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Camorra, il figlio di “Sandokan” resta in carcere: la mappa dei terreni e il clan in crisi

Non è bastato il ricorso al Riesame: Ivanhoe Schiavone, ultimo figlio ancora libero del boss dei Casalesi Francesco “Sandokan”, rimane tra le sbarre.

La dodicesima sezione del Tribunale di Napoli ha confermato la misura cautelare per riciclaggio, ricettazione aggravata ed estorsione, gettando luce su un meccanismo collaudato: la compravendita di terreni intestati a prestanome per aggirare i sequestri.

Instagram e la busta di soldi: così finì nel mirino

L’indagine della Dda di Napoli parte da una storia che sembra uscita da un film. Un agricoltore di Grazzanise racconta ai carabinieri di essere stato contattato su Instagram dal figlio del boss: niente trattative, solo un ordine secco – “Lasci il terreno, è già venduto” – seguito dalla consegna di una busta con denaro.

Una dinamica che per la procura ha il sapore dell’estorsione, anche se Schiavone jr, difeso dall’avvocato Pasquale Diana, nega tutto: “Vendevo per necessità”, dice. Peccato che quei soldi, secondo i giudici, siano frutto di un sistema mafioso.

La dinastia spezzata: chi è ancora libero?

Con Ivanhoe in carcere, si chiude il cerchio sui figli maschi di Sandokan. Gli altri fratelli – Carmine ed Emanuele Libero – sono già detenuti, mentre Nicola e Walter, i primi due figli, vivono sotto protezione dopo il pentimento.

Un clan un tempo potentissimo, ora alle prese con problemi economici: i terreni “puliti” finiscono sul mercato, ma ogni vendita scatena tensioni tra gli stessi affiliati.

L’ombra delle “teste di legno”

L’inchiesta svela l’ultimo capitolo di una strategia decennale: beni intestati a prestanome per nascondere ricchezze. Ma oggi quel sistema vacilla. Assolto nel 2015 dal racket dei gadget pubblicitari, Ivanhoe sembrava lontano dagli affari del padre. Invece, secondo gli investigatori, era l’anello finale di una catena che teneva in vita l’economia del clan. E ora che la macchina si inceppa, anche i boss devono fare i conti con la giustizia.

West Nile, primo caso in Sicilia: 74enne di Caserta ricoverato in gravi condizioni a Catania

Catania– Si aggrava l’allarme West Nile in Italia, con il primo caso registrato in Sicilia che ha coinvolto un uomo di 74 anni originario di Caserta. Il paziente, attualmente ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Cannizzaro di Catania, versa in condizioni stabili ma gravi.

Un viaggio fatale e i primi sintomi

L’uomo, che si trovava in Sicilia per un viaggio, è stato colto dai primi sintomi durante il tragitto. Affetto da patologie pregresse e in cura con farmaci immunosoppressori, che lo rendono particolarmente vulnerabile, ha iniziato ad accusare disturbi alla vista.

Una visita oculistica ha confermato il problema della vista sdoppiata, ma nel frattempo la febbre è salita rapidamente, spingendolo a recarsi al pronto soccorso.

La diagnosi e il ricovero in rianimazione

È stato al pronto soccorso che i medici hanno formulato la diagnosi di infezione da West Nile. Le sue condizioni, già precarie a causa delle patologie pregresse, si sono aggravate, rendendo necessario il ricovero nel reparto di Anestesia e Rianimazione, dove i sanitari stanno proseguendo con un trattamento di supporto.

Il caso del 74enne di Caserta, sebbene il contagio sia probabilmente avvenuto in Campania, riaccende i riflettori sulla necessità di un’alta vigilanza e di campagne di prevenzione, soprattutto nelle zone a rischio. Le autorità sanitarie monitorano attentamente la situazione per scongiurare un’ulteriore diffusione del virus.

Navetta diretta per i tesori archeologici di Stabia: parte il nuovo collegamento da Castellammare

Castellammare di Stabia – Una nuova opportunità per scoprire i gioielli archeologici di Stabia. A partire da domenica 4 agosto, i turisti potranno raggiungere più facilmente Villa Arianna, Villa San Marco e il Museo archeologico Libero D’Orsi grazie a un servizio navetta diretto che partirà dal centro cittadino di Castellammare.

L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare di Stabia, punta a migliorare l’accessibilità ai siti stabiesi, sempre più richiesti dai visitatori ospiti delle strutture ricettive della zona. Il nuovo collegamento sostituisce quello precedente in partenza da Pompei e rende il tragitto verso le ville romane più semplice, rapido e integrato con i trasporti locali.

Il percorso e gli orari

La navetta Pompeii Artebus Stabia partirà ogni giorno da Piazza Giovanni XXIII alle ore 11.30, con fermate in vari punti della città: Piazza Unità d’Italia, via Puglia (altezza Centro Laser), Museo Libero D’Orsi/Reggia di Quisisana, Villa Arianna e Villa San Marco. L’ultima corsa è prevista alle ore 18.00.

I turisti provenienti da Pompei potranno raggiungere Castellammare di Stabia tramite la linea Napoli–Sorrento della Circumvesuviana, scendendo alla fermata “Castellammare di Stabia” e proseguendo a piedi fino a una delle fermate del nuovo servizio navetta.

Un modello di valorizzazione diffusa

“Questo collegamento diretto rappresenta un passo importante – ha dichiarato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – Non è solo una soluzione logistica, ma un vero ponte culturale che promuove l’idea di una ‘Grande Pompei’, intesa come parco archeologico diffuso. Le ville di Stabia sono tra i tesori più affascinanti dell’area, e grazie a questo servizio puntiamo a distribuirne i flussi turistici e i benefici economici su un territorio più ampio”.

