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Muore Gianfranco Lamberti, sindaco di Montecorvino Pugliano, proclamato il lutto cittadino

Montecorvino Pugliano. E’ stato proclamato il lutto cittadino per la morte del sindaco del Comune di Montecorvino Pugliano, Gianfranco Lamberti. Il primo cittadino, infatti, è deceduto all’ospedale di Livorno giovedì sera dopo una malattia. “Il senso di smarrimento e di sgomento – si legge sul manifesto che annuncia il lutto cittadino – ha pervaso tutta la comunità e il profondo dolore della famiglia, è diventato dolore di tutta la comunità”. Le esequie si terranno domani a Montecorvino Pugliano nella chiesa di Santa Tecla, alle ore 10. Questo pomeriggio, fino alle ore 20, nella sede del Comune sarà allestita la camera ardente. Gli accessi degli esercizi pubblici, delle caserme, degli esercizi commerciali saranno tenuti, dove è possibile, chiusi dalle ore 9,30 alle ore 12,30 del 4 marzo. Le bandiere esterne degli uffici pubblici saranno esposti a mezz’asta per le intere giornate del 3 e del 4 marzo. Inoltre, questa mattina alle ore 10 i dirigenti degli istituti scolastici di ogni ordine grado sono stati invitati a far osservare a tutti gli alunni un minuto di raccoglimento in ricordo del sindaco prematuramente scomparso.

Camorra, Dora Staterini, moglie del boss Vastarella era ‘la Pr del clan’

“Era una vera donna di camorra”. Così il capo della squadra mobile di Napoli, Luigi Rinella, nel ripercorrere le tappe dell’inchiesta che ha portato al blitz di stanotte che ha sgominato il clan Vastarella, ha parlato della figura di Dora Staterini, moglie del boss Patrizio. Fugura anche lei tra le sedici persone finite in carcere.

Le aveva un ruolo apicale all’interno del clan al pari del marito e del cognato Raffaele. Era quella che teneva la cassa del clan ma soprattutto secondo il capo della mobile era quella curava i rapporti esterni della cosca. “Una sorta di Pr del clan” l’ha definita Rinella. Il fratello Vincenzo e il nipote Emanuele furono uccisi lo scorso anno all’interno di un bar tabaccheria a Giugliano. Loro era stati al servizio dei nemici “Barbudos” i Genidoni-Esposito autori della strage delle Fontanelle del 22 aprile 2016 in cui furono uccisi Giuseppe Vastarella, il cognato Salvatore Vigna e feriti Dario Vastarella, Antonio Vastarella e Alessandro Ciotola (anche questi ultimi due tra i 16 finiti in carcere oggi). Vincenzo Staterini detto “il piccoletto” tra l’altro aveva ospitato nella sua “irreperibilità” uno dei killer del clan dei Barbudos, ovvero quel Raffaele “Ultimo” Cepparulo ucciso poi nel giugno del 2016 a Ponticelli.

Insomma Dora Staterini come la rivale Dora Spina, moglie del defunto boss Pietro Esposito, ucciso  dai Lo Russo, era una donna di camorra. E l’ascesa del clan Vastarella all’interno del rione Sanità- come ha spiegato il capo della mobile di Napoli- è dovuto proprio all’omicidio di Pierino Esposito. Inconsapevolmente i Lo Russo “Capitoni” di Miano gli fecero un favore. L’inchiesta alla base del blit di stanotte fotografa gli ultimi cinque anni di camorra al rione Sanità. E oltre al racconto dei pentiti si è basato molto su lavoro investigativo puro fatto di presenza sul territorio, di controlli e di intercettazioni telefoniche e ambientali.

Dei 18 arrestati, 16 sono in carcere e 2 ai domiciliari. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno consentito di acquisire numerose fonti di prova su promotori e affiliati del clan Vastarella che, negli ultimi anni, ha affermato la propria leadership nel rione Sanita’, ricorrendo frequentemente all’uso della forza anche mandando via con violenza dalle proprie abitazioni persone affiliati o contigui alle organizzazioni criminali rivali, e rendendosi protagonista di scorribande armate all’interno del popoloso quartiere napoletano, in ogni ora del giorno e della notte, le cosiddette ‘stese’. L’attivita’ investigativa, fondata su attivita’ di intercettazione ambientale e telefonica oltre che sul contributo dichiarativo di recenti collaboratori di giustizia, ha consentito di ricostruire l’attuale operativita’ della cosca diretta negli anni da Raffaele Vastarella (detenuto dal 2014) e poi dal fratello Patrizio insieme al figlio Antonio. Patrizio Vastarella, gia’ condannato per la sua affiliazione al clan Licciardi di Secondigliano, scarcerato nel luglio 2015, e’ tornato nel quartiere Sanita’ ed e’ riuscito a riaffermare il suo potere criminale, forte dell’appoggio dei suoi familiari (il figlio Antonio, il nipote Fabio, la stessa moglie Dora Staterini, i nipoti Alessandro e Raffaele Ciotola e Korkoi Mike ) e dell’alleanza con quelli di Masseria Cardone a Secondigliano. L’inchiesta ha ricostruito le fasi degli scontri armati con il clan Esposido-Genidoni, tra i quali la strage in un circolo di via Fontanelle dell’aprile 2016 in cui rimase ferito anche Alessandro Ciotola, ora arrestato, e con il clan Sequino che hanno fatto registrare, negli ultimi due anni, un clima di faida con episodi di inaudita violenza. L’ascesa di Patrizio Vastarella e’ stata favorita dalla eliminazione, portata a compimento dal gruppo di fuoco di Carlo Lo Russo , di Pietro Esposito, esponente di vertice dell’omonimo clan ucciso il 15 novembre 2015. Indebolito il gruppo Esposito-Genidoni, i Vastarella hanno esteso la loro supremazia nel rione Sanita’ dando inizio ad una nuova faida, tuttora in corso,con altre cosche del territorio. Tra gli indagati raggiunti dal provvedimento restrittivo figura anche Daniele Pandolfi, di recente scampato ad un agguato in cui ha perso la vita Antonio Bottone; Salvatore Basile transitato nelle fila dei Vastarella dagli Esposito-Genidoni, e tre donne tra cui la moglie del capo clan Patrizio.

