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Mafia: morto Stefano Ganci, il superkiller fedelissimo di Riina

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Mafia: morto Stefano Ganci, il superkiller di Cosa Nostra e fedelissimo di Totò Riina. Detenuto a Parma per omicidi di Rocco Chinnici, Ninni Cassara’ e Paolo Borsellino. E’ morto all’ospedale di Parma Stefano Ganci, uno dei fedelissimi di Toto’ Riina, che stava scontando l’ergastolo nel carcere della citta’ emiliana, ma non in regime di 41 bis. Il decesso e’ avvenuto negli ultimi giorni del 2017 dopo una degenza di alcuni giorni a causa di una crisi cardiaca sopraggiunta come complicanza di una grave patologia di cui l’uomo soffriva da tempo. Ganci era un superkiller di Mafia e dell’ala stragista di Cosa Nostra e stava scontando l’ergastolo per avere partecipato a diversi omicidi fra cui quello del consigliere istruttore Rocco Chinnici e del vicequestore Ninni Cassara’. Era stato anche condannato, a 26 anni, per aver fatto parte del commando autore della strage di mafia dove mori’ Paolo Borsellino. Secondo indiscrezioni la Procura di Parma avrebbe disposto, come da prassi, l’autopsia. La salma lascera’ la citta’ emiliana per la Sicilia nei prossimi giorni. Il super killer, che stava scontando l’ergastolo nel locale carcere, come il boss di Corleone, aveva 55 anni. Nei prossimi giorni, dopo l’autopsia, la salma sarà riportata a Palermo dove il questore Renato Cortese ha disposto il divieto di funerali pubblici.
Capo del mandamento Noce, Ganci stava scontando l’ergastolo per gli omicidi del consigliere istruttore Rocco Chinnici nel 1983 e del vicequestore Ninni Cassarà nel 1985. Era stato anche condannato a 26 anni per aver fatto parte del gruppo che aveva voluto e organizzato l’attentato al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta.

La stampa spagnola: ‘Anche il Napoli su Aleix Vidal’

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Secondo il “Mundo Deportivo” c’e’ anche il Napoli sul Aleix Vidal. Il giocatore non trova spazio nel Barcellona di Valverde ed e’ pronto a cambiare squadra anche perche’ le offerte non gli mancano. In vantaggio ci sarebbe il Siviglia di Vincenzo Montella con il club andaluso pronto a prenderlo con la formula del prestito con opzione di acquisto a fine stagione. Sul giocatore, secondo quanto riportato dal giornale catalano, ci sono anche Atletico Madrid e Napoli, ma i rapporti tra i colchoneros e gli azulgrana sono tesi per la vicenda Griezmann, mentre la societa’ di De Laurentiis avrebbe gia’ sondato il terreno. Il cartellino del giocatore e’ fissato sui 10 milioni di euro. Il suo nome e’ stato accostato anche alla Roma, ma secondo quanto riportato dal Mundo Deportivo da Trigoria arrivano smentite.

Violentò 14enne nella casa famiglia: chiesto il processo per l’orco

Violentò 14enne nella casa famiglia: chiesto il processo per l’orco. E’ stato chiesto dal Pubblico ministero il rinvio a giudizio per T.M., 27 anni di Salerno, accusato di avere approfittato di una quattordicenne ospite della struttura sita nella zona orientale della città. Appuntamento davanti al Gup, Paolo Indinnimeo, del Tribunale di Salerno, il prossimo 22 gennaio, sede in cui la minore, rappresentata dall’avvocato Pino Denami, potrà costituirsi parte civile.
Violenza sessuale aggravata è la pesante ipotesi di reato contestata al giovane in seguito alla denuncia della ragazzina che, dopo essersi confidata con le assistenti sociali della struttura, ha poi confermato le accuse nel corso di un delicatissimo incidente probatorio avvenuto nel febbraio dello scorso anno davanti al Gip del tribunale di Salerno Stefano Berni Canani. La vicenda si è consumata nel 2015. L’operatore violentò la ragazina nell’ambito di un clima estremamente confidenziale che si era creato tra i due.

Giovanissimo, l’operatore aveva stabilito con l’adolescente un forte legame. Lei, con una storia familiare difficile e complicata ulteriormente dall’arresto della madre per spaccio di stupefacenti, si fidava di lui e, proprio per questo motivo, prima di denunciare gli episodi, ci ha pensato più volte. Il suo malessere, però, non è sfuggito alla responsabile della struttura.
È stata la stessa minore nel corso dell’incidente probatorio ad affermare che credeva ciecamente in quell’uomo che ogni giorno incontrava in quella casa che, per lei, rappresentava ormai una famiglia. L’indagato, dal suo canto, avrebbe perso la testa per quella ragazzina e per questo che la violentò. Gli abusi si sarebbero consumati una notte all’interno della stanza dove l’adolescente dormiva. Sarebbe stata la stessa ragazzina a far entrare l’uomo per chiacchierare un po’. La situazione, però, sarebbe sfuggita di mano e l’uomo avrebbe abusato della ragazzina.
Queste, almeno, le accuse formulate dalla Procura che passeranno ora al vaglio del Gup che dovrà decidere se rinviare a giudizio l’imputato facendo così aprire un processo a suo carico. Contro il giovane, allontanato nel febbraio scorso dalla casa famiglia, restano, al momento, le accuse della ragazzina che avrebbe fatto luce sugli episodi accaduti all’interno della struttura dove sono ospiti una quindicina di ragazzi con problemi familiari.

