la Cavese ribalta il risultato ancora con Manzo con un gran tiro a volo, infilando la palla dove il portiere non può nulla. Si passa alla ripresa e come nella prima frazione il Potenza parte forte. Al 48’ azione di Guadalupi che porta palla sulla sinistra e mette in mezzo ma è respinta. Sul proseguire Guaita tenta il gol ma trova l’opposizione di Bisogno. Al 59’ tiro senza pretese di Esposito. Il Potenza sfiora il pari al 64’ con Franca ma il suo colpo di testa esce di poco. Purtroppo per la Cavese la rete del centravanti rossoblu arriva sei minuti dopo, a seguito di un batti e ribatti, siglando in rovesciata. Proteste degli aquilotti per la posizione di fuorigioco dell’attaccante. Al 74’ secondo giallo per Gorzegno che viene espulso ma due giri di lancette dopo si ristabilisce la parità numerica per la doppia ammonizione anche a Diop. De Angelis cerca il vantaggio, ma prima la sua punizione è deviata da Pepe e poi strozza il tiro poco dopo. Il match si avvia verso la fine e la Cavese tenta l’assedio finale, ma Breza riesce a sventare gli ultimi tentativi.

POTENZA- CAVESE 2-2

Marcatori: 12’ Guaita (P), 28’ e 33’ Manzo (C), 70’ Franca (P)

POTENZA: Breza, Biancola, Panico, Esposito (k), Bertolo, Diop, França, Siclari, Coppola, Di Somma, Guaita. All.: Nicola Ragno. All.: Nicola Ragno.
A disposizione: Mazzoleni, Coccia, Pepe, Ungaro, Guadalupi, Schisciano, Di Senso, Russo, Manno.

CAVESE: Bisogno, Lame, Gorzigno, Manzo (k), Fabbro, D’Alterio, Carotenuto, Massimo, De Rosa, Fella, Logoluso. All.: Leonardo Bitetto.
A disposizione: Marruocco, Marino, Frezzi, Mincione, Favasuli, Tripoli, Martiniello, Deangelis, Girardi.

Arbitro: Paride Tremolada di Monza.
Assistenti: Riccardo Pintaudi di Pesaro e Francesco Valente di Roma 2.

Parete, il colpo che ha ferito Luigi è partito da via Vicinale Vecchia

Parete: il proiettile che ha colpito il 14enne baby calciatore Luigi Pellegrino il pomeriggio della vigilia di Natale a Parete è arrivato da un punto intorno a via Vicinale Vecchia. La Procura di Napoli Nord, diretta da Francesco Greco, dopo 14 giorni da quel tragico giorno inizia ad avere “un’idea precisa” sulla traiettoria del proiettile che colpì alla testa il ragazzino. E’ passo in avanti importantissimo nelle indagini fatte dagli inquirenti che potrebbe portare ad identificare presto anche colui che quel pomeriggio ha impugnato una pistola calibro 9 esplodendo più colpi. Uno ha centrato alla testa Luigi che stava transitando insieme con i suoi amici lungo il corso principale di parete nei pressi del bar, altri si sono conficcati in un furgonicino. Luigi si accasciò al suolo esanime tra le braccia del cugino e di un amico. Riuscì anche a dire: “Sono forte, non vi preoccupate” mentre il sangue a fiotti sgorgava dalla sua fronte trapassata dalla pallottola. Da quel giorno, e ne sono trascorsi ormai quasi 15, è ricoverato nel reparto rianimazione dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta nel reparto di rianimazione e tenuto in coma farmacologico. I medici che lo stanno seguendo ritengono ancora prematuro pronunciarsi, ma il fatto che non ci sia stato un peggioramento delle sue condizioni fa ben sperare. I genitori e gli amici ma anche tutte le persone perbene che abitano a Parete, pregano da giorni affinchè Luigi possa risvegliarsi e continuare a coltivare presto il suo sogno di diventare un calciatore professionista.