Anziani attirati con offerte sessuali e derubati: denunciate due ladre rumene

Brindisi. Ladre di professione che prima di espatriare in Puglia hanno messo a segno numerosi colpi in Campania, attirando anziano con offerte sessuali e poi derubandoli. Sono finite nella rete dei carabinieri della Stazione di San Michele Salentino, in provincia di Brindisi, che hanno individuato e denunciato a piede libero le due donne, entrambe nomadi, ritenute autrici di furto in abitazione e violazione di domicilio ai danni di due pensionati rispettivamente di Villa Castelli e San Michele Salentino, che sono stati prima abbindolati con l’offerta di prestazioni sessuali e poi derubati. I fatti sono avvenuti a febbraio. Le vittime le hanno riconosciute. La prima era stata individuata e denunciata per quei reati il 1° marzo. Si tratta di L.F., 35 anni, ricercata e arrestata per due provvedimenti di carcerazione per altri reati. Poi è stata identificata la seconda, la cittadina rumena L.R., 32 anni.  L. F. , anche lei di origine rumena, era stata notata dalla pattuglia dei Carabinieri aggirarsi nel pomeriggio del primo marzo con fare sospetto per le vie di San Michele Salentino. I militari l’hanno controllata accertando che nei suoi confronti erano stati emessi due ordini di carcerazione, rispettivamente, il primo dalla Procura della Repubblica di Benevento nel maggio 2010, per espiare 1 anno e 6 mesi di reclusione per furti commessi ad Airola (Benevento) nel 2007, il secondo dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata nel gennaio 2009, per espiare la pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione per furti commessi a Castellabate (Salerno) nel maggio 2006 e pertanto è stata arrestata. Dall’esame delle impronte digitali è emerso che la donna nel corso dei controlli e degli arresti cui era stata sottoposta in precedenza in diverse località del territorio nazionale, dove avrebbe commesso reati oppure era stata controllata, aveva riferito di chiamarsi Laura Ciurar o Laura Lakatos. I reati di furto sarebbero stati commessi a Sorrento, Pontecorvo (Frosinone), Montesarchio (Benevento), Agropoli (Salerno), Formia (Latina), Napoli, Vigevano (Pavia), a Milano quello di occupazione abusiva di edificio. Al momento del controllo a San Michele Salentino era in compagnia di L.R. anche lei con diversi precedenti penali per reati in varie parti del territorio nazionale con vari soprannomi utilizzati. Le due donne sono state perquisite e nelle due borse in loro possesso rinvenute diverse paia di calzini che hanno dichiarato di vendere in maniera itinerante. Poiché  la vendita porta a porta dei calzini era stata la scusa con cui le due sconosciute sono riuscite a entrare nei giorni scorsi nelle abitazioni di anziani pensionati a Villa Castelli e San Michele Salentino, i militari hanno sottoposto alle vittime le fotografie delle nomadi rumene. E gli anziani le hanno riconosciute. Con la scusa della vendita dei calzini, una volta entrate in casa, una delle due si denudava offrendo prestazioni sessuali ai pensionati al fine di consentire alla complice di derubarli.

Non si ferma all’alt della Polizia, arrestato pregiudicato di Torre del Greco

Torre del Greco. Non si ferma all’alt della Polizia: arrestato Ciro Vallo, pregiudicato di 27 anni che, nella notte, è stato intercettato, alla guida di un’autovettura, mentre percorreva nel senso opposto di marcia Via Cupa Camaldoli, recentemente teatro di furti in abitazione. I poliziotti del Commissariato di Torre del Greco, al sopraggiungere dell’autovettura condotta dal 27enne, una Volkswagen Polo, all’interno della quale vi era anche un passeggero, si sono posizionati con la Volante  in maniera trasversale alla careggiata, bloccando così il passaggio. Nonostante gli fosse stato imposto l’Alt, il 27enne, pur di fuggire, ha tamponato la volante danneggiandola. L’autovettura è stata prontamente inseguita e bloccata in Piazza Palomba. Il passeggero è riuscito a scappare a piedi mentre il 27enne, che registra precedenti per rapina ed altro, è stato bloccato ed arrestato. Vallo ha giustificato la sua fuga, dichiarando che era privo della patente. Il 27enne è stato arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari, perché responsabile dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, in attesa d’esser processato.