Shopping con bancomat rubato: denunciata la sorella di ‘Genny la Carogna’

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Shopping a sbafo per duemila euro con la carta bancomat borseggiata a una anziana donna di Formia. La polizia è riuscita a rintracciarla e a denunciarla.Si tratta della sorella di “Genny la Carogna” l’ultrà del Napoli salito alla ribalta della cronaca per aver mantenuto in scacco e trattato con le forze dell’ordine durante la partita all’olimpico dopo il ferimento di Ciro Esposito. D.T.F. 44 anni di Napoli è stata denunciata per furto dagli agenti del commissariato di Formia insieme alla complice C.G. di 42 anni. La donna ha prima borseggiato una anziana di Formia carpendone bancomat e codice facendo con esso ha fatto shopping e prelievi per oltre duemila euro. Dopo aver sottratto la borsa alla 87enne, hanno approfittato per fare shopping e prelevare contanti. Proprio le immagini registrate dalle telecamere di alcuni bancomat hanno permesso di immortalare le due donne e la targa dell’auto su cui si muovevano. A quel punto gli agenti diretti dal vice questore Paolo Di Francia hanno potuto chiudere il cerchio attorno alle due denunciandole per furto.

Cocaina ‘Scarface’ da Napoli a Palermo nascosta nel furgone del cavallo

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Sequestrato stamane dalla polizia di Stato un ingente carico di cocaina appena sbarcato al porto di Palermo, proveniente da Napoli. Si tratta di 10 chilogrammi di cocaina purissima il cui valore di mercato di 500.000 euro e’ solo approssimativo e in grado di essere aumentato fino ad 1.500.000 di euro ‘al dettaglio’. In manette Luigi Alcamo, 39enne residente a Bagheria, con precedenti di polizia. Singolari le circostanze e le modalita’ del trasporto dello stupefacente che e’ stato scoperto nel corso di controlli in chiave antidroga, svolti al porto da personale della sezione Antidroga della Squadra mobile, con l’ausilio dell’Ufficio Prevenzione generale e Soccorso pubblico. Lo stupefacente era suddiviso in 10 panetti, stipati nell’intercapedine ricavata sul tetto di un mezzo adibito al trasporto di cavalli e il cui cassone era, in effetti, occupato da un pony. I panetti erano avvolti in una pellicola con la foto di “Tony Montana”, protagonista del film “Scarface”. Destinazione e provenienza dello stupefacente sono oggetto delle indagini dei poliziotti.

Uccise Giovanni Parente, arrestato a Caserta Cesare Bianco: era stato condannato a 20 anni

. Caserta. Uccise Giovanni Parente nel 1996: arrestato Bianco. La Squadra Mobile di Caserta e Carabinieri del Nucleo investigativo hanno rintracciato e arrestato Cesare Bianco, 51 anni, pluripregiudicato, destinatario di un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Napoli. Bianco dovrà espiare la pena di 20 anni, 10 mesi e 7 giorni di reclusione per concorso in omicidio aggravato nei confronti di Giovanni Parente, ucciso il 26 settembre 1996 a Santa Maria la Fossa, in provincia di Caserta. L’omicidio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, è stato commesso in quanto la vittima, titolare di un’agenzia di onoranze funebri, aveva effettuato un funerale in violazione degli accordi con l’agenzia di Lucia Setola, suocera di Antonio Papa, affiliato ai “Mezzero” il cui capo era il referente del clan camorristico Schiavone nei territori di Santa Maria la Fossa e Grazzanise. Cesare Bianco, considerato affiliato storico al clan dei Casalesi fazione Schiavone, già pregiudicato per associazione mafiosa, omicidio ed estorsione, era già sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata con obbligo di firma. Il 51enne è stato portato da personale della Squadra Mobile nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Case abusive a Casal di Principe e Caserta: abbattuti gli immobili

Casal di Principe. Due immobili abusivi, oggetto di sentenze di condanna passate in giudicato, sono stati abbattuti nel Casertano su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Il primo immobile, nel Comune di Casal di Principe, era composto da un piano cantinato, piano rialzato e primo piano con solai di circa 120 mq, scala e pilastri in cemento armato. Viene definito” di forte impatto ambientale, coperto da vincolo sismico e da vincolo di inedificabilità dal piano regolatore comunale”. Il secondo immobile abusivo, nel comune di Caserta, era in corso di costruzione con un piano terra-seminterrato e un primo piano completi e rifiniti, il piano sottotetto allo stato grezzo tompagnato, pilastri in cemento armato che, spiega la nota della procura sammaritana, “era stato costruito in zona con forte dissesto idrogeologico coperta da diversi vincoli: vincolo paesaggistico ambientale, vincolo idrogeologico, vincolo dell’Autorità di Bacino, vincolo sismico e di inedificabilità”.