Fin dall’inizio le indagini si erano concentrate nel triangolo tra via Vittorio Emanuele, dove si trovava il 14enne in compagnia di amici, via Turati e via Vicinale Vecchia a Parete. Fondamentale per individuare almeno la direzione da dove era arrivato il proiettile, è stata la consulenza tecnica e balistica di Claudio De Matthaeis. Il consulente, infatti, in questi giorni ha effettuato diversi sopralluoghi in quelle strade, utilizzando anche un manichino posizionato esattamente dove si trovava Luigi quel pomeriggio. Gli elementi raccolti, ovvero il proiettile estratto da testa del ragazzo, quello che aveva colpito il furgone e quello ritrovato nella stessa via Vicinale, hanno portato a restringere il campo in quella zona. Campo che si è ristretto anche per un’altra serie oggettiva di elementi di non poco conto. Il video della telecamera di videosorveglianza acquisito dai carabinieri nelle ore successive al fatto ha mostrato chiaramente la posizione della testa del giovane e la rotazione. Quei frame, insieme all’elemento che quello che ha colpito alla zona auricolare destra il 14enne era un proiettile cosiddetto in “caduta”, hanno portato l’attenzione su quella strada. Il calibro 9 che ha attraversato il cranio del giovane, infatti, non ha avuto la forza di uscire. Questo per gli inquirenti voleva dire solo una cosa: chi ha sparato non si trovava su un balcone di fronte, ne tanto meno era nelle sue immediate vicinanze. A via Vicinale Vecchia, il consulente e gli investigatori ci sono arrivati anche dopo diversi sopralluoghi per valutare eventuali punti di ostacolo – come abitazioni alte – che il proiettile avrebbe potuto trovarsi davanti. Al momento, però, non si è riusciti a stabilire ancora se chi ha sparato si trovava in un terreno lì intorno oppure era su un balcone. Per questo, saranno decisivi nei prossimi giorni ulteriori valutazioni tecniche.

Matrimonio alla Reggia, allestitore a cavalcioni sul leone: è polemica

Matrimonio alla Reggia: un fotomontaggio che lo stesso Felicori ha rilanciato sulla sua pagina Facebook, spiegando che “cercano di prendermi in giro per la concessione di spazi della Reggia, fuori dagli orari di apertura del museo, a una festa di matrimonio. Io non ci vedo niente di male, avremo un ricavo da usare a fini culturali, abbiamo concordato regole di tutela del bene. Ci basiamo su regole consolidate per tanti eventi, ma come matrimonio è un’esperienza nuova, ne trarremo insegnamenti per fare meglio in futuro, ma perché scandalizzarsi pregiudizialmente?”.
E per quanto riguarda l’infiorata dello scalone, Felicori aggiunge: “Fin da bambino, e ancora oggi, quando vedo una chiesa aperta entro e mi godo il silenzio e la bellezza di questi spazi alti. Da quando vivo al Sud trovo spesso le chiese piene di fiori preparati per una cerimonia e mi esaltano i profumi, i colori, l’attesa che già si percepisce di una gioia collettiva. Ecco perché l’ho autorizzata, ho pensato che non dispiacesse ai visitatori, anzi. Per il resto – precisa ancora Felicori – la festa non si è svolta negli appartamenti museali, ma negli spazi destinati agli eventi, come tanti altri congressi che nessuno ha notato”.

Un fotomontaggio che lo stesso Felicori ha rilanciato sulla sua pagina Facebook, spiegando che “cercano di prendermi in giro per la concessione di spazi della Reggia, fuori dagli orari di apertura del museo, a una festa di matrimonio. Io non ci vedo niente di male, avremo un ricavo da usare a fini culturali, abbiamo concordato regole di tutela del bene. Ci basiamo su regole consolidate per tanti eventi, ma come matrimonio è un’esperienza nuova, ne trarremo insegnamenti per fare meglio in futuro, ma perché scandalizzarsi pregiudizialmente?”. E per quanto riguarda l’infiorata dello scalone, Felicori aggiunge: “Fin da bambino, e ancora oggi, quando vedo una chiesa aperta entro e mi godo il silenzio e la bellezza di questi spazi alti. Da quando vivo al Sud trovo spesso le chiese piene di fiori preparati per una cerimonia e mi esaltano i profumi, i colori, l’attesa che già si percepisce di una gioia collettiva. Ecco perché l’ho autorizzata, ho pensato che non dispiacesse ai visitatori, anzi. Per il resto – precisa ancora Felicori – la festa non si è svolta negli appartamenti museali, ma negli spazi destinati agli eventi, come tanti altri congressi che nessuno ha notato”.

