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Rubavano solo Smart dai centri commerciali: 4 in carcere, 3 ai domiciliari

Le Smart: era solo questo il modello di auto che la banda rubava dai Centri commerciali di Napoli e Provincia e Caserta e provincia, in qualche caso si era spostati anche a Roma. I componenti della banda delle Smart sono stati tutti scoperti e arrestati stamane all’esito di una indagine diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, dai Carabinieri della Compagnia di Marcianise che hanno dato esecuzione ad un’ ordinanza applicativa della misura cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di 7 indagati di nazionalità italiana (per 4 persone è stata applicata la custodia cautelare in carcere e per 3 quella degli arresti domiciliari), persone ritenute responsabili del reato associazione per delinquere finalizzata al furto, alla ricettazione e al riciclaggio di autovetture modello Smart. Le indagini esperite dal mese di agosto 2016 al mese di febbraio 2017, hanno infatti consentito di rivelare l’esistenza di una associazione per delinquere, operante nelle province di Napoli e Caserta, finalizzata al compimento di furti di autovetture modello “Smart” nonché di delitti di ricettazione e riciclaggio di tali veicoli e/o di parti di essi. Le indagini venivano originate da un furto di una vettura modello Smart consumato all’interno del parcheggio del Centro Commerciale “Campania”, sito nel comune di Marcianise, luogo ove insistono i più importanti Centri Commerciali della Regione. Nel prosieguo delle indagini svolte mediante attività tecniche di intercettazione telefonica/ambientale e combinate con le tradizionali attività di polizia giudiziaria (servizi di osservazione, pedinamenti e sequestri), i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Marcianise hanno individuato le persone arrestate quali responsabili di molteplici furti di veicoli tipo Smart.
Alcuni degli arrestati risultavano inoltre in possesso di conoscenze tecniche utili ad eludere gli antifurti e i sistemi elettronici di inibizione alla messa in moto senza chiavi originali, utilizzando sia chiavi “passepartou”, acquistate su circuiti internazionali di vendita on-Iine, sia sistemi di isolamento dei segnali GPS, tecnicamente chiamati “Jammer”.
I numerosi furti accertati venivano consumati nelle province di Napoli, Caserta e nel comune di Roma; in particolare gli autori, dopo aver individuato le auto da rubare ed agendo con estrema rapidità, si impossessavano delle stesse per poi tornare nella provincia di Caserta a bordo della singola vettura così sottratta.

Le indagini hanno inoltre permesso di far emergere i rapporti di stretta collaborazione e di “mutuo soccorso” tra gli indagati, intessuti per operare in modo seriale ed efficace, così disvelando l’esistenza di una associazione per delinquere finalizzata, come detto, oltre che ai furti e alla cannibalizzazione delle autovetture, anche della ricettazione e del riciclaggio dei veicoli e/o di parti di essi, veicoli che venivano convogliati, dai membri del sodalizio, verso l’officina gestita da uno di essi. Uno dei destinatari della misura restrittiva, eseguita in data odierna, era solito riciclare pezzi di ricambio dei veicoli illecitamente sottratti ponendoli successivamente in vendita su vari siti specializzati on line, spesso su commissione di occasionali acquirenti, ignari della reale provenienza delle parti dell’autovettura.Grazie alle investigazioni svolte è stato possibile sia trarre in arresto due persone in flagranza di reato per il furto di una Smart consumato nel comune di Caserta, sia recuperare e restituire ai legittimi proprietari numerose autovetture Smart sottratte dai componenti dell’associazione, per un valore calcolato superiore al 150.000 Euro.

Carcere duro, la Cassazione conferma il 41bis per ‘Sandokan’

Carcere duro confermato per il famigerato Sandokan, per l’anagrafe Francesco Schiavone, per anni capo indiscusso e spietato dei Casalesei. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di revoca del carcere duro presentata dai suoi legali. Il consigliere Raffaello Magi, relatore del procedimento ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso e quindi “la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di duemila euro”. La sentenza della Cassazione che lascia al carcere duro Francesco Schiavone, come riporta l’edizione di Caserta de Il Mattino, spiega che: “L’organizzazione mafiosa di provenienza è ancora attiva nella provincia di Caserta e in altre parti del territorio nazionale. Il ruolo di vertice ricoperto da Schiavone, condannato in via definitiva per il reato associativo e diversi episodi di omicidio, risulta ricoperto anche in costanza di detenzione (sino al 2005) come emerge da decisione di merito recentemente emessa – scrive la Cassazione – anche la condotta tenuta nel periodo di restrizione risulta non immune da episodi allarmanti».Secondo quanto è emerso in questi anni in più inchieste degli investigatori, nel periodo in cui erano liberi i figli Nicola e Carmine, vennero segnalati dei ‘messaggi’ in codice con i gesti durante i colloqui di Francesco Schiavone Sandokan, nel periodo soprattutto in cui era libero il killer Giuseppe Setola. Ma secondo quanto sostiene la difesa del boss, rappresentata dal legale Mauro Valentino, “il Tribunale di sorveglianza di Roma ha omesso di esaminare una doglianza in tema di detenzione in area riservata’, aspetto ulteriormente afflittivo e non coperto da previsione di legge”. Quindi Schiavone resta in un ‘area riservata in una zona del carcere isolata rispetto alle altre. Il boss condivide solo un’ora d’aria, nel carcere di Parma, con gli altri detenuti. Per il resto, è rinchiuso nella sua cella a non far nulla. Tutto il giorno. Sta mal e farebbe anche uso di psicofarmarci. Il metodo duro del 41bis è stato il motivo per cui ha gettato la spugna, definendosi ‘dissociato’, il cugino del capoclan e suo omonimo, Francesco Schiavone detto Cicciariello. Per i giudici della Corte di Cassazione. “Il ricorso va dichiarato inammissibile per la manifesta infondatezza dei motivi addotti. È evidente che l’applicazione della norma in parola non richiede un pieno accertamento della perdurante condizione di affiliato al gruppo criminoso (dato che ciò presuppone l’individuazione, in sede processuale, di un effettivo contributo arrecato all’attività del gruppo), nè impone una valutazione di pericolosità intesa come capacità di commettere azioni delittuose. Ciò vuole essere contenuto attraverso la particolare azione preventiva e inibitoria insita nell’adozione di limitazioni alle ordinarie regole di trattamento penitenziario. Si tratta, pertanto, di una tipica valutazione in fatto”.

