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Imprenditore coraggio: grazie alla sue denunce sgominato il clan Vigilia

Imprenditore coraggio: dopo due anni di minacce continue, di aggressioni verbali anche davanti ai bambini e alle donne nonostante continuasse a pagare il pizzo, ha deciso di collaborare e fare i nomi dei suoi aguzzini. I boss del clan Vigilia del quartiere di Napoli di Soccavo, area ‘cuscinetto’ nella zona occidentale, stretta tra il rione Traiano e Pianura, non hanno usato mezzi termini per imporre le estorsioni ai titolari di un panificio di via Epomeo. I titolari hanno prima pagato cedendo ai ricatti e poi hanno deciso di denunciare tutto alle forze dell’ordine. Cosi’ e’ partita una indagine lampo della Squadra Mobile di Napoli che ha portato a sei arresti. Tra loro c’e’ il ras Pasquale Vigilia, 29 anni, figlio di Antonio e nipote di Alfredo, quest’ultimo uno dei fautori di una faida con i Sorianiello che ha portato a sparatorie e agguati lo scorso anno nel rione. L’incubo per l’imprenditore e’ inziato nel 2015 quando ha pagato la prima tranche di estorsione, circa 2 mila euro. Da li’ per due anni, gli esattori della camorra hanno battuto cassa fino a quando l’imprenditore, che ha tre punti vendita nella zona, ha deciso di affidarsi allo Stato e ha fatto i nomi di chi negli anni, ha chiesto soldi.

E così stamane alle prime luci del giorno la Squadra Mobile di Napoli, con la collaborazione del Commissariato di P.S. San Paolo, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice distrettuale per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di sei soggetti, Vigilia Pasquale, cl. ’88, Monaco Cristian, cl. ’92, Testa Luigi, cl. 89, Allegretti Francesco, cl. ’75, Divano Antonio, cl. ’61, Mazziotti Giuseppe, cl. ’87,

Tra le sei persone arrestate figura anche Luigi Testa, 26enne considerato uno dei ‘fedelissimi’ del gruppo di ‘o niro, soprannome con cui sono conosciuti a Soccavo e dintorni Pasquale Vigilia e i suoi.  Il giovane a  febbraio dello scorso anno subì un agguato in via Contieri, nei pressi di via Epomeo. Due killer esplosero dei colpi all’indirizzo di Testa (figlio di Giovanni altro elemento organico al sodalizio di via Vicinale Palazziello). Un colpo centrò Testa al torace e fu necessario un delicato intervento chirurgico per fargli salva la vita.

“Gli arresti di oggi, confermano, purtroppo, che il mondo della panificazione continua a essere nel mirino dei clan che impongono il pizzo alle ditte che non si piegano al loro controllo”. Lo hanno detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il presidente dell’Unipan, Mimmo Filosa, che, nei primi anni 2000, quando Borrelli era assessore provinciale all’agricoltura, denunciarono il sistema con il quale la camorra vendeva il pane prodotto nei panifici illegali senza alcun rispetto per le più elementari norme igieniche e sanitarie. “Sulla panificazione e sul controllo della camorra nella produzione e nella vendita non bisognerebbe mai abbassare la guardia perché al danno derivante dal controllo camorristico di un mercato fiorente quale quello del pane, si aggiungono i rischi per la salute per il consumo di pane prodotto in forni sporchi e inadeguati” hanno aggiunto Borrelli e Filosa per i quali “purtroppo, dopo l’iniziale mobilitazione, grazie anche all’attenzione mediatica che riuscimmo a creare, sulla panificazione controllata dalla camorra è venuta meno l’attenzione se si eccettuano alcuni interventi sporadici, mentre servirebbe un’attenzione continua e costante”. “Anche a causa della diminuzione dei controlli, la panificazione abusiva e la vendita di pane senza la necessaria certificazione continuano a crescere” hanno concluso Borrelli e Filosa ricordando che “nonostante i continui solleciti, non c’è più traccia del Tavolo interistituzionale, con i rappresentanti di Istituzioni, Asl, Forze dell’ordine e panificatori, che il Prefetto di Napoli s’era impegnato a convocare quando sul tema della panificazione controllata dalla camorra c’era il giusto interesse”.