Soddisfatto anche il sindaco di Castellammare, Luigi Vicinanza, che sottolinea l’importanza della sinergia con il Parco Archeologico: “Semplificare l’accesso ai nostri beni culturali è una risposta concreta alle esigenze dei visitatori. Insieme al direttore Zuchtriegel e alla direttrice del Museo di Stabia, Maria Rispoli, stiamo costruendo un modello virtuoso di promozione territoriale”.

Informazioni utili

Per dettagli aggiornati su orari e fermate della navetta Pompeii Artebus:
www.pompeiisites.org

Per gli orari della Circumvesuviana consultare il sito ufficiale dell’azienda o rivolgersi alle biglietterie locali.

Napoli raddoppia i posti negli asili nido: Manfredi, “Puntiamo al 20% dopo aver toccato il fondo”

Napoli  – “Abbiamo raddoppiato i posti disponibili, riqualificato le strutture, assunto insegnanti e cancellato il precariato”.

Il sindaco Gaetano Manfredi non nasconde i progressi fatti sul fronte degli asili nido, ma ammette: “La strada è ancora lunga”.

Presentando i dati sulla dispersione scolastica nella sede della Prefettura, il primo cittadino ha fatto il punto sugli investimenti dell’amministrazione: “Partivamo da una copertura dell’8%, oggi ci avviciniamo al 20%. Non è ancora il 33% richiesto dall’Europa, ma con i fondi del Pnrr supereremo quota 20 in modo significativo”.

La piattaforma anti-dispersione

Manfredi ha puntato i riflettori sul sistema di monitoraggio comunale che, in tempo reale, segnala alle scuole casi di assenza prolungata o frequenza discontinua. “Uno strumento qualificato – ha spiegato – che ci permette di intervenire subito e ci ha rivelato un fenomeno a macchia di leopardo: ci sono quartieri più critici di altri, e servono politiche su misura”.

Non solo banchi: il welfare come antidoto

Il sindaco ha messo in guardia: “La dispersione non è solo un problema scolastico, ma sociale. Bisogna agire sulle famiglie, sul disagio abitativo e lavorativo”. Da qui la scommessa su attività extrascolastiche – dallo sport al teatro – e sul potenziamento dei servizi educativi territoriali: “Sono strumenti per trasmettere valori e inclusione. Perché un ragazzo che lascia la scuola è un fallimento di tutta la comunità”.

Cosa manca per la svolta?

Nonostante i passi avanti, restano nodi da sciogliere: la distribuzione disomogenea dei servizi tra centro e periferie e la necessità di tenere il passo con i fondi Ue. Ma per la prima volta, Napoli ha un piano – e i numeri – per provare a invertire la rotta.

Reggia di Caserta: nel Parco Reale nascerà un bistrot dedicato al benessere

Caserta – Un nuovo, ambizioso progetto sta per prendere vita all’interno del magnifico Parco Reale della Reggia di Caserta: la nascita de “Il Giardino della camelia”, un bistrot interamente dedicato al benessere.

La Reggia ha pubblicato il bando per avviare il progetto, frutto di un programma di valorizzazione che punta sulla collaborazione tra pubblico e privato.

Dal 2022, la Reggia di Caserta, istituto del Ministero della Cultura, ha inaugurato un’importante strategia di promozione del suo “museo verde” attraverso il partenariato pubblico-privato.

Questo modello, chiamato SEMI (Sviluppo e Meraviglia d’Impresa), ha già dato i suoi frutti con la riapertura de “Le Serre di Graefer” e dello shop presso “L’ex casa di guardia di Ercole”. Questi spazi storici, restituiti alla pubblica fruizione, dimostrano un nuovo approccio che integra la conservazione del patrimonio con la funzione produttiva.

“Il Giardino della camelia”: Green Food e Cultura

Il nuovo bistrot sorgerà proprio all’inizio della via d’acqua, in una porzione dell’ex casa di guardia di Ercole, un fabbricato originariamente destinato alla vigilanza dei giardini di Corte. “Il Giardino della camelia” sarà uno spazio multifunzionale e sensoriale, concepito per offrire green food, tisaneria e degustazione di bevande aromatiche, ma anche per ospitare eventi culturali a tema.

Si configura come una “bottega per il benessere”, ispirata ai principi di sostenibilità, equilibrio e nutrimento, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU. L’avviso pubblico, rivolto agli operatori economici con esperienza nel settore specifico, è già disponibile sulla piattaforma Tuttogare e sul sito ufficiale del Museo, con scadenza il 15 settembre.

L’attivazione di questi partenariati speciali alla Reggia di Caserta ha come obiettivo la creazione di un modello organizzativo in cui l’amministrazione pubblica non solo cura il patrimonio, ma promuove attivamente il suo sviluppo, contribuendo alla crescita dell’intero territorio.

Napoli, fuga spericolata:  due giovani arrestati dopo inseguimento in Piazza Nicola Amore

Napoli – Un rocambolesco inseguimento per le strade del centro di Napoli si è concluso con l’arresto di due giovani napoletani, di 17 e 18 anni, già noti alle forze dell’ordine per reati specifici.

I due, accusati di danneggiamento aggravato di beni pubblici, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, sono stati fermati dalla Polizia di Stato in Piazza Nicola Amore dopo aver tentato di sfuggire a un controllo.L’episodio è iniziato in Piazza Municipio, quando una pattuglia di motociclisti della Polizia Locale ha intimato l’alt a uno scooter con in sella i due giovani, entrambi senza casco.

