Afragola. Ancora una rapina all’Ikea di Afragola. Il colpo è stato messo a segno domenica intorno alle 12. Un commando armato di sei malviventi ha rapinato poco più di 110mila euro che le guardie giurate avevano appena prelevato dalle casse per portarli nella sede di vigilanza privata. Oltre ai soldi i rapinatori si sono fatti consegnare dagli agenti le pistole di ordinanza. I sei hanno agito in poco più di un minuto e con una precisione da professionisti. Segno che l’attacco sia stato studiato nei minimi dettagli. Hanno agito nei pressi di uno degli ingressi non riservati al pubblico ma al personale, evitando di coinvolgere l’utenza che, a quell’ora, era molto elevata. Secondo una sommaria e primaria ricostruzione i banditi sono entrati in azione non appena i vigilantes sono usciti da un ingresso secondario con i sacchi che contenevano i soldi. In quel preciso momento sono entrati in azione, accerchiando le guardie giurate che si sono trovate nel bel mezzo di un tiro incrociato di armi. Uno dei malviventi ha ordinato di consegnare pistole e sacchi di soldi, altrimenti sarebbero stati uccisi all’istante. Sul posto sono giunti gli agenti del commissariato di Afragola. In tutta la zona è scattata la caccia alla banda ma non sono stati ritrovati i due veicoli con i quali i malviventi sono andati via. Un altro segno che i rapinatori avevano studiato un preciso piano di fuga.
Aggressione a Gaetano alla stazione di Chiaiano: processo immediato per i 9 baby bulli
Nove a uno: non è un clamoroso risultato di una partita di calcio, ma bensì l’assalto compiuto il 12 gennaio scorso da nove balordi contro il 14enne studente del liceo di Giugliano, Gaetano, nativo di Melito, all’esterno della stazione della Metropolitana di Chiaiano. Il ragazzino subì l’asportazione della milza per le gravi ferite ed è tornato a scuola solo dopo oltre un mese. Ora il pubblico ministero Emilia Galante Sorrentino della Procura per i minori di Napoli ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per tutti i nove accusati del violento pestaggi. Compariranno in aula il primo giugno. Sono tutti ragazzini della zona che hanno tra i 13 e i 17 anni: in sette sono rinchiusi in una comunità e due invece hanno ricevuto il provvedimento di permanenza in casa, possono solo uscire per andare a scuola. L’aggressione è molto simile a quella avvenuta qualche mese prima in via Foria a Napoli ai danni di Arturo a cui fu tagliata la gola e quella mortale ai danni del vigilante Franco Della Corte nella vicina stazione Metro di Piscinola. Un’aggressione brutale e senza motivo solo per dimostrare la forza del gruppo nella zona. Con Gaetano c’erano anche due cugini che pure furono pestati ma riuscirono a fuggire e a trovare riparo in un bar.
Blitz contro la Sacra Corona Unita nel Salento: 37 arresti
Ci sono anche presunti appartenenti alla organizzazione di tipo mafioso Sacra Corona Unita (Scu) tra le persone che in queste ore vengono arrestate nel Salento dove e’ in corso una vasta operazione anti droga chiamata “Orione”, nella quale i carabinieri nella compagnia di Maglie stanno eseguendo 37 ordinanze di custodia cautelare. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Lecce Vincenzo Brancato su richiesta dei Pm Antimafia Guglielmo Cataldi e Maria Vallefuoco nei confronti di altrettante persone indagate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e associazione di tipo mafioso. Tra i reati contestati, anche detenzione abusiva di armi e di materiale esplosivo, estorsione, porto abusivo di armi, sequestro di persona e violenza privata. L’ indagine, avviata nel 2015, ha portato il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Maglie a sgominare tre associazioni per delinquere, una delle quali era strutturata secondo uno schema verticistico e composta da soggetti che farebbero parte della “Sacra Corona Unita”. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati quantitativi di hashish, cocaina, eroina, quattro detonatori, 2 ordigni esplosivi artigianali, 1 AK-47 Kalashnikov, 5 pistole e relativo munizionamento.
Camorra, scacco ai clan della Piana del Sele: confiscati i beni di Squecco
La Sezione Operativa della Dia di Salerno ha eseguito una misura di prevenzione patrimoniale emessa dal Tribunale nei confronti di Roberto Squecco, 52enne di Capaccio-Paestum, imprenditore nel settore delle onoranze funebri, pregiudicato e ritenuto elemento contiguo allo storico clan Marandino tuttora attivo a Capaccio-Paestum e in altri comuni della Piana del Sele. Il Tribunale di Salerno ha anche disposto la confisca, previo sequestro, di beni e partecipazioni societarie intestate sia alla moglie N.S., sia ai terzi interessati, S.M. e P.G. Squecco gia’ nel 2003 ha avutouna condanna a Salerno per bancarotta fraudolenta, condotta che ha reiterato nel 2008, con analoghe conseguenze adottate dal Tribunale di Napoli. Nel 2014, indagini della Squadra Mobile della Questura di Salerno hanno portato al suo arresto, unitamente a Giovanni Marandino e ad altri per associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsioni e prestito di danaro dietro corresponsione di tassi di interesse usurari con l’aggravante del metodo mafioso. (Tra le vittime di attivita’ usuraie di Squecco un imprenditore locale, anch’egli titolare di una ditta di onoranze funebri, settore particolarmente delicato in cui il clan aveva deciso di investire per creare una sorta di monopolio nei territori di Agropoli (Sa) e Capaccio-Paestum (Sa). Per questo il 52enne e’ stato condannato in primo grado alla pena di anni 6 e 4 mesi di reclusione, poi ridotta in Appello e pendente tuttora in Cassazione. Gli uomini della Dia salernitana diretti dal tenente colonello Giulio Pini hanno sequestrato la societa’ Funeral Home S.a.s. con tutti i beni strumentali e ogni altro bene destinato all’attivita’ d’impresa, nonche’ i rapporti di credito societari e 12 autovetture integranti il patrimonio sociale; l’online Croce Azzurra Italia citta’ di Agropoli con tutti i beni strumentali e ogni altro bene destinato all’attivita’ d’impresa, nonche’ i rapporti di credito societari, 4 autovetture (tra le quali una lussuosa Bentley “Arnage”), 13 ambulanze e un carro per il soccorso stradale, tutti automezzi integranti il patrimonio sociale; un immobile costituito da diversi locali commerciali, a Capaccio-Paestum, in un’area di circa 1000 mq. comprensiva anche di tre terreni, la cui rendita attuale annua di locazione a esercenti locali e’ di circa 55.000 euro; un’autovettura Maserati Quattroporte intestata a una societa’; diversi rapporti bancari riconducibili a Squecco e alle due societa’. Nominato un amministratore giudiziario dei beni.