Corna e onore a Palermo: sparatoria, due feriti e tre arrestati

Corna, cocaina, criminalita’, onore, hashish, omerta’, pistole, degrado e poverta’: c’e’ tutto questo nel palazzone di 7 piani in via Brigata Aosta 56 a Palermo, lo ‘shaker’ in cui e’ venuto fuori il tradimento di una ragazza di 19 anni, con due figli, di uno e 4 anni, che si sarebbe invaghita di Gaetano La Vecchia, anche lui abitante nell ‘ edificio ribattezzato ”di ferro” alle spalle della strada che unisce il centro di Palermo ai suoi quartieri marinari. Era lui la vittima designata della rabbia del compagno della giovanissima madre, Silvestro Sardina, detto Silvio, 22 anni, di suo padre Francesco Paolo, detto Paoluzzo, 45 anni, e del cugino Juzef Sardina, detto il tunisino, 23 anni, che il 2 gennaio scorso sono entrati nel palazzone con tre pistole calibro 9 e hanno sparato almeno 17 colpi. Gaetano La Vecchia e’ stato colpito alle gambe e all’addome (se la cavera’) e sua suocera, Teresa Caviglia, e’ stata ferita di striscio al braccio. Ma il bilancio poteva essere molto piu’ pesante. Oggi la squadra mobile, su disposizione della procura, ha fermato i tre Sardina accusati di due tentativi di omicidio e di detenzione illegale di arma da fuoco. Poco dopo le 19 del 2 gennaio nell’isolato di via Brigata Aosta, un piccolo Bronx di spaccio e ricettazione, si scatena la guerriglia: i tre Sardina sparano alle finestre di Francesco Fragale, cognato di La Vecchia, poi irrompono nell’androne e salgono i piani facendo fuoco all’impazzata, entrano negli appartamenti dove ci sono anche bambini e continuano a esplodere colpi. E negli attimi delle scene di guerriglia urbana qualcuno lancia in strada da una finestra un involucro e uno zaino con 15 kg di droga: cocaina, hashish e marijuana. La polizia l’ha sequestrata. Lo ‘shaker’, secondo la procura, e’ ”ad elevatissima densita’ criminale, vige un rigido codice di comportamento improntato alla piu’ bieca omerta’ ed alla piu’ manifesta ostilita’ nei confronti delle forze di polizia”. Solo una bambina di 6 anni, parente delle vittime, ha raccontato con puntiglio cio’ che ha visto e sentito dal giorno della sparatoria. Il palazzone e’ stato occupato da abusivi, 70 famiglie per un totale di 350 e piu’ persone, molti con precedenti penali, alcuni legati a Cosa nostra, e a nulla sono valsi i tentativi di sgombero degli anni scorsi dovuti anche al rischio che corre chi abita nel palazzo fatiscente. La polizia evidenzia che nella vicenda l’unico apporto e’ stato dato da una telefonata anonima al 113 fatta, in contemporanea all’assalto dei Sardina, da una cabina in corso dei Mille, dall’altra parte della citta’, in cui un uomo diceva: “Correte in via Montalbo c’e’ una sciarra e sono con le pistole in mano, la persona armata e’ Sardina Silvio che stava litigando con la moglie a causa di un presunto tradimento, era al civico 56 dove c’e’ il palazzo di ferro occupato. La donna si chiama …. c’e’ un macello, correte subito perche’ ci saranno piu’ omicidi”. Gli investigatori hanno ricostruito i retroscena della sparatoria e dei ferimenti attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno riguardato le famiglie Fragale, Caviglia, La Vecchia, Sardina, tutte abitanti nel palazzone. Teresa Caviglia, intercettata mentre parla coi parenti dice: “Vedi che c’e’ stato stu massacro per le corna! Perche’ poi puo’ prendere la merda e se la puo’ stricare in faccia. Silvio non lo puo’ fare piu’. Altrimenti se la deve prendere e se ne deve andare di qua per sempre”. La compagna di Silvio Sardina, interrogata, nega la relazione con La Vecchia e dice: ”Oggi intorno alle ore 15 mio marito ha fatto rientro in casa, ha bussato alla porta e senza dirmi nulla mi ha colpito con uno schiaffo al viso ed ha iniziato a rompere tutti gli oggetti di casa. Non mi ha detto nulla ma ho capito, conoscendolo, che sicuramente il tutto era attribuibile alla sua ossessiva gelosia”. ”Il solo fatto che io indossi una maglietta scollata lo rende nervoso” aggiunge ribadendo: ”Oggi sono rimasta in casa ma non ho udito nessun colpo di arma da fuoco, ne’ rumori strani perche’ la mia abitazione da’ verso l’interno dello stabile”.

Bimbo ucciso dal padre, l’autopsia: morto per asfissia

Bimbo ucciso dal padre: dall’autopsia emerge che la morte è avvenuta per asfissia. Perito dispone approfondimenti con esami istologici E’ morto per asfissia Hamid Imeri, il bimbo di 5 anni che il padre Besart ha ammesso di avere ucciso, senza saperne spiegare il perche’, a Cupramontana (Ancona). L’autopsia del medico legale Mauro Pesaresi non ha sciolto pero’ tutti i dubbi. Non ci sono segni evidenti esterni di violenza: l’uomo, un disoccupato macedone di 27 anni, in cura per depressione, legato alla famiglia (un altro bimbo piccolo e la moglie in attesa di un terzo figlio) avrebbe soffocato Hamid tappandogli naso e bocca e la morte sarebbe sopraggiunta in pochi secondi, senza possibilita’ di reazione. Sono pero’ da verificare alcuni punti del racconto di Besarti. E il medico legale non esclude neanche l’ipotesi di eventuali patologie come concausa di morte. Per questo sono previsti approfondimenti sugli esami istologici, alla presenza (come oggi) del perito della difesa Raffaello Sanchioni. La Procura di Ancona procede per omicidio volontario aggravato. “Non ero io, ero posseduto da una forza sovrannaturale” l’unica spiegazione del padre.

Napoli, morto il regista Michele Del Grosso

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Napoli, morto il regista Michele Del Grosso, fu il fondatore del Teatro Instabile. Cordoglio e’ stato espresso dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. “Michele Del Grosso – si legge in un post su Facebook del Sindaco de Magistris – ha rappresentato per Napoli la lucida follia, una cultura profonda elitaria e popolare allo stesso tempo, una incorruttibile ed eccessiva saggezza, un perpetuo orgasmo della mente con il quale tutti abbiamo dovuto mediare per poi vivere delle suggestioni da lui date. Michele e’ stato scuola di teatro e di vita per molti ragazzi che non avrebbero trovato una casa artistica altrove. Un uomo che alla citta’ ha dato tanto e dalla quale e’ stato ripagato poco, prevalentemente nel pane per la propria immaginazione che Napoli sa dare. Lascia in eredita’ il coraggio di osare, la capacita’ di realizzare cose grandi con mezzi piccoli, l’instancabilita’ della fantasia. E’ stato bello godere della sua incodizionata amicizia, averlo come incoraggiamento nella sfida quotidiana. Nei momenti bui della citta’ e’ stato baluardo di bellezza nel cuore del centro storico, scintilla di riscatto con un monumento a Pulcinella che lui ha voluto fortemente. Michele manchera’ tantissimo a molti di noi, avere avuto a che fare con lui e’ stato un privilegio prezioso. Giovedi’ 11 alle 18 saluteremo Michele al Teatro Instabile Napoli in Vico Fico al Purgatorio”.