Alla vista degli agenti, il conducente ha accelerato, tentando la fuga. Bloccati temporaneamente dal traffico in via Vittorio Emanuele III, i fuggitivi hanno aggredito un agente, speronando la moto di servizio e facendolo cadere, per poi riprendere la corsa.

La svolta è arrivata grazie alla prontezza delle forze dell’ordine: una segnalazione radio dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico ha permesso di tracciare i due in via Medina, diretti verso Corso Umberto I.

Una volante, proveniente dal senso opposto, li ha intercettati in Piazza Nicola Amore. Qui, il conducente ha tentato un’ultima manovra disperata, investendo gli agenti e perdendo il controllo dello scooter. I giovani hanno poi provato a scappare a piedi, ma sono stati prontamente bloccati e arrestati.

L’intervento tempestivo della Polizia di Stato e della Polizia Locale dimostra un’efficace capacità di coordinamento, fondamentale per contrastare episodi di microcriminalità che mettono a rischio la sicurezza urbana.

Tuttavia, il caso evidenzia un problema ricorrente: la presenza di giovani, spesso con precedenti, che si rendono protagonisti di comportamenti pericolosi e sprezzanti delle regole.

La mancanza di casco e la reazione violenta al controllo suggeriscono una scarsa percezione delle conseguenze legali, un fenomeno che richiede interventi preventivi più incisivi, come programmi educativi nelle scuole o iniziative di sensibilizzazione nelle periferie.

Inoltre, l’aggressione agli agenti sottolinea la necessità di rafforzare la protezione per le forze dell’ordine durante i controlli di routine, magari attraverso tecnologie come body cam o maggiori risorse per il pattugliamento. Questo ennesimo episodio di resistenza e fuga a Napoli evidenzia un problema strutturale che, oltre alla repressione, necessita di un approccio sociale per spezzare il ciclo della microcriminalità giovanile.

Primo weekend di agosto all’insegna del maltempo: in arrivo temporali e aria fresca al Nord, bel tempo al Sud

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Sarà un primo fine settimana di agosto segnato da aria fresca e violenti temporali, soprattutto al Nord.

A causare l’instabilità sarà un ciclone in arrivo dalla Danimarca, che porterà piogge diffuse e un netto calo delle temperature proprio durante l’esodo estivo di milioni di italiani.

I meteorologi tracciano un quadro di peggioramento meteo che interesserà inizialmente le regioni settentrionali, per poi estendersi anche al Centro.

Secondo le previsioni, già da venerdì pomeriggio sono attesi rovesci e temporali sulla Lombardia orientale e sul Triveneto. La situazione peggiorerà ulteriormente nella giornata di sabato, quando il maltempo colpirà con maggiore intensità l’intero Nord, dalla Liguria alla Romagna, coinvolgendo anche l’Alta Toscana e le Marche settentrionali.

Le precipitazioni potranno essere localmente intense e accompagnate da forti raffiche di vento. In queste aree le temperature massime difficilmente supereranno i 22 gradi, un brusco stop all’estate.

Domenica, la perturbazione continuerà a interessare Romagna, Toscana e Marche, ma con fenomeni in progressivo esaurimento. Al contrario, sul resto del Centro e al Sud prevarrà il sole, con un clima stabile e temperature gradevoli, in particolare su Lazio, Campania, Calabria e Puglia.

La tendenza per la prossima settimana è positiva: il tempo tornerà soleggiato su tutta l’Italia, con temperature in graduale aumento. Una parentesi instabile, quindi, che non rovinerà l’estate ma potrebbe creare disagi alla viabilità e ritardi negli spostamenti durante uno dei weekend più intensi per il traffico vacanziero.

Dj Godzi, la Procura di Roma indaga per omicidio preterintenzionale: sequestrata la salma al rientro in Italia

C’è una nuova, delicata svolta nel caso della morte di Michele Noschese, in arte dj Godzi, il giovane artista napoletano deceduto lo scorso 19 luglio a Ibiza in circostanze ancora tutte da chiarire.

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per omicidio preterintenzionale, ipotizzando che l’intervento della polizia spagnola possa essere stato sproporzionato e, quindi, causalmente legato al decesso del ragazzo.

L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Francesco Basentini, che ha disposto il sequestro della salma al momento del rientro in Italia, avvenuto nelle ultime ore. Un passaggio investigativo fondamentale, che consente ora alla magistratura italiana di eseguire ulteriori accertamenti autonomi e indipendenti rispetto a quelli già effettuati dalle autorità spagnole.

L’inchiesta, attualmente contro ignoti, punta a ricostruire cosa sia realmente accaduto nelle ore precedenti alla morte del 31enne, noto per le sue performance nei locali più esclusivi dell’isola delle Baleari. S

econdo quanto trapelato, l’attenzione degli inquirenti si concentra proprio sull’intervento delle forze dell’ordine iberiche, avvenuto in circostanze che potrebbero aver determinato – anche senza intenzione – un’escalation di violenza fatale.

A supportare questa ipotesi ci sarebbero testimonianze raccolte e primi accertamenti clinici, come la TAC effettuata nei giorni successivi al decesso, i cui esiti sono ancora al vaglio degli investigatori.