Dischetti misteriosi sulle spiagge: il Codacons presenta un esposto. Interviene il Ministro Galletti
Le coste tirreniche invase da misteriosi dischetti: il Codacons presenta un esposto alle Procure di Napoli, Salerno, Latina, Roma, Civitavecchia e Grosseto chiedendo di indagare per disastro ambientale. La Guardia Costiera indaga sulle diverse migliaia di discetti di plastica traforati, tutti della stessa forma, ritrovati sulle spiagge toscane e ancora prima a Ischia. Sono dischetti come quelli per le cialde di caffè o similari, o una sorta di guarnizione per tubazioni o apparecchiature. Puo’ darsi che qualche nave mercantile sulla rotta tirrenica abbia perso un carico, un container, oppure che quelli siano filtri di un depuratore andato in tilt. Sull’origine dell’inquinamento lavora il Comando generale della Guardia costiera e delle Capitanerie di porto attraverso le sue strutture territoriali nelle regioni interessate. Il tutto mentre tra gli operatori del settore turistico cresce l’allarme: non si sa da dove provengano nè come potranno essere rimossi – e da chi, poi – queste centinaia e centinaia di migliaia di dischetti-filtri dalle spiagge toscane, laziali e campane. Con evidenti timori per l’ambiente, ma anche per l’aspetto economico legato alla risorsa mare-spiaggia. Segnalazioni preoccupanti arrivano in tal senso da Feniglia (in Toscana), Torvajanica, Lavinio, Anzio, Sperlonga, Sabaudia, nel Lazio.
Secondo una prima stima sarebbero milioni, questi dischetti del diametro di 5 centimetri che hanno invaso le spiagge tirreniche. Dalla Costiera Amalfitana fino al Lazio settentrionale, al confine con la Toscana i ritrovamenti sono tanti. Arpa regionali, Capitanerie di Porto e Carabinieri stanno cercando di risolvere il mistero. L’ipotesi più probabile è che siano filtri di un depuratore andato in tilt, che li ha riversati in mare. Il Codacons ha presentato oggi un esposto a carico di ignoti: “E’ necessario accertare le responsabilità che si celano dietro alla vicenda, avviando le dovute indagini per i reati ambientali previsti dal nostro ordinamento – spiega il presidente Carlo Rienzi – In particolare chiediamo alla Procura di procedere al momento contro ignoti per la fattispecie di disastro ambientale, in relazione agli enormi danni subiti dalla flora, dalla fauna e dal paesaggio delle coste del Lazio, da Gaeta a Tarquinia, invase dei Dischetti di plastica. Una volta individuati i responsabili, verso costoro dovrà essere disposta la misura dell’arresto in carcere considerata la gravità della situazione su numerose spiagge e le conseguenze per il territorio”.
Nel frattempo, la ong ambientalista Clean Sea Life, che per prima ha segnalato l’inquinamento, invita i cittadini a mobilitarsi e a ripulire le spiagge dai dischetti. Per chi ne raccoglie di più, mette in palio una maglietta e una borraccia. La prima segnalazione arrivata a Clean Sea Life risale al 20 febbraio a Ischia. Poi, spinti dalle correnti, i dischetti hanno cominciato a spiaggiarsi sempre più a nord, nel golfo di Gaeta, poi a Terracina, Anzio, Ostia, Fiumicino, fino a Tarquinia. Anche i pescatori di Confcooperative segnalano in questi giorni tantissimi di questi oggetti al largo delle coste tirreniche. “La cosa più probabile e’ che siano dischetti impiegati nei sistemi di trattamento biologico delle acque – scrive Clean Sea Life sul suo sito -: sono i supporti dove crescono i batteri che depurano l’acqua, assimilandone i nutrienti. Dischetti simili sono stati trovati a migliaia 7 anni fa in America: provenivano dall’impianto di trattamento della cittadina di Hooksett nel New Hampshire che, a causa di forti piogge, il 6 marzo del 2011 andò in tilt scaricando dai 4 a 8 milioni di dischetti (oltre a mille metri cubi di liquame)”. Anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, è stato allertato e segue la situazione. “Siamo in contatto con il Parco dell’Asinara e mobiliteremo le Capitanerie di Porto”, ha detto stamane.
