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Restituito a Pompei un mosaico rubato durante la Seconda Guerra Mondiale

Pompei – Un tassello di storia e arte è tornato a casa. Il Parco Archeologico di Pompei ha riacquisito un prezioso mosaico raffigurante una coppia di amanti, rimpatriato dalla Germania grazie all’instancabile lavoro del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) e con il supporto del Consolato Generale d’Italia a Stoccarda.

La storia del mosaico è singolare: era stato donato a un cittadino tedesco da un Capitano della Wehrmacht, addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un reperto quindi riconducibile a quelle vicende di depredazione bellica che hanno visto numerose opere d’arte italiane sottratte al loro contesto originario.

Gli eredi dell’ultimo possessore tedesco, dimostrando un lodevole senso etico, sono riusciti a mettersi in contatto con il Nucleo TPC di Roma, chiedendo indicazioni sulle modalità di restituzione del mosaico allo Stato Italiano.

Dopo una serie di accertamenti sul manufatto e la sua provenienza, i militari del Comando Specializzato si sono adoperati per il rimpatrio, avvenuto il 16 settembre 2023.

La scena erotica e la sua destinazione originale

Si tratta di un pannello a mosaico con una scena erotica, probabilmente proveniente dall’area vesuviana. Secondo gli esperti, potrebbe aver decorato la pavimentazione di una camera da letto all’interno di una domus o di una villa.

Grazie alla collaborazione dell’Ufficio Tutela Beni Archeologici del Parco Archeologico di Pompei, è stato possibile ricondurre, seppure in modo ipotetico data l’assenza di dati certi sul contesto di rinvenimento originale, il reperto al territorio vesuviano.

Nelle more di ulteriori analisi e studi archeometrici per accertarne l’autenticità e ricostruire la sua storia, il pannello sarà esposto temporaneamente all’Antiquarium di Pompei. Questa scelta consentirà non solo la sua conservazione e tutela, ma anche la pubblica fruizione, rendendo accessibile un pezzo di storia che per decenni è stato lontano dal suo contesto.

“La riconsegna odierna conferma ancora una volta il grande impegno che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale profonda nella riacquisizione del patrimonio culturale nazionale impropriamente presente all’estero,” ha dichiarato il Generale di Divisione Francesco Gargaro, Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, presente alla consegna. “Questo lavoro viene svolto quotidianamente grazie a una fitta rete di relazioni internazionali, consolidate negli anni, che ci consentono di poter operare con precisione e rapidità.”

Anche il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha espresso la sua gratitudine: “Ogni reperto depredato che rientra è una ferita che si chiude, per cui esprimiamo la nostra gratitudine al Nucleo tutela per il lavoro svolto. La ferita non consiste tanto nel valore materiale dell’opera, quanto nel suo valore storico; valore che viene fortemente compromesso dal traffico illecito di antichità.

Non conosciamo l’esatta provenienza del reperto e probabilmente non la conosceremo mai; faremo ulteriori studi e analisi archeometriche per accertarne l’autenticità, per ricostruire la sua storia fin dove possibile. Lo studio, la conoscenza e la fruizione pubblica del patrimonio sono i fiori di loto che crescono sul fango dei trafugamenti mossi dalla brama del possesso e dell’egoismo di chi sottrae reperti archeologici alla comunità.”

Il ritorno di questo mosaico non è solo il recupero di un oggetto, ma la riaffermazione del valore inestimabile del patrimonio culturale e della sua appartenenza alla collettività.

Omicidio Cerciello, ridotta la pena a Gabriel Natale Hjorth: 10 anni e 11 mesi

Roma – Gabriel Natale Hjorth, uno dei due americani coinvolti nell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega avvenuto a Roma nel 2019, ha ottenuto una riduzione di pena nel terzo grado di appello.

La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha infatti stabilito una condanna a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni, 5 mesi in meno rispetto agli 11 anni e 4 mesi inflitti nel precedente processo.

Il ruolo di Hjorth e la decisione della Cassazione

Hjorth, 24 anni, è accusato di concorso anomalo in omicidio. Attualmente si trova agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a casa della nonna a Fregene. La Cassazione, pur confermando la sua responsabilità penale, aveva ordinato un nuovo processo solo per ricalcolare la pena, ritenendo eccessiva quella precedente.

Il procuratore generale lo ha definito il “protagonista criminale” della vicenda, ricordando il suo ruolo attivo nella ricerca della droga, nel tentativo di estorsione e nella consapevolezza del coltello usato per uccidere Cerciello.

La condanna definitiva per il complice Lee

Diverso il destino del complice Elder Finnegan Lee, la cui condanna a 15 anni e 2 mesi per omicidio è ormai definitiva. Lee, che materialmente colpì il vicebrigadiere, non ha ottenuto sconti.

La reazione della famiglia Cerciello

I legali della famiglia Cerciello, pur riconoscendo la conferma delle aggravanti, hanno espresso insoddisfazione per la riduzione di pena, giudicandola “troppo lieve” rispetto alla gravità del fatto. «All’inizio era stato chiesto l’ergastolo – hanno ricordato – e oggi ci ritroviamo con una condanna che non riflette la gravità di quanto accaduto».

Un caso che ha segnato l’Italia

L’omicidio di Cerciello, aggredito a pugnalate mentre indagava su un tentativo di estorsione legato a una compravendita di droga, aveva scosso l’opinione pubblica, trasformando il vicebrigadiere in un simbolo della lotta alla criminalità.

Ora, a quasi 6 anni dai fatti, la vicenda giudiziaria volge al termine, ma per la famiglia Cerciello la ricerca di giustizia piena non si ferma qui. «Mario meritava di più», hanno concluso i legali.

Prossimi passi: Hjorth potrebbe presentare ricorso in Cassazione, ma con la terza riduzione di pena, le opzioni si stanno esaurendo. Intanto, la sua detenzione prosegue tra le mura domestiche, mentre Lee sconta la sua condanna in carcere.

Il Garante dei detenuti di Caserta fa il punto: “Legalità e dignità, non solo parole”

Due mesi di lavoro, decine di chilometri percorsi dietro porte blindate, parole scambiate tra sbarre e uffici, dati raccolti e problemi portati fino a Roma.