Ottantasettenne graziato da Mattarella: strangolò la moglie malata

“Sto bene adesso. Ringrazio il Presidente Sergio Mattarella. Mi ha concesso la grazia e mi ha regalato un pizzico di vita in piu’, anche se son vecchio”. Cosi’ Gastone Ovi, fiorentino di 87 anni che nel febbraio del 2012 soffoco’ con un cuscino “l’amore della sua vita”, la moglie Ester, malata di Alzheimer con la quale era sposato da oltre 50 anni, che nei giorni scorsi ha ricevuto la grazia dal Capo dello Stato. Il pensionato stava scontando nel carcere di Sollicciano una condanna a 14 anni per omicidio volontario, e aveva presentato domanda di grazia nel 2016 tramite il suo avvocato, Federico Bagattini.

Napoli, il blitz al rione Sanità, il questore: ‘Il quartiere adesso collabori’

“Un primo passo importante di un lavoro ancora lungo”. Il questore di Napoli Antonio De Jesu illustra con soddisfazione “ma senza toni trionfalistici” l’operazione di polizia che all’alba ha consentito di infliggere un duro colpo al clan Vastarella egemone nel rione Sanita’. L’auspicio degli investigatori e’ che dopo le diciotto misure di custodia cautelare eseguite oggi ai danni dei vertici del clan (16 in carcere, due ai domiciliari) il quartiere, libero dalla sua presenza condizionante, possa avviare quello che De Jesu definisce “un circuito virtuoso fatto di collaborazione con le forze dell’ordine”. “L’appello che rivolgo a commercianti, imprenditori e cittadini – ha detto il questore nel corso di una conferenza stampa – e’ di affrancarsi da questa cappa asfissiante e intollerabile. Ora possono sentirsi piu’ liberi. Non mi piace parlare di omerta’, ma certamente in quel quartiere c’era un condizionamento e una intimidazione continua. Dopo questo colpo l’auspicio e’ quello di una iniezione di fiducia in una comunita’ la cui stragrande maggioranza e’ fatta di un tessuto sano. Naturalmente – ha concluso – sappiamo che c’e’ ancora molto da fare e non abbasseremo la guardia evitando – in sinergia con la magistratura e le altre forze dell’ordine – che altri sodalizi possano approfittare del vuoto che si e’ aperto nel controllo del territorio”. “Complimenti alla magistratura e alla Polizia di Stato di Napoli per gli arresti eseguiti stanotte nei confronti di 18 presunti affiliati al clan Vastarella operante nel quartiere Sanità. Fondamentale il lavoro di magistratura e forze dell’ordine unitamente al lavoro di rinascita del quartiere che Comune, terza Municipalità, associazioni, comitati, parroci ed abitanti stanno mettendo in campo con passione, fatica e successo”. Questo il commento del sindaco di Napoli Luigi de Magistris dopo il blitz della polizia di questa mattina.

Napoli, due fratelli reagiscono alla rapina: feriti a coltellate

Due fratelli a Napoli sono stati feriti a coltellate, la scorsa notte, nella zona di Port’Alba, nel corso di un tentativo di rapina. I due, incensurati e della zona, stavano ritornando a casa a piedi quando sono stati avvicinati da due persone che volevano soldi e cellulare. Ma a un tentativo di reazione, uno dei due rapinatori ha estratto un coltello e ha colpito al braccio e al volto il piu’ grande dei due, un 29enne, e allo stomaco il piu’ piccolo, di 21 anni. I fratelli sono stati soccorsi e trasportati all’ospedale Loreto Mare e ricoverati, il primo con una prognosi di 21 giorni, l’altro, piu’ grave, con una prognosi ancora da sciogliere perche’ la lama potrebbe aver leso parti importanti dello stomaco. Sono in corso le indagini della polizia che cerca tracce nella zona, frequentata il piu’ delle volte da spacciatori e da extracomunitari.

Alessia, in coma da 6 anni, la famiglia accusa: ‘Colpa dei ritardi nella defibrillazione’