Castellammare, Bobbio condannato per corruzione si sfoga sui social: ”Innocente, sentenza ingiusta”
Castellammare di Stabia. L’ex sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio, è stato condannato, in primo grado, dal Tribunale di Torre Annunziata ad 1 anno e 4 mesi per il reato di Corruzione. Una vicenda che risale al lontano 2010. L’ex fascia tricolore stabiese si è sfogato sui social, scrivendo un lungo post sulla sua bacheca Facebook. “Pochi minuti fa ho appreso che si era consumato il secondo episodio del calvario giudiziario che si sta svolgendo, ormai da sei lunghi anni, negli uffici giudiziari di Torre Annunziata – scrive. Mi è stata inflitta oggi, giorno di San Giuseppe, in primo grado, una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione nientemeno che per il delitto di corruzione, che avrei commesso quando ero sindaco di Castellammare nel lontano 2010. Lo dico io prima che lo si possa leggere dai giornali, perché non ho timore ne’ vergogna per qualcosa che non ho mai fatto e per una sentenza ingiusta e immotivabile, in insanabile conflitto e contrasto con i fatti e con le prove. Lo dico io perché provo per questa sentenza, da giudice e da giurista, dispiacere per chi l’ha pronunciata. Ai lettori più tecnici non sfuggirà che una condanna a un anno e quattro mesi, a fronte di una richiesta del PM di tre anni e sei mesi, senza generiche, è la classica mezza misura di coloro che ti “devono ” condannare ma senza crederci. Non abbassero’ mai lo sguardo ne’ il capo perché so quanto la condanna sia ingiusta e infondata e conosco ovviamente la mia innocenza. La sentenza, come la precedente, verrà giustiziata in appello. Ma profonda e lacerante è l’amarezza, il senso di ingiustizia di un cittadino italiano che ormai deve arrendersi di fronte all’evidenza che per lui i processi, la Giustizia, saltano il primo grado e cominciano in appello. Ancora una volta stasera mi interrogo per cercare di spiegarmi da cosa nascano tanto accanimento e avversione, spinti a un tale livello da indurre dei magistrati a stravolgere persino il senso comune e i percorsi razionali, in qualche misura prevedibili, di un sano e corretto argomentare giudiziario. Sono una roccia, ma stasera per un lungo momento ho temuto che fossero per la prima volta riusciti a spezzarmi. Ho anche vagheggiato il peggio Ma, come al solito, la ribellione all’ingiustizia, la feroce determinazione a reagire hanno prevalso in me. Ho guardato mia figlia, mia moglie. Ho deciso di continuare a battermi – prosegue Bobbio. Ma per la prima volta ho compreso i tanti che hanno mollato e si sono arresi. Ancora una volta passerò indenne e indifferente tra titoloni di gazzette e maldicenze. Chi mi conosce e mi stima farà come me. Degli altri, sinceramente, me ne strafotto. Maledico il giorno in cui decisi di essere sindaco di una città malvagia e malata, soggetta per di più allo sguardo occhiuto o compiacente, secondo i casi, di un ufficio giudiziario che, oggi posso dirlo, non stimo. Malgrado ciò, però, ho la tranquillità e la serenità di poter comunque dire che non odio ne’ avverso alcuno, ne’ persona fisica ne’ ufficio. Attendo il momento della Giustizia nella consapevolezza che anche questa dolorosa esperienza sta contribuendo a fare di me un magistrato migliore. Certamente meno peggio di troppi altri. Ah, comunque, chi lo temeva non si preoccupasse: non avevo alcuna intenzione – conclude – di ricandidarmi come sindaco!”
Marito assassino, i familiari di Imma protetti dai carabinieri: si teme per la loro incolumità
Boscoreale. E’ la fine del giorno. Imma Villani è rimasta lì, nella memoria di chi ha vissuto questo giorno, sul marciapiedi davanti al Plesso Boccia al Mauro della scuola elementare Domenico Savio a Terzigno, sotto un lenzuolo bianco e un ombrello beige e viola. Pasquale Vitiello, il marito assassino, è ancora in fuga. I carabinieri sorvegliano ininterrottamente l’abitazione dove Imma ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita, in via Colombo a Boscoreale, a casa del padre. Da quel cancello è uscita stamane intorno alla 8 in macchina con la compagna del papà Giuseppe Villani, per portare a scuola la sua bambina. Da quella scuola Imma Villani non è più tornata, trucidata sotto gli occhi della donna che l’ha vista scendere dall’auto per l’ultimo chiarimento col marito e che ora non si dà pace. Pasquale Vitiello, il 35enne con il quale Imma si era sposata 8 anni fa, quando la loro bambina aveva già un anno, l’ha uccisa con una freddezza inaudita. E si teme che ora possa tentare di avvicinare proprio la piccola, o i familiari di Imma per ‘farsi giustizia da solo’. Il cordone di sicurezza intorno all’abitazione di via Colombo è stretto. Una gazzella dei carabinieri vigila sulla strada di periferia e sull’abitazione dove arrivano parenti e amici a portare il proprio cordoglio alla famiglia, al padre e al fratello Luigi. Cronisti e curiosi sono tenuti alla larga, la famiglia Villani non vuole incontrare nessuno. Pasquale Vitiello è scappato, forse con la complicità di qualcuno, e di lui si sono perse le tracce. Nella sua abitazione, dove ha vissuto con Imma, in via Amati, fino a pochi giorni fa, sono state ritrovate delle lettere nelle quali annunciava che si sarebbe fatto giustizia da solo. Quelle lettere erano presagio di morte per Imma. Pasquale, dipendente di una ditta dell’indotto dell’Alenia, sapeva che avrebbe ucciso sua moglie. Lo sapeva quando ha preso una pistola di piccolo calibro e ha aspettato Imma dalla quale si stava separando in via Pini. E’ passato più volte in attesa che la 31enne arrivasse, sapeva che sarebbe stata in compagnia della donna che, ogni mattina, l’accompagnava visto che aveva un braccio rotto e non poteva guidare. Poi, le ha chiesto di scendere dall’auto. Un ordine perentorio al quale Immacolata Villani non è riuscita a dire no. Non si dà pace la compagna del papà di Imma che l’ha vista scendere dall’auto e non ha avuto la fermezza di fermarla. Se solo avesse capito, continua a ripetere alle persone a lei più vicine, l’avrebbe fermata, trattenuta in auto. E invece, non immaginava che Pasquale potesse arrivare a una barbarie simile. Ha visto quella pistola puntata sulla fronte di Imma e poi lo sparo, il sangue. Imma non c’era già più.