Il primo bilancio del Garante provinciale dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Caserta è tutto tranne che formale: è concreto, urgente e carico di realtà.

Nel giro di poche settimane l’Ufficio ha dato il via a un monitoraggio serrato, con ispezioni – anche a sorpresa – in tutte le principali strutture detentive del territorio: dalla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere al carcere di Carinola, dall’Istituto per minorenni di Airola alla REMS di Calvi Risorta.

L’attenzione è puntata sulle criticità sistemiche che minacciano ogni giorno il rispetto dei diritti fondamentali: sovraffollamento, sanità penitenziaria sotto organico, rischi operativi per il personale, strutture inadeguate.

Elementi che non solo minano la dignità delle persone detenute, ma rendono più complesso anche il lavoro degli operatori. Per questo il Garante non ha esitato a denunciare le situazioni più gravi: alcune di queste segnalazioni sono già sul tavolo della Commissione Diritti Umani del Senato.

Non si tratta solo di controllare, ma di costruire: il mandato del Garante ha già prodotto una rete di dialogo con la Prefettura, l’ASL, la Magistratura di sorveglianza, l’Amministrazione penitenziaria e il mondo del terzo settore. L’obiettivo è chiaro: trasformare ogni criticità in proposta, ogni denuncia in percorso condiviso. “Abbiamo scelto di iniziare con il rispetto, l’ascolto e la verità dei fatti – spiega il Garante – perché la legalità non può esistere senza la giustizia umana. La dignità di chi è privato della libertà è lo specchio della salute democratica del nostro Paese”.

Arzano, svuota il box e abbandona rifiuti in strada

Arzano -Arredi, letti, bottiglie, ma anche vetri rotti ed elettrodomestici sono stati abbandonati in pubblica via Pecchia da parte di un cittadino.

Gli agenti della polizia locale dopo una attenta attività di ricerca, non facile visto il clima di omertà dei cittadini della zona, sono riusciti a risalire al responsabile dell’abbandono dei rifiuti in strada.

L’uomo, 47 anni, commerciante, aveva svuotato di notte la cantina abbandonando i rifiuti sperando di non essere scoperto.

Rintracciato é stato invitato ad aprire il box che é stato ispezionato e dove c’erano ancora dei rifiuti ingombranti da abbandonare man mano sperando di non essere scoperti.

All’esito la denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord per abbandono rifiuti che sono stati rimossi a spese del responsabile.

Gli uomini diretti dal comandante Biagio Chiariello continuano senza sosta contro gli sversamenti dei rifiuti sul territorio registrandosi sanzioni contro i trasgressori.

P.B.

Su Dazn l’estate del calcio: in diretta le amichevoli delle big italiane

Per chi pensa che l’estate sia una pausa dal calcio, Dazn è pronto a smentire tutto. Anche quest’anno la piattaforma sarà la casa delle emozioni precampionato, trasmettendo le amichevoli delle principali squadre italiane, da Juventus a Milan, da Roma a Fiorentina, senza dimenticare il Como di Fàbregas. È già tempo di sudore, moduli e prove generali in vista della Serie A Enilive 2025/2026, al via il 23 agosto, e i tifosi possono vivere ogni istante della preparazione delle proprie squadre del cuore.

Ad aprire le danze sarà proprio il Como, che il 18 luglio sfiderà il Lille, dando il via a una serie di appuntamenti da non perdere. Il Milan torna sotto la guida di Massimiliano Allegri e si misura con Arsenal e Liverpool nel giro di pochi giorni. La Roma di Gasperini sarà impegnata in Germania e poi in Francia, mentre la Fiorentina alzerà l’asticella affrontando squadre del calibro di Leicester e Manchester United.

Il weekend del 9 e 10 agosto sarà un vero tour de force internazionale: Milan contro Leeds a Dublino e poi Chelsea a Londra, Juventus in campo contro il Borussia Dortmund. Una parata di stelle e tecnici di peso che preparano la stagione con match da alta tensione, tutti disponibili su Dazn, che quest’anno offre un’estate di grande sport partita già con il Mondiale per Club Fifa 2025.

Il Tar respinge la Salernitana: inammissibile il ricorso sui playout di Serie B

La Salernitana incassa una pesante battuta d’arresto nella sua battaglia legale: il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal club contro Lega B, Figc e Coni per contestare il rinvio delle gare di playout di Serie B. A mettere fine alla questione è stata la sezione “Prima Ter” del tribunale amministrativo, che ha motivato il rigetto con il mancato rispetto della cosiddetta “pregiudiziale sportiva”, ovvero l’obbligo di esaurire tutti i gradi di giudizio sportivo prima di rivolgersi a una giurisdizione esterna.

Secondo quanto si legge nella sentenza, il comunicato della Lega B, oggetto della contestazione, andava impugnato prima di tutto davanti al Tribunale Federale Nazionale della Figc, poi eventualmente al Collegio di Garanzia del Coni e solo successivamente, in caso di ulteriore controversia, al Tar.

Il Tribunale ha inoltre precisato che quel tipo di provvedimento non rientra tra quelli per cui è previsto un accesso diretto al Collegio di Garanzia, come invece accade nei casi di ammissione o esclusione dalle competizioni professionistiche. Insomma, la Salernitana ha saltato dei passaggi fondamentali.

La decisione rappresenta un colpo secco per la società campana, che sperava di ribaltare in sede amministrativa le scelte della Lega in merito allo slittamento dei playout. Ora resta da capire se il club intenderà percorrere le vie interne alla giustizia sportiva, come imposto dal Tar, o se accetterà la decisione, lasciando cadere definitivamente la battaglia.

Museo di Capodimonte, parte il viaggio itinerante “Lo cunto de li Cunti” di Basile

Il Sud Italia torna a raccontarsi con la lingua senza tempo delle fiabe grazie a “Lo cunto de li Cunti – 390 Anni di Magia”, un progetto teatrale e culturale che sta attraversando il Mezzogiorno con il fascino immortale di Giambattista Basile. In occasione del 450esimo anniversario della nascita del grande autore napoletano e dei 390 anni dalla pubblicazione della sua opera più celebre, il Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo ha finanziato un’iniziativa che mescola memoria e futuro, arte e territorio.