Ottaviano, denunciato per riciclaggio e ricettazione il titolare di un deposito giudiziario

Ottaviano. Un 58enne di San Giuseppe Vesuviano è stato denunciato dai carabinieri della stazione di Ottaviano per ricettazione, riciclaggio e deposito di rifiuti non autorizzato. In un terreno recintato nella sua disponibilità – l’uomo è titolare di un deposito giudiziario – i militari hanno rinvenuto una Fiat 500 nuovissima e una Fiat Panda a cui erano state rimosse le targhe, entrambe rubate pochi giorni fa a Nola e una Fiat Panda sottratta a Salerno sulla quale erano state applicate targhe francesi; sono stati subito individuati i legittimi proprietari e le auto sono state loro restituite. E’ stato scoperto, inoltre, che i veicoli sottoposti a sequestro e affidati all’azienda del 58enne si trovavano in stato di abbandono e perdevano gli oli esausti nel terreno.

Pomigliano, evade dai domiciliari trovato in possesso di droga: arrestato

Pomigliano. Evade dai domiciliari: trovato in possesso di droga. Vincenzo Dello Iacono, un 37enne di Pomigliano già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato per evasione e detenzione di stupefacente a fini di spaccio dai carabinieri della stazione di Pomigliano e della tenenza di Casalnuovo di Napoli. Ai domiciliari per spaccio, era in strada. Dopo averlo bloccato i militari lo hanno perquisito trovandolo in possesso di 12 dosi di crack e 70 euro. Arrestato, dopo le formalità è stato condotto in carcere.

Barelle al Cardarelli, Verdoliva: “Siamo in allerta rossa, colpa del picco influenzale”

Napoli. Barelle al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli il direttore Ciro Verdoliva spiega: “Siamo ancora in grande sofferenza, abbiamo un numero di barelle importante, siamo in allerta rossa. Abbiamo oltre le 30-35 barelle ogni mattina. Arriviamo nel pomeriggio a governare il fenomeno anche se non riusciamo più ad azzerarle, siamo intorno alle 10-15 barelle. C’è un grande sforzo con le azioni che dinamicamente mettiamo in campo. La situazione tuttavia resta difficile dove il picco influenzale è protagonista ma non è la sola motivazione: ci sono ancora alcuni punti organizzativi che dobbiamo chiarire”.

Ciro Verdoliva ha rilasciato brevi dichiarazioni a margine della presentazione del docu-web sull’ospedale napoletano. “Circa il 60% di accessi al pronto soccorso sono impropri perchè si tratta di pazienti che nell’arco di 2-6 ore sono dimessi. Su 250 pazienti, quindi, oltre 140 vanno a casa e questo è un problema che si riversa sul personale, perchè è un surplus di lavoro di cui si potrebbe fare a meno”. Questa mattina, nella Sala Mediterraneo dell’Ospedale Cardarelli, è stato, infatti, presentato “In prima linea”, il docu-web che racconta la realtà del più grande ospedale del Mezzogiorno. Dieci gli episodi, ciascuno della durata di sei minuti, attraverso i quali si potrà osservare la quotidianità del Cardarelli, dei suoi reparti, dei suoi pazienti e di tutti quelli che lavorano al suo interno

Consip, i pm Woodcock e Carrano convocati dalla commissione disciplinare del Csm

Consip, i pm Woodcock e Carrano convocati il 19 febbraio prossimo alle 9.30 davanti alla Commissione disciplinare del Csm. Sarà ascoltato prima il magistrato di Napoli, Henry John Woodcock, al quale, i consiglieri di Palazzo dei Marescialli contestano la gestione dell’inchiesta Consip e in particolare l’interrogatorio dell’ex consigliere economico di Palazzo Chigi, Filippo Vannoni, ascoltato come testimone e non come indagato, e le frasi riportate dal quotidiano ‘la Repubblica’ dello stesso Woodcock a proposito delle indagini. Sempre il 19 febbraio prossimo è attesa anche l’altra pm dell’inchiesta Consip, Celestina Carrano, chiamata a rispondere solo dell’audizione di Vannoni.

Indicato dall’ex ad di Consip, Luigi Marroni, come uno degli interlocutori che lo informarono di un’inchiesta in corso, Vannoni, che chiamò in causa l’allora sottosegretario Luca Lotti, venne ascoltato dai pm napoletani come persona informata dei fatti, cioè come testimone, dunque senza l’assistenza di un difensore. Secondo la procura generale della Cassazione c’erano però già allora gli elementi per iscriverlo nel registro degli indagati, cosa che poi fecero i pm romani. Per questo averlo sentito come testimone avrebbe leso le sue garanzie difensive. Woodcock deve rispondere anche di un’altra accusa. Si riferisce ad un articolo pubblicato il 13 aprile scorso dal quotidiano La Repubblica nel quale si riportavano frasi virgolettate del magistrato relative sempre alla vicenda Consip, che il pm avrebbe pronunciato parlando con alcuni colleghi. Erano giorni di polemiche accese, dopo la notizia che il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto era indagato per falso a Roma per aver attribuito ad Alfredo Romeo, l’imprenditore al centro dell’inchiesta, un’affermazione su un incontro con il padre di Matteo Renzi, Tiziano, in realtà pronunciata da Italo Bocchino. Il quotidiano attribuì a Woodcock l’opinione che quel falso doveva essere il frutto di un mero errore, non certo di un depistaggio intenzionale. A maggio, dopo una relazione al Csm dell’allora procuratore reggente di Napoli Nunzio Fragliasso, il Pg della Cassazione avviò l’azione disciplinare, accusando il pm di un comportamento “gravemente scorretto”: sia nei confronti di Fragliasso per non aver rispettato il suo invito a mantenere un assoluto riserbo con gli organi di informazione, sia nei confronti dei colleghi della procura di Roma per aver pubblicamente “contraddetto e svalutato l’impostazione dei magistrati della capitale”.

