Salerno. Chiusa la stagione venatoria, i carabinieri della Forestale fanno un bilancio dei controlli eseguiti in provincia di Salerno.
L’esercizio della caccia è disciplinata nel dettaglio per quanto riguarda giorni, orari, specie cacciabili, strumenti e modalità di esercizio e scrupolose sono di conseguenza le azioni di controllo poste in campo dai Carabinieri Forestali volte a verificare il rispetto delle previsioni normative ed a reprimere le condotte illecite.
I militari hanno eseguito in provincia di Salerno servizi mirati e controllato 594 persone: 44 le denunzie e 110 gli illeciti amministrativi accertati per un importo complessivo di circa 90mila euro.
Il fenomeno conferma un andamento nella media ma è stato accertato un incremento dei casi di uccellagione, tecnica di cattura indiscriminata e di massa della selvaggina volatile attuata con l’impiego di dispositivi fissi quali le reti. Si tratta di un pratica vietata in tutto il territorio nazionale, punita con sanzione penale e particolarmente odiosa perché oltre che costituire una cattura di massa ed indiscriminata sostanzia il maltrattamento degli animali che una volta catturati vengono detenuti per fini di vendita ed utilizzati quali richiami vivi. In leggero incremento anche l’abbattimento di specie, ad esempio il cormorano, tradizionalmente non destinate al consumo e verosimilmente abbattute per destinarle alla tassidermia ed alla esposizione quale “trofeo di caccia”.
Salerno, chiusa la stagione venatoria: il bilancio dei carabinieri della Forestale
Omicidio di Chiaia, Luca Materazzo sceglie il processo ordinario: rischia l’ergastolo
Luca Materazzo, 36 anni, unico indagato per la morte del fratello Vittorio e in carcere dopo un anno di latitanza, vuole difendersi e provare a dimostrare di essere estraneo all’omicidio. Dal 28 novembre di due anni fa, giorno in cui l’imprenditore 51enne e’ stato accoltellato mentre rientrava a casa, il 36enne non ha mai parlato per discolparsi. Questa mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari Sabella, ha scelto di essere processato con il rito ordinario, davanti ai giudici della Corte d’Assise di Napoli. Luca Materazzo, assistito dagli avvocati Gaetano e Maria Luigia Inserra ha scelto, dunque, di difendersi in un dibattimento che si annuncia lungo e difficile. Sfileranno decine di testimoni tra i quali le sorelle dell’imputato e la moglie della vittima che si sono costituite parte civile. Secondo la Procura di Napoli, il movente dell’omicidio e’ legato principalmente a questioni economiche. Dopo la morte del padre Lucio, il fratello Vittorio aveva bloccato la divisione dell’eredita’ perche’ sospettava che il padre fosse stato ucciso, con sospetti su Luca che viveva con lui. Tra i due fratelli, inoltre, c’erano vecchi dissidi concretizzatisi in una denuncia, poi ritirata, di aggressione che Vittorio presento’ contro Luca. La vittima, un anno prima di morire, chiese per ben due volte in procura, con corposi esposti, la riesumazione del cadavere del padre, cosa poi avvenuta dopo la sua morte. (L’analisi del corpo, in avanzato stato di decomposizione, non fece emergere elementi utili per ritenere che la morte di Lucio Materazzo, ottantenne, potesse essere stata violenta e il fascicolo aperto contro ignoti per il reato di omicidio e’ stato archiviato. L’8 dicembre di due anni fa intanto Luca Materazzo fece perdere le sue tracce. Era stato iscritto nel registro degli indagati, prima, e poi era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei suoi confronti a fine dicembre perche’ il dna prelevato da indumenti insanguinati e su un coltello trovati tra i rifiuti a poche decine di metri dal luogo del delitto era compatibile con quello di Luca e Vittorio. Proprio sugli esami del dna si focalizzera’ il processo dato che la difesa ha sostenuto sin dall’inizio che quelle tracce non solo sono deteriorate ma soprattuto non hanno la stessa ‘intensita”’ nei diversi oggetti repertati, ipotizzando un complotto ai danni del 36enne. La fuga di Luca e’ terminata poi il 3 gennaio a Siviglia dove si era rifugiato negli ultimi mesi lavorando come cameriere in un ristorante.