Baby gang a Napoli, Saviano replica: ‘Non accusiamo Gomorra’

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Baby gang a Napoli, per Roberto Saviano, autore del libro best seller che ha dato vita alla fortunata fiction sui canali Sky, si tratta di ‘paranza con logica appartenenza, e per questo non accusiamo Gomorra. Il termine ‘paranza’ è più calzante di ‘baby gang’: c’è una logica di appartenenza, di struttura. Quando ne scrivevo mi si diceva ‘non è vero’, adesso mi si dice che le ho ispirate io: è una cecità rispetto al problema”. Così Roberto Saviano a Circo Massimo su Radio Capital. “Parliamo di una città in cui non si combatte la dispersione scolastica. Tutti questi ragazzini dovrebbero stare a scuola, e non ci sono – ha aggiunto – Chi accusa Gomorra è complice. Quello che mi spaventa di queste sedicenti elite è che si considerano le uniche in grado di comprendere il senso di Gomorra. Quando invece Gomorra ce l’avevano attorno prima che io ne scrivessi”.

Caserta, furto e riciclaggio di auto: ordinanza per 7 indagati

Caserta, furto e riciclaggio di auto: 7 indagati sono finiti in carcere. Nelle prime ore della mattinata odierna, nelle province di Napoli e Caserta. I carabinieri della compagnia di Marcianise stanno eseguendo un’ordinanza applicativa della misura cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di 7 indagati, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al furto e al riciclaggio di autovetture. L’indagine, avviata a settembre del 2016, ha consentito, tra l’altro, di accertare l’esistenza di un’organizzazione criminale, individuando ruoli e compiti degli affiliati, tutti dediti alla commissione di furti di autovetture nella provincia casertana. Sarebbero stati centinaia i furti commessi dalla banda.

Giugliano, falsi invalidi al Comune: condannato il pentito Pirozzi

Giugliano. E’ stato condannato a 5 anni e 4 mesi di carcere, Giuliano Pirozzi, pentito eccellente del clan Mallardo, nell’ambito del processo falsi invalidi al Comune e che lo vedeva imputato insieme ad altri soggetti. E’ la seconda condanna per il collaboratore di giustizia dopo quella risalente alla scorsa estate (5 anni e 4 mesi di reclusione, più il pagamento della multa da 3750 euro per estorsione e falso in atto pubblico nel- l’inchiesta sul racket sugli appalti del Comune di Giugliano). Anche in questo caso, nonostante le attenuanti generiche per la sua posizione di collaboratore di giustizia, ha ottenuto una pena rilevante, più il pagamento delle spese processuali, interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per la durata della pena ed inoltre dovrà risarcire anche il Comune di Giugliano che si è costituito parte civile nel processo.
Più di 80 furono le persone iscritte nel registro degli indagati, accusati di aver truffato lo Stato. Nel procedimento, come ricorda Il Roma, furono coinvolti nel settembre dell’anno scorso professionisti insospettabili, parenti degli affiliati al clan Mallardo e finanche il sacrestano di una nota parrocchia locale. Il gruppo dei finanzieri del Gico eseguì diverse ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari, alcuni dei quali in seguito al ricorso al Tribunale per il Riesame ottennero la scarcerazione. Giuliano Pirozzi, come raccontato dallo stesso  agli inquirenti nel corso di tre interrogatori, aveva il compito di fare da tramite tra i familiari degli affiliati ed i dipendenti del Comune ai quali forniva documenti per avviare le pratiche che ha consentito a centinaia di soggetti di ottenere indebitamente pensioni di invalidità e/o di accompagnamento, in totale assenza dei necessari requisiti previsti dalla legge e, in taluni casi, senza che fosse stata presentata l’istanza per il riconoscimento dei benefici. Nello specifico, secondo quanto è stato accertato nel corso delle indagini dalla Guardia di Finanza,  venivano falsificati i verbali della commissione medica di verifica.