Pizzo e sparatoria alla Maddalena: 34 anni di carcere ai 5 estorsori

Pizzo e sparatoria alla Maddalena: condanne per 34 anni di carcere complessivi nei confronti dei cinque estorsori del clan Mazzarella che il 4 gennaio dello scorso anno si resero protagonisti di una furiosa sparatoria nel mercatino  della Duchesca. Nella sparatoria rimase ferita una innocente bambina di 10 anni di Melito che si trovava con il padre e tre cittadini senegalesi. Hanno avuto 9 anni di reclusione a testa, rispetto ai 14 richiesti dalla Dda di Napoli, Gennaro Cozzolino, Valerio Lambiase e Antonio Sarnelli, detto ‘occhi celesti’ elemento di spicco del clan Mazzarella. Tre anni e sei mesi per Luciano Rippa e Gennaro Vicedomini. Quest’ultimi due con la funzione di “navigatori”: erano anche loro commercianti ma segnalavano ai tre estorsori quali extracomunitari dovevano perseguire con le richieste di pizzo. I tre, secondo l’accusa, sono ritenuti tutti vicini al gruppo dei Mazzarella, all’epoca dei fatti in contrasto con i Sibillo-Corallo proprio per la redditizia gestione delle estorsioni nella zona del mercato della Duchesca: 14mila euro al mese. Per i pentiti si tratta di incassi che vengono usati per il pagamento degli ‘stipenti’ agli affiliati in carcere e alle loro famiglie.

Si presentarono al mercato rionale della Duchesca a Napoli, a pochi passi dalla stazione centrale. Pretendevano il ‘pizzo’ dalla bancarelle gestite dagli africani. Dieci euro a settimana: erano loro i nuovi capi. Ma gli ambulanti si ribellarono e loro tornarono armati e fecero fuoco tra la folla. Uno degli extracomunitari fu ferito ad una gamba mentre un proiettile colpi’ una bambina di 10 anni che passeggiava con il padre alla ricerca del suo regalo per la Befana. A distanza di un anno il gip di Napoli ha condannato cinque persone per estorsione, riconoscendoli colpevoli di aver imposto il pagamento del racket. Non ci sono prove per incastrarli per la sparatoria, anche perche’ dalle vittime, non arrivo’ nessun contributo.

 

(nella foto da sinistra Gennaro Cozzolino, Valerio Lambiase, Luciano, Rippa e Gennaro Vicedomini; sotto Antonio Sarnelli)

Venezia, il napoletano assassino era amico della vittima

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Venezia: apparivano nelle foto su Facebook abbracciati, in atteggiamento amichevole, ma qualcosa nel loro rapporto doveva essersi inesorabilmente guastato se la notte scorsa a Venezia Ciro Esposito, napoletano di 51 anni, ha ucciso Ivano Gritti, 48 anni, scaricandogli contro due colpi di pistola, uno dei quali lo ha raggiunto all’occhio. L’episodio e’ accaduto davanti ai vicini, in una zona del centro storico a ridosso di Piazzale Roma fatta di vecchie casette basse di edilizia popolare divise da piccoli giardini. Dopo aver discusso animatamente, Gritti ha bussato alla porta di Esposito gridando piu’ volte “fammi entrare” e quest’ultimo, per tutta risposta, ha sparato con un’arma illegale con la matricola abrasa. I Carabinieri sono intervenuti immediatamente: mentre i sanitari tentavano inutilmente di rianimare Gritti, hanno intavolata una trattativa per convincere Esposito, con precedenti per reati contro il patrimonio, alla resa. Dopo lunghi momenti di tensione, l’uomo si e’ deciso ad aprire la porta e a farsi arrestare in flagranza di reato. Portato in caserma, ha fatto le prime ammissioni davanti al magistrato Patrizia Ciccarese ed e’ stato condotto in carcere.

I vicini sostengono che alla resa dei conti tra i due abbia partecipato anche una terza persona che e’ riuscita a far perdere le tracce prima dell’arrivo degli investigatori. L’assassinio si inserirebbe in un contesto di degrado e, forse, di traffici illeciti. Esposito aveva occupato abusivamente l’abitazione in cui si trovava; Gritti, pregiudicato per spaccio, si era installato nella casa assegnata alla madre dopo aver lasciato la sua residenza della Giudecca. “Si conoscevano da tempo – racconta una vicina – sembravano grandi amici, erano sempre assieme. Di notte si vedeva gente strana, tra cui vari minorenni, che entrava e usciva continuamente dalle loro porte”. Non era la prima volta che li si sentiva litigare, sempre per questioni legati ai misteriosi ‘lavori’ che gestivano insieme. Una delle piste seguite dagli investigatori per comprendere il movente del delitto porterebbe sino agli ultimi tre colpi a negozi e supermercati avvenuti in centro storico nelle ultime settimane. A spaventare gli abitanti della zona era anche il pitbull che Esposito portava sempre con se’ e che pare avesse gia’ sbranato altri cani. “Da un anno – spiega una conoscente – girare la sera in questa parte di Venezia era piu’ pericoloso, c’erano sempre brutte facce in giro”.

Spaventata da fuga di gas in cucina, donna muore per malore

Tragedia questa mattina a Foglianise (Benevento) dove una donna di 64 anni e’ stata stroncata da un malore a seguito di un incendio divampato nella propria abitazione. Secondo una prima ricostruzione, la donna si sarebbe spaventata dopo aver acceso un fornello e aver visto le fiamme divampare all’interno della cucina. A quel punto, sarebbe scappata: sull’uscio della porta di ingresso avrebbe accusato il malore. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Benevento che hanno provveduto a domare le fiamme e i sanitari del 118 che hanno potuto solo constatare il decesso della signora.

Persona investita dal treno a Battipaglia: linea sospesa

Una persona e’ stata investita tra Battipaglia e Capaccio-Roccadaspide, lungo la linea ferroviaria Battipaglia-Sapri. Lo rende noto Rfi – Rete Ferroviaria Italiana, sottolineando che dalle 18 la circolazione ferroviaria e’ sospesa lungo la tratta ferroviaria. La settimana scorsa sulla stessa linea un’ altra persona  era stata investita e uccisa. Anche in quel caso la linea ferroviaria rimase sospesa per alcune ore.