Napoli, tentano un furto in un deposito, accerchiati dalla polizia e arrestati 4 uomini
Napoli. Furto in un capannone di utensili: la Polizia interviene e arresta quattro persone. Stanotte gli agenti della Polizia di Stato del Reparto Prevenzione Crimine Campania hanno arrestato in Via Repubbliche Marinare quattro persone, tutti con precedenti di polizia, accusate di furto aggravato in concorso consumato all’interno di un capannone adibito alla vendita di utensili: Vincenzo Siano, trentanovenne di San Giorgio a Cremano; Antonio Scotti, Pasquale Busiello e Ciro De Maria, tutti napoletani, rispettivamente di 52, 45 e 39 anni.
I poliziotti, in servizio di pattugliamento in zona San Giovanni, venivano allertati da personale di vigilanza privata “Cosmopol”, che all’interno di un fabbricato-deposito sito in via Stefano Barbato, udiva dei rumori. Giunti prontamente sul posto gli agenti notavano la presenza di un furgone bianco e quattro persone intente a caricare a bordo del mezzo materiale elettrico ed utensileria. Alla vista dei poliziotti i quattro si davano a precipitosa fuga, arrampicandosi sui tetti dello stabile. Iniziava un lungo e rocambolesco inseguimento, che durava circa un’ora, fino a quando alle 00,30 circa uno dei quattro, Scotti, vistosi accerchiato, si lanciava dal tetto, per poi cadere a terra ed essere bloccato dagli agenti.
La fuga degli altri terminava alle 00,45, dopo essersi nascosti in una casupola diroccata sono stati sorpresi dagli operatori, che, supportati da altre pattuglie sopravvenute, non li avevano mai persi di vista e li hanno arrestati in flagranza.
La refurtiva è stata sequestrata e contestualmente riconsegnata al legittimo proprietario.
Scotti già agli arresti domiciliari perchè arrestato lo scorso 14 dicembre dagli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale per tentato furto aggravato in un’agenzia di scommesse sportive, è stato trasportato e ricoverato all’ospedale Cardarelli per sospetta rottura del femore.
Nelle immediate vicinanze del furgone a bordo del quale era stata caricata la refurtiva, debitamente sequestrata, è stata ritrovata una radio trasmittente di colore nero, un berretto tipo baseball nero, due paia di guanti, un passamontagna, due minitorce. I quattro sono stati arrestati; Scotti è attualmente piantonato da personale della Polizia di Stato presso l’Ospedale Cardarelli.
Castellammare choc, anziano muore al supermercato. I medici dell’Asl: ‘Non possiamo muoverci’
Castellammare di Stabia. Stamattina intorno alle ore 11 un anziano signore è stato colto da un malore, probabilmente un infarto, mentre era al supermercato di Via Allende. L’uomo, mentre era intento a pagare la spesa alla cassa, ha accusato dei forti dolori al petto per poi accasciarsi al suolo. Le persone lì presenti hanno subito chiamato i carabinieri, accorsi tempestivamente e il 118 che si è presentato senza defibrillatore dopo circa 30 minuti. Nell’aspettare l’arrivo dei soccorsi i testimoni hanno raggiunto il presidio dell’Asl a via Bocchetti, ma i dottori hanno negato il loro aiuto perchè sostenevano di non potersi spostare dal locale. Così l’uomo, fra la rabbia e la preoccupazione delle persone, è morto in una lenta agonia senza alcun primo soccorso.
Sulla vicenda il dirigente della centrale operativa del 118, dottor Salvatore Criscuolo ci tiene a precisare che “la richiesta di soccorso al sistema 118 è arrivata alle ore 10:47” e che. “essendo l’ambulanza di Castellammare impegnata in altro intervento sul territorio la Centrale Operativa ha inviato nel supermercato ubicato in via Salvator Allende in Castellammare di Stabia l’ambulanza medicalizzata di Gragnano che è giunta sul posto alle ore 11:07. Tale ambulanza, come tutte quelle del Sistema 118 sono dotate di defibrillatore”. La nota conclude: “Nel caso suindicato sono state praticate manovre rianimatorie ma l’assenza del ritmo defibrillabile non ha consentito di attuare scariche”.