Terremoto, scossa di magnitudo 2.2 tra Monreale e Amatrice

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Una lieve scossa di terremoto, di magnitudo 2.2, è stata registrata dall’Ingv nella notte tra l’aquilano e il reatino. I comuni più vicini all’epicentro della scossa, delle ore 1.44, sono Montereale (L’Aquila) e Amatrice (Rieti). Inoltre una scossa, sempre di magnitudo 2.2, è stata registrata dall’Ingv alle 6.46 di stamattina, al largo della costa messinese.

Salerno, l’attore Diele pronto a chiedere lo sconto di pena

E’ pronto a chiedere lo sconto di pena l’attore romano Domenico Diele, che la scorsa estate ubriaco e droga alla guida investì e ucciso allo svincolo autostradale di Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno, la salernitana Iliara Di Lillo. Diele che è libero dalle festività natalizie dopo un mese di carcere e tre mesi di arresti domiciliari con il braccialetto elettronico è pronto a chiedere attraverso ii suoi avvocati Ivan Nigro e Montanara il processo con il rito abbreviato che prevede appunto lo sconto di pena di un terzo. L’udienza preliminare dovrebbe tenersi il prossimo 5 febbraio e, per quella data, dinanzi al gup Piero Indinnimeo del Tribunale di Salerno e Diele probabilmente potrebbe anche rendere dichiarazioni spontanee. I suoi avvocati difensori  vogliono anche discutere l’eccezione di legittimità costituzionale sollevata relativamente alla mancata considerazione del concorso di colpe che, in questo modo, attribuirebbe responsabilità nell’incidente anche alla vittima.Diele é accusato di omicidio stradale aggravato dall’assunzione di sostanze stupefacenti.

Nella notte tra il 23 e il 24 giugno scorsi, il 32enne interprete di fiction di successo, di ritorno da un matrimonio era a bordo della propria Audi A3 quando tamponò lo scooter della donna, all’altezza dello svincolo di Montecorvino Pugliano, nel Salernitano, in carreggiata Nord dell’autostrada A2 del Mediterraneo. Dopo l’incidente, Diele fu condotto all’ospedale di Salerno dagli agenti della Polizia Stradale di Eboli intervenuti, per farlo sottoporre al test antidroga, dai quali risultò positivo a oppiacei e cannabinoidi.

Come si legge nel capo di imputazione:  “Diele si è posto alla guida della su Audi A3 in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti”. E non solo perché aveva anche la  patente ritirata e l’auto era senza copertura assicurativa. Eppure nonostante ciò l’attore si mise in viaggio da Roma alla Basilicata per andare al matrimonio della cugina. Al ritorno in autostrada allo svincolo di Montecorvino Rovella travolse la moto sulla quale viaggiava Ilaria Dilillo di ritorno da una cena con amiche. La donna morì sul colpo. Diele si fermò per cercare di darle soccorso. Quando arrivarono i carabinieri lo trovarono in grave stato di alterazione. Nel cruscotto c’era della marijuana.

 

Trova la sua foto intubato in ospedale suoi pacchetti di sigarette: napoletano fa causa alla Philip Morris

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Ischitano trova sui pacchetti di sigarette la sua foto intubato in un letto d’ospedale e avvia una causa per uso illegale della sua immagine. Verdi. Le multinazionali pensano di poter calpestare i diritti delle persone“Siamo pronti a sostenere la battaglia di Maurizio Plescia contro le multinazionali del tabacco che si sono impossessate, a sua insaputa, di una sua foto mentre era intubato in un letto d’ospedale per usarla sui pacchetti di sigarette”.
Lo ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, sottolineando che “la storia del commerciante ischitano raccontata da Il Golfo è incredibile e inaccettabile”.
Plescia s’è ritrovato ritratto sui pacchetti di sigarette di mezzo Mondo perché la Philip Morris che le produce ha pensato bene di usare una sua foto di quando, qualche anno fa, è stato ricoverato, per una patologia che nulla ha a che fare con il fumo, in un ospedale colombiano.
“E’ assurdo che una multinazionale abbia fatto un errore del genere e se anche avesse preso la foto da qualche agenzia deve ritirare immediatamente tutti i pacchetti con la foto del commerciante ischitano e risarcirlo per lo choc di ritrovare quella sua foto in giro per il Mondo e non si capisce perché non l’abbia ancora fatto nonostante l’azione legale avviata da Plescia” ha aggiunto Borrelli per il quale “quest’episodio conferma la sensazione di onnipotenza di certe multinazionali che, forti della loro potenza economica, pensano di poter calpestare i diritti delle persone, a cominciare da quello di preservare la propria immagine, soprattutto quella in un letto d’ospedale”.