Caldo record in Italia, a Roma mai cosi’ da un secolo

Mai cosi’ caldo da quasi un secolo a Roma. A pochi giorni dall’inizio del 2018, si presentano anomalie del ‘tempo’ in tutta Italia con un brusco innalzamento delle temperature, fino a livelli primaverili sia nelle minime che nelle massime. Ieri, infatti, la capitale ha registrato temperature massime 19,9 gradi toccando un record – spiegano all’Osservatorio del Collegio Romano – mai raggiunto da oltre ottant’anni e 15,4 gradi per le minime come non avveniva da quasi un secolo. L’Osservatorio- spiega la metereologa Franca Mangianti presidente dell’Associazione Bernacca e per 40 anni responsabile dell’Osservatorio, dal 1782 registra giornalmente i dati sulla Capitale con dati omogenei perche’ rilevati dallo stesso posto. Record anche a Palermo con 24,1 gradi di massima e – secondo le rilevazioni del Centro Epson meteo – il valore piu’ elevato degli ultimi 40 anni. A determinare l’innalzamento della colonnina di mercurio, che ha riguardato le regioni tirreniche, la Sardegna e la Sicilia e che peraltro sara’ di breve durata visto che da domani comincera’ a tornare il freddo, ha spiegato la climatologa e ricercatrice dell’Ibimet-Cnr, Marina Baldi, “e’ stata un’ondata di aria calda e umida proveniente dal Nord Africa, richiamata da un’area depressionaria posizionata sul Centro-Nord Europa e accompagnata da venti di scirocco”. L’esperta e’ cauta nell’inquadramento del fenomeno a livello climatologico, per cui “servira’ un’analisi piu’ approfondita, valutando i casi analoghi del passato”. I record delle temperature non hanno riguardato solo Roma e Palermo ma anche a Napoli (21,5 gradi) e’ stata registrata la temperatura massima piu’ elevata degli ultimi 40 anni. Per quanto invece riguarda la temperatura minima, a Milano oggi e’ stata registrata quella piu’ elevata degli ultimi 20 anni con 10,4 gradi, come pure a Verona (12 gradi all’alba) e a Brescia (11,1 gradi). Sulle anomalie del clima interviene anche la Coldiretti, sottolineando che in Italia il 2017 si e’ classificato al sesto posto tra gli anni piu’ caldi dal 1800 con una temperatura di 1,16 gradi superiore alla media del periodo di riferimento. Il caldo anomalo e’ destinato a diminuire gia’ da domani, a seguito dell’arrivo di una perturbazione che richiamera’ aria fredda e umida dal Nord-Atlantico. Ovviamente nelle regioni del Nord ‘risparmiate’ dal caldo le temperature si manterranno sui valori tipici del periodo. Nella seconda parte della settimana le temperature si dovrebbero mantenere su valori piu’ vicini alle medie stagionali.

Ercolano: il 2017 si chiude con il record di 470.123 visitatori

Un 2017 da record per il Parco archeologico di Ercolano che ha fatto registrare 470.123 visitatori rispetto ai 400.639 del 2016: e’ quanto emerge dai dati forniti dal Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali che ha stilato una classifica con tutti i numeri dei musei italiani. Nella top 30 dei musei italiani, i tassi di crescita piu’ sostenuti sono stati registrati oltre che da Palazzo Pitti (+23%), da quattro siti campani: la Reggia di Caserta (+23%), Ercolano (+17%), il Museo archeologico di Napoli (+16%) e Paestum (+15%). Il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, esprime soddisfazione per il risultato che ”conferma il trend positivo per le attrazioni culturali del nostro territorio” e nel ringraziare a nome dell’amministrazione il direttore del Parco archeologico Francesco Sirano ”per l’ottimo lavoro che sta svolgendo e per le iniziative che il Parco continuera’ a proporre” aggiunge: ”Un altro aspetto positivo riguarda la ricaduta dell’indotto culturale sulla citta’: nel 2017 sono aumentate le attivita’ commerciali dedicate alla cultura e al turismo e si sono moltiplicati i posti letto nelle strutture ricettive. Mi auguro che nel 2018 possano essere ancora di piu’, ora occorre proseguire nel miglioramento dei servizi e dell’offerta e possiamo riuscirci solo se ci proviamo tutti insieme”. Nel sito archeologico di Ercolano, in questi giorni, parte ‘Expanded Interiors’, la nuova tappa di Maiuri pop-up, progetto condiviso con la Newcastle University guidato dalla squadra dell’artista Catrin Huber e in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project che sviluppera’ il tema caro a Maiuri della ‘citta’ museo’ attraverso il dialogo tra le arti figurative moderne e la Casa del Bel Cortile. Repliche di oggetti antichi saranno collocate in situ, proprio dove erano gli originali ritrovati dal Maiuri nelle campagne di scavo.Novita’ con il nuovo anno nel sito di Ercolano: ci sara’ l’ampliamento dell’offerta di visita grazie all’impiego di sei nuovi addetti all’assistenza al pubblico e sorveglianza, assunti in seguito all’accordo tra il Parco Archeologico di Ercolano e Ales (la societa’ in house del ministero dei Beni e delle Attivita’ Culturali e del Turismo) che fornira’ anche due unita’ di supporto per gli uffici amministrativi del Parco.

Sarri e il grande dubbio di mercato: Verdi o Deulofeu?

