

Raffaele Busiello
Napoli – Una scarcerazione lampo che pesa come un macigno sull’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. A meno di tre settimane dal clamoroso arresto all’aeroporto, Raffaele Busiello, alias “Spighetto”, è tornato in libertà. I
l Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della difesa, giudicando insufficienti gli elementi di prova raccolti a suo carico dalla Squadra Mobile. Busiello era considerato uno degli esecutori materiali dell’agguato mortale ai danni di Salvatore De Marco, un delitto che ha sconvolto il quartiere di San Giovanni a Teduccio per brutalità e spietatezza.
La scia di sangue si apre il 2 marzo 2026. Salvatore De Marco, 33 anni, ha un cognome pesante a Napoli Est: è figlio di Susetta Rinaldi e nipote del boss Ciro Rinaldi, detto “mauè”. Ma Salvatore con le dinamiche del clan non vuole avere più nulla a che fare. Dopo aver scontato una condanna per reati comuni, non associativi, ha un solo obiettivo: regalare un futuro pulito, lontano da Napoli, alla moglie e alle figlie.
Quel futuro si spezza alle tre del pomeriggio del 2 marzo, a San Giovanni a Teduccio. Salvatore è in auto con la moglie. È una data speciale, il quattordicesimo compleanno della figlia, ma i sicari della camorra non concedono tregua né sconti emotivi. De Marco viene affiancato e freddato dai killer. Una vendetta trasversale pura, l’ennesima dimostrazione di come la criminalità organizzata utilizzi vite umane quasi del tutto estranee ai clan come semplici bersagli per mandare messaggi di morte ai propri avversari.
Le indagini della Squadra Mobile e della DDA si concentrano subito sulla faida tra i Rinaldi e l’agguerrito gruppo dei D’Amico della ricostituita fazione di via Nuova Villa. È qui che entra in gioco la figura di Raffaele Busiello. Di lui, nel corso dei mesi, hanno parlato a lungo diversi collaboratori di giustizia. I pentiti lo indicano unanimemente come una figura di primissimo piano, un elemento di vertice del clan D’Amico, pronto a guidare il braccio armato del gruppo nelle zone calde di San Giovanni e Ponticelli. I verbali dei collaboratori ne tracciano un profilo allarmante: un quadro accusatorio denso che sembrava stringere il cerchio attorno a “Spighetto” come uno dei responsabili della morte di De Marco.
La pressione degli investigatori culmina poco prima dell’estate con un blitz spettacolare. Localizzato mentre si trova in vacanza a Ibiza, Busiello viene monitorato passo dopo passo durante il viaggio di ritorno. Gli agenti della Squadra Mobile decidono di non rischiare e intervengono direttamente sulla pista d’atterraggio: salgono a bordo del velivolo appena toccato il suolo italiano e bloccano Busiello davanti agli occhi increduli dei passeggeri. Sembra la fine di una fuga e il punto di svolta dell’inchiesta sull’omicidio De Marco.
Il fermo, però, non regge al vaglio del Riesame. I giudici hanno ritenuto non abbastanza solidi gli indizi di colpevolezza presentati dall’accusa, ordinando l’immediata scarcerazione del trentaquattrenne.
La notizia del suo ritorno a San Giovanni a Teduccio si è diffusa in pochi minuti, scatenando una reazione che solleva interrogativi inquietanti sul controllo del territorio da parte dello Stato. Come documentato e denunciato dalla giornalista Luciana Esposito – cronista sotto scorta da anni in prima linea nel raccontare le dinamiche criminali dell’area orientale di Napoli –, il rientro a casa di “Spighetto” è stato salutato con l’esplosione di fuochi d’artificio sia a San Giovanni che nel vicino quartiere di Ponticelli.
La scarcerazione rappresenta senza dubbio una dura battuta d’arresto per la Procura. Adesso la palla passa alla lettura delle motivazioni del Tribunale del Riesame: solo allora gli inquirenti capiranno quali vuoti investigativi colmare per evitare che l’omicidio di Salvatore De Marco resti un delitto senza colpevoli.
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