Napoli, in manette rapinatore seriale della Stazione Centrale

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Napoli. Si avvicinano ad un giovane avventore e lo rapinano del cellulare all’interno della Stazione di Napoli Centrale. Fermato oggi il complice della rapina aggravata avvenuta sabato pomeriggio in stazione. È un noto pluripregiudicato napoletano.
Proprio in virtù della recrudescenza dei furti e borseggi all’interno di questo impianto ferroviario ed in particolare nei pressi degli esercizi commerciali e biglietterie, la squadra di polizia giudiziaria del Compartimento Polizia Ferroviaria Campania attua servizi di osservazione finalizzato ad arginare tale fenomeno e all’individuazione di soggetti che pongono in essere attività delittuose.
Sabato pomeriggio, a seguito di una denuncia per rapina del cellulare subita da un giovane avventore da parte di due individui, gli operatori Polfer, sulla base della descrizione delle caratteristiche fisico somatiche e delle immagini del sistema di videosorveglianza , si sono attivati immediatamente nella ricerca dei due rapinatori. Arrestato il giorno stesso uno dei due complici, le attività investigative per ricercare il complice sono però proseguite, finché stamattina, all’interno della stazione di Napoli Centrale, gli operatori Polfer hanno riconosciuto P.M., noto pluripregiudicato napoletano che, dopo essere stato bloccato, ha tentato più volte la fuga.
Fermato perché gravemente indiziato del reato di rapina, anche per lui si sono aperte le porte del carcere di Poggioreale

‘Lo mandiamo al Pronto soccorso…’ , in una chat minacce al consigliere regionale

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In una chat minacce contro il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. Non mi fermo e domani, venerdì, protesteremo contro il nuovo bando per gli interinali pubblicato dall’Azienda Vanvitelli
“Non saranno le minacce di chi vuol difendere un sistema clientelare a fermare la mia battaglia per riportare la legalità nella sanità campana”. Lo ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità, che ha pubblicato sulla sua pagina facebook i messaggi circolati in una chat di watsapp in cui alcuni infermieri che lavorano negli ospedali campani grazie alle agenzie interinali minacciano aggressioni nei suoi confronti per “punirlo” per la sua battaglia contro le agenzie interinali.
“C’è chi si limita a offese e a promettermi sputi, ma c’è anche chi pensa di aggredirmi con il casco per non essere riconosciuto e tutto questo perché voglio la meritocrazia e che nella sanità pubblica campana entrino solo i migliori e in base alle leggi” ha aggiunto Borrelli sottolineando poi: “Non mi fermo e domani parteciperò alla manifestazione promossa dal Movimento Infermieri campani e professioni sanitarie insieme ai sindacati di base contro la decisione dell’Azienda ospedaliera Vanvitelli che ha pubblicato un altro bando destinato alle agenzie interinali”.
La manifestazione che si terrà domani, venerdì 19 gennaio, a partire dalle 10 nei pressi della direzione generale dell’azienda ospedaliera Luigi Vanvitelli in via Costantinopoli a Napoli.