‘Ammore e Malavita’, 15 candidature al David di Donatello
Nella sede Rai di Viale Mazzini sono stati ufficializzati in conferenza stampa i cinque candidati al David di Donatello 2018 come miglior regista. Questo l’elenco: Jonas Carpignano per A Ciambra, Manetti Bros per Ammore e malavita, Gianni Amelio per La tenerezza, Ferzan Ozpetek per Napoli velata, Paolo Genovese per The Place. Ammore e Malavita dei Manetti Bros vola nelle candidature dei David di Donatello e si colloca a quota 15. A seguire Napoli velata di Ferzan Ozpetek con 11. Bene ‘Nico’ con 8, insieme a La tenerezza e The Place. Infine A ciambra e Gatta Cenerentola si collocano a quota 7. Questi i film che hanno ottenuto piu’ candidature ai David di Donatello 2018, annunciate oggi a Roma a Viale Mazzini. Questa edizione, la 62/ma, vedra’ quest’anno il ritorno della premiazione in Rai il 21 marzo.
Arrestati i tre della baby gang delle rapine alla Circum di Casalnuovo
Arrestati i tre della baby gang delle rapine alla Circum di Casalnuovo. Un 19enne di Portici, un coetaneo di Ponticelli e un 17enne di Santa Maria la Carità sono stati identificati e arrestati dai carabinieri di Casalnuovo di Napoli perché sono ritenuti i responsabili di una rapina perpetrata a marzo ai danni di un uomo che attendeva la Circum all’interno della stazione di Casalnuovo: i 3, insieme a un quarto complice arrestato il 22 maggio, erano arrivati in auto, avevano puntato la vittima e l’avevano picchiata per portarle via il portafogli. Identificati, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare per rapina emessa dal tribunale per i minorenni di Napoli.
Villaricca, avevano un chilo di marijuana in auto: fermati due pregiudicati
Durante un servizio di controllo del territorio i carabinieri di Villaricca hanno intimato l’“alt” a 2 soggetti che viaggiavano a bordo di un furgone con targa svizzera ma Saverio Palma, 45enne e Vittorio de Stasio, 43enne, entrambi di Villaricca e già noti alle forze dell’ordine , non hanno rispettato l’invito a fermarsi accelerando e dandosi alla fuga. Dopo averli inseguiti e bloccati i militari hanno perquisito il furgone sequestrando 25 grammi di cocaina e 980 grammi di marijuana divisi in 2 buste nascoste all’interno delle portiere anteriori. La successiva perquisizione nella loro casa ha permesso di rinvenire altre 21 dosi di cocaina e 200 in banconote di vario taglio. I 2 sono stati arrestati per detenzione di droga a fini di spaccio e posti agli arresti domiciliari.
Melito, spacciava nelle palazzine della 219: arrestato 39enne
Stava trafficando tra le palazzine della “219” insieme ad altri “soci” in via di identificazione: ognuno aveva il proprio ruolo e Tommaso Caporrimo, un 39enne di Melito già noto alle forze dell’ordine, si occupava di rifornire lo spacciatore; notato e bloccato dai carabinieri della compagnia di Giugliano, è stato perquisito e trovato in possesso di 24 dosi di marijuana nascoste nella biancheria intima e di 1115 euro tenuti nella tasca del bomber: nel vano contatore dal quale Caporrimo era stato notato prelevare la droga e di cui aveva le chiavi, inoltre, sono state rinvenute 200 dosi di crack, 24 di marijuana e 22 di cocaina nonché 15 stecchette di hashish. Il 39enne è stato arrestato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio e portato in carcere.
Gragnano, trovato con droga, pistola finta e mazza da baseball in auto: arrestato
Gragnano: arrestato dai carabinieri perché nascondeva pistola finta senza tappo rosso, mazza da baseball e droga. Era alla guida della sua auto quando i carabinieri della stazione di gragnano lo hanno sorpreso in possesso di una pistola giocattolo privata del tappo rosso, 13 grammi di marijuana divisi in dosi e una mazza da baseball. Giuseppe Saporito, un 29enne di gragnano già noto alle fforze dell’ordine è stato arrestato dai militari e dovrà rispondere di porto abusivo di arma e detenzione di droga a fini di spaccio. Dopo le formalità per lui sono stati disposti gli arresti domiciliari in attesa del giudizio direttissimo.