Sulle responsabilità di Pasquale Vitiello non ci sono dubbi. Il 35enne ha organizzato tutto, anche la fuga, ne sono convinti gli inquirenti che per tutto il giorno lo hanno cercato nei comuni all’ombra del Vesuvio anche con l’ausilio di un elicottero dei carabinieri. Pasquale Vitiello è sparito. La bimba della coppia viene tenuta lontano dalla tragedia, affidata a dei parenti della mamma, si teme che il 35enne possa tentare di avvicinarla o possa farle del male. In un sol giorno è rimasta orfana della mamma ma anche del padre. Imma e la sua bambina sono le vittime della barbarie di un assassino. Piu’ tardi sara’ affidata agli zii materni. Sul luogo arriva anche il padre della vittima che fatica a darsi pace. Dopo le 11 la salma viene portata via tra gli applausi dei presenti. Imma come Laura, o come Magdalena, per citare gli ultimi casi di donne uccise da chi non sapeva più amarle.
Rosaria Federico
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‘La morte non potrà mai portaci via il tuo ricordo…’, la commovente lettera della nipote del vigilante ucciso dai baby killer a Piscniola
Si celebreranno domani pomeriggio alle 15 nella chiesa dello Spirito Santo Nuovo di Marano i funerali di Francesco Della Corte, il 51enne vigilante della Security colpito mortalmente a bastonate la notte del tre marzo scorso da tre balordi alla stazione della metropolitana di Piscinola. Francesco, “il Gigante buono” come veniva chiamato da tutti lo sfortunato vigilante è morto nella notte di venerdì scorso e poche ore dopo la polizia ha fermato i tre responsabili che poi hanno confessato e ora sono rinchiusi nel carcere di Nisida perchè si tratta di tre minorenni di 15 e 16 anni del quartiere di Piscinola. Oggi il gip del Tribunale per i minori ha confermato per loro il carcere. La morte di Franco Della Corte ha lasciato sgomenti tutti, familiari, amici, conoscenti ma anche le forze dell’ordine che hanno condotto le indagini e che hanno arrestato i responsabili sono rimasti colpiti dalla crudeltà e della brutalità del gesto. Una nipote di Francesco Della Corte ci ha chiesto di ospitare un suo ricordo. Eccolo:
Napoli é una delle città più belle del mondo con il Vesuvio, che spesso viene raffigurato come il re, e il mare che lo accarezza e lo sorveglia costantemente. Napoli é anche la città dei sapori più buoni del mondo, come dalla pizza al caffè. Tutto é bello e tutto splende anche nei vecchi vicoli che rappresentano la storia di una città allegra e colorata. E pure in un quartiere di notte qualcuno si annoiava. In quelle zone da mesi avvenivano atti di violenza, e pure eri lì da solo e si avventarono su di te, alle spalle, come se fossi niente. Ma tu eri molto. Eri un padre eccellente, un uomo mite, un uomo coraggioso, un marito eccezionale, un fratello affettuoso e uno zio giocherellone. Non ti sei mai “sporcato le mani” su questo mondo e pure delle manine si sono avventate su di te.. Quelle manine non sono difendibili e chiunque lo fa é perché vive in una società contorta dove la normalità é l’illegalità. Da Quella notte del 3 marzo hai lottato come un leone, ma eri il loro agnello sacrificale, e , quella notte, strinsero un patto con la morte, e la morte é arrivata su di te dopo 15 giorni.. Abbiamo pregato, abbiamo pianto ci siamo arrabbiati siamo, e credo che lo saremo sempre, in collera, ma nessuno stato d’animo ti riporterà in vita: non siamo niente dinnanzi alla morte… Ma la morte non potrà mai portaci via il tuo ricordo, i tuoi sacrifici, i tuoi sorrisi, i tuoi consigli e le tue perle.. Vivrai sempre nel cuore della zia e dei cugini, e credi caro zio non potevi fare meglio con i tuoi figli. In questi giorni strazianti sono stati composti e sempre accanto alla cara madre. Ti salutiamo grande uomo. Ma sappi che la tua famiglia lotterà affinché ci sarà giustizia, ma non una giustizia di odio e di violenza, ma quella pura quella vera. Ciao zio qui sei stato un grande uomo ora da lassù sarai l Angelo più buono…
Con affetto tua nipote
Quattro rapine in pochi mesi all’88esimo circolo Petrone di Ponticelli: la protesta delle mamme
Quattro rapina in pochi mesi: e ora le mamme degli alunni dell’88esimo circolo Petrone di via Manlio Rossi Doria a Ponticelli si dichiarano pronte a forme di protesta estrema. La scuola è stata visitata dai ladri nei giorni scorsi per la quarta volta. Le mamme, ma anche i dirigenti scolastici, gli insegnati chiedono protezione e una maggiore sorveglianza. l?istituto è sprovvisto di telecamere ed è quindi facile preda dei ladri che tra l’altro come mostrano le foto allegate possono entrare indisturbati perché manca un pezzo del cancello sterno. Ma non è solo il problema della sicurezza a preoccupare perché l’istituto soprattutto all’esterno versa in una situazione di degrado e di abbandono. La richiesta alle istituzione è in primo luogo di dotare la scuola di un sistema di video sorveglianza ma anche di sistemare gli esterni alquanto pericolosi per tutti coloro che la frequentano.