Neonato morto ad Agropoli: nove avvisi di garanzia

Neonato morto all’Istituto Clinico Mediterraneo di Agropoli (ex Clinica Malzoni): sono nove gi avvisi di garanzia ad altrettanti medici e operatori sanitari della struttura. Occorrerà attendere martedì prossimo, quando verrà effettuato l’esame autoptico, per sapere qualcosa di più sulle cause del decesso del bimbo. La prassi prevede, infatti, che vengano informati e possano nominare periti di parte per assistere all’autopsia. Così come anche i genitori potranno nominare un medico legale di fiducia per assistere all’esame che verrà eseguito dal medico nominato dalla Procura di Vallo della Lucania che coordina le indagini. Tra le ipotesi che verranno verificate c’è quella di un soffocamento causato dal cordone ombelicale.
Il dramma del neonato morto è avvenuto giovedì sera, quando i genitori del bimbo, da Campagna, dove vivono nella frazione Quadrivio, sono arrivati in clinica perché era arrivato il momento di far nascere il loro bambino. I nove mesi di gravidanza erano trascorsi senza particolari problemi e nessuno fino a quel giorno si aspettava che qualcosa potesse andare storto. La mamma è stata portata in sala parto per essere sottoposta a un cesareo e il papà è rimasto in sala d’attesa aspettando la lieta notizia. Invece, in pochi minuti, dalla gioia più grande per ogni genitore sono passati al più profondo dei dolori: i medici gli hanno comunicato che il loro bimbo era nato morto. Per questo ha sporto denuncia ai carabinieri della stazione di Agropoli, facendo partire l’inchiesta con la quale si cercherà di fare luce sulla vicenda. La cartella clinica è stata posta sotto sequestro, come la salma del piccolo, trasferita poi all’obitorio dell’ospedale San Luca dove martedì verrà effettuata l’autopsia.
Uno choc anche per il personale del reparto di Ostretricia e Ginecologia della clinica agropolese in cui, ormai da decenni, ogni anno, nascono centinaia di bambini. A quanto sembra fino a quel momento non era accaduto nulla che potesse lasciare presagire la morte del piccolo. La notizia ha ovviamente sconvolto sia la comunità di Agropoli che quella di Campagna. Quanto accaduto riporta di attualità un argomento di cui si è parlato spesso ad Agropoli: in caso di necessità, i reparti di terapia intensiva neonatale più vicini si trovano a chilometri di distanza e non sono raggiungibili in tempi brevi.

Salerno, denunciato il padre del bambino che ha ingoiato l’hashish

Salerno:bimbo 15 mesi ricoverato a Salerno, forse assunto hashish.E’ stato denunciato per lesioni personali aggravate e abbandono di minore, il 29enne salernitano che nella serata di ieri ha portato all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno il figlio di 15 mesi che aveva ingerito, qualche ora prima, un piccolo pezzo di hashish. Il bimbo si trova tuttora ricoverato, all’ospedale di Battipaglia, ma non e’ in pericolo di vita. “L’uomo – spiega il primario del reparto di Pediatria, Rosario Pacifico – ha riferito alla dottoressa di turno che il piccolo stava bene, prima di diventare ipotonico. Non ha escluso l’ipotesi che possa aver assunto un po’ di hashish che si trovava in casa. Il bimbo e’ stato prontamente assistito e, dopo i primi esami, trasferito in rianimazione a Battipaglia”. Pacifico ha ricevuto notizie rassicuranti dai sanitari. “Mi dicono dal nosocomio di Battipaglia che il bambino sta meglio, dopo una notte difficile. Dalle analisi delle urine risulta che effettivamente il bambino avrebbe assunto hashish ma non e’ stato possibile definirne la quantita’. Adesso verranno ripetute le analisi per confermare tale assunzione”. I militari hanno gia’ sentito il padre del bimbo e avviato le indagini.

I carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretti dal maggiore Erich Fasolino, hanno informato dell’accaduto la procura della Repubblica di Salerno. Poi, è scattata la denuncia a piede libero per il padre, che risulta essere consumatore di stupefacenti, per i reati di lesioni personali aggravate ed abbandono di minore. Gli investigatori ieri mattina hanno ascoltato il padre del piccolo e i sanitari dell’ospedale di Salerno dove è stato ricoverato il bambino prima di essere trasferito al nosocomio di Battipaglia. Il papà del bambino ha ammesso che stava preparando l’hashish per consumarla e aveva lasciato un pezzetto di stupefacenti sul tavolo. Il bimbo è riuscito ad afferrare il pezzo di hashish e lo ha ingoiato. Poi, qualche istante dopo stava per verificarsi la tragedia. Il bambino aveva evidenti problemi di respirazione e tremava. Terrorizzati i genitori del bambino lo hanno condotto a pronto soccorso dell’ospedale di Salerno dove i sanitari hanno subito compreso che la situazione stava precipitando.

Dopo i primi accertamenti è stato predisposto il trasferimento del bambino a Battipaglia nel reparto di rianimazione pediatrica dove il bambino è stato intubato. Poi, con il passare delle ore le condizioni salute del bimbo sono migliorate e il piccolo non è in pericolo di vita anche se la prognosi resta riservata e rimarrà nel reparto di rianimazione. I carabinieri hanno accertato che l’episodio si è verificato verso le 21 di venerdì a casa della coppia a Pastena. Il padre del bambino ieri mattina ha trascorso gran parte della mattina alla caserma dei carabinieri della compagnia di Battipaglia dove è stato ascoltato a lungo dagli investigatori per ricostruire l’accaduto. Il bambino è stato più veloce del padre e si è impossessato del pezzetto di hashish che era sul tavolo e in un primo momento, anche se le condizioni di salute del bambino sono mutate improvvisamente, i genitori non erano convinti che davvero il bimbo avesse ingoiato lo stupefacente.

Baronissi, minacce di morte al consigliere comunale

Minacce al consigliere di Baronissi, Alfonso Farina, ex assessore all’Ambiente e attualmente all’opposizione, con una lettera e un proiettile allegato. È la terza intimidazione a lui indirizzata. «Intorno a mezzogiorno racconta sono rientrato a casa; appoggiata sulla buca della posta, c’era questa busta chiusa». Una volta aperta il consigliere vi ha trovato una lettera con delle frasi minacciose: «Stai parlando ancora troppo non hai capito che devi tacere sui rifiuti». Un testo chiaramente intimidatorio, sottolineato ancor di più dalla presenza di un proiettile.
Farina si è recato dai carabinieri della locale stazione, diretti dal maresciallo Mario Murano, ed ha immediatamente sporto denuncia. La missiva giunta venerdì non è l’unica. La prima è arrivata il 22 luglio scorso. Quella volta era stata imbucata nella cassetta delle lettere e non c’era la presenza di proiettili, ma le minacce erano evidenti dal testo che citava «Ti devi fare i fatti tuoi sul Comune allora non hai capito». Anche in questo caso l’ episodio era stato denunciato ai militari che avevano avviato le indagini. «Proprio in virtù del lavoro che stavano svolgendo le forze dell’ordine spiega Farina ho ritenuto, allora, di non divulgare l’accaduto». Poi c’è stato un ulteriore episodio, dopo poco più di un mese dal precedente. Il 31 agosto, in piena notte, qualcuno ha lanciato un pallone (bucato) di cuoio sul balcone della sua abitazione al terzo piano. A far comprendere che non si trattasse di una ragazzata è stato il fatto che la stessa identica cosa fosse accaduta la notte precedente al fratello del consigliere che abita nello stesso appartamento. Anche su questo stanno indagando i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino, agli ordini del maggiore Alessandro Cisternino. Farina ha, infatti, denunciato anche questo secondo episodio quando si è verificato.
La mattina del cinque gennaio la terza intimidazione con la lettera anonima ed il proiettile al suo interno. A questo punto l’ex assessore, dopo aver sporto denuncia, ha deciso che fosse arrivato il momento di rendere pubbliche le minacce che sta ricevendo. Provato e anche preoccupato per la sua famiglia, non intende subire ancora. A far quadrato l’intero gruppo consiliare di opposizione a cui fa riferimento Alfonso Farina. Solidarietà è stata espressa dai consiglieri Giovanni Moscatiello, Sabatino Ingino, Giovanni Landi e Antonio Ladalardo, i quali hanno chiesto la convocazione di un consiglio comunale straordinario sulla sicurezza. Anche il sindaco Gianfranco Valiante ha inviato un comunicato di solidarietà al collega Alfonso Farina. «Un episodio che ci sorprende. Siamo certi dice sia opera di un idiota» e conclude sostenendo che «un caso isolato di intimidazione personale ad un consigliere comunale, pur gravissimo, non deve creare facili ed esagerati allarmismi».
Non condivisa la minimizzazione del fatto da Moscatiello che, insieme agli altri consiglieri del suo gruppo, ribadisce la gravità degli accadimenti e auspica «la mobilitazione di tutte le forze democratiche della città e una particolare vigilanza sui procedimenti che riguardano i servizi dei rifiuti», ricordando che «eventi così gravi non si sono mai registrati nella storia recente di Baronissi».