Minaccia i genitori dell’ex moglie per avere l’indirizzo: arrestato
Quando i carabinieri sono intervenuti, stava prendendo a calci, pugni e spallate la porta d’ingresso di due coniugi, minacciandoli di morte se non gli avessero fornito l’attuale indirizzo della sua ex moglie e dei due figli che, proprio a seguito dei suoi maltrattamenti, sono stati costretti a cambiare domicilio. Un 45enne, attualmente residente in Toscana, è stato arrestato dai Carabinieri della stazione di Avella in provincia di Avellino per danneggiamento, violazione di domicilio, minacce gravi e resistenza a pubblico ufficiale. I militari sono intervenuti a seguito di una segnalazione al 112 e hanno cercato di tranquillizzare l’uomo che, nonostante i ripetuti tentativi, non ha accennato a calmarsi ma ha aggredito verbalmente i Carabinieri, arrivando a minacciarli di morte. Dopo essere stato bloccato in modo da scongiurare la possibilità di gesti inconsulti, il 45enne è stato accompagnato in caserma dove è stato dichiarato in stato di arresto alla Procura di Avellino e portato nelle camere di sicurezza della compagnia di Baiano, in attesa del rito direttissimo.
Sant’Antimo, bomba del racket al supermercato, il sindaco chiede protezione
Esplosa una bomba al supermercato Decò in via Aldo Moro a Sant’Antimo. Avvertita da Melito a Casandrino, fino a Grumo Nevano, l’ordigno esploso ha distrutto la serranda, i vetri delle porte di ingresso e danneggiato una Fiat Punto in sosta. Molta paura tra i residenti della zona, alcuni dei quali hanno temuto si trattasse addirittura del terremoto. Tempestivo l’arrivo dei carabinieri della locale tenenza e di una volante del commissariato di Frattamaggiore per dare il via alle indagini dopo i primi rilievi. Ascoltato dagli inquirenti anche il responsabile del negozio che ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce né richieste estorsive. E’ il quinto ordigno nel giro di pochi mesi a Sant’Antimo, dopo la serie di attentati a negozi i cui titolari sono familiari di boss della camorra locale, avvenuti tra aprile e settembre dello scorso anno. Con l’arresto di Pasquale Puca, ” ‘o minorenne”, detenuto al 41bis, e quello di Filippo Ronga, dopo cinque anni di latitanza, la vecchia camorra è decimata e per questo hanno trovato spazio nuovi personaggi che con una strategia del terrore e finanziandosi con le estorsioni, puntano ai vertici della criminalità.
In una lunga nota il sindaco Aurelio Russo chiede aiuto al ministro degli Interni Minniti: “L’esplosione della scorsa notte è l’ennesimo episodio allarmante, che si verifica a Sant’Antimo, ormai in vera emergenza sicurezza. Questa bomba, però, non può e non deve farci pensare che si tratti solo ed esclusivamente di un fenomeno legato al racket delle estorsioni, perché quanto sta accadendo in città ha contorni inquietanti. Al titolare dell’esercizio commerciale va tutta la nostra solidarietà, così pure ai residenti della zona interessata dall’esplosione. Anche ringraziando le forze dell’ordine presenti sul territorio per l’encomiabile lavoro che svolgono, quotidianamente e con i pochi mezzi a disposizione, non posso, tuttavia, esimermi dal chiedere espressamente, al ministro dell’Interno Minniti, un’attenzione maggiore per allarme sicurezza della nostra città. La gravità della situazione che stiamo vivendo non ammette defezioni. A questo punto Sant’Antimo merita un intervento autorevole del ministro, che invitiamo a non voltarsi dall’altra parte”
Ménage à trois al Nostos Teatro di Aversa. Uno strano rapporto di ‘coppia’ a tre
Sabato 17 alle ore 21.00 e i replica domenica 18 alle 19.00, “Ménage à trois” al Nostos Teatro di Aversa.
La storia di una “rapporto di coppia” a tre, in cui l’amante è una strana figura: la morte.
Un interno abitato da una vecchia coppia, il loro rapporto è logorato dall’abitudine e dalla stratificazione di una vita “qualunque”. Una relazione “normale” caratterizzata da conflitto e intolleranza ma, al contempo, da sentimenti poetici e nostalgici, ironici. Paradossalmente la morte viene sedotta. È un caso che fosse lì per entrambi? Una riflessione sulle affinità impossibili, sulla vita, sulla stessa morte, come inizio e fine, come casualità. I significati sono molti e altrimenti leggibili: la fine di un amore, come il termine della vita, il caso, la morte, l’amore, inteso come abitudine o come profonda solitudine, la morte come dolore e perdita, la densità e il riparo nelle memorie, la morte comprensibile come doppio, di tutte le cose, come “altro inizio”.