Sarri sfoglia la margherita: Simone Verdi o Gerard Deulofeu? Da una parte c’è il fantasista italiano classe ’92, duttile, ambidestro e con il vantaggio di conoscere già gli schemi di Maurizio Sarri; dall’altra c’è l’esterno catalano classe ’94, di due anni più giovane e dotato di grande esperienza internazionale, in aria di cessione dopo l’arrivo al Barcellona dell’ex Liverpool Coutinho. Con ogni probabilità sarà tra loro due che il Napoli sceglierà il prossimo acquisto di gennaio, due ottime soluzioni visti i parametri societari, il ruolo in campo e il gradimento dello stesso tecnico toscano.I DUBBI DI VERDI – Ma la prima scelta di Sarri resta Verdi. Ecco perché Giuntoli e lo stesso patron De Laurentiis si sono mossi in anticipo con l’entourage del Bologna, chiudendo virtualmente l’affare per 25 milioni + bonus, cifra ritenuta congrua dalla società di Joey Saputo. Ora non resta che convincere il ragazzo, allettato dalla proposta partenopea (quinquennale da 1.5 milioni a stagione, con raddoppio del suo attuale stipendio), ma preoccupato per lo scarso minutaggio in maglia azzurra da qui a fine stagione. Tutto sarà deciso entro il fine settimana, come ha ammesso oggi a Radio Kiss Kiss il suo agente Donato Orgnoni: “Per adesso ci siamo presi una pausa di riflessione: appena Simone torna dalle vacanze ci siederemo io e lui dinanzi ad un tavolo e decideremo cosa fare”.LA FRECCIA CATALANA – Se la trattativa dovesse saltare, solo allora Giuntoli virerà su Deulofeu. Per lo spagnolo bisognerà superare la concorrenza dell’Inter, soluzione più gradita al ragazzo, convinto che una nuova esperienza milanese (stavolta sponda nerazzurra) possa rilanciarlo definitivamente. Ma il Napoli ha un asso nella manica da giocare: gli azzurri possono infatti garantire al Barça l’obbligo di riscatto (già fissato intorno ai 20 milioni), mentre l’Inter è ferma al prestito con diritto, visti i problemi di fairplay finanziario della società di Suning.RITORNI ILLUSTRI – La sensazione è che tutto sarà deciso nell’arco di una decina di giorni, così da garantire a Sarri la nuova pedina per la rincorsa al tricolore. Ma non sarà l’unica. Buone notizie, infatti, giungono dall’infermeria, con Arek Milik e Faouzi Ghoulam che stanno bruciano le tappe dopo i rispettivi infortuni ai legamenti; nei prossimi giorni è previsto un doppio controllo per entrambi a Villa Stuart dal professor Mariani, decisivo anche sul fronte mercato: se l’esito sarà positivo, allora Roberto Inglese sarà lasciato al Chievo fino a giugno, così come sarà abbandonata l’ipotesi di acquisto di un nuovo terzino (Darmian, Vrsaljko), discorsi rimandati alla prossima estate.

Napoli, il Consiglio approva delibere del piano di riequilibrio

Il Consiglio comunale ha approvato le due delibere sulla ridefinizione del piano di riequilibrio Prima dell’approvazione degli atti, la replica dell’assessore Panini e l’intervento del sindaco de Magistris. L’assessore Panini ha ritenuto necessario definire gli atti dell’amministrazione come tecnicamente precisi e politicamente orientati. Va ricordata, invece, la pronuncia della Corte dei Conti, sezione regionale di controllo della Campania, riferita alI’ispezione relativa al bilancio previsionale 2010 e consuntivo 2011 in cui venne accertata la mancata adozione di misure per evitare gravi irregolarita’ contabili e il conseguente aggravamento della situazione economico finanziaria del comune, con profili di squilibrio in grado di procurarne il dissesto. Perche’ il Comune e’ riuscito a mantenere gli impegni assunti nel piano di rientro nel 2013 e nel 2014 e poi non piu’? Perche’ sono diminuiti notevolmente i trasferimenti, aumentata la copertura dei debiti di dubbia esigibilita’ ed emanate le norme sulla contabilita’ armonizzata. C’e’ stata una cattiva amministrazione qui o un mancato coordinamento delle norme? Chi vuole battere il sindaco lo deve fare nelle urne e non in altri modi. Questa amministrazione avra’ fatto errori, ha concluso Panini, ma ha anche mantenuto i livelli occupazionali e salvato le societa’ partecipate, mentre resta il tema della politica sui comuni, la popolazione piu’ penalizzata nei servizi risiede nei comuni del Mezzogiorno. Per loro, da Napoli, e’ partita la richiesta di maggiore attenzione. Il sindaco de Magistris ha voluto ricordare il ruolo svolto da tutti, a partire dal Consiglio comunale. L’approvazione della norma della legge di bilancio costituisce una pagina di altissima cooperazione istituzionale, nella quale il sindaco ha fatto la sua parte insieme ad altri, Governo, Anci e Parlamento. Ma va chiarito che non vi era un clima in cui tutti erano d’accordo, perche’ prima dell’approvazione della norma in questione venne comunicato che il governo aveva presentato in commissione Bilancio alla Camera un emendamento contro Napoli in cui era scritto che tutti potevano ripresentare un piano di riequilibrio eccetto la nostra citta’. In caso di approvazione di una tale norma, ha ribadito il sindaco, si sarebbe dato inizio ad un conflitto politico-istituzionale senza precedenti, che e’ stato scongiurato dall’intervento tempestivo fatto presso le piu’ alte cariche, con il conseguente accantonamento dell’emendamento. Nell’Anci, vi e’ stato uno schieramento di tutti i sindaci, di orientamenti molto diversi tra loro, mentre parte del Pd intendeva tenere la citta’ al guinzaglio. Sappiamo perfettamente che la strada in salita non e’ finita e che potranno esserci errori, ma saranno gli elettori a giudicare al momento opportuno. De Magistris ha poi ricordato che Napoli ha contribuito a salvare altri trecento comuni, ma senza molte norme in materia di contabilita’ emanate negli anni si sarebbe superato il disavanzo della citta’. Occorre intervenire in modo strutturale sul debito, con un audit che serva a investigare il debito, che gli enti locali pagano piu’ del governo nazionale. Il merito della cooperazione istituzionale lo si deve a quello che Napoli ha fatto come citta’ e che oggi dopo l’approvazione della legge di bilancio gode di maggiore rispetto, forza e autorevolezza. Per dichiarazioni di voto e’ intervenuto Valente (Pd) che ha precisato che la norma che consente la ridefinizione del debito e’ stata presentata in commissione bilancio dal capogruppo del Pd ed ha ricostruito tutti i passaggi che hanno portato alla scrittura della stessa, contestando che ci fossero differenti visioni all’interno del partito di maggioranza in Parlamento. La norma, che guarda alla generalita’ dei Comuni in difficolta’, e’ frutto della collaborazione istituzionale e della necessita’ del rigore nei conti a salvaguardia dei cittadini; Guangi (Forza Italia) ha confermato il grande senso di responsabilita’ che ha portato a sostenere la norma della legge di Bilancio e ha confermato il voto di astensione pur ribadendo il giudizio severo sull’amministrazione cittadina. La delibera n. 2/2018, votata per appello nominale, e’ stata quindi approvata con 24 voti favorevoli e 8 astenuti. Subito dopo, la delibera n. 3/2018 e’ stata approvata a maggioranza con l’astensione dei gruppi Movimento 5 Stelle, Pd, Forza Italia, La Citta’, Prima Napoli e del consigliere Troncone (Misto).