Prodotto dalla Best Live srl, il progetto porta la fiaba dentro i luoghi che l’hanno ispirata: musei, palazzi nobiliari, borghi storici e piazze tornano a vibrare grazie a performance teatrali, concerti barocchi, reading letterari e percorsi sensoriali che valorizzano il patrimonio culturale del Sud. Fulcro dell’intera rassegna è lo spettacolo itinerante “La Vera Storia di Cenerentola”, un libero adattamento de “La Gatta Cenerentola” firmato da Domenico Basile. Attraverso quattro brevi atti dislocati in ambienti diversi, lo spettacolo interroga il pubblico sul vero volto dell’eroina fiabesca, ribaltando punti di vista e offrendo uno sguardo critico sulla tradizione.

A impreziosire il progetto, una serie di appuntamenti d’eccellenza: dal reading di Mariano Rigillo al Museo Capodimonte con le note di Isabella Parmiciano al violino, al convegno dedicato al ruolo delle donne nelle fiabe di Basile alla Biblioteca Nazionale di Napoli, passando per le esibizioni di Milvia Marigliano, Geppy Gleijeses, Ippolita Baldini e Lucianna De Falco, tutti accompagnati da musica dal vivo e ambientazioni storiche d’impatto.

L’evento non si limita a uno sforzo artistico: è un’esperienza immersiva che coinvolge le comunità locali, con accesso gratuito o a costi simbolici, per garantire partecipazione e inclusione. Il Sud torna protagonista non come periferia, ma come centro narrativo del Paese. Borghi come Sessa Cilento, Bracigliano, Villaricca e Santa Maria Capua Vetere diventano palcoscenici di un patrimonio immateriale che Basile, primo a trascrivere le fiabe della tradizione orale, ha reso eterno.

Premio Ammaturo alla Squadra Mobile di Napoli: giustizia per Emanuele, onore alla Polizia

Il Premio Ammaturo Legalità – Città di Napoli, giunto alla sua sedicesima edizione, ha celebrato il volto più determinato e silenzioso dello Stato: quello che non arretra di fronte alla violenza, che indaga, che scava, che protegge. Un riconoscimento speciale è stato conferito al personale della terza Sezione della Squadra Mobile di Napoli e al Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica per l’eccezionale lavoro svolto nell’ambito dell’indagine che ha fatto luce sul brutale omicidio del giovane Emanuele Tufano, avvenuto il 24 ottobre 2024.

Quindici gli indagati finiti nell’ordinanza di custodia cautelare, tra cui sei minorenni, tutti ritenuti organici a due schieramenti criminali contrapposti: le famiglie Pirozzi, Silvestro, Sequino da un lato, attive nel quartiere Sanità, e il clan Mazzarella, storico sodalizio del quartiere Mercato. Le accuse, gravi e precise, parlano non solo dell’assassinio efferato, ma anche di tentato omicidio, detenzione e porto d’armi da fuoco, reati aggravati dall’uso del metodo mafioso. Un’indagine complessa, che ha richiesto mesi di appostamenti, analisi scientifiche, tracciamenti incrociati e una sinergia continua tra le forze investigative sul campo e il supporto tecnico della Scientifica.

Il conferimento del premio, nel nome di Giancarlo Ammaturo – simbolo del coraggio civile contro la criminalità organizzata – è un gesto forte. Dietro le divise e le sigle istituzionali ci sono volti, storie, dedizione. Il Vice Questore Aggiunto Luigi Vissicchio e i suoi colleghi della Mobile, insieme alla Dottoressa Marta Sabino e al team del Gabinetto Interregionale, hanno ritirato il riconoscimento con orgoglio e compostezza.

Questa operazione non è soltanto una brillante pagina investigativa, ma una risposta concreta alla sete di giustizia di una città che rifiuta l’omertà e la rassegnazione. L’eco dell’indagine ha attraversato Napoli, ha trovato spazio nei media, ha acceso un riflettore sui volti giovani travolti dalla violenza e su chi, invece, lavora giorno e notte per liberare i quartieri dalla stretta dei clan.

Seiano risplende con Girogustando: il borgo ritrova il suo battito tra sapori, arte e comunità

Seiano non è più soltanto un luogo da attraversare: grazie a Girogustando, è tornato a essere un luogo da vivere. L’apertura della quarta edizione della manifestazione ha trasformato il piccolo borgo in un’autentica esplosione di vitalità, bellezza e sapori. Una folla entusiasta ha invaso i vicoli accesi da luci calde e note musicali, restituendo anima e respiro a uno spazio che, per troppo tempo, era rimasto in silenzio.

Dietro il successo, il lavoro instancabile di Ciro Buonocore, presidente dell’Associazione Gens Seja APS, e del direttore artistico Marco Palmieri, che hanno costruito – con passione, sacrificio e visione – una rassegna capace di fondere gastronomia e cultura in una formula vincente. Più di quaranta chef, tra cui nomi di rilievo come Antonino D’Alessio, Giuseppe Aversa, Vincenzo Guarino e altri ancora, hanno dato vita a un percorso enogastronomico che ha sedotto ogni palato, dal più semplice al più raffinato. I sapori della Campania hanno preso forma nei piatti della tradizione reinterpretati con creatività, in una festa sensoriale che ha attraversato piazze, cortili e angoli nascosti del borgo.

Ma Girogustando è andato ben oltre la cucina: performance musicali itineranti, concerti improvvisati, incursioni teatrali e suggestioni visive hanno trasformato Seiano in un teatro diffuso, un presepe vivente animato non da figure di cartapesta ma da persone vere, sorridenti, coinvolte. In aperto contrasto con la staticità del “presepe ufficiale”, chiuso al pubblico, il borgo ha scelto l’apertura, la condivisione, la spontaneità.

Le parole degli organizzatori hanno colto l’essenza di ciò che è accaduto. Buonocore ha parlato di “una vittoria della partecipazione”, mentre Palmieri ha sottolineato il valore culturale dell’evento, capace di “riaccendere l’anima dei luoghi” e rimettere al centro “la comunità, gli artigiani, gli artisti e i produttori locali”. Il tutto in un’atmosfera densa di emozioni, dove passato e presente si sono fusi in una sola, coinvolgente narrazione collettiva.

