Video-denuncia dal cuore del quartiere: recinzioni come lame e pali pericolanti. I giovanissimi sfidano le istituzioni
Una recinzione che si è trasformata in una trappola di lame di ferro, pali dell’illuminazione pronti a cedere e un asfalto talmente sgretolato da far emergere i tondini metallici della struttura. Non è lo scenario di un film post-apocalittico, ma la realtà quotidiana del campetto di calcio del Rione Gescal, a Secondigliano. La denuncia arriva attraverso un video-dossier inviato da Angelo Maurizio Tortora, conduttore sportivo e figura di riferimento per i giovani dell’area nord, al deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi e Sinistra).
Il video mostra una situazione limite: le ringhiere divelte sono diventate pericolose “armi bianche” che hanno già causato ferimenti tra i piccoli calciatori, mentre il suolo, privo di qualsiasi protezione, rende ogni caduta un rischio concreto di finire al pronto soccorso. Sono proprio i ragazzi del quartiere a metterci la faccia e a lanciare un appello che sa di sfida: «Borrelli, ci serve una mano per aggiustare questi campetti perché senza non possiamo giocare. Poi dite che stiamo sempre con i telefoni in mano… se ce li aggiustate, vi facciamo vedere come giochiamo. Siamo la nuova generazione e non vogliamo restare a zero».
Le richieste sono minime ma vitali: il diritto di fare sport in sicurezza, senza dover temere l’oscurità totale nelle ore serali a causa dei fari rotti, o di ferirsi contro porte distrutte e panchine in frantumi. Il deputato Borrelli ha risposto immediatamente, definendo l’area l’emblema dell’abbandono delle periferie. «Non si può parlare di riscatto se si lascia marcire l’unico spazio dove i ragazzi possono dare un calcio a un pallone — ha dichiarato Borrelli — O il Comune interviene subito per ripristinare la sicurezza, o si autorizzino i cittadini e le realtà sociali a farlo autonomamente».
La battaglia ora è politica e amministrativa: l’appello chiede che, in mancanza di fondi immediati per un manto sintetico, vengano concessi almeno i permessi per interventi d’urgenza di messa in sicurezza. Il Rione Gescal non vuole più essere un “quartiere a zero”, ma un luogo dove il gioco non sia più un pericolo per l’incolumità dei figli di Napoli.
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Concordo in parte,ma anche se si trovassero i fondi ci vorrebbe tempo e tanta burocrazia,però i cittadini e le associazioni potrebber oautorizzarsi per mettere in sicurezzza pali e ringhiere,anche con soluzion veloci e provvisorie per non bloccarr i giochi.
Mi pare una situazion e veramente preoccupente, i ragazzzi nonhanno posti sicuri per giokare e le ringhiere spezzate sono pericloe;il comune dovria intervenire ma spesso nonintervien e lascia tutto al caso,servirebbero permessiparchè la gente possa riparar.