Afragola, il portavoce di Fdi sull’arresto del marito del consigliere: “Cristina Acri è uscita dal partito 4 anni fa”

Afragola. “In merito all’ordinanza di custodia cautelare notificata questa mattina ad Aniello Esposito, marito della consigliera comunale di Afragola Cristina Acri, ritengo doveroso fare alcune precisazioni. L’avvocato Acri è stata candidata nelle liste di Fratelli d’Italia oltre quattro anni e mezzo fa, quando né su di lei né su suo marito gravava alcuna pendenza giudiziaria”. E’ quanto si legge in una nota del portavoce di Fratelli d’Italia ad Afragola Biagio Castaldo.

“Inoltre, dopo soli due mesi di consiliatura, i vertici locali e regionali del partito invitarono la stessa Acri a defilarsi perché non si uniformava alle linee guida di Fratelli d’Italia – prosegue Castaldo – . L’avvocato Acri è uscita infatti dal gruppo per aderire alla lista civica ‘Liberamente’. Invito quindi ad evitare sterili strumentalizzazioni al sol fine di danneggiare l’immagine di un partito fortemente radicato sul territorio, a pochi mesi da importanti Elezioni Politiche che vedono Fratelli d’Italia protagonista”, conclude Castaldo.

Candidature Pd, Piero De Luca e il ‘re’ delle fritture Franco Alfieri nelle liste della Campania

Roma. Spiccano i nomi di Piero De Luca, rampollo del Presidente della Campania, Vincenzo e di Franco Alfieri, l’ex sindaco di Agropoli diventato famoso per le ‘fritture di pesce per tutti’, nella lista che il segretario del Pd della Campania, Assunta Tartaglione, ha consegnato oggi a Roma ai vertici nazionali del partito. Ma il nome di Alfieri pare non piaccia molto ai responsabili del partito. Tra i papabili candidati molti fedelissimi del Presidente della Regione.

Nella prima bozza dell’elenco di candidati ci sarebbero buona parte dei parlamentari uscenti, alcuni consiglieri regionali del Pd e figure vicine al governatore De Luca, tra cui il figlio Piero, componente della segreteria regionale del partito, e l’ex sindaco di Agropoli Alfieri, fedelissimo del presidente della Regione che la scorsa estate l’ha nominato a capo della sua segreteria. Tra i vertici nazionali del partito presenti oggi all’incontro con tutti i segretari regionali, tra cui Matteo Renzi, Lorenzo Guerini, Matteo Orfini e Maurizio Martina, ci sarebbero delle resistenze proprio alla candidatura di Franco Alfieri, il sindaco delle fritture di pesce, quello che De Luca indicò come una persona “notoriamente clientelare”, invitandolo a offrire “fritture di pesce” o “gite in barca” in cambio di un sì dai suoi concittadini alle elezioni referendarie dello scorso 4 marzo. A Roma spetta la decisione finale sulle liste e potrebbe arrivare uno stop proprio sul nome di Franco Alfieri. Una resistenza dai politici regionali della Campania, a quanto si apprende, ci sarebbe, invece, rispetto alla proposta di far candidare i consiglieri regionali soltanto negli uninominali.

Centri per migranti gestiti dalla ‘ndrangheta, arrestato a Cardito il marito di un consigliere di Fdi

Cardito. Centri per migranti gestiti con la ‘ndrangheta della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina: arrestato a Cardito, Aniello Esposito, 36 anni, marito di Cristina Acri, consigliere comunale dei Fratelli d’Italia ad Afragola. L’operazione dei Ros denominata Stige ha portato all’arresto di 169 persone tra le quali una anche in Campania. I carabinieri del Ros guidati da Giancarlo Scafuri e del comando di Crotone hanno infatti eseguito una misura cautelare a carico di Aniello Esposito, residente a Cardito, marito di un consigliere comunale di Fratelli d’Italia ad Afragola, che gestisce alcuni centri per l’immigrazione di cui uno a Crotone, due ad Afragola e un altro a Dugenta nel Sannio.

L’uomo, che nel 2016 è stato picchiato e gambizzato, è accusato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Esposito, nel luglio del 2016, fu avvicinato da alcuni giovani in scooter e ferito con un colpo di pistola ad una gamba. In quell’occasione si ipotizzò un ferimento a scopo di rapina, ma quell’episodio è rimasto oscuro.

Le indagini dicono che nella gestione del centro crotonese per migranti che gestisce, Villa Sant’Antonio, ex discoteca, era legato alla ‘famiglia’ ‘dranghetista dei Siena e che persino le forniture erano riconducibili a questa cosca costola dei Farao-Marincola.

Esposito, dice il gip di Crotone, “pur non partecipando alla consorteria, concorreva alla stessa dall’esterno, fornendo un contributo volontario e consapevole all’esecuzione programma criminoso”. Per gli inquirenti, gestisce unitamente a Palmiro Salvatore Siena, Carmine Siena, Antonio Anania e Valentino Anania la casa di cura ‘Clinica Sant’Antonio’, ex discoteca diventata casa di accoglienza per minori non accompagnati, e ha contratti per l’acquisto di merci e forniture di servizi con imprese controllate dalla cosca di Ciro’. Inoltre, per questi acquisti e forniture gonfiata le fatture. Esposito avrebbe messo a disposizione della cosca sue conoscenze anche per tentare di influenzare gli esiti di un procedimento di misura di prevenzione personale pendente in Cassazione.

