SCARCERAZIONE VICINA

Omicidio Iodice e traffico di droga, pena ridotta per il figlio del boss Petriccione

La decisione della Corte d’Appello dopo l’intervento della Cassazione
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Si riduce sensibilmente la condanna per Gaetano Petriccione, rampollo del clan della Vanella Grassi e figlio del boss Salvatore Petriccione, detto “’o maenaro”. Dopo una lunga battaglia giudiziaria condotta dal suo difensore, l’avvocato Gandolfo Geraci, i giudici hanno riconosciuto il vincolo della continuazione tra diverse condanne riportate in passato.

Il provvedimento riguarda due distinti filoni processuali: da un lato l’omicidio di Vittorio Iodice, affiliato al clan Di Lauro, commesso quando Petriccione era ancora minorenne; dall’altro la partecipazione all’associazione mafiosa e a quella finalizzata al traffico di stupefacenti.

Il colpo di scena in Cassazione

La svolta è arrivata dopo l’ultimo pronunciamento della Corte di Cassazione. Gli ermellini hanno annullato il precedente rigetto della Corte d’Appello, disponendo un nuovo esame sulla possibilità di riconoscere la continuazione tra i reati contestati a Petriccione,

consumati tra il 2008 e il 2009.
Nel nuovo giudizio, la sesta sezione della Corte di Appello di Napoli ha accolto l’impostazione difensiva, stabilendo che l’omicidio Iodice sarebbe stato funzionale all’ingresso del giovane nel clan. Secondo i giudici, tra i fatti contestati esisterebbe un collegamento sia temporale sia causale.

La decisione si inserisce nell’orientamento giurisprudenziale che, per riconoscere il vincolo della continuazione, richiede la presenza di un unico programma criminoso. Un elemento che può essere desunto anche da indizi oggettivi come la vicinanza temporale dei reati e il contesto associativo in cui sono maturati.

La pena scende a 20 anni

Il riconoscimento della continuazione ha portato a una consistente riduzione della pena complessiva. Petriccione passa infatti da un cumulo di 25 anni di reclusione a una condanna totale di 20 anni.

Un dettaglio tutt’altro che secondario se si considera che il figlio del boss dei Girati di Secondigliano è detenuto dal luglio del 2010. Proprio per questo motivo, alla luce della nuova rideterminazione della pena, per lui la prospettiva della scarcerazione potrebbe non essere più lontana.

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