Camorra, pizzo a consulente finanziario di Olbia: arrestati due del clan Licciardi

La camorra napoletana che tenta di allungare i suoi tentacoli fino in Sardegna, ma un coraggioso consulente finanziario di Olbia non si piega al racket e fa scattare le manette.
Due uomini,  accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, sono stati arrestati in seguito a un’operazione congiunta delle Squadre mobili di Sassari e Napoli, coordinate dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli.
Gli indagati, che avrebbero agito per conto del clan Licciardi, storico sodalizio criminale della Masseria Cardone di Secondigliano, sono finiti in carcere grazie alla denuncia della vittima, che ha spezzato il muro di omertà.

Minacce e pizzo in nome del clan

I due arrestati avevano preso di mira un consulente finanziario di Olbia, pretendendo ingenti somme di denaro in un breve arco di tempo. Per piegare la vittima, non hanno esitato a vantare la loro appartenenza al clan Licciardi.
Le minacce, esplicite e pesanti, miravano a terrorizzare l’imprenditore, ma la sua determinazione ha invertito il corso degli eventi.

Grazie al coraggio della vittima, che ha denunciato tutto alle autorità, la Squadra mobile di Sassari, in collaborazione con i colleghi di Napoli, ha ricostruito la vicenda e raccolto prove schiaccianti.
L’ordinanza cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda, ha portato all’arresto dei due estorsori, bloccando sul nascere un tentativo di infiltrazione camorristica in Sardegna.
L’operazione rappresenta un duro colpo alle ambizioni espansionistiche della criminalità organizzata napoletana, che cercava di imporre il suo dominio anche lontano dai confini campani.

Un segnale contro la paura

Il caso di Olbia sottolinea l’importanza della collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine nella lotta alla camorra. La determinazione del consulente finanziario, che ha scelto di non cedere al ricatto, e l’efficacia dell’intervento investigativo dimostrano che il contrasto alla criminalità organizzata è possibile.
La vicenda, però, accende i riflettori sul tentativo dei clan di espandere la loro influenza in territori lontani, un fenomeno che richiede massima vigilanza. Intanto, le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori collegamenti e complicità, mentre la Sardegna si conferma un terreno ostile per chi cerca di imporre il pizzo con la forza e l’intimidazione.

Campi Flegrei, scossa di magnitudo 2.1 alle 15,12

Napoli – Una scossa di terremoto di magnitudo 2.1 è stata registrata oggi pomeriggio nell’area dei Campi Flegrei, confermando l’attivazione di un nuovo sciame sismico nella zona.

L’evento, avvenuto alle 15:12 con epicentro a Monte Nuovo (Bacoli), è stato percepito dalla popolazione locale e potrebbe essere stato accompagnato da un boato, come segnalato dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV.

Il sisma rientra nella fase di sollevamento (bradisismo) che da mesi interessa l’area flegrea, caratterizzata da un progressivo innalzamento del suolo e da una crescente attività sismica.

Il Comune di Pozzuoli attiva i numeri di emergenza

Sulla propria pagina Facebook, l’amministrazione comunale di Pozzuoli ha diffuso un avviso alla cittadinanza, invitando chiunque abbia avvertito la scossa o riscontrato danni a contattare:

Centrale Operativa Polizia Municipale: 081/8551891
Protezione Civile: 081/18894400
«Si raccomanda di seguire gli aggiornamenti sul sito dell’Osservatorio Vesuviano – INGV (https://www.ov.ingv.it/ov/) e sui bollettini settimanali e mensili dei Campi Flegrei», si legge nella nota.

Preoccupazione tra i residenti

L’evento, seppur di moderata entità, ha riacceso i timori nella popolazione, già allertata dall’aumento dell’attività sismica e dalle deformazioni del suolo registrate negli ultimi mesi. Alcuni residenti delle zone limitrofe all’epicentro hanno segnalato di aver udito un boato al momento della scossa.

Monitoraggio costante

L’INGV continua a sorvegliare 24 ore su 24 l’evoluzione della crisi bradisismica, con particolare attenzione alle possibili variazioni nell’attività sismica e nelle emissioni gassose. Al momento, non sono stati segnalati danni a persone o cose, ma le autorità restano in stato di allerta.

Cosa fare in caso di nuove scosse?

Mantenere la calma
Allontanarsi da mobili pesanti o vetri
Seguire solo informazioni ufficiali
La situazione rimane sotto controllo, ma la Protezione Civile invita a non abbassare la guardia in un’area ad alto rischio vulcanico come quella flegrea.

Clan Gionta: “Dobbiamo fare un paio di morti”. Il ruolo di donna Gemma

Torre Annunziata– Un duro colpo è stato inferto oggi al clan Gionta, una delle più temibili organizzazioni camorristiche operanti a Torre Annunziata e nei territori limitrofi.

I Carabinieri del Gruppo di Torre Annunziata, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e in esecuzione di un’ordinanza cautelare del GIP del Tribunale di Napoli, hanno arrestato 17 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di reati che vanno dall’associazione di tipo mafioso alla detenzione e porto illegali di armi, estorsione e tentata estorsione, fino alla detenzione a fine di spaccio di droga. Tutti i delitti sono aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Gionta.

Un territorio sotto assedio: estorsioni e lo scontro trai clan

Le indagini hanno fatto emergere una consolidata pratica estorsiva ai danni di imprenditori e commercianti della zona, costretti a sottostare alle richieste del clan. È stata altresì riscontrata la costante disponibilità di armi da fuoco, segno della volontà del clan di mantenere il controllo del territorio anche attraverso la violenza. Non solo: è emerso anche un fitto collegamento con altre organizzazioni camorristiche.

Particolarmente inquietante un’intercettazione ambientale risalente al 14 agosto 2023, tra Savino Carmine Mariano, Savino Alfredo e un soggetto non identificato. La conversazione svela una chiara programmazione di azioni armate nei confronti delle fazioni rivali dei Valentini: “però zio voi sapete che penso? Che a NOI (ndr inteso come clan camorristico Gionta) ci servono un paio di MORTI!… o mo o mai più! … io sono d’accordo a farlo zio! … per me fate bene, per me fate bene! … ora è il momento! se noi non lo facciamo … ma di che stiamo parlando zio?!'”.

Frasi che attestano la ferocia e la determinazione con cui venivano pianificate azioni di sangue, senza alcun ripensamento.

