Il Comando di Polizia Municipale e il “Giallo della patente scomparsa”
Le parole di Abbruzzese trovano una sconcertante e puntuale conferma nel Capitolo 7.3 della Relazione, interamente dedicato alle falle del Comando di Polizia Municipale. Il capitolo ricostruisce un episodio dai contorni grotteschi e gravissimi: la vicenda del ritiro e della misteriosa “restituzione amichevole” della patente di guida a Giuseppe Oscurato, parente stretto dell’ex consigliere comunale Gennaro Oscurato e noto alle forze dell’ordine per la sua vicinanza agli ambienti della criminalità organizzata.
La patente era stata ritirata ad Oscurato da una pattuglia di vigili urbani durante un controllo stradale per una grave infrazione al Codice della Strada. Il documento avrebbe dovuto essere trasmesso entro cinque giorni alla Prefettura di Napoli per l’emissione del formale provvedimento di sospensione. Ebbene, la patente non è mai giunta in Prefettura. Poco tempo dopo, Oscurato è stato sorpreso nuovamente alla guida dello stesso veicolo, ed esibendo candidamente la patente che gli era stata restituita direttamente nei locali del Comando di Via San Giovanni Bosco!
L’audizione del Comandante e la resa dell’Ufficio Disciplinare
Interrogato sulla scomparsa del documento, il Comandante della Polizia Municipale si è giustificato dichiarando: “Si è trattato di un mero disguido materiale dovuto al disordine dell’archivio cartaceo e all’assenza di un registro cronologico informatizzato dei verbali di sequestro”.
Risultato? L’Ufficio Procedimenti Disciplinari (UPD) del Comune ha dovuto archiviare la pratica senza alcuna sanzione per gli agenti coinvolti, proprio a causa della totale mancanza di tracciabilità e registro delle patenti ritirate!
Il cannocchiale rovesciato: abusivismo edilizio e occupazioni commerciali tollerate
Ma l’omessa vigilanza dei vigili urbani ha travalicato il codice della strada per investire il controllo economico e del territorio. Nel capitolo 7.4, gli ispettori prefettizi evidenziano come negli ultimi 18 mesi il Comando non abbia inoltrato alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata alcuna segnalazione di abuso edilizio o di lottizzazione abusiva nei quartieri roccaforte dei clan, come Scanzano, Ponte Persica e Moscarella, a fronte di decine di manufatti illegali e sopraelevazioni sorte alla luce del sole.
Identica cecità si è registrata sulle occupazioni abusive di suolo pubblico. Chioschi per la vendita di frutti di mare, gazebo permanenti di ristoranti gestiti da congiunti di esponenti malavitosi e parcheggi abusivi sul litorale di via Garibaldi hanno operato in totale tranquillità per intere stagioni estive senza che venisse mai elevata una sola contravvenzione o eseguito un sequestro. La Polizia Municipale, invece di ergersi ad avamposto della legalità e del contrasto all’abusivismo, si è trasformata in uno spettatore inerte, lasciando che le regole della camorra sostituissero i regolamenti comunali.
La resa dei controlli e la condanna della Commissione d’Accesso
La diagnosi tracciata a conclusione del capitolo 7.4 è di una gravità inusitata. L’abbinamento tra la deregolamentazione deliberata degli appalti sottosoglia e la totale paralisi dell’apparato di vigilanza urbana ha creato un ecosistema perfetto per il prosperare della malavita organizzata.
Castellammare di Stabia non soffriva soltanto di un’infiltrazione politica nei seggi elettorali o di una debolezza burocratica negli uffici informatici, ma pativa l’assenza totale del braccio operativo dello Stato sul territorio. Un vuoto che i clan D’Alessandro e Cesarano hanno riempito fino all’ultimo centesimo ed all’ultimo metro di suolo pubblico, rendendo lo scioglimento per mafia l’unica via d’uscita per tentare di ripristinare lo Stato di Diritto.
Punti chiave sulla situazione di Castellammare di Stabia
Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'articolo riguardante la situazione di Castellammare di Stabia e l'infiltrazione camorristica.
- Infiltrazione camorristica: Le casse comunali sono state utilizzate per favorire ditte legate ai clan D'Alessandro e Cesarano.
- Affidamenti sotto soglia: Affidamenti diretti sotto i 40.000 euro sono stati utilizzati per eludere controlli e procedure di gara.
- Omissione di vigilanza: Il Comando di Polizia Municipale ha mostrato gravi carenze nel controllo degli appalti e dell'abusivismo.
- Conversazioni intercettate: Le intercettazioni rivelano come i clan gestiscano la spartizione dei lavori pubblici.
- Ecosistema di illegalità: La combinazione di appalti deregolamentati e mancanza di vigilanza ha favorito la criminalità organizzata.