Benzina contraffatta e interessi della camorra, arresti della Finanza tra Campania, Lombardia e Umbria

Milano. Benzina contraffatte: 14 persone indagate, scoperto a Napoli il bunker dove veniva nascosto il carburante. Tra gli arrestati ci sono 4 campania. Operazione della Guardia di finanza di Brescia che stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 9 persone. L’hanno chiamata operazione ‘free fuel’, il blitz antifrode nel settore dei carburanti che è in corso, dall’alba di stamani, nell’ambito di un’indagine del Comando Provinciale della Gdf di Brescia, coordinati dalla locale Procura della Repubblica.

I finanzieri stanno eseguendo, in diverse province italiane, 7 custodie cautelari in carcere e 2 misure interdittive “nei confronti di un’associazione per delinquere dedita ad una maxi frode fiscale per oltre 65 milioni di euro, nel settore dei carburanti con interessi della camorra”, un malaffare che avrebbe consentito “un maggior margine di guadagno agli esercenti dei distributori stradali”. Il carburante arrivava dalla Slovenia e dalla Croazia e poi veniva rivenduto ai distributori dalla gang di sette persone, tutte arrestate e ora in carcere. Si tratta di due broker residenti in Lombardia, quattro residenti in Campania e un’altra persona che abita in Umbria. Il gruppo aveva l’obiettivo di abbassare il prezzo finale del carburante attraverso società che avrebbero sistematicamente omesso il versamento di Iva. Le operazioni finanziarie passavano da due società formalmente registrate in Bulgaria e Romania, mentre fisicamente il carburante, caricato in autobotti, raggiungeva alcuni depositi di Roma, Genova e Vigevano. A Napoli è stato scoperto un bunker dove veniva conservato il carburante. Sono complessivamente 14 le persone indagate, per 16 milioni di litri di carburante intercettato.

Raid a Ponticelli e Fuorigrotta: vandalizzate quattro scuole

Sono quattro le scuole vandalizzate tra lunedì e martedì nel napoletano. In particolare a Ponticelli, dove i bambini dell’asilo comunale “De Meis” al rientro a scuola non hanno ritrovato più la loro scatola dei giochi. Ancor più grave è l’episodio accaduto al “Nitti” di viale Kennedy a Fuorigrotta, dove i vandali hanno riempito lattine di Coca-Cola con acido e creolina per poi lanciarle contro le finestre dell’edificio mentre le lezioni erano in corso. Di questi atti vandalici, ancora non si conoscono i colpevoli. Ma le forze dell’ordine sono attualmente impegnate nelle indagine per risalire ai colpevoli di questi gravi fatti. Sempre a Ponticelli, nell’istituto superiore “Archimede”, i malviventi si sono introdotti all’interno della struttura, raggiunto il secondo e il terzo piano e hanno allagato otto aule con un tubo dell’acqua e cosparso con la polvere bianca dell’estintore parete dell’edificio. L’Archimede però è provvisto di telecamere di sorveglianza, e le immagini potrebbero aiutare a risolvere il caso. Terzo edificio preso di mira a Ponticelli è il “Marie Curie” di via Argine.  All’ingresso della scuola è stata ritrovata della creolina sul pavimento. Nonostante ciò la dirigente scolastica ha deciso di far proseguire le lezioni.