Nel frattempo, anche la Squadra Mobile di Napoli si è attivata su delega della Procura romana. Gli agenti hanno già ascoltato Giuseppe Noschese, padre del giovane artista, per acquisire elementi utili all’indagine e comprendere meglio lo stato di salute del figlio prima della partenza per Ibiza, oltre ad eventuali problematiche o incontri sospetti nei giorni trascorsi sull’isola.

La famiglia Noschese è rappresentata dagli avvocati Vanni Cerino e Fabrizio D’Urso, che da subito hanno sollecitato chiarezza e giustizia sulla vicenda. “Vogliamo sapere cosa è successo, vogliamo la verità su Michele”, è il messaggio che i familiari stanno facendo arrivare con forza alle autorità italiane.

La vicenda, che ha scosso non solo Napoli ma anche il mondo della musica elettronica, resta avvolta da molte ombre. Ora l’Italia vuole vederci chiaro, e l’ipotesi dell’omicidio preterintenzionale segna un cambio di passo importante nell’indagine.

Torre del Greco, inchiesta sull’incidente che ha causato la morte di Mirko Acunzo

Torre del Greco – Ancora sangue sulle strade del Vesuviano. Un uomo di 40 ann, Mirko Acunzo, residente a Scafati, ha perso la vita in un tragico incidente avvenuto a Torre del Greco.

Il tragico incidente avvenuto nella serata del 31 luglio lungo via Nazionale, all’altezza di via Torretta Fiorillo. L’uomo ha perso la vita sul colpo durante un violento scontro frontale tra due scooter, nel quale è rimasto gravemente ferito un ragazzo di 15 anni, ora ricoverato in prognosi riservata all’Ospedale del Mare di Napoli

Secondo una prima ricostruzione, i due scooter stavano viaggiando in carreggiata opposta quando si sono scontrati senza coinvolgere altri veicoli. Entrambi i guidatori sono stati sbalzati sull’asfalto: per Acunzo, residente da tempo a Scafati, non c’è stato nulla da fare

Sarà ora l’inchiesta a stabilire le cause esatte e le eventuali responsabilità. Sulla scena del sinistro sono intervenuti carabinieri e agenti della Polizia di Stato, che hanno acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza locali e raccolto testimonianze per ricostruire la dinamica dell’urto

Non vengono escluse ipotesi come alta velocità, manovre azzardate o ostacoli improvvisi, tutte circostanze che saranno valutate dai tecnici nel corso dei rilievi sul luogo dell’incidente

Il corpo del 40enne è stato trasferito all’obitorio per gli accertamenti medico-legali disposti dall’autorità giudiziaria.

La tragica vicenda riporta al centro del dibattito la questione della sicurezza stradale, in particolare sulle arterie trafficate e insufficientemente controllate del territorio vesuviano, luogo purtroppo già scenario di altri incidenti gravi.

Le circostanze del sinistro restano ancora avvolte dal mistero: sarà l’inchiesta in corso a fare piena luce sulle cause della tragedia e su eventuali responsabilità.

Salerno, il giallo del corpo carbonizzato del 19enne Fabrizio Tripari

San Giovanni a Piro – Una tragedia che ha scosso l’intera zona del Golfo di Policastro al confine tra la provincia di salerno e la splendida Maratea.

Un giallo su cui si sta indagando e che al momento è senza risposte. Fabrizio Tripari, 19 anni, è stato trovato privo di vita e con il corpo carbonizzato nella notte tra lunedì e martedì, in fondo a una scarpata lungo la statale tra Sapri e Acquafredda, poco dopo il Canale di Mezzanotte, nel territorio della Basilicata.

Le indagini sono affidate ai Carabinieri della Compagnia di Lagonegro, che stanno cercando di ricostruire la dinamica dei fatti.

Al momento l’ipotesi prevalente è quella del gesto volontario, ma gli investigatori non escludono altre piste. Da chiarire anche la natura dell’incendio e come il corpo del giovane sia finito in quel punto isolato.

Indagini in corso e autopsia disposta

La Procura ha disposto l’autopsia sul corpo del giovane, che verrà effettuata nei prossimi giorni. Solo dopo la restituzione della salma alla famiglia sarà possibile programmare i funerali. Intanto, attorno alla famiglia Tripari si stringe il dolore di un’intera comunità.

Il Comune di san Giovanni a Piro ha annullato “tutti gli eventi culturali e popolari di questi giorni” in segno di lutto per la drammatica scomparsa di Fabrizio Tripari, 19 anni, giovane e talentuoso componente dell’Associazione Bandistica “Maria SS. di Pietrasanta”, come ritratto in una delle ultime foto pubblicate in rete.

«Una tragedia immane. L’ennesima. Una comunità scossa», si legge nel messaggio ufficiale diffuso dall’amministrazione comunale attraverso i propri canali social. Anche durante il Consiglio comunale, convocato oggi e definito “non rinviabile”, è stato osservato un minuto di raccoglimento in memoria del ragazzo.

Il messaggio del Comune di san Giovanni a Piro

Nel messaggio del Comune si legge «sgomento e incredulità» per quanto accaduto, con un pensiero «accorato e solidale a tutti i familiari» e un «sentimento di cordoglio che coinvolge ogni cittadino».

Una giovane vita spezzata in circostanze tragiche, su cui ora si concentra l’attenzione degli inquirenti e il silenzioso abbraccio di un paese intero.