L’organigramma del clan e il ruolo chiave di “Donna Gemma”

Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno permesso di ricostruire l’organigramma del clan Gionta, che si avvale della forza d’intimidazione derivante dal vincolo associativo per acquisire il controllo di attività lecite e illecite, in particolare estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti.

L’obiettivo è ottenere vantaggi e profitti economici ingiusti, anche attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni criminali rivali, come il “IV Sistema” e i gruppi con base operativa al “Parco Penniniello” di Torre Annunziata.

In questo contesto, emerge con forza il ruolo “eccentrico” ma apicale di Donnarumma Gemma, scarcerata il 26 aprile 2022 e tornata immediatamente a rivestire una posizione di primissimo piano nel clan in virtù del suo status di “moglie” del capoclan Valentino. Tutti le riconoscono un ruolo primario: Donnarumma Gemma gestisce in autonomia le estorsioni, impone l’assunzione di persone a lei vicine e percepisce proventi dal traffico di stupefacenti.

Il suo mantenimento è garantito direttamente dal reggente Amoruso Gaetano, suo nipote, che le fa fronte alle lamentele sul mantenimento (“solo” 1500 euro al mese) facendole arrivare “regali” anche in occasioni di festività.

Per aumentare le sue entrate, Donnarumma Gemma, con l’aiuto del fratello Enrico, incassava personalmente i proventi delle estorsioni ai danni delle vittime riportate sulla “lista” del clan (come le imprese Eredi Vitiello) e organizzava estorsioni ai danni di soggetti non presenti nell’elenco.

I momi degli indagati:

Di seguito l’elenco degli indagati raggiunto dalle misure cautelari:

  • AMOROSO Gaetano, inteso “Mundio” o “o niruno”, nato a Torre Annunziata (NA) il 25.05.1992, residente a Torre Annunziata al Vico del Fuoco n. 8.
  • BOFI Raimondo, nato a Pompei (NA) il 10.06.1991, residente a Torre Annunziata alla Via Stamperia n. 2, attualmente sottoposto agli arresti domiciliari a Scalea (CS) alla Via Bergamo 45.
  • DE ANGELIS Giancarlo, nato a Torre Annunziata (NA) il 25.02.1985, residente a Torre Annunziata al Corso Vittorio Emanuele III n. 177.
  • DELLA GROTTA Alfredo, inteso “o Rappaone”, nato a Torre Annunziata (NA) il 10.09.1995, residente a Torre Annunziata alla Via Castello n. 64, attualmente detenuto presso la casa circondariale di Viterbo.
  • DI MARTINO Luigi, nato a Torre Annunziata (NA) il 02.08.1983, residente a Torre Annunziata alla Via Tagliamonte n. 2.
  • DONNARUMMA Enrico, inteso “o Primario”, nato a Torre Annunziata (NA) il 06.02.1971, residente a Torre Annunziata alla Via Cavour n. 110.
  • DONNARUMMA Gemma, intesa “Donna Gemma”, nata a Torre Annunziata (NA) il 26.03.1954, residente a Torre Annunziata alla Via Castello n. 64, sottoposta alla misura di sicurezza della libertà vigilata.
  • FERRARO Salvatore, inteso “o Capitano”, nato a Torre Annunziata (NA) il 29.10.1964, residente a Torre Annunziata alla Via Vittorio Veneto n. 349, sottoposto agli arresti domiciliari a Torre Annunziata alla Piazza Cesare Battisti n. 10.
  • GUARRO Michele, inteso “Michele o Baffone”, nato a Torre Annunziata (NA) il 06.06.1964, residente a Torre Annunziata alla Piazza Giovanni XXIII n. 3.
  • LA ROCCA Mariano, nato a Pompei (NA) il 14.09.1994, residente a Torre Annunziata alla Via G. Parini n. 121.
  • MAS Amedeo Rosario, inteso “o Cardone”, nato a Castellammare di Stabia (NA) il 20.09.1973, residente a Torre Annunziata alla Via Castello n. 68.
  • MAS Michele, nato a Torre Annunziata (NA) il 28.08.2004, residente a Torre Annunziata alla Via Castello n. 68.
  • PALUMBO Salvatore, inteso “o Maffone”, nato a Torre Annunziata (NA) il 06.11.1974, residente a Torre Annunziata alla Via Vittorio Veneto n. 28, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia.
  • ROMITO Pasquale, inteso “o Simm”, nato a Torre Annunziata (NA) il 02.08.1988, residente a Torre Annunziata alla Via Benone n. 49.
  • SAVINO Alfredo, nato a Torre Annunziata (NA) il 27.11.1996, residente a Torre Annunziata alla Via Nicolò D’Alagno n. 6.
  • SAVINO Carmine Mariano, inteso “Carmine”, nato a Torre Annunziata (NA) il 24.06.1985, residente a Torre Annunziata alla Via Nicolò D’Alagno n. 6.
  • SAVINO Massimo, nato a Torre Annunziata (NA) il 01.06.2000, residente a Torre Annunziata alla Piazza Giovanni XXIII n. 3.
  • TAMMARO Fabiano, inteso “Fabio”, nato a Torre Annunziata (NA) il 03.10.1994, residente a Torre Annunziata al Corso Vittorio Emanuele III n. 133, di fatto domiciliato a Torre Annunziata al Vico Ottonai n. 8, sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di Torre Annunziata.
  • ULIANO Raffaele, inteso “Partimiello”, nato a Torre Annunziata (NA) il 01.12.1976, residente a Torre Annunziata alla Via Roma n. 12.

Le condotte contestate si estendono fino all’attualità per il reato associativo, e all’anno 2023 per i reati-fine. Ciò attesta la persistente e allarmante pericolosità degli indagati, tutt’ora attivi nei rispettivi settori di “competenza”, come confermato dal collaboratore di giustizia Salvatore Buonocore.

La Procura sottolinea la “certa sussistenza del pericolo di reiterazione dei reati”. I recenti gravissimi fatti di sangue avvenuti nel territorio di Torre Annunziata e nelle zone limitrofe attestano inequivocabilmente l’attuale operatività del clan, confermando il contenuto delle intercettazioni e delle dichiarazioni in atti. A rafforzare il quadro investigativo, due sequestri del 7 maggio 2022 e del 3 aprile 2025, che hanno portato al ritrovamento di numerose armi e stupefacenti di diversa natura.