Erano le 22.52 del 12 agosto del 2012 quando il tempo per la giovane Alessia Colantuono si è fermato. La ragazza, così come riporta l’edizione odierna del Mattino, allora 14enne giunge in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale Santobono. Arriva in arresto cardiaco. Pochi istanti prima Alessia era in macchina con i suoi genitori quando improvvisamente si è accasciata sul sedile posteriore dell’auto. Iniziò la corsa disperata verso l’ospedale. Dopo le prime cure viene trasferita nella sala di rianimazione, intorno alle 23.10, dopo circa 18 minuti. “La paziente – si legge nel referto – proviene dal pronto soccorso in arresto cardiorespiratorio, accompagnata dall’anestesista di turno, intubata e ventilata manualmente, e dal pediatra di turno. Si monitorizza. Pupille dilatate (midriatiche) non fotoreagenti, polsi non apprezzabili. Si continua la rianimazione. Si inserisce una cannula nella femorale destra e si chiede una consulenza cardiologica urgente. All’elettrocardiogramma c’è una fibrillazione ventricolare e si procede quindi alla defibrillazione elettrica. Di lì a poco la ripresa del ritmo cardiaco e la normalizzazione della pressione”. Alessia da quel momento non si sveglierà più, per troppo tempo il cuore ha smesso di battere senza ossigeno al cervello. Per un mese resterà nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Napoli, per più di un anno alla clinica Maugeri di Telese. Un anno fa, durante una visita cardiologica, il suo cuore è risultato del tutto normale. Emerge, quindi, l’eventualità di un’anomalia nella fase che l’ha accompagnata dall’ingresso al pronto soccorso alla sala di rianimazione. 18 minuti di buio, a far luce sarà la consulenza di un medico legale. Così è partito l’esposto e la denuncia in procura. Le indagini dovranno chiarire se per Alessia è stato fatto tutto il possibile. E le domande sono tante, tutte senza una risposta. Saranno gli inquirenti a cercare di fornire una spiegazione.

Napoli: Hamsik e Milik convocati per stasera

Anche Milik tra i convocati di Sarri per stasera contro la Roma. E le buone notizie non finiscono qui. Tra i convocati c’è pure capitan Hamsik, che sembra aver quasi del tutto smaltito  l’attacco influenzale che lo aveva colpito nei giorni scorsi. Questo l’elenco completo. Portieri: Reina, Rafael, Sepe; difensori: Albiol, Tonelli, Mario Rui, Hysaj, Koulibaly, Milic, Maggio; centrocampisti: Diawara, Jorginho, Allan, Zielinski, Hamsik, Rog, Machach; attaccanti: Callejon, Insigne, Ounas, Mertens, Milik.

Camorra: in manette il boss Vastarella, moglie, figli e nipoti. I NOMI, IL VIDEO

Nella mattinata odierna, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, la Squadra Mobile di Napoli, con la collaborazione del Commissariato P.S. di S. Carlo Arena, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti di 18 soggetti – dei quali 16[1] in carcere ed 2[2] agli arresti domiciliari – ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di arma, ricettazione, con l’aggravante prevista dall’art.7 L.203/91.

Le indagini, coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, hanno consentito di acquisire numerose fonti di prove su promotori e affiliati del clan VASTARELLA che, negli ultimi anni, ha affermato la propria leadership nel quartiere Sanità, ricorrendo frequentemente all’uso della forza – anche mediante l’allontanamento fisico dalle proprie abitazioni di soggetti ritenuti affiliati o contigui alle organizzazioni criminali rivali – e delle armi, rendendosi protagonista di scorribande armate all’interno del popoloso quartiere napoletano, in ogni ora del giorno e della notte.

L’attività investigativa, fondata su attività di intercettazione ambientale e telefonica oltre che sul contributo dichiarativo di recenti collaboratori di giustizia, ha consentito di ricostruire l’attuale operatività del clan Vastarella diretto negli anni da Raffaele Vastarella (detenuto dal 2014) e poi dal fratello Patrizio unitamente al figlio Antonio.

Si è in particolare ricostruito come Patrizio VASTARELLA, già condannato per la sua affiliazione al clan Licciardi di Secondigliano, scarcerato nel luglio 2015 è tornato nel quartiere Sanità ed è riuscito a riaffermare il suo potere criminale, forte dell’appoggio dei suoi familiari (il figlio Antonio, il nipote Fabio, la stessa moglie Dora Staterini, i nipoti Alessandro e Raffaele Ciotola e Korkoi Mike ) e dell’alleanza con la Masseria Cardone.

Sono state ricostruite le fasi degli scontri armati con il clan ESPOSITO GENIDONI (culminati nella cd. strage delle fontanelle di aprile 2016 in cui rimase ferito anche Ciotola Alessandro, odierno indagato) e con il clan SEQUINO che hanno fatto registrare, negli ultimi due anni, un clima di vera e propria faida contrassegnato da episodi di inaudita violenza.

In particolare, l’ascesa di Patrizio VASTARELLA è stata favorita dalla eliminazione, portata a compimento dal gruppo di fuoco di Carlo Lo Russo , di Pietro Esposito, esponente di vertice dell’omonimo clan ucciso il 15 novembre del 2015.

Indebolito il clan Esposito Genidoni, dalle perdite subite e dai provvedimenti restrittivi eseguiti dalla A.G, i VASTARELLA hanno esteso la loro supremazia sul territorio del quartiere Sanità dando inizio ad una nuova faida, tuttora in corso,con altri clan operanti sul territorio.

Tra gli indagati raggiunti dal provvedimento restrittivo figura anche Pandolfi Daniele, di recente scampato ad un agguato camorristico in cui ha perso la vita Bottone Antonio; Basile Salvatore transitato nelle fila del Clan Vastarella dal clan Esposito Genidoni, tre donne tra cui la moglie del capo clan Patrizio, oltre a soggetti già tratti in arresto per detenzione di armi come Stella Antonio.