‘Sono del Vomero perciò li abbiamo accoltellati..’, il racconto choc

“Sono del Vomero perciò li abbiamo accoltellati, loro sono più fortunati”. E’ questo in sintesi il racconto di V. C. il ragazzo di 16 anni di Bagnoli denunciato l’altro giorno dai carabinieri insieme con altri 16 coetanei. Sono loro i protagonisti e i responsabili dell’accoltellamento due ragazzi in piazza Vanvitelli al Vomero la notte tra il 16 e il 17 dicembre scorso. Una maxirissa per futili motivi nella quale due ragazzi di 16 e 18 anni incassano coltellate alle gambe, colpi di casco alla testa, tanto da ricorrere alle visite mediche. Il ragazzo, come riporta Il mattino, il 23 dicembre scorso accompagnato dal suo avvocato, Bruno Carafa, si presenta ai carabinieri del Vomero per raccontare la sua versione dei fatti. “Ero in sella a uno scooter guidato da un amico, gli altri del gruppo si sono uniti strada facendo.Dalla piazza di Bagnoli, il nostro ritrovo, alla zona degli chalet di Mergellina… qui si sono uniti altri amici, tutti della mia zona, ragazzi che a stento conosco di nome, eravamo tutti in sella agli scooter, abbiamo deciso di salire al Vomero…Una volta arrivati in quella piazza, che non mi ricordo neppure come si chiama, è accaduto il fatto… solo ora apprendo che quei due che sono stati feriti non erano del Vomero, ma come noi arrivavano da una zona diversa della città. Sono dispiaciuto per le ferite inferte, vorrei risarcire, se avessi la possibilità economica, mi limito a chiedere scusa.Noi veniamo da zone povere della città, quella sera ci siamo fatti un giro nella zona degli chalet (Mergellina), poi al Vomero, quando quelli ci hanno guardati, è stato istintivo fermarci, ce la siamo presa con loro, sono quelli più fortunati… “.

E quando i carabinieri gli chiedono del perché avesse  il coltello con il quale ha ferito i due ragazzi lui ha provato a difendersi: “Era un souvenir, un porta chiavi. L’ho gettato nella spazzatura dopo aver ferito quei due ragazzi, posso anche indicare in che posto ho buttato il coltello…”. Una ricostruzione che non convince del tutto gli investigatori soprattutto grazie al lavoro di ricostruzione dell’accaduto attraverso le immagini. Il 16enne e gli amici del branco di Bagnoli sono stati denunciati per rissa. nessuno di loro è legato ad ambianti camorristici, tantomeno le loro famiglie. A casa di uno dei ragazzi è stato trovato un coltello e una tirapugni a farfalla utilizzata nelle risse. Qualcuno sul profilo facebook ostenta amicizie con personaggi della camorra di Bagnoli. Ma niente di particolare. quello che preoccupa è invece la spontaneità a delinquere. Lesioni gravi, rissa, porto di armi. Eccole le accuse che gli vengono mosse, nel corso di una indagine condotta dal pm Ettore La Ragione, in uno scenario investigativo che ha fatto i conti con la totale mancanza di segnalazioni da parte dei passanti che hanno assistito alla zuffa di Natale.
È caccia aperta a un altro minore che avrebbe sferrato fendenti a colpi di coltello, mentre si rivedono foto e fermo immagine ricavate da alcune telecamere nella zona del Vomero.

La Cassazione annulla la condanna a 18 anni di carcere al narcos Piscitelli

La Cassazione annulla la condanna a 18 anni di carcere al narcos Piscitelli Raffaele, soprannominato “ u cervinarese”. Il pregiudicato era stato condannato ad anni 18 mesi 4 di reclusione per aver promosso, diretto ed organizzato una vastissima organizzazione finalizzata alla diffusione delle sostanze stupefacenti nella provincia di Caserta, oltre che detenzione di armi ed intestazione fittizia. Come si ricorderà, si rese protagonista di una rocambolesca fuga in sella ad una moto di grossa cilindrata all’atto della esecuzione della ordinanza di custodia cautelare; seguì una lunga latitanza. Grazie al lavoro sapiente degli avvocati Dario Vannetiello del Foro di Napoli e Renato Iappelli del Foro di S. Maria C.V. il processo a carico di chi è ritenuto un elemento di primissimo piano nel settore del narcotraffico in Campania è completamente da rifare.

Infatti, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto il rigetto del ricorso, la Corte di Cassazione – sesta sezione penale, presieduta dal Dott. Rotundo e che ha visto come relatore il Dott. Gianesini – ha completamente ribaltato la pesante sentenza di condanna emessa nei confronti di Raffaele Piscitelli in data 17.03.16 dalla Corte di Appello di Napoli, quinta sezione penale.Gli interessi economici sottesi alla vicenda erano indubbiamente notevoli atteso che, oltre alle accuse di narcotraffico e di detenzione di armi da fuoco, veniva contestato al Piscitelli Raffaele anche il reato di intestazione fittizie di somme di denaro pari a oltre 1.500.000 euro. In pratica, il boss Raffaele Piscitelli, onde evitare il sequestro delle somme di denaro provento di narcotraffico, aveva pensato di distribuire soldi tra una moltitudine di persone a lui legate da rapporti di amicizia .
È stata premiata la linea dura portata avanti dall’avvocato Dario Vannetiello e dal boss che nel corso del giudizio di secondo grado non ha inteso ammettere gli addebiti e sperare solo in una riduzione della pena. Nel nuovo giudizio che si dovrà svolgere innanzi ad altra sezione della corte d’appello di Napoli, Piscitelli Raffaele, oltre ad avere la possibilità di essere assolto dalle pesanti accuse a lui mosse, ha anche la possibilità di ottenere la revoca della confisca di numerosi beni a lui e sequestrati.