E’ di Carmela De Rosa il cadavere di donna trovato sulla spiaggia di Mondragone
E’ di Carmela De Rosa il cadavere di donna trovato sulla spiaggia di Mondragone. La donna era scomparsa agli inizi di marzo da Maiano, frazione di Sessa Aurunca. Secondo quanto accertato dai carabinieri di Mondragone e’ quello di Carmela De Rosa, 49 anni, il corpo ritrovato oggi sulla spiaggia di Mondragone. la salma, da tempo in acqua e in stato di decomposizione, da un primo esame esterno non presenterebbe alcun segno di violenza. L’ipotesi piu’ accreditata e’ quella del suicidio. La donna, originaria di Giugliano, si era trasferita nel Casertano dopo la separazione dal marito. I parenti si erano rivolti anche alla trasmissione ‘Chi L’Ha Visto’ per rintracciarla e durante il programma erano state mandate in onda le immagini che riprendevano la donna nei pressi del Garigliano. Gli investigatori pensano che la 49enne sia sia buttata nel fiume per poi essere trasportata dalla corrente sulla spiaggia di Mondragone.
Il prefetto di Salerno annuncia il Riesame contro la sospesione
“Faremo appello al Tribunale della Liberta’ di Torino contro l’ordinanza di sospensione dal pubblico servizio disposta dalla procura di Vercelli”. Lo annuncia Roberto Scheda, il difensore del prefetto di Salerno, Salvatore Malfi, sospeso per tre mesi dall’incarico dopo le indagini della procura vercellese che hanno portato ad indagarlo per abuso d’ufficio. Malfi, quando era in carica come prefetto nel capoluogo vercellese dal 2011 al 2016, avrebbe creato, secondo l’accusa, “un clima di costante terrore e di estrema tensione negli uffici prefettizi, con espressioni ingiuriose, a sfondo sessista, umilianti e denigratorie nei confronti dei suoi collaboratori, utilizzando toni ed atteggiamenti discriminatori e minacciandoli di morte”. L’interrogatorio di garanzia potrebbe avvenire gia’ in settimana.
Raid nel cantiere del raccordo autostradale nell’Avellinese: danneggiati gli automezzi
Raid in un un cantiere a pochi chilometri dal comune di Frigento in provincia di Avellino della Lioni-Grottaminarda, il tratto mancante dell’arteria destinata a collegare, all’altezza di Contursi in provincia di Salerno, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria all’A16 Napoli-Canosa, all’altezza di Grottaminarda. La notte scorsa sono stati danneggiati 11 automezzi dell’impresa sub appaltante dei lavori e vandalizzati dall’esterno alcuni container destinati alle maestranze. In particolare, sono stati presi di mira camion e escavatori a cui sono stati distrutti i vetri delle cabine. Le indagini sono state avviate dai carabinieri della Compagnia di Mirabella Eclano che stanno controllando anche le immagini delle telecamere del servizio autostradale per risalire agli autori.
Inviava foto osè della figlia 13enne al suo compagno: chiesto il processo
Immagini inequivocabilmente erotiche di una ragazzina che, all’epoca dei fatti, aveva 13 anni. E a inviare quegli scatti a un pedofilo, è stata la madre. La donna che, più di tutti al mondo, avrebbe dovuto proteggerla e rispettarla. È il dramma di una giovane donna che oggi ha 18 anni, vittima della sua stessa madre. Per questo per la donna, 58enne canadese, la procura distrettuale di Venezia ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di aver diffuso materiale pedo pornografico. Un reato pesantissimo, ulteriormente aggravato dal vincolo di parentela perché l’aguzzino è colei che alla vittima ha dato la vita ( la mamma rischia fino a 12 anni e 240mila euro di multa) Una vicenda sulla quale il riserbo degli inquirenti è grande, per tutelare la vittima, una giovane donna che oggi ha 18 anni e vive separata dalla madre. I fatti risalgono al 2012, periodo nel quale madre e figlia vivevano in provincia di Treviso. E proprio nella Marca, la ragazzina avrebbe subito il comportamento della donna. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, sarebbe stata proprio la donna a indurre la figlia a concedersi per quegli scatti osè. Lei avrebbe detto alla ragazzina quali pose assumere per quelle che, nel capo d’imputazione sono definite «rappresentazioni pornografiche». La 13enne, psicologicamente succube della donna, ha accettato. Del resto, a quell’età, la mamma è il punto di riferimento e se la mamma ti dice di fare delle cose le fai. Così la ragazza ha accettato, facendosi riprendere in quegli scatti che sarebbero stati realizzati con una macchina fotografica digitale. Alla 58enne sarebbe poi bastato scaricare la scheda del dispositivo nella memoria del suo computer, per poterle inviare all’amico, via chat.