Le attività di intercettazione hanno consentito di fare luce anche su una vicenda estorsiva contrassegnata dalla consueta omertà tipica dei contesti camorristici.

VASTARELLA Patrizio nato a Napoli il 16.09.1968, VASTARELLA Antonio nato a Napoli il 02.03.1991,VASTARELLA Fabio nato a Napoli il 24.07.1984, VASTARELLO Raffaele nato a Napoli il 5.2.1952, TOPO Raffaele nato a Napoli il 27/10/1963, STELLA Raffaele nato a Napoli il 07.05.1963, STELLA Antonio nato a Napoli il 28.01.1983, KORKOI Mike nato a Capua (CE) il 01.10.1991 PANDOLFI Daniele nato a Napoli il 21.09.1995, CIOTOLA Raffaele nato a Napoli il 27.11.1983, CIOTOLA Alessandro nato a Napoli il 31.07.1994, BASILE Salvatore nato a Napoli il 15.09.1988, ESPOSITO Girolamo nato a Napoli il 01.01.1975, CAPOCELLI Salvatore nato a Napoli il 22.09.1974, DI LORENZO Vincenzo nato a Napoli il 13.06.1986,STATERINI Addolorata nata Napoli il 3.3.1975

 

Il sindaco gay fa outing e alza la voce: ‘Individuare chi ha messo il mio nome nel falso comunicato stampa’

“Voglio sapere dall’Autorità Giudiziaria chi con leggerezza ha inserito il mio nome in quel falso comunicato stampa che circola su whatsapp e sulla rete relativo allo scandalo dei preti gay”.
A dirlo è Giancarlo Guercio, sindaco di Buonabitacolo, citato nella relazione sui sacerdoti omosessuali. Così il primo cittadino ha sporto denuncia ai Carabinieri per arrivare ad accertare l’identità dell’autore del documento diffamatorio che sta circolando in rete.
“In quel comunicato – afferma Guercio – vengono indicato come sindaco e non come persona. Per questo a tutela della comunità che rappresento ho ritenuto opportuno sporgere denuncia. E sono convinto che l’accostamento del mio nome in questa vicenda sia stato fatto perché sono un omosessuale”. Il primo cittadino si concede una lunga intervista ai colleghi di 105TV e per la prima volta parla della sua omosessualità. Critica l’ex avvocato escort che ha fatto esplodere il caso dei preti gay consegnato il dossier alla Curia di Napoli. Un fascicolo di circa 1200 pagine che descriverebbe le abitudini sessuali di numerosi sacerdoti anche della diocesi di Teggiano-Policastro. “In questi giorni si alternano una serie di riflessioni su questo argomento. Per quanto mi riguarda spiega la fascia tricolore — credo che sia inopportuno esprimere considerazioni sulle conclusioni fatte da un soggetto che per trarre profitti vende il proprio corpo e che per arrivare a vendere un suo libro butta all’aria tutto il senso di un agire dell’intero mondo della Chiesa ed anche di quello degli omosessuali. Io da omosessuale prendo le distanze da una persona che si propone in questo modo. A me non viene in mente di speculare attraverso il mio corpo nè attraverso la produzione della mia arte e della mia attività intellettuale, e questo nasce dalla mia onestà intellettuale e quella che ho nei confronti della mia persona e di chi mi sta accanto”.
“Fa bene il vescovo della nostra diocesi precisa a fare ulteriori approfondimenti” – dice. Infatti il vescovo De Luca, ha fatto sapere che saranno adottati, se necessario, provvedimenti opportuni.
“Incombe l’obbligo – si legge in una nota – di riconoscere sbagli, errori, opache testimonianze, e richiesta di perdono; perciò riaffermiamo come Chiesa la totale disponibilità a intraprendere le decisioni e le sanzioni canoniche per un necessario cammino di purificazione vissuto con profonda attenzione alle denunce e con sensibile cautela verso possibili false accuse. Lavoreremo per riportare la bellezza della fedeltà sul volto della nostra chiesa”.

Salerno, evasione fiscale: sequestro beni per 200 mila a imprenditore

Militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Salerno hanno esttuito un decreto di sequestro preventivo richiesto da questa Procura della Repubblica avente ad oggetto il sequestro preventivo, anche per equivalente fino alla conconenza di circa 200 mila euro, di disponibilità finanziarie e immobili intestati o, comunque, nella disponibilità di una società a responsabilità limitata con sede legale e luogo di esercizio in Saleme, operante nel settore della promozione e grafica pubblicitaria, il cui rappresentante legale, P.G., è stato denunciato per il reato di “dichiarazione infedele” di cui all’art. 4 del D. Lgs n.74/2000.
Le verifiche svolte sui bi.lanci aziendali nonché sulla relativa contabilità fiscale e sulla documentazione degli atti di gestione hanno fatto emergere che la società, nell’anno di imposta 20 I 2, al fine di evadere l’Imposta sul valore aggiunto, aveva indicato importi pari a “zero” nella dichiarazione annuale, evadendo così l’imposta sul valore aggiunto per complessivi€ 198.513.
L’attività si è conclusa con il sequestro di disponibilità finanziarie e di un immobile adibito ad opificio sito in Salerno zona industriale.