Ciro Immobile primo nella ‘Scarpa d’oro’: segna più di Cavani e Messi

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Ciro Immobile, segna piu’ di Cavani e Messi Ciro il Grande guida Scarpa d’Oro e insegue record di Higuain. Ciro Immobile sale sul tetto della Scarpa d’oro lasciando alle sue spalle i piu’ grandi attaccanti d’Europa, e ci riesce con i quattro gol realizzati a Ferrara e una stagione da incorniciare della Lazio, frutto del grande lavoro di Simone Inzaghi. Di poker d’altronde il tecnico se ne intende, avendo firmato l’impresa in Champions League contro il Marsiglia nel 2000. Ma il suo vero capolavoro lo sta realizzando in panchina dando un’anima e un gioco alla sua Lazio che ha trovato in Ciro Immobile il terminale spietato che finalizza il lavoro del collettivo. I quattro gol segnati ieri a Ferrara sono la ciliegina sulla torta di un’annata impeccabile, di una stagione agonistica formidabile che lo sta trasformando in uno dei migliori cannonieri d’Europa. Venti gol in diciotto partite sono un bottino ragguardevole, che sfiora, all’inizio del girone di ritorno, i suoi massimi nel totale stagionale: i 28 gol al Pescara di Zeman 2012 e i 22 al Torino di Ventura 2014 per i suoi due titoli da capocannoniere, e i 23 l’anno scorso nel suo primo anno alla Lazio.

A questi si aggiungono altri numeri considerevoli: oltre ai 20 gol in campionati ce ne sono 6 segnati nelle coppe, in sostanza uno ogni 73′ giocati. In un anno e mezzo ha segnato 43 gol in serie A ed e’ gia’ decimo nella classifica dei marcatori della Lazio. Nell’anno di grazia 2017 ha siglato complessivamente 39 gol. Ma Il poker siglato ieri alla Spal gli ha consentito inoltre di scavalcare Mauro Icardi in testa alla classifica marcatori, con una gara in meno, quella da recuperare con l’Udinese. Sara’ una lotta due fino alle fine, a meno di un inserimento di Dybala. Nessuno nei massimi campionati europei ha segnato con la sua costanza e continuita’, a parte due oscuri protagonisti del campionato estone (Prosa e Sappinen), autori di 27 reti. Ma dove il calcio conta nessuno ha la sua prolificita’, a partire dei due principali collezionisti di Palloni d’oro: Messi ha comunque segnato 15 gol in 17 partite mentre Cristiano Ronaldo si e’ fermato a 4 in 12 (ma si e’ sbizzarrito in tutte le altre competizioni). Immobile ha guadagnato anche la testa della Scarpa d’oro scavalcando una vecchia conoscenza della Serie A, Edinson Cavani che, nonostante le diatribe e le gelosie con Neymar, ha siglato 19 gol in 18 gare. L’uruguayano e’, con Immobile, l’unico ad avere segnato ad una media di oltre un gol a partita. Alle loro spalle c’e’, assieme a Icardi, il goleador del Tottenham Kane, autore di 18 gol in 19 partite.

Un gol in meno per un altro reduce dalla Serie A, l’egiziano ex Roma Salah che sta spopolando a Liverpool avendo segnato i suoi 17 gol in 21 gare. Ma Ciro Immobile guarda dall’alto anche altri campioni come Robert Lewandowski del Bayern (15-17) e il colombiano Falcao (15-16). Negli altri campionati (che hanno un coefficiente inferiore ai tornei top d’Europa) hanno segnato parecchio altri due attaccanti: lo spagnolo Angulo, che gioca in Polonia nel Gornik, con 19 e il brasiliano (di passaporto italiano) Jonas, che milita nel Benfica, con 18. Ma Immobile ha numeri cosi’ scoppiettanti che ha le carte in regola per reggere fino in fondo, magari insidiando il record di Higuain di 36 gol al Napoli 2016, che sembrava inavvicinabile.