Nelle oltre 260 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Antonino Santoro, grazie alle intercettazioni e ai racconti di numerosi pentiti in particolare Pietro Izzo e Salvatore Buonocore, si descrive tutto l’operato del clan Gionta degli ultimi anni a partire dalla scarcerazione nel maggio del 2022 di Gemma Donnarumma.

Si fa l’organigramma, si tracciano i ruoli, si indicano i nemici da colpire, gli imprenditori da taglieggiare ma ci sono anche particolari indeiti della guerra di camorra di Torre Annunziata.

A confermare la persistente pericolosità del gruppo, anche i recenti sequestri avvenuti il 7 maggio 2022 e il 3 aprile 2025, che hanno portato al ritrovamento di armi da guerra e ingenti quantitativi di droga.

Secondo la DDA, il clan Gionta resta tuttora attivo e fortemente radicato sul territorio, con l’obiettivo di controllare attività economiche lecite e illecite nella zona di Torre Annunziata e nei comuni vicini.

(nella foto un momento delle perquisizioni e da sinistra Gemma Donnarumma, Gaetano Amoruso, Michele Guarro e Ferraro Salvatore)

 

Napoli, viale Augusto rinasce: tornano le palme

Napoli celebra il ritorno delle palme in viale Augusto, a Fuorigrotta, con il completamento di un ambizioso intervento di riqualificazione che restituisce splendore e funzionalità a uno degli assi viari più importanti della città.

L’opera, inaugurata oggi 15 luglio, non si limita alla ripiantumazione delle iconiche palme, ma abbraccia un restyling completo che spazia dalla sede stradale ai marciapiedi, dalle aree verdi all’arredo urbano, ridisegnando il volto di un’arteria storica in chiave moderna e sostenibile.

Un progetto di ampio respiro

I lavori, realizzati in collaborazione con la Soprintendenza, hanno riportato in viale Augusto 173 palme Washingtonia robusta, scelte per preservare l’identità paesaggistica del viale, e 151 palme nane Chamaerops humilis nelle aiuole laterali. “

Abbiamo ripristinato il disegno architettonico originario – ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi – garantendo manutenzione e un sistema di irrigazione automatica. Questo intervento è parte di un grande piano di investimenti per migliorare il verde e la vivibilità della città”.

La carreggiata è stata interamente rinnovata con il rifacimento del manto stradale, dallo strato di base al tappetino superficiale, mentre caditoie e chiusini dissestati sono stati riallineati o sostituiti. L

a pulizia del sistema di raccolta delle acque piovane scongiurerà il rischio di allagamenti durante le piogge intense. I marciapiedi, uniformati con una nuova pavimentazione in cubetti di porfido, offrono maggiore sicurezza e accessibilità.

Le aiuole centrali, cuore pulsante del progetto, sono state arricchite con nuove essenze arboree, mentre i pini e i cedri esistenti sono stati sottoposti a indagini di stabilità. Tre alberi, risultati a rischio per la scarsa tenuta delle radici, sono stati abbattuti per garantire la sicurezza. “Con circa 300 nuove palme – ha sottolineato l’assessore al Verde Vincenzo Santagada – abbiamo ridato a viale Augusto la sua caratteristica urbanistica, rafforzando l’identità del quartiere”.

Arredo urbano e funzionalità

L’intervento si completa con l’installazione di portabiciclette, panchine, cestini per i rifiuti e colonnine dissuasori in ghisa, elementi che migliorano l’estetica e la fruibilità dello spazio pubblico. Un progetto che non solo valorizza il patrimonio storico e paesaggistico di Fuorigrotta, ma risponde alle esigenze di una città che guarda al futuro, puntando su sostenibilità e decoro urbano.

Viale Augusto torna così a essere un simbolo di Napoli, più verde, sicuro e accogliente per cittadini e visitatori.

Napoli, furti in pieno giorno a Mappatella Beach: derubate quattro turiste in 24 ore

Nuova ondata di furti sulla spiaggia libera di Mappatella Beach, sul lungomare di Napoli, dove nelle ultime 24 ore quattro giovani turiste sono state derubate in pieno giorno, persino durante un evento ufficiale.

Un segnale allarmante che riaccende i riflettori sulla sicurezza in una delle aree balneari più frequentate della città.

I furti durante l’inaugurazione del campo da volley

Lunedì pomeriggio, mentre era in corso la presentazione del nuovo campo di pallavolo realizzato dalle associazioni Maga e 100×100 Naples, due ragazze veneziane sono state derubate di portafogli, documenti e vestiti.

Le due giovani, in evidente stato di shock, sono state soccorse dal deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra), presente in zona per un sopralluogo, e successivamente affidate ai Carabinieri intervenuti per l’assistenza e la denuncia.

Martedì mattina altri due casi

Nemmeno 24 ore dopo, martedì mattina, la spiaggia è tornata nel mirino dei ladri. Vittime due ragazze, una proveniente dalla Calabria e una originaria di Ischia, derubate anch’esse di tutto, compresi occhiali da vista fondamentali per una delle due.

Sul posto è intervenuta la Polizia, mentre Borrelli ha offerto supporto alle giovani, pagando personalmente il biglietto per il ritorno sull’isola all’ischitana.

L’allarme di Borrelli: “Serve una linea dura contro delinquenti e abusivi”

“Si tratta di episodi gravi, che confermano un’escalation preoccupante di furti, scippi e rapine ai danni soprattutto di turisti e persone indifese”, ha dichiarato Borrelli, che da tempo monitora la situazione sul lungomare. “Mappatella Beach ha cambiato volto grazie al lavoro del Comune, dei volontari e delle associazioni, ma a tratti riaffiora con prepotenza la sua vecchia immagine degradata”.

Il deputato ha ribadito il proprio impegno con sopralluoghi quasi quotidiani per contrastare fenomeni come abusivismo, bivacchi e vendita irregolare, ma sottolinea come ciò non sia sufficiente: “Nonostante i continui appelli, la situazione resta critica”.

La richiesta: più agenti, più telecamere, più sicurezza

Borrelli lancia infine un appello alle istituzioni: “Chi viene a Napoli per godersi il mare e la città non può finire senza documenti e senza nulla in tasca. Servono più controlli, più agenti, più telecamere. Ma soprattutto serve una linea chiara: tolleranza zero per ladri e criminali. Non possiamo più permettere che l’inciviltà rovini l’immagine della nostra città”.