Napoletani scomparsi in Messico, l’avvocato: ‘Le foto? Sono contadini, altro che criminali’

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“Sono contadini gli uomini armati fotografati con i tre napoletani scomparsi in Messico”. A sostenerlo e’ l’avvocato Luigi Ferrandino, da una decina di giorni legale della famiglia dei tre napoletani – Raffaele Russo, suo figlio Antonio e suo nipote Vincenzo Cimmino – di cui non si hanno piu’ notizie dallo scorso 31 gennaio. Nei giorni scorsi sui media messicani, sono state diffuse alcune foto dove i tre sono ritratti insieme con persone armate, paventando l’ipotesi che potessero essere elementi riconducibili alla criminalita’ locale. La stessa Procura di Jalisco, che indaga sulla scomparsa degli italiani, ha avviato delle indagini per fare luce su questa vicenda. “Con l’aiuto di fidati collaboratori che ho in Messico – ha detto ancora Ferrandino – ho accertato che si tratta di contadini: girano armati per non subire furti, per difendersi dai briganti. Il governo messicano, tra l’altro, finora non si e’ pronunciato sull’identita’ di queste persone”.

Napoli, guardia giurata aggredita alla stazione Metro di Piscinola: è in gravi condizioni

Napoli. Guardia giurata aggredita con una mazza di ferro davanti alla stazione della Metropolitana di Piscinola è ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Cardarelli. E’ accaduto all’alba di oggi quando il 51enne è stato trovato esanime a terra all’esterno della stazione, in via Piedimonte d’Alife. E’ stato subito trasportato in ambulanza al Cardarelli ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per un trauma cranico contusivo. le forze dell’ordine arrivate sul posto allertate dai colleghi stanno ora cercando di capire cosa è accaduto e trovare i responsabili. Si stanno visionando le immagini delle telecamere di controllo della stazione ma anche quelli di strutture pubbliche e private nella zona. Secondo le prime informazioni raccolte dai colleghi della vittima, il vigilante stava effettuando un’ispezione di controllo nella stazione di Piscinola ed è stato aggredito alle spalle e colpito violentemente con un oggetto contundente alla testa ma cosa sia effettivamente accaduto è ancora da ricostruire. Grave guardia giurata: aggredito nella notte alla metro Piscinola
“Lo Stato è assente sulla categoria e siamo solo carne da macello – denuncia sui social il presidente nazionale dell’Associazione Guardie Particolari Giurate (Agpg) Giuseppe Alviti – veniamo ammazzati sia burocraticamente per un rinnovo quanto ammazzati dalla criminalità, ma nessuno prende le giuste posizioni. lo come presidente e Noi tutti dell’associazione nazionale guardie particolari giurate siamo vicino al collega e alla famiglia”.

Camorra, torna a casa lo ‘sceriffo’ del Cavone: ma la moglie va in carcere

La moglie del boss che si era battuta tanto per una detenzione più “umana” del marito che da circa due anni versa in condizioni disperate non ha avuto il piacere di vedere il marito a casa ai domiciliari perchè è stata arrestata prima che Ciro Lepre, meglio conosciuto come “lo sceriffo” del Cavone. Vincenza Cianciulla infatti è tornata in galera per un  residuo pena di meno di un anno di carcere per spaccio di droga. Ma almeno la sua battaglia per il diritto alla salute del marito l’ha vinta. Lo “sceriffo” è infatti tornato a casa. Sconterà ai domiciliari il residuo dei 12 anni di carcere comminatigli nel 2015 per l’estorsione alla ditta American Laundry che gestiva l’appalto delle pulizie in gran parte degli ospedali napoletani.Il boss detenuto nel carcere di Torino nel maggio del 2016 è stato colpito da un ictus che ne hanno minato la sua salute. E’ stato trasferito all’ospedale Molinette, ovviamente piantonato h24 dalle forze dell’ordine. Il suo quadro clinico però era andato sempre di più peggiorando giorno dopo giorno tanto da spigere la moglie e i familiari a rivolgersi prima al quotidiano Il Roma e poi ad altri mass media napoletani tra cui il nostro sito per far ricoverare Ciro lepre in una struttura sanitaria adeguata alla sua patologia. Gli avvocati difensori, Luigi Marchionne e Claudio Davino, presentarono un’istanza attraverso la quale chiesero gli arresti domiciliari in una struttura ospedaliera attrezzata per il loro assistito. La Corte d’Appello nominò un perito per avere un quadro clinico preciso. Il perito, il professore Policino, confermò le diverse patologie consigliando anche il ricovero presso il Policlinico “San Matteo” di Pavia. Il perito inoltre specificò che Ciro Lepre dopo il ricovero nella struttura specializzata poteva proseguire la detenzione in un Centro Clinico Carcerario. Ma a giugno la Corte d’Appello respinse l’istanza presentata dagli avvocati difensori di Lepre incaricando il Dap di individuare il centro Clinico Carcerario compatibile con il quadro clinico del 54enne. Una decisione che spinse i familiari di Ciro Lepre all’appello. Poi la decisione  favorevole che ha permesso a Lepre di tornare a casa nel Cavone. Lui è tornato ma la moglie Vincenza Cianciulli, 41 anni napoletana con precedenti di Polizia con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, è tornata in carcere per scontare la sua pena. Da un controllo presso l’abitazione in Via Correra la donna fu trovata in possesso di 600 grammi di marijuana. Processata e condannata e ora la pena è diventata definitiva.