Al Nostos Teatro di Aversa, ‘Egidiade’, l’esilarante saga completa del Nano Egidio
Al Nostos Teatro di Aversa, tutta l’esilarante saga del Nano Egidio in un solo fine settimana con tre spettacoli diversi in tre altrettanti giorni. 23 marzo ore 21.00 “Una storia vera. Season one”, 24 marzo ore 21.00 “Batman Blues”, 25 marzo ore 19.00 “Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato.
Tre spettacoli che formano l’Egidiade e raccontano il Mondo della Fantasia come non è mai stato immaginato. In questa saga l’atmosfera classica e rassicurante del “C’era una volta” viene spazzata via in maniera dissacrante e ironica da una messa in scena che mescola elementi di teatro di figura, cabaret classico e comicità di situazione.
I protagonisti sono i personaggi di fiabe, racconti, fumetti, cartoni e film entrati ormai nell’immaginario collettivo che vivono la scena sotto forma di attori, pupazzi, burattini, giocattoli e nani da giardino che danno vita ad una storia che va oltre il lieto fine e trapassa il confortante e fiabesco “…e vissero per sempre felici e contenti”.
Una Storia Vera. Season One è un giallo-fiabesco. Qualcuno ha attentato alla vita del generico nano da giardino Egidio. Ad investigare su questo caso viene chiamato uno stanco e demotivato ispettore Batman. Tra vittima e investigatore nascerà una sincera amicizia. Il pericolo però è dietro l’angolo: Egidio viene avvelenato e la sua vita è di nuovo in pericolo. Investigando, Batman scopre che, in passato, il suo amico è stato membro della famigerata banda dei Romanzi Criminali.
Batman Blues è il Sequel/Prequel di Una Storia Vera. Season One. Nella grande città grande, la criminalità è ad altissimi livelli: violenza, rapine, politici corrotti che fanno il brutto e il pessimo tempo, lavori in corso finti e il ritorno delle famigerate e misteriose scritte “Dio c’è”.
Come se non bastasse uno spietato killer uccide il ‘teneroso’ medico legale Cookie, il beffardo gioco del destino ‘beffardo’ vuole che esattamente 2 anni, 2 mesi e 15 giorni prima, venisse uccisa Elisabetta The, l’unico e vero amore dell’ispettore Batman.
Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, terzo capitolo della saga, è un Kolossal Intimista di Teatro Povero. Una serie di attentati terrorizza gli abitanti del Magico Mondo della Fantasia, l’ultimo atto ha visto protagonisti i personaggi delle Barzellette che, stanchi delle continue prese in giro, hanno assalito la redazione di “Risate a Denti Stretti – l’Antologia del Buon Umore”. Il Presidente Nano Egidio (ex nano generico delle fiabe) convinto che tutta questa violenza sia dovuta alle discriminazioni emana una legge “contro ogni sorta di presa in giro e discriminazione tutta” ma questo non fa che peggiorare la situazione portando tutto il paese in un clima di terrore politicamente corretto. Il reverendo Batman (ex supereroe dei fumetti), che ha deciso di dedicare la sua vita a confortare e consigliare i fedeli tramite la religione, si vede costretto a rivestire i panni di giustiziere per indagare sulla misteriosa scomparsa di Dio.
Napoletani scomparsi in Messico, come un ‘crimine contro l’umanità’: il caso passa alla Commissione diritti Interamericana
Napoletani scomparsi in Messico, come un ‘crimine contro l’umanità’: il caso passa alla Commissione diritti Interamericana. Le “sparizioni laddove forzate, sistematiche e generalizzate possono essere anche assimilate a un crimine contro l’umanità”: e’ la tesi sostenuta dall’avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie dei tre italiani scomparsi in Messico, che all’Ansa, annuncia di avere chiesto e ottenuto sulla vicenda della sparizione l’interessamento della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), di cui il Messico fa parte ed e’ temporaneamente presidente. L’organismo, infatti, su input di Falleti, ha chiesto allo stato centro americano di trattare il caso della scomparsa di Raffaele Russo, Antonio Russo e Vincenzo Cimmino con la maggiore celerita’ possibile, in quanto sussistono i requisiti di “gravita’, urgenza e irreparabilita'”. Lo Stato del Messico – cosi’ come da richiesta di Falleti e della collega spagnola Griselda Herrera, entrambi sono componenti dell’OMA (Organizzazione Mondiale degli Avvocati) – dovra’ anche tenere la CIDH costantemente informata sullo sviluppo dell’attivita’ investigativa. La Commissione, dopo avere accolto in tempi brevissimi, il ricorso dei due avvocati, ha notificato allo Stato del Messico un provvedimento urgente nel quale ha formulato le due richieste. “Siamo soddisfatti che la CIDH abbia provveduto in tempi davvero celeri – ha detto l’avvocato Falleti – perche’ le sparizioni forzate costituiscono una violazione multipla dei diritti fondamentali dell’essere umano, tanto gravi che se sistematiche o generalizzate possono essere anche assimilate a un crimine contro l’umanita'”. Dei tre napoletani non si hanno piu’ notizie dallo scorso 31 gennaio.