Napoli, arrivano i cassonetti interrati per la raccolta differenziata:

Napoli– Cambia il volto della raccolta differenziata nel cuore della città. In 18 tra piazze e strade del centro storico saranno installati cassonetti interrati, una novità destinata a migliorare il decoro urbano e l’efficienza del sistema di gestione dei rifiuti.

Il progetto, promosso da ASIA Napoli in collaborazione con l’amministrazione comunale, prevede la collocazione dei nuovi contenitori sotterranei in punti strategici del centro, tra cui Corso Arnaldo Lucci, Piazza Cavour, Piazza Vittoria, Piazza Dante, Via Toledo, Via Foria e Via Santa Maria di Costantinopoli.

I cassonetti interrati, completamente invisibili quando non in uso, hanno l’obiettivo di ridurre l’impatto visivo dei tradizionali bidoni stradali e incentivare comportamenti più sostenibili tra i cittadini.

Nuove regole per una città più pulita

In parallelo all’avvio dell’iniziativa, ASIA ha lanciato un nuovo calendario per la raccolta differenziata, disponibile sul sito ufficiale dell’azienda. I cittadini sono invitati a separare correttamente i rifiuti domestici e a conferirli nei contenitori adeguati, seguendo le indicazioni fornite dal Comune e da ASIA.

Restano invariati i criteri per lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili, come pannolini, polistirolo, cosmetici, tubetti di dentifricio, gomma e stracci sporchi, che devono essere gettati nel cassonetto grigio dell’indifferenziato.

Verso una Napoli più sostenibile

L’introduzione dei cassonetti interrati si inserisce in un piano più ampio volto a sensibilizzare la cittadinanza alla tutela dell’ambiente urbano e ad aumentare la percentuale di raccolta differenziata, con l’obiettivo di avvicinare Napoli agli standard delle grandi città europee.

Per aggiornamenti e dettagli sulle modalità di raccolta, è possibile consultare il sito ufficiale:  www.asianapoli.it

Agropoli, maxi-truffa con assegni falsi e riciclaggio: 4 misure cautelari

Agropoli  – Assegni falsificati per acquistare minicar, carte di credito rubatee un sistema di riciclaggio ben organizzato. È il quadro emerso dall’inchiesta della Procura di Vallo della Lucania che ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari su disposizione del GIP.

I Carabinieri di Agropoli hanno notificato il provvedimento di arresti domiciliari per un indagato w l’obbligo di dimora per altri due. Un quarto, già in carcere all’estero, è risultato irreperibile

La banda delle minicar truffate

Il gruppo, operativo ad Agropoli, è accusato di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata a truffare venditori di minicar. Il metodo? Pagare con assegni falsi per impossessarsi dei veicoli, lasciando le vittime senza denaro e senza il mezzo venduto.

Il sistema delle carte di credito rubate

Due degli indagati sono inoltre ritenuti responsabili dell’indebito utilizzo di carte di credito, frutto di 4 furti commessi lungo il litorale cilentano da complici non ancora identificati. Con queste carte, gli accusati avrebbero effettuato pagamenti per 8.475 euro, dirottando poi i fondi su conti correnti riconducibili a loro, in un’operazione di riciclaggio a più livelli.

Uno già in carcere all’estero

La misura cautelare per il quarto indagato – arresti domiciliari – non è stata eseguita perché l’uomo è già detenuto in un Paese straniero per un’altra vicenda.

Le indagini continuano

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Vallo della Lucania, potrebbe allargarsi: i militari stanno verificando possibili collegamenti con altri reati nella zona. Intanto, le misure cautelari segnano un primo importante risultato nello smantellamento di un’organizzazione dedita a frodi e riciclaggio.

I prossimi passi saranno l’analisi dei flussi finanziari e la ricerca degli eventuali complici, mentre gli indagati dovranno rispondere di associazione a delinquere, truffa e riciclaggio.

Orrore a Cava de’ Tirreni: 7 coltellate alla moglie nel sonno, poi tenta il suicidio

Cava dè Tirreni – Un altro drammatico episodio di violenza scuote il Salernitano, un ennesimo caso di tentato femminicidio che riporta al centro dell’attenzione la piaga della violenza di genere.

A Cava de’ Tirreni, nella frazione di Santa Lucia, la scorsa notte si è consumata una tragedia sfiorata: un uomo di 40 anni ha aggredito la moglie di 35 anni con sette coltellate mentre dormiva, per poi tentare di togliersi la vita.

Un gesto di inaudita ferocia che ha lasciato la comunità sotto shock e riaccende il dibattito sull’urgenza di contrastare la violenza domestica.

L’aggressione nella notte.

Secondo la ricostruzione degli agenti del commissariato di Polizia di Cava de’ Tirreni, l’uomo avrebbe agito con premeditazione, colpendo la moglie nel sonno con una brutalità disumana.

Sette fendenti che hanno ridotto la donna in fin di vita, ora ricoverata in prognosi riservata in un ospedale della zona. Fortunatamente, le sue condizioni, sebbene gravi, non sembrano al momento mettere a rischio la sua vita. L’aggressore, dopo il gesto, ha rivolto la violenza contro sé stesso, tentando il suicidio.

Anche lui è stato soccorso e trasportato in un’altra struttura ospedaliera, dove si trova attualmente in stato di arresto, piantonato dalle forze dell’ordine.

Un dramma che interroga la società

L’episodio di Santa Lucia si aggiunge alla lunga scia di femminicidi e tentati femminicidi che continuano a segnare il Paese, evidenziando un’emergenza che non accenna a placarsi. La violenza di genere, spesso consumata tra le mura domestiche, si conferma una ferita aperta nella nostra società, che richiede interventi strutturali e culturali per essere affrontata.

La vittima, una giovane donna di 35 anni, è l’ennesima testimonianza di come il luogo che dovrebbe essere il più sicuro, la casa, possa trasformarsi in una trappola mortale.

Indagini in corso e l’appello alla prevenzione.