Scafati, scambio di voto politico-mafioso: Aliberti è incandidabile

Scafati. “… con Aliberti perché dobbiamo contare di più” era lo spot elettorale alle Provinciali del 2009, quelle in cui Angelo Pasqualino Aliberti, un anno dopo essere diventato sindaco sotto la bandiera del Pdl, diventò anche consigliere provinciale con un plebiscito di voti. Solo che, secondo l’antimafia di Salerno e secondo la commissione di accesso che ha indagato sulla permeabilità della criminalità organizzata nell’amministrazione comunale scafatese, a contare di più non era solo il politico Aliberti, ma anche la camorra. In termini giuridici: scambio di voto politico-mafioso, un patto scellerato che a partire dal 2008 hanno con le prime scelte fatte “subito evidenziato elementi di contiguità con esponenti della criminalità”. Una considerazione evidenziata dalla Commissione di accesso e fatta propria dal Ministro dell’Interno Marco Minniti nella proposta di scioglimento del Consiglio Comunale adottata dal Consiglio dei Ministri. Oggi, quella contiguità e permeabilità ha avuto un altro sigillo: quello del Presidente del Tribunale di Nocera Inferiore, Catello Marano, che ha dichiarato Angelo Pasqualino Aliberti, ex sindaco di Scafati, incandidabile per una tornata elettorale.
Aliberti stesso non si era opposto formalmente alla richiesta dell’antimafia e del Procuratore capo della Procura di Nocera Inferiore, Antonio Centore, che l’aveva sostenuta nel corso della camera di consiglio dinanzi al presidente del Tribunale nocerino.
Il provvedimento ufficializzato oggi applica al politico scafatese, sotto processo per associazione per delinquere finalizzata allo scambio di voto politico-mafioso, il divieto di candidarsi alle prossime elezioni.
A proposito del suo operato l’antimafia aveva evidenziato come, nelle tornate elettorali le Amministrative del 2013 e le Regionali del 2015, Angelo Pasqualino Aliberti, avesse instaurato un patto con esponenti della criminalità organizzata della zona e in particolare con il clan Loreto-Ridosso. Ma anche molte scelte fatte, a partire dal primo sindacato nel 2008, avevano dimostrato contiguità con la criminalità organizzata. E pure nelle elezioni provinciali del 2009, si era scoperto dopo, vi era stato un sostegno particolare e per nulla trascurabile. Quando nell’agosto del 2011 i carabinieri del Ros entrarono nel deposito di camion Trans Europa, in via Lo Porto, alla ricerca del super latitante Franchino Matrone, uccel di bosco dal 2007, scoprirono in un capannone della ditta intestata alla moglie del boss Anna D’Isidoro e al figlio adottivo Antonio, detto Michele, un carrello pubblicitario con il manifesto del candidato Aliberti ‘Alla Provincia con Aliberti perché dobbiamo contare di più – candidato Presidente Cirielli’. Era il suo spot di allora. Il guardiano notturno aveva semplicemente riferito ai carabinieri del nucleo speciale che la signora Matrone e il figlio avevano appoggiato il candidato Aliberti. Nulla più, nulla meno. Dunque, quel carrello non era lì per caso.
Dei Matrone, si scoprirà poi, il dottore Angelo Pasqualino Aliberti era anche medico per i controlli sulla sicurezza del lavoro per la ditta di pompe funebri L’Eternità. Infatti, mentre Franchino Matrone, detto ‘a belva, ritenuto uno dei vertici del clan Alfieri negli anni ’90, si nascondeva per evitare il carcere a vita, la moglie e il figlio – anch’egli ora in carcere – erano la prima amministratrice e il secondo dipendente de l’Eternità, una ditta di pompe funebri con l’autorizzazione al trasporto, che operava con la ‘gemella’ L’Infinito sul territorio di Scafati. Matrone è stato arrestato dopo una latitanza durata cinque anni, il 17 agosto del 2012, un anno dopo il ritrovamento di quel carrello elettorale nell’impresa dei suoi familiari.
Ma non è questo particolare che è costato all’ex sindaco di Scafati, l’accusa di scambio di voto politico-mafioso. C’è stato altro. Ci sono state quelle elezioni del 2013, allora era candidato sindaco per la seconda volta, in cui avrebbe avuto l’appoggio del clan Loreto-Ridosso. Agli esponenti della cosca avrebbe promesso – in cambio di voti – appalti nella pubblica amministrazione, rinunciando ad avere nelle sue liste Andrea Ridosso, figlio di Salvatore ‘piscitiello’, ucciso in un agguato di camorra nel 2002 per motivi di ‘opportunità’ e facendo candidare in sua vece Roberto Barchiesi, poi entrato in consiglio comunale, come referente di Alfonso Loreto, figlio del pentito Pasquale, e di Gennaro Ridosso, figlio di Romoletto. Erano i capi dell’organizzazione criminale che, attraverso delle imprese di pulizie, apparentemente pulite, avrebbero dovuto ottenere appalti e favori dal sindaco Aliberti. Con il supporto dello stesso clan che si era adoperato anche per organizzare delle riunioni elettorali, sarebbe stata poi eletta Monica Paolino, moglie di Aliberti e divenuta consigliere Regionale nel 2015.
Questo lo dice la storia di un’inchiesta nata oltre quattro anni fa e nella quale pende la richiesta di arresto in carcere per Angelo Pasqualino Aliberti e per Gennaro e Luigi Ridosso dinanzi alla Corte di Cassazione, il prossimo 23 gennaio.
E pochi giorni prima di quella data è arrivata oggi la decisione del Presidente del Tribunale di Nocera che ha dichiarato l ‘ultimo sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti incandidabile. Si fermerà per un turno, perché c’è il pericolo che insieme a lui e alle sue velleità politiche potrebbe ‘contare’ anche altro. La camorra.
Rosaria Federico
(continua.3)

Cadavere di uomo nelle campagne casertane, s’indaga per omicidio

Il cadavere di uomo è stato trovato questa sera nelle campagne casertane, s’indaga per omicidio. Il corpo di un uomo e’ stato ritrovato questa sera in un campagna a Teverola, nel Casertano. Sul corpo dell’uomo, probabilmente straniero ma non di colore, secondo quanto si e’ appreso, sono presenti numerose ferite che farebbero pensare ad un omicidio. Sul posto i carabinieri di Aversa coordinati dalla Procura di Napoli Nord e il medico legale. Si aspetta l’arrivo del magistrato per fare le prime ispezioni del cadavere e stabilire una prima presunta ora della morte e le cause. Nel frattempo i carabinieri stanno setacciando la zona alla ricerca di possibili tracce utili alle indagini ed eventuali armi.