La morte che si presenta in una doppia natura (una buona e innocente, l’altra “mietitrice”) insegue la vita, in un gioco perenne. Il luogo iniziale è un limbo senza dimensioni. Durante il suo “vagare” si ritrova in un interno familiare. Casualità? O tutto è predestinato?
La regia dello spettacolo è di Daniele La Torre, anche autore del soggetto con Pilar Peñalosa, la produzione è di Zeb Studio e nasce da un laboratorio di costruzione e manipolazione di Daniele La Torre, Pilar Peñalosa, Paola Maria Cacace e Angela Severino. Il laboratorio fonde la tecnica della manipolazione del “pupazzo” con lo studio dei tipi della commedia dell’arte, cercando nel linguaggio onomatopeico e pantomimico il profondo senso metacomunicativo, di musiche d’autore e inedite (scritte dallo stesso Daniele La Torre).
San Giorgio, baby gang fermata con droga e un coltello
Continuano incessanti i controlli della Polizia di Stato nell’ambito del progetto “Sicurezza giovani”, volto alla prevenzione e controllo del fenomeno della violenza giovanile. Ieri sera in San Giorgio a Cremano, via Gramsci, i poliziotti impegnati nel controllo del territorio hanno denunciato in stato di libertà C.M., 18enne napoletano, e due minori, rispettivamente di quindici e sedici anni, tutti sangiorgesi, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, e il solo 15enne anche per porto abusivo di armi da taglio, nella fattispecie coltello tipo butterfly di lunghezza totale cm 23 con lama cm.10.Sono da poco passate le 20.00 quando i poliziotti, a bordo della volante, transitando in Via Gramsci, hanno notato il gruppetto ragazzi, all’intersezione con Cortile Borrelli, mentre confabulavano tra loro e, contestualmente, un altro giovane che si avvicinava agli stessi, ma, accortosi della volante, prontamente si allontanava, cosa non riuscita ai tre.Immediatamente bloccati dai poliziotti, il 16enne ha tentato di disfarsi di una bustina, prontamente recuperata, contenete tredici dosi di hascisc. Indosso al maggiorenne i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato altra sostanza stupefacente ancora da suddividere in dosi, mentre il 15enne aveva nel giubbino un coltello a farfalla con una lama da cm.10. I minori sono stati affidati ai genitori dopo essere stati denunciati unitamente al diciottenne.
Tenta di uccidere un pregiuidcato per debiti: arrestato 21enne
Ha sparato quattro colpi di arma da fuoco contro una jeep guidata da un 40enne: per questo un 21enne di Villaricca, Carmelo Maglione, e’ stato sottoposto a fermo con l’accusa di tentato omicidio. Maglione conosceva chi era alla guida della jeep, Gaetano Soriano, un 40enne di Acerra, gia’ noto alle forze dell’ordine. Prima ha sparato, poi e’ fuggito via a bordo di un’auto. L’episodio si è verificato il pomeriggio dello scorso 10 febbraio, a Varcaturo. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Giugliano hanno consentito di stabilire chi aveva fatto fuoco e sono scattate le manette per Maglione. Tra le piste al vaglio, anche quella dei soldi e di un eventuale debito.
