

Nella foto il municipio di Casapesenna e a sinistra Marcello De Rosa e a destra Costantino Garofalo
Si sarebbe rivolto a un presunto esponente del clan per risolvere una questione personale, evitando di esporsi direttamente “per non compromettersi”. È uno degli episodi emersi nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato al fermo di otto presunti appartenenti al clan Zagaria, eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta a Casapesenna.
Protagonista della vicenda è Marcello De Rosa, attuale vicesindaco di Casapesenna ed ex presidente della Provincia di Caserta, non indagato. L’interlocutore è invece Costantino Garofalo, 29enne ritenuto dagli inquirenti il reggente emergente del clan.
L’episodio risale al 29 luglio 2024. In una conversazione intercettata, De Rosa fa riferimento a una lite nata dopo un presunto affronto pubblico alla moglie. “Ieri ti stavo chiamando che stavo mettendo le mani addosso ad uno scemo. Io non mi posso compromettere”, dice De Rosa a proposito di una persona che avrebbe mancato di rispetto pubblicamente alla moglie; nel prosieguo della conversazione, De Rosa parla in modo ipotetico, “dico ad esempio Costantino acchiappatemi un po’…. e ditegli che facesse la persona seria e non mi ci fate litigare…”.
Per la Dda non ci sarebbe stato nessun ordine di intervenire da parte di De Rosa, ma l’episodio conferma gli “strettissimi rapporti” di Costantino Garofalo e il clan con politici locali.
Garofalo viene indicato come figura centrale nella riorganizzazione del gruppo. Giovane ma già considerato in forte ascesa, rappresenterebbe il punto di raccordo tra vecchi e nuovi assetti della cosca.
Sempre Garofalo, nel giugno 2024, pochi giorni dopo l’elezioni comunali di Casapesenna vinte dell’attuale sindaca Giustina Zagaria (non indagata), intercettato mentre parla con un’altra persona, autocelebra la propria autorità rivendicando un’ampia facoltà di manovra presso il Comune di Casapesenna, frutto, secondo la Dda, di un potere che prescinde dallo schieramento politico insediato. “Noi non teniamo bisogno dei cristiani per prenderci quello che ci dobbiamo prendere, non teniamo bisogno di candidarci per prenderci qualcosa”, afferma Garofalo”; “perché se andiamo in Comune ce lo hanno sempre fatto e ce lo fanno sempre” replica l’interlocutore; “questa manciata di fessi”, gli fa eco Garofalo.
Dalle indagini emerge anche un episodio di presunta corruzione: una consigliera comunale di Caserta, originaria di Casal di Principe, avrebbe ricevuto 30mila euro da un imprenditore edile per favorire l’assegnazione di un appalto da 8 milioni di euro della Provincia.
In una conversazione intercettata il 27 gennaio 2024 compare anche il riferimento a un “baule Louis Vuitton”, elemento ritenuto dagli investigatori indicativo dello scambio illecito.
L’inchiesta fotografa una fase attuale della vita del clan Zagaria, storica articolazione imprenditoriale dei Casalesi, oggi priva della forza militare del passato ma ancora capace di incidere sul territorio attraverso reti familiari, economiche e relazioni istituzionali.
Secondo la Procura di Napoli (pm Ranieri, Toscano e Gagliardi), il gruppo continuerebbe a gestire affari, influenzare appalti e mantenere contatti con ambienti amministrativi locali.
Tra gli episodi contestati figurano attentati intimidatori avvenuti negli ultimi mesi: esplosioni e danneggiamenti ai danni di una pizzeria e una cornetteria di Casapesenna, oltre a colpi d’arma da fuoco e un attentato dinamitardo contro l’abitazione di un cittadino marocchino.
Documentati anche casi di concorrenza illecita, in particolare nel settore delle onoranze funebri, con un imprenditore costretto a cedere un servizio funebre e i relativi incassi a un’azienda riconducibile al clan.
Le intercettazioni hanno inoltre evidenziato la disponibilità di armi ed esplosivi.
Sono otto le persone raggiunte da provvedimento cautelare. Tra loro, oltre a Garofalo, anche figure storiche del clan come i fratelli Aldo e Raffaele Nobis, legati alla famiglia Zagaria.
Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato il fermo, ma ha disposto comunque la custodia cautelare in carcere per tutti gli indagati.
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