Il caso è esploso lo scorso sabato, portato alla luce dalla pagina Facebook dell’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”. Secondo la grave denuncia presentata dai familiari di una paziente, per sopperire alla mancanza di lettighe nel pronto soccorso dell’Ospedale del Mare, una croce privata avrebbe “affittato” una barella alla cifra esorbitante di 400 euro per una singola notte. Una tariffa illecita di circa 30-40 euro all’ora, pagata per aggirare le carenze strutturali del presidio napoletano.
L’intervento dei Nas e la reazione dell’Asl
Il presunto business sulla pelle dei malati ha fatto immediatamente scattare i controlli. Sabato pomeriggio i carabinieri del Nas hanno effettuato una prima ispezione nel presidio di Napoli est. Ieri mattina è arrivata la dura reazione dei vertici dell’Asl Napoli 1, che ha diramato un divieto perentorio di accesso alle aree del pronto soccorso per tutto il personale delle ambulanze private.
Contestualmente, la direzione sanitaria ha fatto arrivare una mezza dozzina di barelle aggiuntive, dirottate da altri presidi dell’azienda, e ha avviato un’indagine interna. Sul caso, intanto, ha aperto un fascicolo anche la Procura di Napoli. Dalla prima relazione aziendale emerge che l’ospedale dispone di 53 barelle, un numero ritenuto congruo per gestire una media di 60 pazienti in Obi (Osservazione Breve Intensiva) in attesa di ricovero.
Il piano anti-caos e la difesa di Gubitosa
«Nessuna segnalazione di disservizi o abusi sull’uso delle barelle è mai pervenuta da parte di utenti alla direzione di presidio e all’Urp», ha precisato il manager dell’Asl Gaetano Gubitosa, invitando i cittadini a denunciare sempre le disfunzioni ai canali ufficiali. Il direttore ammette i problemi fisiologici di sovraffollamento, concentrati soprattutto nei fine settimana e il lunedì mattina, ma ricorda l’adozione di un piano strategico varato a febbraio in linea con le direttive regionali del 2025.
Le misure per snellire i flussi includono la separazione dei pazienti al triage in base alla gravità, un rapido turnover in prima linea, l’uso di posti letto in appoggio presso altre specialità e i trasferimenti verso altre strutture dell’Asl. «Altre barelle arriveranno entro fine mese grazie a una commessa già istruita – assicura Gubitosa – ma è chiaro che se emergono fenomeni di illegalità occorre che intervengano le autorità competenti con cui stiamo collaborando».
L’offensiva politica di Fratelli d’Italia
Lo scandalo ha scatenato l’immediata reazione del mondo politico regionale. Tre consiglieri di Fratelli d’Italia — il capogruppo Gennaro Sangiuliano, il segretario della commissione Sanità Raffaele Maria Pisacane e la consigliera Lea Romano — hanno preteso chiarimenti dalla direzione sanitaria.
«Già è grave e vergognoso che i malati vengano tenuti in barella, peggio ancora in barelle a pagamento», accusano gli esponenti meloniani. Se confermate, sottolineano i consiglieri, queste notizie delineerebbero un ulteriore, drammatico quadro di malasanità. Per questo motivo, il gruppo ha annunciato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al presidente Fico, affinché attivi tutti i meccanismi necessari per mettere fine a questa vicenda.





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