Calcio mercato Napoli: preso l’esterno sinistro Bangoura

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Il Napoli rimpolpa la rosa con l’acquisto di Ismael Bangoura, 23 enne guineano cresciuto nelle giovanili dell’Inter prima di fare esperienza in giro per l’Italia con le maglie di Cesena, San Marino, Fidelis Andria e Maceratese, ultima squadra nella quale ha militato. L’acquisto dell’esterno sinistro – si apprende dal sito della Lega Calcio – e’ a titolo definitivo.
In chiave mercato, resta in piedi l’ipotesi Deulofeu che dovrebbe affrontare a viso aperto la concorrenza del tridente dei piccoli Callejon-Mertens-Insigne: il calciatore spagnolo vuole guadagnarsi pero’ un posto al Mondiale e quindi cerca una squadra dove giocare con continuita’, cosa che a Napoli non sarebbe garantita. Discorso, questo, che non varrebbe per Younes dell’Ajax che potrebbe farsi le ossa in attesa di essere protagonista. L’attaccante di origine libanese, pero’, e’ finito nella lista degli acquisti dello Swansea, ultimo in classifica in Premier e alla ricerca disperata di gol-salvezza. Difficile arrivare a Lucas Moura del Psg, che tra l’altro ha un ingaggio molto alto, mentre oggi si e’ sparsa la voce di un interessamento ad Aleix Vidal, terzino del Barcellona che ha giocato anche da ala destra. Per Politano, invece, il Sassuolo avrebbe chiuso la porta. Gli emiliani non lo vogliono cedere a gennaio come ha ricordato anche l’ad della Juventus Marotta in una dichiarazione a Sky che ha scatenato le polemiche sui social network e sulle radio locali dei tifosi del Napoli che lo hanno accusato di ingerenze nel mercato altrui. La rivalita’ con la Juventus si sfoga sul mercato, in tv e sui social in attesa che riparta il testa a testa in campionato. Intanto, gli azzurri hanno messo a segno oggi un colpo minore prendendo il 23enne brasiliano Vinicius Morais, attaccante che gioca nella B portoghese con il Real Sport Clube dove dovrebbe restare in prestito.
Allenamento pomeridiano per il Napoli, che prosegue la preparazione verso la trasferta di Bergamo di domenica. La squadra ha svolto la prima fase di attivazione tecnica con il pallone alla quale hanno partecipato anche Milik e Ghoulam, che poi successivamente hanno proseguito con il loro lavoro personalizzato. Il gruppo successivamente e’ stato impegnato in una seduta tecnico tattica e chiusura con partitina a campo ridotto. Ancora assente Hamsik, costretto a casa dalla febbre. Domani altro allenamento pomeridiano.

Superenalotto: nessun 6 ne 5+, il Jackpot sale a 87,6 milioni di euro

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Nessun ‘6’ né ‘5+’ e ‘5’ al Superenalotto, dopo l’estrazione della combinazione vincente: 29, 43, 46, 50, 85, 86, numero jolly 39, numero superstar 68. Il jackpot stimato per il prossimo concorso sale a 87,6 milioni di euro.

Queste le quote del Concorso Superenalotto/SuperStar n.8 di oggi:

Superenalotto Punti 6: NESSUNO

Punti 5+: NESSUNO Punti 5: NESSUNO

Punti 4: 321 totalizzano Euro: 740,99

Punti 3: 15.635 totalizzano Euro: 38,29

Punti 2: 261.746 totalizzano Euro: 6,63

SUPERSTAR Punti 6SB: NESSUNO

Punti 5+SB: NESSUNO

Punti 5SS: NESSUNO

Punti 4SS: 2 totalizzano Euro: 74.099,00

Punti 3SS: 70 totalizzano Euro: 3.829,00

Punti 2SS: 1.417 totalizzano Euro: 100,00

Punti 1SS: 9.517 totalizzano Euro: 10,00

Punti 0SS: 22.705 totalizzano Euro: 5,00

Vincite Immediate: 12.922 totalizzano Euro: 323.050,00

 

Baby gang: la mamma di Arturo: ‘Serve un modello educativo territoriale’

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Baby gang per la mamma di Arturo, serve un modello educativo territoriale. Oggi la professoressa Iavarone è stata ricevuta dal cardinale Sepe. si parla do ‘intesa su molti punti’. Udienza privata oggi con il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, per Maria Luisa Iavarone, mamma di Arturo, il diciassettenne accoltellato a Napoli da una baby gang, una settimana prima di Natale, “E’ stato un incontro deliziosamente intenso, siamo d’accordo su molti punti” dice la donna. La mamma di Arturo ha illustrato al presule l’idea di un progetto educativo territoriale che veda in prima linea le parrocchie “come punto di riferimento per questi ragazzi”. “Nelle vite di questi giovanissimi – ha detto – mancano adulti di riferimento, modelli positivi di educazione. La Chiesa e’ il primo luogo di accoglienza”. Un modello educativo, dunque, che veda protagonisti “adulti responsabili, che fanno rete, che si mettono insieme, uniti contro il rischio”. Il rischio di essere aggrediti per strada da baby gang che si aggirano per la città, quello di diventare bersaglio di bande di ragazzini. Messe insieme, quelle parole, (Adulti Responsabili per il Territorio Uniti contro il Rischio) portano a un acronimo che Iavarone non nasconde: “Modello Artur”. “Questo perche’ quando accaduto a mio figlio non accada a nessuno piu'” ha evidenziato. “Il mio impegno civile procede, io non ho paura, ho reagito da cittadino comune – ha sottolineato – sono e resto la mamma di Arturo”. E rilancia la “sfida” a chi si candidera’: “Sono pronta al confronto, voglio risposte”. “A 4 settimane dell’aggressione di Arturo – ha aggiunto – mio figlio si ritrova con un danno neurologico permanente alle corde vocali. Alla mamma del ragazzo fermato la mattina della Vigilia di Natale dico di nuovo: ‘Convinci tuo figlio a collaborare'”. Iavarone, domani, incontrera’ il sindaco Luigi de Magistris. E sempre domani, nel liceo Cuoco, la scuola di Arturo, ci sara’ un incontro sui temi della legalita’ e della giustizia minorile insieme con i vertici della Dda di Napoli.

