Una fitta coltre di polvere biancastra che ricopriva ogni angolo dello stabilimento, segno evidente di un ciclo produttivo attivo ma completamente fuori dalle regole. È lo scenario che si sono trovati davanti i Carabinieri Forestali di Marcianise e gli agenti della Polizia Locale di Teverola durante un’ispezione congiunta presso un’azienda di lavorazione del marmo e della pietra nel cuore del Casertano.
Il controllo ha rivelato irregolarità gravissime sul piano ambientale. L’impianto, suddiviso in tre grandi aree operative, è risultato privo delle autorizzazioni necessarie per l’esercizio dell’attività. Al momento della verifica, il legale rappresentante dell’azienda non è stato in grado di esibire alcun titolo valido: l’unico documento presentato era un’autorizzazione alle emissioni in atmosfera risalente al 2011, ma intestata a una ditta completamente diversa. Incrociando i dati con gli uffici comunali, è emerso che per quell’attività non esisteva alcuna pratica autorizzativa recente.
L’assenza di filtri e protocolli autorizzati ha fatto scattare l’ipotesi di reato per emissioni illecite in atmosfera. Per questo motivo, i militari hanno proceduto al sequestro preventivo dell’intero opificio e alla denuncia in stato di libertà del titolare.
Il quadro di illegalità si è poi esteso alla gestione dei rifiuti. All’imprenditore sono state contestate sanzioni amministrative per un totale di oltre 5.000 euro. Le violazioni riguardano la mancata iscrizione al Registro Elettronico Nazionale per la tracciabilità dei rifiuti (RENTRI) e l’assenza totale dei registri di carico e scarico dei rifiuti speciali prodotti dalla lavorazione del marmo.
L’operazione rientra nel più ampio piano di vigilanza ambientale coordinato dall’Arma nel Casertano, mirato a colpire quelle realtà industriali che, operando nell’ombra, mettono a rischio la salute pubblica dei cittadini e l’integrità del territorio.







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