Blitz antidroga tra Benevento e Caserta: 10 arresti
Blitz antidroga portato a termine dalle prime ore del giorno in un’operazione dei carabinieri della compagnia di Cerreto Sannita tra le province di Benevento e Caserta. Il blitz è in corso per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale sannita nei confronti di 10 persone, su richiesta della locale Procura. Le ipotesi di reato vanno a vario titolo dal furto allo spaccio di sostanze stupefacenti e all’estorsione. Il blitz e’ scattato questa mattina ad opera dei militari della compagnia di Cerreto Sannita. I soggetti interessati facevano parte di un’organizzazione che avevacompiuto una serie di furti in appartamenti nelle provincie di Bnevento e Caserta ed era dedita allo spaccio di droga
Luca Materazzo rinchiuso a Secondigliano: vuole dare battaglia al processo
E’ stato trasferito da qualche giorno nel carcere di Secondigliano Luca Materazzo. Ha trascorso gli ultimi giorni a studiare le carte del processo a suo carico che lo vede unico imputato per l’omicidio del fratello Vittorio. Quattordici mesi dopo il delitto di viale Maria Cristina di Savoia, è determinato e in attesa della prima udienza che definirà il suo destino dinanzi al giudice Sabella che, sette giorni fa, aprì formalmente il procedimento assicurando ai parenti della vittima la possibilità di costituirsi parte civile. Chi lo ha incrociato in questi giorni – tra assistenti sociali, personale penitenziario e addetti ai lavori – ha visto Luca particolarmente deciso. L’imputato, come riporta Il Mattino, si dichiara innocente e il luogo ideale dove far emergere le proprie convinzioni sarà la Corte di Assise, al cospetto di una giuria popolare e al termine di un serrato contraddittorio tra le parti. È in questa ottica che Luca ha chiesto tempo: essere sottoposto al rito ordinario potrebbe rispondere all’esigenza di portare in aula tutto il proprio mondo familiare e relazionale, nel tentativo di scrollarsi di dosso l’accusa di essere l’assassino del fratello. Un caso che resta, a distanza di mesi, inchiodato su due elementi di prova raccolti dalla Procura: la prova del Dna, in relazione alla presenza di tracce del corredo genetico di Luca Materazzo sulle armi e sugli indumenti ritrovati la notte dell’omicidio in vico Santa Maria della Neve e la testimonianza di un barista di via Crispi, che associò il volto di Luca a quello dell’uomo che, la notte dell’omicidio, si trattenne nella toilette del proprio locale per lavare macchie di sangue.
L’inchiesta è condotta dai pm Francesca De Renzis e Luisanna Figliolia sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso e l’accusa è di omicidio volontario premeditato finalizzato a chiudere i conti con il fratello nella delicata questione della eredità familiare. Tre delle quattro sorelle di Luca e Vittorio hanno chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile; stessa scelta compiuta da Elena Grande, vedova dell’ingegnere ucciso sotto casa, assistita dagli avvocati Arturo ed Enrico Frojo, costituiti anche a tutela dei due figli della vittima.
La scelta di costituirsi parte civile viene ricondotta all’esigenza di essere formalmente presenti in aula in un momento cruciale per la definizione della prova e della verità giudiziaria.
Difeso dai penalisti Gaetano e Maria Luigia Inserra, Luca Materazzo chiarirà a tutti quale sarà la sua strategia processuale.
Sequestrati nel Napoletano 190 mila vestiti di Carnevale
Circa 190 mila tra vestiti di Carnevale ed accessori vari sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza. Avevano il marchio C.E. contraffatto ed erano privi della prevista certificazione di conformita’, da ritenersi quindi pericolosi per la successiva commercializzazione. In particolare, i militari della compagnia di Nola hanno individuato due esercizi commerciali dove era stata esposta la merce poi sequestrata. L’intenzione degli esercenti – secondo la Finanza – era quella di immettere nel circuito commerciale prodotti dal prezzo accattivante ma non conformi ai previsti standard di sicurezza richiesti dalla normativa comunitaria. I rispettivi titolari sono stati segnalati alla Camera di Commercio per la violazione delle disposizioni concernenti il codice del consumatore mentre uno di loro e’ stato denunciato alla magistratura per contraffazione.
Angri, imponevano il pizzo a imprenditori e commercianti: chiesto il giudizio immediato per Marzio Galasso e i suoi 3 complici
ANGRI. Processo per i nuovi signori del pizzo di Angri. La Procura antimafia di Salerno ha chiesto il giudizio immediato per Marzio Galasso detto ‘Marzullo’, il figlio Giovanni, Aldo Fluido Esposito detto ‘Gigin o cusacc’ e Aniello Bruno. Sulla richiesta si esprimerà il Gip il prossimo 21 febbraio. I quattro sono accusati di estorsione e detenzione di armi con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo l’accusa minacciavano le vittime delle loro estorsioni, quasi sempre imprenditori edili, costringendoli a pagare il pizzo. Le indagini partirono dopo l’esplosione di un ordigno in un cantiere edile di Sant’Egidio del Monte Albino nel 2016, dove stava sorgendo un centro medico polispecialistico. Numerosi gli episodi contestati ai Galasso, padre e figlio. In particolare per l’estorsione al centro medico, dopo aver fatto esplodere l’ordigno, i due imposero alla vittima di mettersi sotto la ‘protezione’ della malavita per evitare conseguenze peggiori. Tra le vittime il titolare di una impresa edile che avrebbe dovuto versare la somma di 50mila euro,e quello di una ditta impegnata a realizzare un sottovia carrabile ad Angri, commissionato da Rete Ferrovie Italiane. Fu poi la volta di una società immobiliare, anch’essa costretta a versare cinquemila euro per la cessione di una quota di una comproprietà familiare collegata all’impresa stessa.