Rissa dopo la semifinale di Eccellenza: due ultras del Nola ai domiciliari, vietato il ritorno ad Aversa

La semifinale di Eccellenza tra Puteolana Real Normanna e Nola 1925, disputata l’11 maggio scorso ad Aversa, si è conclusa ben oltre il fischio finale, con una violenza che ha lasciato il campo per riversarsi nelle strade. Questa mattina la Polizia di Stato di Caserta ha dato esecuzione a due misure cautelari nei confronti di G.D.M., 24 anni, e A.C., 36, noti ultras del Nola. Il primo è finito agli arresti domiciliari, mentre per il secondo è scattato il divieto di dimora ad Aversa.

Le accuse sono pesanti: lesioni aggravate in concorso durante una manifestazione sportiva. Secondo quanto ricostruito dalla Digos, i due – assieme ad altri appartenenti al gruppo organizzato – avrebbero preso parte all’aggressione avvenuta a Teverola subito dopo la partita. Incappucciati e armati di oggetti contundenti, hanno seminato il panico fuori da un bar, colpendo un giovane con tale ferocia da causargli una frattura scomposta al gomito e 90 giorni di prognosi. Il ragazzo era riuscito a rifugiarsi in un locale, ma è stato raggiunto e brutalmente pestato.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, ha permesso di identificare i responsabili attraverso le immagini di videosorveglianza, le testimonianze raccolte e i rilievi effettuati. Già nelle ore immediatamente successive, erano stati arrestati in flagranza differita due altri tifosi, uno del Nola e uno dell’Aversa.

Oltre alle misure cautelari, è scattato anche il DASPO da parte della Questura di Caserta per entrambi gli ultras: non potranno mettere piede in uno stadio per un periodo compreso tra due e cinque anni. La Procura ha condannato con fermezza l’accaduto, definendo l’aggressione “di particolare efferatezza” e del tutto estranea ai valori dello sport. Un nuovo duro colpo per il tifo violento e un segnale chiaro da parte delle istituzioni: la curva non sarà mai zona franca.

Napoli, tenta di scippare il Rolex a un turista: arrestato 16enne

Napoli– La sinergia tra le forze dell’ordine ha portato all’arresto di un minorenne nel pieno centro di Napoli, dopo il suo tentativo di rapinare un orologio di lusso

. Nel pomeriggio di ieri, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza hanno bloccato un 16enne napoletano, ora accusato di tentata rapina e lesioni personali.

Inseguimento congiunto e arresto

L’episodio è avvenuto in via Sant’Anna dei Lombardi, dove gli agenti del Commissariato Montecalvario, impegnati in un servizio di controllo del territorio, hanno notato un uomo che fuggiva in direzione di via Maddaloni.

Nel frattempo, grazie alla segnalazione di alcuni passanti, anche una pattuglia della Guardia di Finanza si era messa all’inseguimento del fuggitivo. Dopo un breve inseguimento, i poliziotti hanno raggiunto il ragazzo, che era già stato bloccato dai militari.

Poco dopo, la vittima ha avvicinato gli agenti, riferendo che il 16enne aveva tentato di strappargli l’orologio, un Rolex del valore di circa 35mila euro. Non riuscendo nel suo intento, il giovane si era dato alla fuga, finendo nelle mani delle forze dell’ordine. Per questi motivi, il 16enne è stato tratto in arresto.

L’episodio sottolinea l’importanza della collaborazione tra le diverse forze di polizia, soprattutto in un periodo di alta affluenza turistica, per garantire la sicurezza dei cittadini e dei numerosi visitatori che affollano il centro storico di Napoli.

Il fratello di Marco Materazzi colpito da una rara forma di SLA: la moglie lancia una raccolta fondi

La famiglia Materazzi si ritrova improvvisamente in un campo di battaglia ben più duro di quelli calcati da Marco ai tempi del Triplete o del trionfo mondiale del 2006. Matteo Materazzi, fratello minore dell’ex difensore azzurro, sta lottando contro una rara e aggressiva forma di SLA, diagnosticata nel settembre 2024.

A raccontare pubblicamente la drammatica situazione è Maura Soldati, moglie di Matteo, che attraverso un accorato appello su GoFundMe ha avviato una raccolta fondi per sostenere i costi di una cura sperimentale sviluppata negli Stati Uniti. La malattia, spiega, ha già compromesso gravemente la mobilità del marito, che non riesce più a camminare e ha iniziato ad avere difficoltà respiratorie.

“La SLA lascia poche speranze – scrive Maura – ma una piccola luce all’orizzonte esiste. Una terapia su misura, costosa e ancora sperimentale, che potrebbe salvargli la vita e aprire nuove strade anche per altri pazienti con la stessa mutazione genetica. Stiamo facendo tutto il possibile, ma abbiamo bisogno di aiuto”.

Schianto frontale tra scooter a Torre del Greco: muore 40enne, grave un 15enne

Una tragedia si è consumata nella serata di ieri a Torre del Greco, lungo la trafficata via Nazionale, trasformata ancora una volta in un teatro di morte. Due scooter si sono scontrati frontalmente nei pressi di via Torretta Fiorillo, in un impatto che non ha lasciato scampo a Mirko Acunzo, 40 anni, originario della città vesuviana ma residente a Scafati.

L’uomo è morto praticamente sul colpo, scaraventato sull’asfalto dalla violenza dell’urto. Con lui, sull’altro mezzo, viaggiava un ragazzo di appena 15 anni. Anche lui finito rovinosamente a terra, ora è ricoverato in gravissime condizioni all’Ospedale del Mare, dove i medici si sono riservati la prognosi.

La dinamica esatta dell’incidente è ancora al vaglio delle forze dell’ordine. Carabinieri e polizia stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per chiarire ogni dettaglio.