Gli inquirenti stanno approfondendo le dinamiche dell’accaduto, cercando di ricostruire il contesto e le motivazioni dietro il gesto. Al momento, l’uomo è accusato di tentato omicidio, ma il fascicolo potrebbe aggravarsi in base all’evoluzione delle indagini e delle condizioni della vittima.

Intanto, la comunità di Cava de’ Tirreni si stringe attorno alla donna, in attesa di notizie sul suo stato di salute, mentre il caso riaccende l’urgenza di politiche efficaci di prevenzione, sensibilizzazione e protezione per le donne. Un altro campanello d’allarme che non può essere ignorato: la lotta contro la violenza di genere deve diventare una priorità assoluta.

Incendio a Pastorano, l’Arpac: “Diossine nei limiti, nessun superamento dei valori di legge”

Nessun allarme ambientale dopo l’incendio divampato lo scorso 9 luglio nella zona industriale di Pastorano, in provincia di Caserta. Lo comunica l’Arpa Campania, che ha diffuso oggi i risultati dell’ultimo ciclo di monitoraggio della qualità dell’aria eseguito nei pressi del sito.

Secondo quanto rilevato dai tecnici dell’Agenzia, la concentrazione totale di diossine, furani e PCB (policlorobifenili) dispersa nell’aria tra il 12 e il 13 luglio è stata pari a 0,12 picogrammi per normal metro cubo (pg/Nm³ I-TEQ). Un dato inferiore al valore di riferimento internazionale attualmente adottato dalla comunità scientifica, pari a 0,15 pg/Nm³ secondo il LAI (Germania).

Il monitoraggio, avviato subito dopo l’incendio, è stato effettuato con un laboratorio mobile installato sul posto il 10 luglio. Oltre alle diossine, sono stati rilevati anche ossidi di azoto (NO, NO₂, NOx), monossido di carbonio, ozono, benzene, toluene, xileni e particolato atmosferico (PM).

Durante le analisi sono stati registrati aumenti temporanei di alcune concentrazioni orarie, ma – precisa l’Arpa – non è stato riscontrato un nesso diretto con l’incendio, né si sono verificati superamenti dei limiti di legge previsti dal D.Lgs. 155/2010, laddove applicabili.

Tutti i dati raccolti resteranno consultabili nella sezione dedicata del sito ufficiale dell’Arpa Campania, al seguente indirizzo:
https://portale.arpacampania.it/web/guest/laboratori-mobili

Scandalo alla Municipale di Napoli: agente licenziato per aver annullato 282 multe a sé, familiari e amici

Napoli – Un grave caso di presunta corruzione ha scosso la Polizia Municipale di Napoli. Un agente di 44 anni, in servizio presso l’Ufficio Sanzioni Amministrative, è stato licenziato dal Comune con l’accusa di aver annullato ben 282 multe, per un valore complessivo superiore ai 50 mila euro, a beneficio di sé stesso, dei suoi familiari e di amici.

La notizia, riportata da La Repubblica, ha sollevato interrogativi sulla vigilanza interna e sull’integrità dei meccanismi di controllo nell’ente pubblico.

Un sistema di favori personali

Secondo quanto emerso da una verifica interna agli uffici comunali, il vigile, identificato con le iniziali M.C., avrebbe agito in palese violazione delle normative sul conflitto di interessi. Le indagini hanno rivelato che 13 dei verbali annullati erano intestati a suoi parenti stretti, tra cui il padre e la compagna.

I restanti 269 riguarderebbero due persone non direttamente legate a lui, suggerendo un giro di favori esteso oltre la cerchia familiare.

L’agente avrebbe utilizzato le proprie credenziali per accedere al sistema informatico e procedere alla chiusura delle sanzioni, senza disporre delle autorizzazioni necessarie né della documentazione giustificativa richiesta dalle procedure.

Un comportamento che, secondo l’accusa del Comune, ha arrecato un vantaggio personale ed economico a lui e ai suoi cari, causando al contempo un danno economico significativo all’amministrazione pubblica.

La fiducia tradita e la necessità di controlli rigorosi

Questo episodio è un pugno nello stomaco per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quando chi dovrebbe garantire il rispetto delle regole e tutelare l’interesse pubblico si rende protagonista di tali condotte, l’immagine di trasparenza e legalità dell’intera amministrazione ne esce inevitabilmente compromessa.

Un singolo caso, per quanto isolato possa essere, alimenta la percezione che esistano “scorciatoie” e favoritismi a scapito del cittadino onesto che paga regolarmente le proprie multe.

La prontezza dell’intervento del Comune nel sollevare dall’incarico l’agente è un segnale positivo, ma la vicenda evidenzia l’urgente necessità di rafforzare i controlli interni e i sistemi di audit sui processi amministrativi più delicati, come la gestione delle sanzioni.

È fondamentale che ogni accesso e ogni operazione sui sistemi informatici siano tracciati, verificati e soggetti a una supervisione stringente, per prevenire abusi e garantire che la legalità sia la sola guida nell’operato dei pubblici ufficiali. Solo così si potrà ricostruire quel rapporto di fiducia indispensabile tra i cittadini e coloro che sono chiamati a servirli.

Avellino, spari a salve in centro: denunciato 54enne

Avellino – Un 54enne con numerosi precedenti è stato denunciato dalla Squadra Mobile di Avellino per aver esploso colpi a salve nella tarda serata di ieri in pieno centro città, davanti a due bar di via Piave e via Tagliamento.

Gli agenti, intervenuti dopo le segnalazioni di alcuni cittadini allarmati dagli spari, hanno rintracciato e identificato l’uomo, residente ad a. Durante una perquisizione nella sua abitazione, è stata sequestrata una pistola “scacciacani” calibro 8, priva del tappo rosso (obbligatorio per distinguerla da un’arma vera), e tre cartucce.

L’uomo dovrà rispondere di porto abusivo di arma ed esplosioni pericolose.
Quello delle pistole a salve – spesso sottovalutate – è un fenomeno pericoloso: pur non sparando proiettili, possono spaventare la popolazione e creare allarme sociale, oltre a essere facilmente confuse con armi vere.

L’episodio avellinese riaccende i riflettori sul controllo del territorio e sulla prevenzione di gesti simili, soprattutto in un’area centrale e frequentata.

L’indagato, già noto alle forze dell’ordine, sarà ora chiamato a rispondere della sua condotta davanti alla giustizia.