Finto avvocato truffa anziana 80enne a Sassano: bottino da 50mila euro

Salerno. Una truffa da 50mila euro quella messa a segno, ieri pomeriggio a Sassano in provincia di Salerno, con il ‘sistema’ del finto avvocato’. Vittima un’anziana signora di 80 anni che ha ricevuto una telefonata in cui le veniva comunicato che il nipote era rimasto coinvolto in un incidente e per evitare che andasse in carcere avrebbe dovuto pagare una ‘cauzione’, la donna non ha esitato e, poco dopo, ha accolto, nella sua abitazione, il sedicente legale. L’anziana, preoccupata per le sorti del nipote, a quel punto, ha consegnato nelle mani del truffatore tutti i risparmi che aveva in casa. Da una stima eseguita dai familiari della vittima, il denaro ammonta ad oltre 50mila euro. Solo successivamente, sentendo i propri familiari che l’hanno rassicurata sulle sorti del nipote, l’80enne ha compreso di essere stata vittima di una truffa. I figli della donna si sono rivolti, così, ai carabinieri della Compagnia di Sala Consilina che, su delega della procura, indagano sull’accaduto.

‘Ndrangheta, arrestato in Germania il latitante Emanuele Cosentino: era il reggente della cosca Gallico

Germania. Blitz a Saarbrücken: arrestato il latitante della ‘Ndrangheta, Emanuele Cosentino, elemento di spicco della cosca Gallico di Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Ieri pomeriggio, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, supportati nella fase esecutiva da personale della polizia tedesca, hanno arrestato Cosentino, 32 anni, ritenuto elemento di spicco dell’articolazione territoriale della ‘ndrangheta denominata cosca ‘Gallico’, operante prevalentemente nell’area tirrenica reggina e con ramificazioni in ambito nazionale ed internazionale. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabra, ha consentito di stringere il cerchio intorno al latitante dopo 10 mesi di approfondimenti investigativi – prima focalizzati su alcuni elementi della cosca d’appartenenza, poi concentrati sulla cerchia familiare – per cogliere elementi utili a ricostruire e monitorare il collaudato circuito che nel tempo gli ha assicurato la latitanza. Cosentino è stato sorpreso per strada, nel centro cittadino, alla guida di un’autovettura con targa tedesca. Insieme a lui era presente la moglie Laura Nasso, che lo aveva recentemente raggiunto da Palmi, dove viveva con i loro cinque figli, uno dei quali nato durante la latitanza del padre. Non erano armati e non hanno opposto resistenza all’arresto. Entrambi avevano documenti d’identità con false generalità. L’esito positivo dell’operazione è stato favorito, in maniera determinante, dalla cooperazione avviata con la polizia tedesca del Saarlander, sotto l’egida del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip), cooperazione che ha consentito di capitalizzare le acquisizioni investigative dei carabinieri di Reggio Calabria. Cosentino, destinatario di mandato di arresto europeo emesso dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria nel giugno del 2017, era irreperibile dall’ottobre 2013, ovvero da quando si era sottratto a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal locale ufficio gip per associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, medesimi reati per cui era ricercato in campo internazionale. Nel tempo, gli sviluppi processuali hanno condotto a una condanna, confermata in Appello, a oltre 7 anni di reclusione.
L’uomo era stato recentemente inserito nell’elenco dei ‘Latitanti pericolosi’: come hanno documentato le indagini a suo carico, fin dall’anno 2004 ha assicurato un costante contributo alla cosca di appartenenza, da tempo egemone nel territorio di Palmi. Dal 2011, dopo i provvedimenti cautelari che avevano raggiunto il ‘reggente’ del sodalizio, Domenico Nasso, Cosentino si era sostituito a quest’ultimo nella gestione delle attività estorsive, ricevendo da quest’ultimo le disposizioni che gli venivano comunicate tramite i familiari dal carcere. Dopo l’inizio della latitanza, i carabinieri hanno registrato la presenza di Cosentino fuori dal territorio italiano. La cattura odierna ribadisce la dimensione transnazionale del fenomeno ‘ndranghetista, che – come emerso in numerose attività investigative della Dda reggina – si conferma in grado di alimentare e sostenere una rete di stabili relazioni e cointeressenze, funzionale a garantire tanto il reinvestimento dei proventi illeciti, quanto l’appoggio alla latitanza dei suoi affiliati più importanti.