Napoli, baby gang di ragazzine distrugge le giostrine di piazza Nazionale

Napoli – Piazza Nazionale, cuore pulsante del quartiere di Poggioreale, è diventata il teatro di un fenomeno inquietante. Qui, tra risate di bambini e giochi tradizionali, si consuma un altro tipo di “divertimento”: quello della distruzione sistematica delle giostrine pubbliche.

L’ultimo episodio, immortalato in un video inviato al deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra), mostra un gruppo di giovanissime – alcune ancora bambine, guidate da una ragazzina più grande – impegnate non a scivolare o dondolare, ma a smontare pezzo dopo pezzo le strutture ludiche.

Il video choc: distruzione in diretta

Le immagini parlano chiaro. Mentre altri bambini giocano ignari, le piccole vandale si accaniscono con determinazione su un’asse di legno, tentando di strapparla dalla giostrina. Poi arriva la “capobranco”, che si unisce all’operazione trasformando l’atto vandalico in un lavoro di squadra.

Uno spettacolo desolante, che però non è una novità in questa piazza da tempo simbolo del degrado giovanile.

Borrelli: “Non sono bravate, è emergenza educativa”

«Siamo di fronte a un copione che si ripete all’infinito» denuncia il deputato Borrelli, da mesi in prima linea sul tema. «Queste giostrine vengono sistematicamente distrutte, riparate e poi nuovamente vandalizzate. È un circolo vizioso che dimostra due cose: il collasso dell’educazione civica e l’assenza delle famiglie».

L’esponente verde-sinistra lancia un allarme sociale: «Se oggi strappare una giostra viene considerato un gioco, domani queste ragazze potrebbero passare a ben altro. Servono controlli serrati, educatori di strada e tolleranza zero». Una posizione netta, che chiede di trattare questi episodi non come “ragazzate” ma come veri e propri atti vandalici da perseguire.

Piazza Nazionale, terra di nessuno

Il caso riapre il dibattito su uno spazio pubblico diventato ormai terra di conquista per baby-gang sempre più agguerrite. Solo pochi mesi fa la piazza era finita sulle cronache per risse tra minori e spaccio allo scoperto. Ora tocca alle giostrine, bersaglio preferito di una generazione che sembra aver smarrito il confine tra gioco e vandalismo.

Cosa manca?

Mentre il Comune annuncia l’ennesimo intervento di manutenzione, gli esperti sottolineano l’urgenza di un approccio diverso: «Non bastano le telecamere o le riparazioni» spiega uno psicologo sociale. «Servirebbero presidi educativi costanti e progetti che restituiscano ai ragazzi il senso del bene comune». Intanto, nella piazza deserta di sera, restano solo i segni delle giostre smembrate: muti testimoni di un malessere che va ben oltre il legno rotto.

Posillipo, via alla nuova gara per le spiagge: il 50% sarà libero

Napoli – Le spiagge di Posillipo cambiano volto. Dopo la recente sentenza del TAR Campania, che ha annullato la proroga automatica delle concessioni balneari stabilita dal Comune, arriva la svolta: pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea la nuova gara pubblica per l’assegnazione di tre lotti di arenile lungo il litorale cittadino.

A comunicarlo è l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, che precisa: la procedura riguarda due tratti di circa 1.000 metri quadrati sull’arenile di Posillipo e uno di circa 500 metri quadrati presso la spiaggia delle Monache.

In attesa della nuova assegnazione, le attività già presenti potranno continuare a operare temporaneamente, ma con la certezza che il 50% degli spazi sarà destinato a spiaggia libera.

Sullo sfondo lo scontro tra Palazzo Petrucci e Bagno Elena

La scelta dell’Autorità arriva in un momento delicato, in cui sul tema si incrociano interessi economici, battaglie legali e domande crescenti di accesso al mare per tutti. Sullo sfondo resta ancora viva la querelle tra Palazzo Petrucci – il noto ristorante stellato di Posillipo – e i gestori del Bagno Elena, storico stabilimento balneare al centro di contenziosi sull’uso e l’accessibilità del tratto di costa.

Il nuovo bando, concepito per garantire maggiore trasparenza e accessibilità, prevede che gli operatori economici partecipanti offrano anche servizi alle spiagge libere limitrofe, come salvataggio, pulizia e manutenzione, anche nei mesi invernali.

Per quanto riguarda invece le aree demaniali marittime non comprese nella gara, l’Autorità ha avviato un confronto con le altre amministrazioni competenti per verificare la possibilità di renderle accessibili al pubblico.

La partita è tutt’altro che chiusa: tra ricorsi, interessi privati e necessità collettive, la costa di Posillipo si conferma uno dei terreni più caldi dell’estate napoletana.

Frattaminore, auto si schianta contro saracinesca: due ragazze ferite

Frattaminore – Tragedia sfiorata nella notte a Frattaminore dove un ‘auto con a bordo due ragazze si è schiantata. contro la saracinesca di un’agenzia per l’impiego in via Antonio Gramsci.

le due ragazze, sono state estratte vive dalla lamiere sono con ferite non gravi grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco. Poi sono state trasportate in ospedale per accertamenti.

Sul posto anche i carabinieri per i rilievi. L’auto si è capovolta su se stessa schiantandosi contro la saracinesca dell’agenzia Metodica, accreditata dalla regione Campania, causanao anche danni.

La conducente dell’auto è stata sottoposta a tutti i test necessari per veificare se fosse idonea alla guida al momento dell’impatto. sarà ora l’inchiesta dei carabinieri a stabilire le cause dell’incidente e se vi sono altri veicoli coinvolti.