Sorte diversa per gli altri ricorrenti.Nei confronti di De Lucia Antonio, Piscitelli Enzo, Basilicato Mario, Costantino Angelo, Del Gaudio Manola, Barbarino Angelo e Setaro Pietro è stata dichiarata la inammissibilità dei ricorsi. Mentre nei confronti di Piscitelli Filippo, Piscitelli Antonio, Costantino Giuseppe, Costantino Giovanni, Pascarella Davide, Esposito Pietro, Pimpinella Giuseppe, Palmieri Vincenzo, Pimpinella Giovanni, Barbarino Clementina, Barbarino Clemente Giuseppe, Barbarino Marco, D’Addio Nicolino, Cappiello Antonio, Casapulla Giuseppe e Berni Luigi, la Corte di cassazione, pur confermando la penale responsabilità di costoro per tutti i reati a loro ascritti, ha deciso per un parziale annullamento della sentenza limitatamente alla eventuale concedibilità delle attenuanti generiche, con la speranza quindi di ottenere una riduzione della pena. Infine, nei confronti di Lorenzo Angela la Corte di Cassazione ha annullato limitatamente al mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. Dopo il notevole risultato ottenuto – che segue un altro annullamento di una sentenza di condanna ad anni sei deciso dalla Suprema Corte solo qualche anno fa e sempre per violazione alla cd. “legge droga” -, la difesa di Piscitelli Raffaele è già al lavoro onde studiare le prossime mosse alla luce della complessa posizione giuridica che lo riguarda, essendo costui stato raggiunto nel corso di questi ultimi anni da ben tre ordinanze di custodia cautelare per reati di traffico di droga.

Morto dopo 3 anni di coma l’avvocato trovato ferito in casa

Tullio Vellucci Longo, giovane avvocato casertano, è morto dopo quasi tre anni di coma all’età di 32 anni. L’uomo era sposato con una farmacista del posto e nel marzo del 2015 rimase ferito, in circostanze misteriose, da un colpo di arma da fuoco. Dopo una lunga permanenza in ospedale è spirato, probabilmente anche per le complicanze dovute a un tumore di cui era affetto già al tempo dell’ episodio. Il corpo fu trovato da proprio dai familiari a poche settimane dal proprio matrimonio. Secondo delle indiscrezioni pare che si tratti di un tentato suicidio e pare che il professionista abbia anche lasciato un messaggio di addio, spiegando ai congiunti le ragioni del gesto che avrebbe compiuto a breve. Però il proiettile sparato da una pistola legalmente detenuta da un familiare non riuscì a strapparlo alla vita. I genitori, moglie e familiari non hanno mai perso la speranza di rivederlo ma dal coma in cui è precipitato il giovane non si è più svegliato. Quest’oggi saranno celebrati i funerali a Sessa Aurunca.

“Non pensate a cose futili, cercate di essere utili”: la commovente lettera della 27enne prima di morire

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Un po’ di consigli sulla vita da Hol: s’intitola così il post di Holly Butcher che sta commuovendo il mondo. A scrivere è una ragazza di Grafton (Australia), 27 anni, colpita da un raro tumore alle ossa, il sarcoma di Ewing. La famiglia ha postato la sua lettera-testamento su Facebook il 3 gennaio, dopo la morte della ragazza, in un post diventato virale che ha totalizzato finora oltre 71mila ‘like’ ed è stato ripreso dai siti dei quotidiani di mezzo mondo. “E’ questa la cosa della vita: è fragile, preziosa e imprevedibile, e ogni giorno è un dono, non un diritto dato”, scrive Holly prima di perdere la sua battaglia contro il tumore. “E’ una cosa strana realizzare e accettare la tua mortalità a 26 anni. E’ solo una di quelle cose che tu ignori. I giorni passano e ti aspetti che continueranno a venire, fino a quando succede l’imprevisto. Mi sono sempre immaginata di invecchiare, con le rughe e i capelli grigi, molto probabilmente causati dalla bella famiglia (un sacco di bambini) che avevo in programma di costruire con l’amore della mia vita. Lo voglio così tanto che fa male”, si legge nel post. “Ho 27 anni. Non voglio andare. Amo la mia vita. Sono felice. Lo devo ai miei cari. Ma il controllo non è nelle mie mani.”Non ho iniziato questa ‘nota prima di morire’ in modo che la morte sia temuta. Mi piace il fatto che siamo per lo più ignoranti sulla sua inevitabilità. Tranne quando voglio parlarne e questo viene trattato come un argomento ‘tabù'”, precisa la giovane. “Voglio solo – continua – che la gente smetta di preoccuparsi così tanto dei piccoli stress insignificanti della vita e cerchi di ricordare che tutti abbiamo lo stesso destino, dopo tutto. Quindi: fai quello che puoi per far sì che il tuo tempo sia degno e grande”. Quando ti stai lamentando “di cose ridicole (qualcosa che ho notato così tanto negli ultimi mesi) pensa solo a qualcuno che sta davvero affrontando un problema. Sii grato per il tuo piccolo problema – scrive Holly – e superalo”. Non rimuginare continuamente su qualcosa di fastidioso e non “influenzare negativamente le giornate degli altri”. Un bel respiro, è il consiglio della ragazza. “Pensa a quanto sei fortunato a essere in grado di fare proprio questo: respira”. “E’ tutto così insignificante quando si guarda alla vita nel suo insieme – riflette Holly – Sto osservando il mio corpo andare proprio davanti ai miei occhi senza poter far nulla, e tutto quello che desidero ora è poter avere solo un altro compleanno o un Natale con la mia famiglia, o solo un altro giorno con il mio compagno e il cane. Solo un altro. Sento le persone lamentarsi di quanto sia terribile il lavoro o di quanto sia difficile allenarsi. Sii grato di essere fisicamente in grado di farlo. Il lavoro e l’esercizio fisico possono sembrare cose così banali… finché il tuo corpo non ti permette più di fare nessuno dei due. Ho provato a vivere una vita sana, infatti quella era probabilmente la mia passione principale. Apprezza il tuo corpo sano e funzionante, anche se non è della tua taglia ideale. Prenditene cura”.