Napoli: spazio alle Nazionali, tutti o quasi convocati
Gli scatti del fotografo cubano Jesse A. Fernández, all’Instituto Cervantes di Napoli, dal 22 marzo al 20 aprile
Inaugura giovedì 22 marzo alle ore 19.00 all’Instituto Cervantes di Napoli (via Nazario Sauro, 23), la mostra “Errancia y fotografía. Il mondo ispanico di Jesse A. Fernández”, a cura di Fernando Castillo. L’esposizione raccoglie 135 istantanee di uno dei maggiori ritrattisti di intellettuali e artisti del 900, attraverso le immagini che ha catturato con la sua macchina fotografica in oltre trent’anni di “vagabondaggio ispanico”, tra il 1952 e il 1986. Nato a Cuba, figlio di genitori asturiani, Jesús Antonio Fernández Martínez (L’Avana, 1925 – Parigi, 1986) ha condotto una vita itinerante testimoniata dai volti e dai mondi che ha ritratto nei suoi scatti. La mostra, infatti, è organizzata in nove sezioni che raccontano la sua permanenza in altrettanti luoghi simbolo della sua vista: Colombia, Guatemala, Messico,New York, L’Avana, Porto Rico, Madrid, Parigi e Palermo.
Un viaggio fotografico tra paesi ed epoche differenti, svelato dall’obiettivo di un grande artista: un uomo cosmopolita, sempre fedele ai principi che hanno guidato la sua vita e il suo percorso artistico, che ha vissuto il distacco come condizione essenziale per la libertà e la libertà come condizione per la sua creazione artistica.
“Errancia y fotografía. Il mondo ispanico di Jesse A. Fernández” permette di conoscere la prolifica galleria di ritratti che il fotografo e pittore cubano ha realizzato con importanti protagonisti della seconda metà del XX secolo. Tra questi, Guillermo Cabrera Infante (suo grande amico), Severo Sarduy, Vargas Llosa, Borges, Octavio Paz, Gabriel Garcia Màrquez,Fidel Castro, Cortázar, Carlos Fuentes, Lezama Lima, Alfonso Reyes, Wifredo Lam, Roa Bastos, Rulfo, Onetti,Carpentier. Senza dimenticare le più importanti figure della cultura e dell’arte spagnola: Dalí, Miró, José Bergamín,Antonio Saura, Chillida, Tàpies, Buñuel, Max Aub, Juan Goytisolo, Delibes, Alberti, Cela, Buero Vallejo, Pau Casals o Carmen Amaya. Molte delle fotografie esposte sono famose e iconiche, altri scatti, invece, sono meno noti o addirittura inediti. A completare l’esposizione, anche una dozzina di documenti e pubblicazioni e il cortometraggio, “PM” di Sabá Cabrera Infante e Orlando Jiménez Leal.
La mostra – visitabile gratuitamente all’Instituto Cervantes di Napoli fino al 20 aprile 2018, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 13 – è stata inaugurata lo scorso ottobre a Madrid e successivamente è arrivata a Roma. Nel corso del biennio 2018/2019 verrà esposta anche a Parigi, New York, Chicago, Palermo, Francoforte e Berlino.
Al vernissage partenopeo, in programma giovedì 22 marzo alle ore 19, interverranno France Mazin Fernández, vedova del fotografo cubano, Fernando Castillo, curatore della mostra, Lisset Argüelles Montesinos, terzo Segretario Affari Culturali e Stampa, Ambasciata di Cuba in Italia e Isabel Clara Lorda Vidal, direttorice dell’Instituto Cervantes di Napoli.
Il Venerdì Santo di Vallata: il centenario rito di Pasqua
Il 29 e 30 marzo a Vallata, in Irpinia, rivivrà uno dei più suggestivi e antichi riti della Settimana Santa del Sud Italia.Tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, infatti, si svolgerebbe dal 1541, ipotesi secondo la quale la fiorente comunità ebraica, stabilitasi in paese e dedita al commercio di bestiame, lungo la rotta verso la vicina Puglia, si convertì al cristianesimo e prese parte a tali rappresentazioni.
Le prime fotografie invece risalgono al 1928: in esse sono già ben evidenti le caratteristiche uniche del Venerdì Santo di Vallata. Caratteristiche che si sono ben sviluppate e radicate nell’attuale assetto scenografico, come pure nella coscienza della popolazione locale. La passione di Cristo viene ricordata con una commossa rievocazione, lontana dalle rappresentazioni sacre così diffuse nel medioevo, diversa da una via crucis.
La tradizione vuole che i giovani si vestano da soldato romano in costume da littore o da centurione, come prova di iniziazione attraverso l’esibizione fisica, indossando una corazza e sfilando tra la folla, che assiste al lento dipanarsi della rappresentazione religiosa, per denunciare la propria esistenza alla comunità. Oltre ai simboli del potere romano (dall’ Aquila latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato), sfilano i cosiddetti “Misteri”, oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche, di antica fattura, rappresentanti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni. Partecipano alla Processione circa duecento figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo. Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni “cantori” che, in gruppi di cinque o sei elementi, cantano i versi della “Passione di Gesù Cristo” di Pietro Metastasio, composti nel secondo periodo della sua vasta produzione caratterizzato dal suo melodramma ispirato a sincera devozione e slancio mistico. I versi, per la loro scarsissima diffusione letteraria, sono stati per anni tramandati oralmente o attraverso incerti scritti; per cui avevano preso un forte accento dialettale risultando incomprensibili alla maggioranza degli astanti. Tuttavia, le suggestioni della musicalità, della gestualità e dei vocalismi riescono a creare un indiscutibile e meraviglioso effetto. Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dal sindaco e dai medici del paese e l’Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto.