Napoli, creolina nella scuola: arrestati e condannati due giovanissimi

Napoli, creolina nelle aule a Napoli, arresti e una condanna.Carabinieri e polizia bloccano a Napoli tre giovani mentre gettano acido e creolina in aule di un istituto tecnico. Sono tutti incensurati, tutti dello stesso quartiere, Soccavo, e nessuno di loro frequenta la scuola danneggiata, l’istituto Nitti di viale Kennedy. Fabio Strazzullo, 21enne, Gennaro Arnese, 20enne e un 17enne sono stati fermati stanotte, dopo che si erano introdotti nell’edificio forzando le finestre al piano terra e avevano reso inagibili gia’ 7 aule. Strazzullo e Arnese sono stati arrestati per danneggiamento aggravato, invasione di edifici pubblici e interruzione di pubblico servizio; il 17enne e’ stato denunciato in stato di liberta’ per gli stessi reati. Gli arrestati sono stati giudicati con rito direttissimo al termine del quale il giudice ha convalidato entrambi gli arresti. Il 21enne e’ stato condannato a 8 mesi con sospensione della pena, per Arnese si procedera’ invece con rito abbreviato il 29 gennaio.

Russiagate: c’è anche una giovane avvocato casertana nell’inchiesta

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Russiagate: c’è anche un avvocato di Caserta coinvolta nell’inchiesta che sta scuotendo gli Stati Uniti nell’era Trump. Passa da Roma la pista degli investigatori  Un filo rosso che collega Malta a Roma e Roma a Washington, ma che probabilmente parte da Mosca: nelle pieghe del Russiagate, il caso che rischia di mettere nei guai la Casa Bianca, c’e’ anche un capitolo quasi tutto italiano, di professori universitari, assistenti parlamentari e consiglieri della campagna elettorale che adesso parlano con il procuratore generale Robert Mueller. E chissa’ cosa possono raccontare. Al centro una figura femminile: si chiama Simona Mangiante, e’ di Caserta e, intervistata dal “Guardian”, dice di trovarsi in mezzo a un pasticcio internazionale del tutto a sua insaputa. Lei e’ di Caserta, e’ figlia di un professore e di un’insegnante di inglese, fa l’avvocato e per anni ha lavorato al Parlamento Europeo, occupandosi di tutela dell’infanzia. Qui, nel 2012, conosce un professore maltese, Joseph Mifsud, che ora Mueller e la sua squadra sospettano essere un personaggio centrale nel caso delle presunte interferenze russe nella campagna elettorale americana. Per intenderci: l’uomo che avrebbe detto a un esponente dello staff di Trump, nel corso di un incontro a Roma, di essere in possesso di materiale “sporco” su Hillary Clinton e di essere in possesso “di migliaia di email” sottratte al Partito Democratico.

“Ero scioccata. Ero spaventata e nervosa”. Simona Mangiante è la compagna di George Papadopoulos, consigliere di Donald Trump nella campagna presidenziale che si è dichiarato colpevole nell’inchiesta sul Russiagate. Anche la 33enne italiana è stata ascoltata dal procuratore Robert Mueller, come racconta al quotidiano britannico The Guardian. “Sono un avvocato anch’io e non vedevo nessun fondamento” per la convocazione che le è stata recapitata. Mangiante non ha assunto un avvocato, dopo aver scoperto che la parcella sarebbe stata di 800 dollari l’ora. Si è presentata da sola, quindi, al quartier generale dell’Fbi a Chicago, “un enorme edificio grigio che intimidisce”. Tra le foto dei ricercati più pericolosi d’America, è stata condotta in una stanza e si è trovata a rispondere anche a domande sulla sua relazione con Papadopoulos. “Mi hanno chiesto ‘Lo ama?’. Ho risposto ‘Sì’. Hanno replicato ‘E’ fortunato'”.

 

Lotto e Superenalotto: ecco i numeri fortunati previsti per oggi giovedì dal generatore del nostro sito

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Con la nuova estrazione dei numeri del lotto e del superenalotto di oggi giovedì 18 gennaio 2018 Cronachedellacampania pubblica il generatore che calcola i numero fortunati realizzato dai propri esperti per offrire un nuovo servizio per i suoi lettori appassionati del gioco. Di seguito trovate i due generatori per i numeri al Lotto e quelli per il Superenalotto. Per il primo basta cliccare su estrai e compariranno i numeri indicati dal sistema e la ruota sulla quale eventualmente giocare. Potete cliccare quante volte volete. Per il Superenalotto cliccare sempre su estrai e compariranno sei numeri. Buona Fortuna.