E poi “non ossessionarti”, raccomanda la ragazza. Lavora “altrettanto duramente nel trovare la tua felicità mentale, emotiva e spirituale. In questo modo ti renderai conto di quanto sia insignificante e privo di importanza avere questo stupendo corpo da social media perfetto”. E ancora: cancella chi ti fa sentire inadeguato, “sii grato per ogni giorno senza dolore e anche nei giorni in cui stai male, magari anche per l’influenza”. “Lagnatevi di meno, e aiutatevi di più. Date, date, date”, suggerisce Holly. E soprattutto, “date valore al tempo delle persone”. Usate il denaro “per fare delle esperienze, e non perdete delle esperienze perché avete speso i soldi per stupidaggini materiali”. Godetevi ogni momento e soprattutto la natura, gli uccelli e la musica. Ma godetevi anche gli amici e la famiglia. “Mettete giù il telefono. Lavorate per vivere, non vivete per lavorare”; “dite alle persone che amate che le amate ogni volta che ne avete occasione”, consiglia la giovane che conclude la sua lettera-testamento con un appello a donare il sangue regolarmente. Un dono che salva la vita, e “che mi ha aiutato a vivere un anno in più per il quale – assicura – sarò per sempre grata”.

Demolizione di case abusive nel Casertano: oggi si riprende

Proseguono senza sosta le attività di demolizione di manufatti abusivi oggetto di sentenze di condanna passate in giudicato, situati nella Provincia di Caserta, come da protocollo d’Intesa tra il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli e il Procuratore della Repubblica presso
il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – volte, in un territorio, qual è quello casertano, devastato dalle costruzioni realizzate in violazione di vincoli urbanistici, in modo da riaffermare instancabilmente e con il massimo impegno la legalità. Nella mattinata odierna, è iniziata l’esecuzione della demolizione di due immobili abusivi, in corso di costruzione, il primo ubicato nel Comune di Gasai di Principe alla Via Spontini e l’altro in Comune di Caserta alla località Vaccheria – Masseria Ferrara – Rocca Cappuccio. Il primo manufatto abusivo, sito in Gasai di Principe, è composto da un piano cantinato, piano rialzato e primo piano con solai di circa 120 mq, scala e pilastri in c.a., di forte impatto ambientale coperto da vincolo sismico e da vincolo di inedificabilità dal piano regolatore comunale.

L’altro manufatto ubicato nel comune di Caserta, in corso di costruzione, è composto: da un piano terra-seminterrato e primo piano completi e rifiniti, piano sottotetto allo stato grezzo tompagnato, pilastri in c.a., costruito in zona con forte dissesto idrogeologico coperta da diversi vincoli: vincolo paesaggistico ambientale, vincolo idrogeologico, vincolo dell’Autorità di Bacino, vincolo sismico e di inedificabilità dal piano regolatore comunale.
L’ordine di demolizione, disposto dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, prevede l’abbattimento del manufatto, l’acquisizione dell’area di sedime sulla quale insisteva il manufatto abusivo, l’attivazione delle procedure tendenti al recupero delle spese giudiziarie nei confronti del costruttore abusivo condannato con sentenza definitiva, l’integrale applicazione della normativa in tema di sicurezza nei cantieri e recupero dei materiali residuati dalle demolizioni. La Procura della Repubblica prosegue pertanto nella doverosa attività di demolizione dei manufatti abusivi consentendo in tal modo il ripristino dell’integrità del territorio; e a tal fine, allo scopo di riaffermare i principi di legalità e giustizia in una provincia in cui a lungo è stata praticata e alimentata invece l’illegalità, è stato riorganizzato e potenziato l’Ufficio Demolizione, con personale di polizia giudiziaria, distintosi per capacità professionale, appartenente all’Aliquota della sezione dell’Arma dei Carabinieri Forestale, ufficio che coordinerà le procedure per le ulteriori demolizioni dei manufatti abusivi insistenti in Provincia di Caserta. L’attività di demolizione, come in genere l’attività di repressione/prevenzione, in realtà, sensibilizza le comunità a un uso del territorio appropriato e rispettoso; le demolizioni trasmettono il segnale inequivocabile che l’abusivismo viene combattuto fino in fondo e che, soprattutto, non conviene. Peraltro, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nell’individuazione dei manufatti abusivi da abbattere, si conforma ai criteri di priorità stabiliti in sede distrettuale, di natura oggettiva e predeterminata, che non rispettano il solo ordine cronologico, ma che tengono conto del bilanciamento dei beni/interessi costituzionalmente rilevanti in gioco (il bene/valore dell’ambiente, della salvaguardia del territorio, dell’uguaglianza sostanziale, dell’equità, della ragionevolezza e solidarietà sociale, nonché della funzione della proprietà).