L’appuntamento dunque è per il 29 marzo, quando all’imbrunire, dopo la funzione religiosa con la consueta lavanda dei piedi, si svolgerà la suggestiva processione “aux flambeaux” del Giovedì Santo, con cattura, condanna e flagellazione del Cristo. L’indomani, venerdì 30 marzo, alle ore undici prenderà il via la cinquecentenaria processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.
Napoli, smantellata la piazza di spaccio di Capodimonte: la droga nascosta nell’auto parcheggiata
Gli agenti del Commissariato di Polizia Arenella , nel pomeriggio di sabato, hanno proceduto all’arresto di Vincenzo Russo, di anni 47, denunciando in stato di libertà una donna di 38 anni, in quanto entrambi responsabili, in concorso tra loro, del reato di detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente.I poliziotti, nel corso di un’attività di osservazione e monitoraggio di Via Nuova San Rocco e zone limitrofe, a seguito di un’attività d’indagine, hanno individuato l’uomo che aveva impiantato una fiorente attività di spaccio.Osservando i movimenti del 47enne, gli agenti hanno potuto accertare che, all’interno di una autovettura parcheggiata, custodiva la droga da smerciare.L’attività di osservazione si prolungava per oltre due ore, allorquando l’uomo dopo essersi allontanato faceva rientro a bordo di uno scooter in compagnia di una donna.Gli agenti, in considerazione del fatto che il 47enne era stato notato, più volte, mentre apriva portiera dell’auto, per prelevare le dosi di droga, grazie ad una chiave in suo possesso, sono intervenuti bloccandolo.Rinvenute e sequestrate 26 dosi di droga suddivisa in “cocaina” ed “eroina”, nascoste nel vano per l’autoradio.L’uomo, che riceveva gli ordinativi di stupefacente, telefonicamente, è stato contattato anche alla presenza dei poliziotti.Russo è stato arrestato in flagranza e condotto alla Casa Circondariale di Poggioreale, mentre la donna in sua compagnia è stata denunciata in stato di libertà.
Restano in carcere i tre baby assassini del vigilante, il gip conferma la misura cautelare
Napoli. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli nord ha convalidato il fermo che era stato disposto per i tre ragazzini accusati di aver ucciso il vigilante Franco Della Corte, aggredendolo con un bastone la notte del 3 marzo alla stazione della metro di Piscinola. I tre hanno pianto e chiesto perdono per quanto hanno fatto, ma non è bastato.Fatti di “assoluta gravita'” sia per la modalita’ sia per il movente, che denotano “personalita’ facilmente inclini ad azioni assolutamente gravi per fini devianti e scelti con una stupefacente superficialita'”. Sono le parole adoperate dal gip del Tribunale per i minorenni Pietro Avallone per sottolineare la necessita’ di tenere in carcere i tre indagati – due sedicenni e un diciassettenne – accusati dell’omicidio del vigilantePer ora restano in carcere.Dopo gli interrogatori di garanzia, durante i quali i ragazzi hanno ammesso la partecipazione al delitto come avevano gia’ fatto nei giorni scorsi davanti al pm, il gip ha convalidato il fermo e emesso l’ordinanza di custodia. I familiari dei ragazzi – ha scritto il giudice – “anche perche’ travolti dai fatti non appaiono in grado di gestire la situazione venutasi a creare”. Il gip ha evidenziato come appaia necessaria la custodia in un istituto per evitare “la reiterazione dei reati della stessa specie”.I tre sono stati fermati dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli, incastrati dal sistema di videosorveglianza e dalle intercettazioni telefoniche con l’accusa di essere gli autori dell’omicidio con lo scopo della rapina della pistola di ordinanza che poi avrebbero dovuto rivendere. Hanno confessato sia davanti agli agenti che vanti al giudice questa mattina. Solo Ciro il 15enne, considerato il capo del branco, ha parzialmente cambiato la versione dei fatti raccontata poco più di 48ore prima. Aveva detto, con suo padre presente, di essere stato lui a ideare il tutto, lui a prendere un piede di legno di un tavolo trovato in un cassonetto della spazzatura e a colpire alla testa il 51enne che aveva appena finito il suo turno di lavoro alla metro. “Ho fumato uno spinello e poi ho deciso di aggredire quell’uomo, lo volevo solo picchiare”, aveva detto. Questa mattina, Luigi, assistito dal suo avvocato, ha invece coinvolto anche i suoi amici. “Anche loro erano d’accordo con me, io e Kevin abbiamo preso due bastoni e li abbiamo scagliati contro la guardia giurata. Io l’ho colpito tre volte e Kevin lo ha colpito due volte. L’altro nostro amico, Ciro, era più distante e non ha partecipato all’aggressione anche se era d’accordo con noi”, dice. Ha colpito forte perché non voleva più farlo rialzare da terra: “Temevo che poi dopo mi riconoscesse e allora non abbiamo preso la pistola che aveva nello zaino perchè abbiamo visto il sangue e ci siamo spaventati”. Stessa versione, identica, e’ stata raccontato da Kevin, 17 anni e da Ciro, 16 anni, che sognava di fare il calciatore. Il giudice ha convalidato il fermo e il trasferimento in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudelta’. Anche se scegliessero il rito abbreviato, cosa molto probabile, vista l’ammissione dei fatti, potrebbero rischiare 20 anni di carcere.