Terrorismo: scoperti appartenenti all’Isis già in Italia

Le indagini, avviate per l’ipotesi di associazione con finalita’ di Terrorismo nei confronti del foreign figheter Younesse El Amrani, hanno documentato la sua effettiva appartenenza all’Isis e la sua morte in combattimento nel febbraio del 2016. Ma hanno anche accertato, affermano i carabinieri, le responsabilita’ dei suoi fratelli Khalil (32 anni) e Yassin (36), nonche’ dei connazionali Abdelhak Bahoune (35) e Abdellatif Dahibi (48), in “reiterate condotte di spaccio di sostanze stupefacenti”, commesse in provincia di Bologna nel periodo 2015-2016. Khalil e Yassin, tra la fine di maggio 2017 e l’inizio di quest’anno, erano gia’ stati espulsi dall’Italia e rimpatriati in Marocco, il primo in via amministrativa ed il secondo come misura alternativa alla detenzione.

Anonima Sequestri: confisca dei beni a Cubeddu, latitante dal ’97

I Carabinieri del Ros hanno dato esecuzione a un decreto di confisca definitiva emesso dalla Corte d’Appello – Sezione Misure di Prevenzione – di Roma a carico di Attilio Cubeddu, condannato per il sequestro di Giuseppe Soffiantini. L’uomo e’ latitante dal gennaio 1997 (anno del sequestro dell’imprenditore lombardo) dopo aver approfittato di un permesso premio ottenuto mentre si trovava nel carcere nuorese di “Badu ‘e Carros”. Cubeddu e’ inserito nella lista dei latitanti di massima pericolosita’ del ministero dell’Interno. Il provvedimento riguarda un fabbricato di quattro piani, con alcuni appartamenti, edificato su un terreno di oltre mq 500 sito nell’abitato di Arzana (Nuoro), paese d’origine del latitante. L’uomo e’ stato condannato anche per i sequestri di Cristina Peruzzi (avvenuto nel senese nell’ottobre dell’81), di Ludovica Rangoni Machiavelli e Patrizia Bauer (avvenuti in Emilia-Romagna nell’83). L’operazione di confisca costituisce l’atto finale di un lungo e complesso iter investigativo patrimoniale avviato nel mese di marzo 2008 e coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma la quale, concordando pienamente con l’ipotesi investigativa, ha ritenuto che l’immobile confiscato – stimato per un valore di circa 400.000 euro – sia il frutto delle attivita’ illecite condotte dal latitante.

Casoria, lo spaccio tutto in famiglia, ma solo su appuntamento: 8 in manette in due operazioni

Casandrino. ‘Romeo e Giulietta’: lo spaccio di droga arriva dal balcone. Se non fossero state dosi di hashish, poteva sembrare davvero una cosa romantica quella che i componenti di un’intera famiglia di Casandrino aveva ideato. A scoprire l’inghippo i carabinieri della compagnia di Casoria che hanno fatto scattare l’arresto per Armando Pecoraro, 42 anni, per sua moglie Carmela Berriola, 38 anni, ( agli arresti domiciliari), per il figlio Gaetano, 20 anni, (sottoposto all’obbligo di dimora a Casandrino) , per una zia materna di quest’ultimo, Giuseppina Berriola, 43 anni,( obbligo di firma presso i carabinieri) e per un amico di famiglia Antimo Chiariello, 21 anni, (obbligo di firma dai carabinieri) tutti residenti a Casandrino. Per tutti l’accusa è concorso in spaccio di sostanze stupefacenti.  Le indagini avviate dai carabinieri nello scorso mese di settembre hanno consentito ai militari di accertare che l’intera famiglia Pecoraro aveva organizzato lo spaccio senza uscire di casa: dal balcone bastava calare un paniere, 5 euro in cambio di una stecchetta di hashish e senza lo stress di uscire per trovare clienti. Il segnale per lo scambio era un contatto telefonico, poi la verifica dal balcone per evitare ‘brutti incontri’ e infine lo scambio. Gli investigatori hanno documentato con foto e video decine di episodi di spaccio.
Nell’ambito dei controlli volti alla repressione del fenomeno dello spaccio anche l’operazione dei carabinieri di Grumo Nevano, diretti dal maresciallo Antonio Bruno, nella quale sono stati arrestati in flagranza i fratelli Carmine e Antonio Liguori, di 30 e 26 anni, di Frattamaggiore, ma residenti ad Orta di Atella, poi anche denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di tabacchi di contrabbando. Nel corso della perquisizione nella loro abitazione, è stato arrestato per contrabbando di sigarette, anche per il padre, Francesco Liguori, 54 anni, trovato in possesso di dodici chilogrammi di sigarette prodotte nell’Est Europa. Ieri mattina una pattuglia dei carabinieri ha notato nei pressi di piazza Cirillo il via vai dei due fratelli, in sella ad uno scooter che hanno avvicinato un automobilista con il quale c’è stato uno scambio dose-soldi. I carabinieri sono intervenuti, intimando l’alt, che invece con una improvvisa accelerata hanno tentato di sottrarsi al controllo. Ne è scaturito un breve inseguimento che si è concluso dopo qualche centinaio di metri. I militari hanno anche recuperato dosi di marijuana e hashish che i fuggitivi avevano gettato via. La perquisizione nella loro abitazione, inoltre, ha portato a sequestrare le sigarette di contrabbando.

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