Arsenale nascosto nella canna fumaria: pregiudicato in manette

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Arsenale nascosto nella canna fumaria del camino. L’ingegnoso espediente non è servito a un pregiudicato della zona di Poggioreale a sfuggire alla cattura. Infatti i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Poggioreale hanno arrestato per detenzione e porto illegale di armi da fuoco clandestine Salvatore Bove, un 26enne di via del sestante già noto alle forze dell’ordine per reati di droga. L’uomo è stato notato via Stadera: era nei pressi di uno degli edifici di edilizia popolare intento a confabulare con due trentenni della zona.
Alla vista dei carabinieri ha raccolto uno zainetto da terra e si è allontanato frettolosamente sul ballatoio e poi su una scala esterna per ri-scendere, poco dopo, mentre i carabinieri  controllavano i trentenni. Ma non aveva più lo zainetto.

I militari hanno quindi ispezionato tutti i percorsi possibili fino al terrazzo ove, nascosto in una canna fumaria, hanno trovato lo zainetto. Dentro c’era un vero e proprio arsenale con 5 semiautomatiche (2 calibro 7,65 – 2 calibro 9 – una 22). si tratta di 4 armi con matricola abrasa e di una sulla quale sono in corso accertamenti. Tutte erano cariche e pronte a sparare. L’arsenale è stato inviate al Racis di Roma per verificare il loro eventuale utilizzo in fatti di sangue e/o intimidazione. Procedono le indagini per accertare cosa ci facessero i 3 in quel contesto e con tutte quelle armi.
L’arrestato è stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale.

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Caserta, matrimonio sfarzoso alla Reggia: ora polemica sui parcheggi

“Il Comune di Caserta era stato destinatario di richieste di transito di mezzi in vista di un evento di moda. Per tali ragioni ha autorizzato il transito, il parcheggio e il carico e scarico merci in viale Douhet solo ed esclusivamente ai veicoli a servizio della manifestazione programmata per quella sera. Tutto cio’ in quanto non era possibile raggiungere la Reggia da via Gasparri, visto che in piazza Gramsci era in programma la manifestazione ‘Chocolate Days’. Non e’ stata, dunque, rilasciata alcuna autorizzazione per il trasporto privato di persone dinanzi alla Reggia”. Cosi’ il sindaco di Caserta Carlo Marino risponde alle polemiche che si stanno scatenando in queste ore sui social sul matrimonio di Angela Ammaturo, ad del marchio Frank Morello, il 5 gennaio alla Reggia di Caserta. Questa volta sotto i riflettori il documento di richiesta per poter transitare con le auto e sostare nei pressi della Reggia di Caserta. Nella richiesta firmata da Maurizio Gemma, direttore della Film Commission che ha curato l’evento, non si parla di matrimonio bensi’ di “cena di gala” ed “evento di moda”. La cerimonia nuziale in effetti era stata celebrata nella chiesa di San Francesco di Paola a Napoli, poi gli ospiti si sinistra trasferiti nel palazzo reale di Carlo III per il rinfresco. “La sosta in viale Douhet – dice il sindaco Marino – e’ stata concessa come gia’ avvenuto per altri tipi di manifestazioni utili alla promozione del grande patrimonio culturale costituito dalla Reggia e dell’intero territorio al fine di garantire un adeguato supporto alla buona riuscita dell’evento. Tutto e’ stato fatto nella convinzione che si trattasse realmente di uno spettacolo di moda e non certo di un matrimonio. Alla luce di quanto emerso successivamente alla serata del 5 gennaio, il Comandante della Polizia Municipale, Luigi De Simone, in qualita’ di autorita’ di Polizia Giudiziaria, redigera’ una relazione e la trasmettera’ all’Ufficio Legale del Comune, che dovra’ valutare i possibili danni di immagine subiti dall’Amministrazione. Contestualmente – conclude – non e’ esclusa l’eventualita’ che l’intera documentazione relativa all’evento del 5 gennaio possa essere inviata all’Autorita’ Giudiziaria competente”. Intorno alla festa di matrimonio si sono scatenate molte polemiche pet la decisione del direttore Mauro Felicori di concedere in affitto alcuni spazi per questo tipo di eventi. Agli sposi festeggiare il matrimonio all’interno della Reggia e’ costato circa 50mila euro. Per Felicori, che ha sempre difeso questa scelta, questo tipo di eventi e’ solo un modo per incassare soldi da destinare alla manutenzione, senza causare danni. Poi era circolata in rete la foto del fioraio che nell’allestire lo scalone principale era salito su uno dei cavalli di marmo, usandolo come scala. Per il direttore, una negligenza di chi doveva vigilare e che dovra’ assumersi le sue responsabilita’.