Napoli, il baby boss ‘Robinù’ arrestato e condannato: in carcere

Napoli. Il ‘Robinù’ delle Paranze, il baby boss protagonista del docufilm del giornalista Michele Santoro è stato arrestato per spaccio in carcere. A scoprirlo il cane antidroga della polizia penitenziaria del carcere di Secondigliano e per Mariano Abbagnara, il baby boss del quartiere Conocal di Ponticelli, passare dal carcere al carcere è stato un attimo. Dopo l’udienza di convalida è stato condannato a sei mesi di reclusione per spaccio.

Il detenuto è stato perquisito dagli agenti della Penitenziaria mentre transitava nei corridoio del carcere di Secondigliano per recarsi al passeggio con i compagni di cella e nascosti negli slip aveva 50 grammi di hashish.
E’ stato arrestato in carcere per detenzione di stupefacente finalizzato allo spaccio, aggiungendo alle sue imprese da fenomeno della criminalità (è stato anche protagonista di una rivolta in carcere) anche quello dello spaccio tra le mura dell’istituto di pena. Stamane si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto, nella quale il pm ha contestato ad Abbagnara il reato di detenzione e spaccio di stupefacenti aggravata dalla circostanza di aver ceduto la droga all’interno del carcere. Convalidato l’arresto, in sede di giudizio direttissimo, Mariano Abbagnara – su suggerimento del suo difensore l’avvocato Dario Vannetiello – ha definito il procedimento con rito abbreviato. Il pm ha chiesto la condanna ad un anno di reclusione per l’imputato ed ha chiesto al giudice di applicare la misura della custodia cautelare in carcere,sostenendo che Abbagnara meritasse la severa misura del carcere per la gravità della condotta posta in essere nonché la sua negativa personalità, essendo gravato sia da una condanna per omicidio a 16 anni di reclusione, sia da una ordinanza di custodia cautelare per associazione camorristica quale elemento di spicco del clan D’Amico, sia perché si rese protagonista anche di una rivolta in carcere. Infatti, il baby killer – detenuto nel carcere minorile di Airola per l’omicidio di Canfora Raffaele – fu a capo di una rivolta, cui seguirono devastazione delle celle e lesioni agli agenti intervenuti a sedarla.

Dopo un’articolata arringa difensiva Vannetiello il giudice ha ritenuto che lo spacco fosse di lieve entità ed ha condannato Abbagnara alla pena di sei mesi di reclusione. Il Tribunale ha condiviso quanto sostenuto dal difensore dell’imputato circa la inapplicabilità della custodia cautelare in carcere, rigettando in toto la richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere formulata dal Pubblico Ministero.

Per Abbagnara a breve si aprirà un altro capitolo della sua già travagliata e combattuta storia giudiziaria. Infatti, dopo il secondo annullamento disposto dalla Suprema Corte di Cassazione in accoglimento dei ricorsi proposti dall’avvocato Dario Vannetiello, si dovrà discutere per la terza volta innanzi al Tribunale del Riesame di Napoli onde stabilire se sussistono o meno i gravi indizi in ordine alla appartenenza di Abbagnara al clan D’Amico. Nel frattempo il processo di merito al clan D’Amico è in piena fase dibattimentale con udienza fissata giovedì prossimo innanzi al Tribunale di Napoli – I sezione penale.

Evade dai domiciliari con la scusa di un malore: arrestato

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Evade dai domiciliari dove non riusciva più a stare e inventa una scusa. Poi dopo alcune ore viene rintracciato, e condannato ad altri 10 mesi di arresti in casa. Aveva detto ai familiari di andare in ospedale per un dolore. Ma i poliziotti hanno accertato invece che in ospedale non era mai andato e così lo hanno arrestato qualche ora dopo. E’ l’epilogo dell’arresto di Carmine Fusco, napoletano di 29 anni, responsabile del reato di evasione dagli arresti domiciliari.
Ieri sera gli agenti del Commissariato Poggioreale si sono recati in via Stadera al fine di verificare se l’uomo fosse rientrato in casa dopo che lo stesso la mattina aveva contattato il 113 per avvisare della sua necessità di andare in ospedale. Ma di fatto il Fusco in ospedale non si era mai recato.I poliziotti hanno rintracciato il 29enne intorno alle 23 in via Taddeo da Sessa e lo hanno arrestato. Passeggiava. L’uomo, da alcuni mesi agli arresti domiciliari per reati di furto e ricettazione, è stato condannato con giudizio direttissimo alla pena di dieci mesi di reclusione in regime degli arresti domiciliari.

Migranti la Questura di Napoli: ‘Nuovo sistema agenda on line’

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Migranti: Questura Napoli, nuovo sistema ‘agenda on line’ agevola i cittadini stranieri per presentazione istanze protezione. Nuovo sistema informatico della Questura di Napoli per agevolare i migranti nella presentazione delle istanze di Protezione Internazionale presso l’Ufficio Immigrazione competente. Si tratta di ‘Agenda on line’, si legge in una nota, “piattaforma realizzata con la collaborazione istituzionale del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione dell’Universita’ degli Studi di Napoli Federico II. Con questo servizio lo straniero, a decorrere dall’11.01.2018, potra’ richiedere l’appuntamento per la formalizzazione dell’istanza di protezione internazionale, direttamente sul web, registrandosi sul sito https://85.44.177.180”. “Il sistema, che sara’ attivo ogni settimana fino alla capienza degli appuntamenti disponibili per la settimana successiva, seleziona in automatico il giorno e l’ora in cui il cittadino straniero sara’ ricevuto presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Napoli per la compilazione del modello cd. C3 ed il deposito della documentazione necessaria per il rilascio del permesso di soggiorno cartaceo “per richiesta asilo”. Una volta conclusa l’operazione di inserimento dei dati – si sottolinea – il programma consente di stampare la ricevuta della prenotazione, completa di codice a barre per il riconoscimento univoco dell’istante prenotato; per rendere agevole l’operazione, la procedura e’ accompagnata da una guida di supporto relativa anche all’elenco della documentazione da presentare in Questura. Le richieste di asilo acquisite nel 2017 sono state circa 5.500, di cui 2.500 presentate da stranieri sbarcati e/o soccorsi in mare e collocati, in applicazione della normativa U.E., in una delle 103 strutture governative di accoglienza dislocate in Napoli e provincia; mentre, le restanti 3.000 sono state inoltrate da stranieri gia’ presenti sul territorio italiano a diverso titolo”.