Le indagini si sono concentrate tra il 2016 e il 2017. Marzio Galasso è accusato anche di evasione dagli arresti domiciliari, di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e di detenzione di armi. Reato contestato unicamente anche a Fluido, che avrebbe «commercializzato illegalmente» armi di svariato tipo e calibro, in favore proprio di Galasso Marzio che secondo quanto emerso nel corso delle indagini era vicino al clan scafatese dei Loreto-Ridosso. I quattro, però, facevano riferimento al clan Galasso-Fontanella, operante nella zona tra Angri e Sant’Antonio Abate.
Baby gang a Napoli: quarto indagato per l’aggressione ad Arturo
E’ stato individuato nella cerchia di amici di ‘o nano, il 15enne unico componente della baby gang finito in carcere per l’aggressione ad Arturo, il 17enne accoltellato invia Foria a Napoli il 18 dicembre scorso. Si fa chiamare ‘Genny’ ed e’ l’ultimo ragazzino individuato del gruppo le cui azioni sono state immortalate anche da telecamere di videosorveglianza. Venerdi’ mattina sara’ interrogato dal pm del procura dei minori perche’ indagato per tentato omicidio e per tentata rapina aggravata. E’ il quarto a finire sotto inchiesta per il brutale pestaggio. In carcere dalla Vigilia di Natale c’e’ ‘o nano, cosi’ soprannominato per la statura bassa e riconosciuto da Arturo tre giorni fa in un incidente probatorio. C’e’ poi un altro ragazzino, fermato e rilasciato che ha un alibi (vendeva presepi quel pomeriggio) confermato dell’artigiano nella cui bottega lavora. Un terzo, invece, amico di ‘o nano, ha fornito il suo cellulare per farlo esaminare. Poi il quarto, iscritto proprio ieri, dopo l’indagine della Squadra Mobile di Napoli.
Castellammare, Anas comunica: da marzo niente più chiusura della Gallerie
Castellammare. Niente code e traffico impazzito: il restyling delle gallerie di Privati e Varano sarà completato entro marzo. ‘Nessun rischio di improvvisa chiusura’ secondo l’Anasche con un comunicato ha annunciato la fine dei lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza delle due gallerie che consentirebbero il collegamento veloce con la Statale amalfitana. L’amministratore delegato Anas Gianni Vittorio Armani ha stilato un cronoprogramma che dovrebbe portare alla fine dei disagi entro il prossimo mese: “I lavori stanno procedendo a buon ritmo ed entro il prossimo mese completeremo tutti gli interventi in programma. A breve, dunque, non ci sarà più il rischio di interdizione della circolazione nei tunnel legato al maltempo. Il problema è di origine ambientale. È scaturito a seguito di discariche illegali presenti all’esterno delle strutture – dice Armani – e questo ha generato la necessità di chiudere i tunnel nei momenti particolarmente critici. Tali aree esterne sono state in un primo momento messe sotto sequestro, poi dissequestrate. Adesso le attività di cantiere stanno procedendo e nel frattempo le gallerie sono aperte”.
I disagi sono cominciati con le eccezionali precipitazioni dello scorso 6 novembre che hanno generato significativi danni alle gallerie, sia agli impianti all’interno delle cabine di gestione che a un tratto di tubazione del diametro 5 metri su cui si è creata una strozzatura in conseguenza del crollo della ripa a valle del torrente Rivo Calcarella. Da allora il divieto di transitare nei due tunnel in caso di allerta meteo comunicata dalla sala operativa regionale della protezione civile, Cesi, con disastrose conseguenze per la viabilità. Poi ci sono stati i lavori provvisori svolti a fine dicembre, che, tranne in alcuni casi, si sono dimostrati sufficienti a garantire adeguate condizioni di sicurezza anche durante i temporali. L’intervento previsto consentirà di ripristinare in maniera definitiva la continuità idraulica della tubazione, e gli impianti tecnologici dei tunnel, comprese le cabine di alimentazione elettrica. Lavori che richiedono un impegno economico complessivo di circa 1 milione e 200 (700mila euro per il ripristino della tubazione e dello stato dei luoghi e 500mila euro per la riattivazione definitiva degli impianti).