 

Napoli, punta il fucile contro l’ambulanza per costringere l’autista a portare il padre al Policlinico

Napoli – Una scena da film di violenza urbana, ma purtroppo reale. Ieri sera, in un autolavaggio di via Taddeo da Sessa a Napoli, un uomo di 45 anni ha impugnato un fucile contro i medici e gli infermieri di un’ambulanza, pretendendo che trasportassero immediatamente suo padre, un 70enne colto da malore, al II Policlinico.

Un gesto folle, dettato dalla disperazione o dalla rabbia, che però riaccende il dibattito sulle aggressioni al personale sanitario, sempre più frequenti in Italia e in maniera particolare al Sud. Ma ilo fatto grave è che il protagonista dell’aggressione è egli stesso un operatore sanitario perché infermiere.

L’episodio è avvenuto poco prima di mezzanotte

Arrivati sul posto, i soccorritori hanno valutato le condizioni dell’anziano e deciso di trasportarlo all’Ospedale del Mare, la struttura più idonea per le sue condizioni. Ma il figlio non l’ha presa bene: ha estratto un’arma – poi rivelatasi una carabina ad aria compressa – e ha minacciato l’equipaggio, ordinando loro di dirigersi verso il Policlinico.

L’ambulanza è ripartita, ma la destinazione non è cambiata: l’uomo è stato comunque portato all’Ospedale del Mare, dove poco dopo sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile. Il 45enne è stato identificato e arrestato, mentre il fucile è stato sequestrato in un armadietto dell’autolavaggio. L’uomo, ora agli arresti domiciliari, dovrà rispondere di minacce e resistenza a pubblico ufficiale.

Un fenomeno allarmante

Quello di Napoli non è un caso isolato. Sempre più spesso, medici e infermieri diventano bersagli di aggressioni verbali e fisiche da parte di parenti o pazienti, frustrati da tempi di attesa, diagnosi non condivise o semplicemente dall’impotenza di fronte alla malattia.

Secondo gli ultimi dati della Federazione degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), solo nel 2024 si sono registrati oltre 1.200 episodi di violenza contro il personale sanitario in Italia. Un numero in crescita, che mette in luce un malessere sociale sempre più profondo.

Le motivazioni possono essere diverse: ansia, disinformazione, sfiducia nel sistema sanitario. Ma nessuna giustifica la violenza. I soccorritori, già sotto stress per turni estenuanti e ospedali al collasso, si trovano a dover gestire non solo emergenze mediche, ma anche minacce e aggressioni.

E se in questo caso l’arma era solo ad aria compressa, il rischio che in futuro qualcuno possa usare un’arma vera è concreto.

Cosa si può fare?

Serve una risposta dura da parte delle istituzioni, con pene più severe per chi aggredisce il personale sanitario, ma anche maggiore protezione per medici e infermieri, con più sicurezza nei Pronto Soccorso e campagne di sensibilizzazione per far capire che la violenza non è mai la soluzione.

Perché dietro ogni ambulanza c’è una squadra che sta cercando di salvare vite, non di crearne di nuove. E puntare un fucile contro di loro, anche se solo ad aria compressa, è un atto che va condannato senza se e senza ma.

Camorra, le nuove guerre e le ramificazioni territoriali del clan Mazzarella

Gli ultimi anni hanno confermato la costante operatività dei Mazzarella, con nuove faide e una presenza capillare sul territorio, estendendosi oltre il centro storico.

Mentre le forze dell’ordine intensificavano i blitz e i giudici emettevano sentenze durissime, il clan Mazzarella si riorganizzava, ridefinendo i propri assetti, ricompattando le alleanze e riprendendo il controllo delle aree strategiche della città.

Nessuna disfatta, solo una fase di mutazione. La camorra del centro si adattava ai vuoti di potere, ai nuovi equilibri e alle sfide emergenti, consolidando la propria influenza da Forcella a San Giovanni a Teduccio, fino alla provincia vesuviana.

A certificare la vitalità dell’organizzazione camorristica fondata da Vincenzo Mazzarella e tuttora diretta dai suoi eredi, è una lunga sequenza di provvedimenti giudiziari che ne documentano operatività, strutture e ambizioni espansionistiche.

Forcella, Maddalena e via Duomo: la guerra sotterranea

Negli anni successivi, è il territorio a parlare: tra il 2011 e il 2012 si consuma una guerra intestina tra il clan Mazzarella e il gruppo Stolder/Ferraiuolo, attivo tra Forcella e la Maddalena.

L’indagine parte dal ferimento di Giuseppe Bauchnet (8 gennaio 2011), episodio che dà il via a una fitta rete di intercettazioni. Emergono alleanze instabili, come quella che per circa otto mesi – tra febbraio e ottobre 2011 – lega Ferraiuolo Maurizio, Del Prete Salvatore e Luciano Mazzarella sotto un’unica regia criminale. Ma tutto crolla con l’arresto di Luciano, e lo scontro si riaccende: il sangue di Giovanni Saggese, ucciso, e di Del Prete Salvatore, ferito, segna il ritorno alla guerra.

La zona di controllo a San Giovanni a Teduccio

A San Giovanni a Teduccio, il clan Mazzarella ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Una sentenza del 2011 (605/2011 Reg. Gen.) ne ha ricostruito la struttura e l’operatività. Recenti sviluppi, come l’omicidio di Vincenzo Di Pede (clan Formicola) del 26 agosto 2012, e la successiva condanna di Raffaele Russo e Rosario Guadagnuolo (Mazzarella), hanno segnato una spaccatura tra i clan Mazzarella e Formicola.