“In ordine a tutte queste “posizioni amministrative” – che si aggiungono a quelle via via crescenti nel numero che si sono prospettate a decorrere dall’anno 2014, data di inizio della cosiddetta Emergenza Nordafrica – l’Ufficio Immigrazione di Napoli garantisce, con il doveroso bilanciamento delle esigenze di tutela della sicurezza pubblica e dei diritti riconosciuti alla popolazione straniere, il rilascio dei titoli semestrali che autorizzano al soggiorno – conclude la nota – la notifica delle convocazioni presso le Commissioni Territoriale dove i richiedenti verranno auditi, la notifica delle decisioni emesse dalle Commissioni stesse, l’esito dei ricorsi presso i Tribunali Ordinari, sino all’epilogo della procedura, consistente nel rilascio di un permesso di soggiorno per protezione umanitaria o internazionale, ovvero l’espulsione, in caso di mancato riconoscimento del diritto”.

Caserta: sequestrata area di 3mila mq dove era stata scaricata plastica e pneumatici

I carabinieri del Noe di Caserta, nell’ambito del contrasto ai reati ambientali nella Terra dei Fuochi, hanno individuato una vasta area di cantiere, regolarmente autorizzata dal comune di Caserta, dove erano presenti ingenti quantitativi di rifiuti. Oltre a terre e rocce da scavo, tipici delle attivita’ di demolizione e costruzione, c’erano anche plastica, pneumatici fuori uso, ferro, resine bituminose, vetro e cemento armato, il tutto depositato sul terreno. Stando agli accertamenti delle forze dell’ordine, erano stati portati alla luce nel corso delle operazioni di scavo operate in un’area di pertinenza comunale, attigua a quella di cantiere. Sono stati sottoposti a sequestro sia l’area di cantiere utilizzata per lo smaltimento che quella di pertinenza del comune di Caserta, per un’estensione di oltre 3mila metri quadrati di suolo, e i rifiuti rinvenuti, quantificabili da una prima stima in oltre 300 metri cubi, per un valore complessivo di oltre mezzo milione di euro. I responsabili sono stati denunciati all’autorita’ giudiziaria di Santa Maria Capua Vetere per aver smaltito illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali. Successivi accertamenti tecnici permetteranno di verificare la reale estensione dei rifiuti presenti nel sottosuolo e la loro eventuale pericolosita’ per le matrici ambientali.

Terremoti: Magma presente sotto Appennino Meridionale, rischio scosse

I Terremoti e gli acquiferi dell’Appennino meridionale svelano agli studiosi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia la presenza di magma in profondità nell’area del Sannio-Matese. La scoperta emerge da uno studio, condotto da un team di ricercatori Ingv e del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia (DFG-UNIPG) intitolato ‘Seismic signature of active intrusions in mountain chains’, e pubblicato su Science Advances. La ricerca impatta sulle conoscenze della struttura, composizione e sismicità delle catene montuose, sui meccanismi di risalita dei magmi e dei gas e su come monitorarli.

“Le catene montuose sono generalmente caratterizzate da Terremoti riconducibili all’attivazione di faglie che si muovono in risposta a sforzi tettonici – spiega Francesca Di Luccio, geofisico INGV e coordinatore, con Guido Ventura, del gruppo di ricerca – tuttavia, studiando una sequenza sismica anomala, avvenuta nel dicembre 2013-2014 nell’area del Sannio-Matese con magnitudo massima 5, abbiamo scoperto che questi Terremoti sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta tra i 15 e i 25 km di profondità. Un’anomalia legata non solo alla profondità dei Terremoti di questa sequenza (tra 10 e 25 km), rispetto a quella più superficiale dell’area ( 10-15 km), ma anche alle forme d’onda degli eventi più importanti, simili a quelle dei Terremoti in aree vulcaniche”.I dati raccolti mostrano che i gas rilasciati da questa intrusione di magma sono costituiti prevalentemente da anidride carbonica, arrivata in superficie come gas libero o disciolta negli acquiferi di questa area dell’Appennino.”Questo risultato – aggiunge Guido Ventura, vulcanologo dell’Ingv – apre nuove strade alla identificazione delle zone di risalita del magma nelle catene montuose e mette in evidenza come tali intrusioni possano generare Terremoti con magnitudo significativa. Lo studio della composizione degli acquiferi consente di evidenziarne anche l’anomalia termica”.

“È da escludere che il magma che ha attraversato la crosta nella zona del Matese possa arrivare in superficie formando un vulcano – aggiunge Giovanni Chiodini, geochimico dell’Ingv – Tuttavia, se l’attuale processo di accumulo di magma nella crosta dovesse continuare non è da escludere che, alla scala dei tempi geologici (ossia migliaia di anni), si possa formare una struttura vulcanica”.Durante lo studio sono stati raccolti dati sismici e geochimici e sviluppati modelli sulla risalita dei fluidi. La ricerca è iniziata con l’analisi della sismicità della sequenza del Sannio-Matese, per poi concludersi con la modellazione delle condizioni di intrusione magmatica. La conoscenza dei segnali riconducibili alla risalita di magmi in zone non vulcaniche deve essere ancor estesa ad altre grandi catene come l’Alpino-Himalayana, Zagros (tra Iraq e Iran), le Ande e la Cordigliera Nord-Americana. “I risultati fin qui raggiunti – conclude Di Luccio – aprono nuove strade non solo sui meccanismi dell’evoluzione della crosta terrestre, ma anche sulla interpretazione e significato della sismicità nelle catene montuose ai fini della valutazione del rischio sismico correlato”.alm–Questo messaggio e’ stato analizzato con Libra ESVA ed e’ risultato non infetto.Segnala come spam: https://esvacc.criticalcase.com/cgi-bin/learn-msg.cgi?id=64DB9400CE.A953D.