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Clan D’Alessandro, il Riesame blinda le misure: ma è scontro tecnico sulle intercettazioni

Confermata la custodia per 11 esponenti della cosca, incluso il boss Enzo D'Alessandro. La difesa di Petronilla Schettino ottiene lo stralcio dei file post-agosto 2024: un vizio di forma che minaccia la tenuta del processo.

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Castellammare – Regge l’impianto accusatorio costruito dalla DDA contro la cupola dei D’Alessandro, ma si apre una crepa procedurale che potrebbe ridisegnare i confini del processo.

Il Tribunale del Riesame ha confermato le misure cautelari per i vertici e i gregari della cosca di Scanzano, decapitata nell’ultimo blitz che ha portato in cella 11 figure chiave, tra cui il boss Enzo D’Alessandro.

Mentre la quasi totalità degli indagati ha rinunciato a ricorrere contro l’ordinanza, la battaglia legale si è accesa intorno alla posizione di Petronilla Schettino, moglie del presunto cassiere del clan, Michele Abbruzzese detto ‘ pacierello e parente dei D’Alessandro.

Sebbene la donna resti in custodia, la difesa — rappresentata dall’avvocato Francesco Romano — ha incassato un punto fondamentale: l’inutilizzabilità di una parte consistente delle intercettazioni.

Il nodo è tecnico e riguarda i tempi previsti dalla Riforma Cartabia. Secondo i giudici del Riesame, l’iscrizione nel registro degli indagati, retrodatata al febbraio 2023, ha fatto scattare termini che il Pubblico Ministero non avrebbe prorogato correttamente. Risultato: tutto ciò che è stato captato dopo il 5 agosto 2024 è giuridicamente “inesistente” ai fini probatori per la Schettino.

Un colpo di scena non da poco, considerando che il “castello” della Procura poggia proprio sulle microspie piazzate in casa Abbruzzese. Tra i dialoghi finiti nel mirino della censura giuridica — ma che restano agli atti per altri filoni — figurano passaggi delicati su estorsioni e somme di denaro ricevute da gestori di pontili nel porto stabiese. In una conversazione del 9 agosto 2025, ad esempio, Abbruzzese discuteva con la moglie della riscossione di 2.500 euro da un tale “Giovanni”, identificato dagli inquirenti in Giovanni D’Alessandro.

La questione dei termini di indagine non finisce qui. La difesa è pronta a dare battaglia in Cassazione per estendere l’inutilizzabilità a un periodo ancora più ampio. Se gli Ermellini dovessero accogliere il ricorso, una fetta significativa delle prove raccolte dalla Polizia di Stato (SISCO) rischierebbe di evaporare, complicando la posizione della Procura nonostante i riferimenti, emersi nelle pieghe dell’inchiesta, che tirerebbero in ballo persino un consigliere comunale di maggioranza.

Per ora, il muro dei D’Alessandro resta dietro le sbarre, ma l’inchiesta entra nella sua fase più insidiosa: quella della tenuta tecnica dei file audio che hanno svelato i segreti di Scanzano.

Il “Terzo Livello” e l’Ombra sulla Politica Stabiese

L’inchiesta non colpisce solo l’ala militare ed economica del clan D’Alessandro, ma solleva pesanti interrogativi sulla capacità della cosca di Scanzano di infiltrare le istituzioni locali.

Il fulcro di questo filone sono le intercettazioni ambientali registrate in casa Abbruzzese. Secondo quanto emerso dagli atti e dai rilievi della DDA:

Il legame col Consiglio Comunale: Nelle conversazioni tra il cassiere Michele Abbruzzese e la moglie Petronilla Schettino, spuntano riferimenti diretti a un consigliere comunale di maggioranza. I dialoghi suggerirebbero un rapporto di “vicinanza” o interessi comuni, in particolare in vista di scadenze elettorali o decisioni amministrative.

L’interesse per gli appalti: Le cimici hanno captato le mire del clan su grandi opere pubbliche, come il nuovo ospedale (un affare da circa 200 milioni di euro) e la gestione dei servizi cittadini. In questo contesto, il consigliere citato (identificato in cronaca come Gennaro Oscurato, poi estromesso dalla maggioranza dal sindaco Vicinanza) avrebbe rappresentato, secondo l’ipotesi investigativa, un punto di contatto tra le stanze del potere e gli interessi di Scanzano.

Il rischio “Inutilizzabilità”

Proprio perché queste conversazioni sono la “pistola fumante” del legame politica-camorra, lo stralcio dei file registrati dopo l’agosto 2024 (ottenuto dalla difesa Schettino) rappresenta un problema enorme per la Procura. Se le prove chiave contro i colletti bianchi cadono per un vizio di forma (mancata proroga delle indagini), l’intero filone politico dell’inchiesta rischia di sgretolarsi prima ancora di arrivare in aula.

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