La sentenza 653/19 ha accertato la coesistenza, tra il 2015 e il 2018, di gruppi riconducibili ai Mazzarella (diretti da Francesco e Roberto Mazzarella) come quelli di Salvatore Donadeo e Salvatore Fido, in contrapposizione al cartello Rinaldi/Reale/Formicola (espressione dell’Alleanza di Secondigliano) e al gruppo della famiglia D’Amico. Sentenze come la 14872/16 hanno condannato esponenti dei D’Amico per associazione mafiosa ed estorsioni a San Giovanni a Teduccio fino a dicembre 2009.

Più di recente, la sentenza 253/21 conferma che il clan D’Amico/Mazzarella ha assunto il controllo anche dei territori di San Giorgio a Cremano e Portici attraverso il gruppo diretto da Umberto Luongo, sotto l’influenza della famiglia D’Amico e quindi dei Mazzarella. La sentenza 776/20 per l’omicidio di Luigi Mignano (confermata in Appello nel 2023) nei confronti di Umberto Luongo e di Umberto D’Amico e dei loro affiliati, costituisce un riscontro giudiziario significativo.

Per quanto riguarda Forcella, l’ordinanza 405/22 (confluita nella sentenza 425/24) ha ricostruito l’operatività dell’articolazione riconducibile a Massimo Ferraiuolo, sotto la direzione di Antonietta Virenti (moglie di Vincenzo Mazzarella e madre di Michele Mazzarella), dal marzo 2018 al febbraio 2020. Infine, un’ordinanza di fermo (confluita nella sentenza 331/24) ha riconosciuto a Michele Mazzarella, Ciro Mazzarella e Salvatore Barile il ruolo di dirigenti del cartello Mazzarella fino a dicembre 2022.

Mercato, Porta Nolana e l’assedio dei Rinaldi

Nel gennaio 2018 il fronte più caldo si sposta a Porta Nolana e Mercato. Qui, i Mazzarella – in alleanza con i Caldarelli delle Case Nuove – affrontano apertamente il cartello Minichini/De Luca Bossa, sostenuto dai Rinaldi di San Giovanni.

Due date segnano lo scontro: il 12 gennaio, Gennaro Buonocore, Carmine Campanile, Farid Cinquegrana e Vincenzo Papi – tutti fedelissimi dei Mazzarella – attaccano Onesto Gabriella e Oliviero Fabio, esponenti del cartello rivale. Il giorno dopo, i Minichini rispondono: esplodono colpi di pistola a via Giacomo Savarese, dove risiede Ciro Mazzarella, e un commando armato irrompe tra le bancarelle del mercato rionale.

Questi equilibri sono stati ricostruiti grazie alle testimonianze di collaboratori di giustizia provenienti da entrambe le organizzazioni, tra cui Carmine Campanile (Caldarelli), Gennaro Buonocore (ex Palazzo-Sarno, poi Mazzarella) e Tommaso Schisa (De Luca Bossa/Minichini/Rinaldi).

Grazie ai loro racconti gli investigatori ricostruiscono nel dettaglio le dinamiche della faida e confermano la capacità militare e l’organizzazione del clan Mazzarella, capace di resistere all’assalto di cartelli concorrenti.

 5. continua

 

Benevento, il Tribunale conferma la sospensione della pena per il giovane pregiudicato evaso

Benevento – Nessuna revoca della sospensione condizionale della pena. È quanto ha stabilito il Tribunale di Benevento, in funzione di giudice dell’esecuzione, respingendo la richiesta avanzata dalla Procura nell’ambito di un procedimento che vedeva imputato un giovane di San Salvatore Telesino, già noto alle forze dell’ordine.

La decisione è stata assunta all’esito dell’udienza di discussione dinanzi alla dottoressa Monaco, che ha accolto in pieno la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Massimo Viscusi, confermando così il beneficio della sospensione della pena legato a una condanna a 8 mesi per evasione.

Al centro del procedimento, una complessa vicenda giudiziaria: dopo la presentazione di un’istanza di continuazione dei reati, il Tribunale aveva già rideterminato la pena complessiva con una riduzione di tre anni, ritenendo unificabili sotto un unico disegno criminoso i diversi episodi contestati all’imputato.

Un clamoroso “sconto” che ha ridisegnato la traiettoria carceraria del giovane, inizialmente destinato a restare detenuto fino al dicembre 2028 e ora in procinto di uscire dal carcere a settembre 2025.

Il pubblico ministero, tuttavia, aveva chiesto la revoca della sospensione condizionale concessa per l’ultima sentenza ricompresa nel vincolo della continuazione. Una richiesta che il Tribunale ha ritenuto infondata, rilevando che nel casellario giudiziale dell’imputato non compariva alcuna condanna pronunciata dal Tribunale di Roma, circostanza cruciale per la tenuta della sospensione.

Il caso affonda le radici nel settembre 2022, quando il giovane, sottoposto a una misura restrittiva, si era allontanato senza autorizzazione per recarsi a Tor Bella Monaca, a Roma, dove fu fermato e arrestato. Le accuse, all’epoca, furono detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio (reato per il quale fu assolto con formula piena) e resistenza a pubblico ufficiale, per cui ha scontato una condanna definitiva ridotta in appello a 8 mesi.

L’uomo, pluripregiudicato, resta dunque detenuto per un cumulo di pene, ma la decisione del Tribunale di Benevento segna una svolta decisiva nel suo percorso giudiziario, anticipando sensibilmente la data di scarcerazione.