La Cassazione: chi passeggia o nuota in convalescenza non va licenziato

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Cassazione: il nuoto e le passeggiate in convalescenza, non possono essere utilizzate dai datori di lavori per il licenziamento per giusta causa.Non va licenziato il dipendente che, durante la convalescenza, svolge una “moderata attivita’ fisica”, come “brevi passeggiate e bagni di mare”, tale da “non compromettere o ritardare la guarigione”. Lo ha sancito la Cassazione, confermando una sentenza della Corte d’appello di Napoli che aveva dichiarato illegittimo il licenziamento di un uomo, che, dopo una distorsione al ginocchio, durante il periodo di assenza dal lavoro si era dedicato ad attivita’ fisiche, quali passeggiate e nuotate. “In tema di licenziamento per giusta causa – si legge nella sentenza depositata oggi dalla sezione lavoro – la condotta del lavoratore che, in ottemperanza delle prescrizioni del medico curante, si sia allontanato dalla propria abitazione e abbia ripreso a compiere attivita’ della vita privata, la cui gravosita’ non e’ comparabile a quella di un’attivita’ lavorativa piena, senza svolgere una ulteriore attivita’ lavorativa, non e’ idonea a configurare un inadempimento ai danni dell’interesse del datore di lavoro. Infatti, l’espletamento di altra attivita’, lavorativa ed extralavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia, e’ idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’adempimento dell’obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro laddove si riscontri che l’attivita’ espletata costituisca indice di una scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai relativi doveri di cura e di non ritardata guarigione, oltre ad essere dimostrativa dell’inidoneita’ dello stato di malattia ad impedire comunque l’espletamento di un’attivita’ ludica o lavorativa”. Nel caso in esame, si e’ accertato, osserva la Suprema Corte rigettando il ricorso della societa’ datrice di lavoro, che “la moderata attivita’ fisica” svolta dal lavoratore “non era incompatibile con il recupero degli esiti della distorsione al ginocchio” e “non si poneva in contrasto con la guarigione”. Nessuna prova, dunque, concludono i giudici di ‘Palazzaccio’, che l’uomo avesse “disatteso le prescrizioni impartitegli per la guarigione”.

Il preside rimuove la scritta contro l’omofobia, il Sindaco: ‘Si dimetta’

Il preside rimuove scritta contro omofobia. Sindaco, si dimetta. Arcigay, ‘ha annullato incontro’. Dirigente, ‘fatti travisati’.Il preside fa rimuovere dalla scuola uno striscione contro l’omofobia ed il sindaco scrive al ministro dell’Istruzione, Fedeli, perche’ adotti nei confronti del dirigente scolastico ”serie misure disciplinari”. E’ quanto accade a Casamarciano, nel Napoletano, dove nei giorni scorsi, in occasione dell’open day, fa sapere il sindaco Andrea Manzi e l’Arcigay di Napoli, il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo ‘Costantini’, Roberto Valentini, ha fatto rimuovere dalle mura uno striscione realizzato dagli studenti, con i colori dell’arcobaleno e la scritta ‘La scuola ripudia l’omofobia’, poi fatto ricollocare dopo le rimostranze di alcuni consiglieri comunali presenti, e di altri docenti. Ma il preside si difende, sottolineando che i fatti sono stati ”travisati in modo pretestuoso e strumentale” e che la rimozione si era resa necessaria per ”specificare meglio il contenuto, poiche’ alcuni genitori chiedevano spiegazioni e ne fraintendevano il senso”. ”Si dovevano aggiungere alcune frasi esplicative – ha scritto il dirigente scolastico in una nota indirizzata al sindaco – non tutta l’utenza della scuola e’ composta da diplomati o laureati, e pertanto e’ sembrato giusto specificare meglio il contenuto della parola ‘omofobia”’. Secondo Valentini, le note non sarebbero pero’ state aggiunte in quanto ”appena e’ stato rimosso lo striscione, un’insegnante, senza aspettare spiegazioni, ha innescato la polemica, tanto che lo striscione e’ stato subito riattaccato”. Manzi, intanto, ha segnalato l’accaduto al ministro Valeria Fedeli, chiedendo provvedimenti disciplinari nei confronti del personale dirigente. Il Comune, lo scorso anno, aveva anche aderito al progetto ‘Hope’ di Arcigay Napoli, dichiarandosi ‘paese gay friendly’ e sul balcone del Municipio, da allora, sventola una bandiera arcobaleno. Ed oggi, secondo l’Arcigay, che ha ritenuto ”gravissimo l’accaduto”, avrebbe dovuto aver luogo nella scuola anche un incontro finalizzato al contrasto alle discriminazioni sessuali, sospeso dal preside. ”Una condotta ingiustificabile ed una vicenda scandalosa – ha affermato Manzi – dall’adesione al progetto ‘Hope’ abbiamo impresso una svolta alla nostra azione politica e culturale, cercando di piantare ogni giorno il seme della tolleranza, anche grazie all’impegno di quei docenti che hanno aderito alla nostra campagna, che lavorano quotidianamente con gli alunni per imprimere questo messaggio. Chiediamo che venga intrapresa ogni azione utile a fare chiarezza su quanto avvenuto durante l’open day e sulle responsabilita’ del personale dirigente. Il Comune di Casamarciano e la nostra scuola ripudiano l’odio, l’omofobia e l’ignoranza”. ”E’ gravissimo – aggiunge Antonello Sannino, presidente Arcigay Napoli – che il dirigente scolastico della scuola abbia rimosso lo striscione ed e’ importantissimo che il sindaco abbia allertato la ministra Fedeli sull’accaduto”.