Napoli: due giovani accoltellati nella movida di Chiaia

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Napoli: giovani accoltellati a Napoli nella notte ai Baretti di San Pasquale a Chiaia. La zona calda della movida napoletana torna a far parlare di se per fatti di sangue. I due giovani, un 19enne e l’amico 18enne avevano trascorso la serata nei localini del quadrilatero di vicoletti compreso tra piazza dei Martiri e piazza San Pasquale, sono stati aggrediti da un gruppo di altri giovani che li hanno prima picchiati e poi accoltellati.

I due giovani si trovavano su via Giosuè Carducci, in compagnia della fidanzata del 18enne, che pochi istanti prima dell’aggressione era stata importunata da un altro giovane ubriaco, verso i quali i giovani avevano reagito.  Era un giovane dell’est europeo. Poi- come hanno raccontato alla polizia intervenuta- sarebbero stati assaliti da un gang di giovani. I due ragazzi, soccorso da alcuni passanti, sono stati assistiti dalle ambulanze del 118 e trasportati al Loreto Mare. Entrambi sono stati accoltellati al torace, al dorso, in volto e su mani e braccia, mentre la ragazza non è stata colpita. I due giovani sono stati suturati e assistiti all’ospedale Loreto Mare.

L’accoltellamento della notte appena trascorsa pone all’attenzione ancora una volta il problema della Movida violenta a fracassona a Napoli ci sarà una manifestazione organizzata dai comitati civici. Sulle vicenda interviene anche Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della circoscrizione del Vomero, promotore di una petizione online che ha raggiunto quasi 600 firme, per chiedere una maggiore sicurezza per gli abitanti del quartiere collinare, dopo i gravi episodi registratisi di recente in via Merliani e in piazza Vanvitelli, petizione indirizzata la Prefetto, al Questore e al Sindaco di Napoli, annuncia una marcia per la legalità e la vivibilità che si svolgerà in una data successiva a quella già programmata per sabato prossimo per le strade di Chiaia, data che sarà concordata anche con altre associazioni e comitati.

“Innanzitutto – afferma Capodanno – esprimo tutta la mia solidarietà ai due esponenti politici che sono stati oggetto della minaccia anonima, auspicando che si faccia chiarezza su questa inqualificabile vicenda, anche individuando i responsabili.Con l’occasione – aggiunge Capodanno – voglio assicurare le tante persone che mi hanno contattato, anche con i propri commenti a margine della petizione, molte delle quali mamme preoccupate per i loro figli, anche dopo i gravi fatti che hanno avuto come vittime ben tre ragazzi, accoltellati nei due episodi riportati, che a parte la consegna della petizione alle autorità destinatarie della stessa , la questione non si ferma qui ma che proseguiremo nella nostraazione di civile protesta fino a quando non ci saranno da parte delle autorità competenti rispete adeguate alla gravità della situazione “.

“In verità, avevamo previsto una manifestazione da tenersi per le strade del Vomero prima delle festività natalizie, per richiamare la necessità di un maggiore attenzione ai problemi legati all’ordine e alla sicurezza pubblica – puntualizza Capodanno – ma gli eventi immediatamente successivi, segnatamente quelli analoghi che hanno interessato il rione Sanità, con un giovane 17enne, gravemente ferito sempre a coltellate, e, poi, il rispetto per un periodo come quello natalizio, caratterizzato da pace e da serenità, ci hanno indotto a posticipare l’iniziativa. Nel contempo – prosegue Capodanno – sollecitiamo ancora una volta un’apposita riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica con l’adozione dei provvedimenti tesi a garantire e a tutelare i residenti nell’area collinare della Città, con particolare riferimento ai fine settimana, quando si registra l’invasione di delinquenti, seppure in giovane età, che escono di casa armati di coltello, e che, in maniera, a mio avviso, riduttiva vengono accomunati con il termine di “baby gang”, trattandosi invece di vera e propria criminalità minorile ad opera di delinquenti, assetati di sangue e socialmente pericolosi, che colpiscono le giovani vittime senza alcuna motivazione “.