MILANO – Una svolta nell’inchiesta che ha coinvolto il designatore arbitrale Gianluca Rocchi. La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del procedimento relativo alle ipotesi di frode sportiva legate alle designazioni arbitrali, ritenendo esaurito quel filone investigativo dopo gli accertamenti svolti.
Resta invece aperto un ulteriore capitolo dell’indagine. I magistrati milanesi hanno infatti trasmesso gli atti alla Procura di Monza per gli approfondimenti sulle presunte «bussate» nella sala Var di Lissone. A commentare la decisione è l’avvocato Antonio D’Avirro, che insieme al collega Antonio Bana assiste Rocchi.
«Ora si gode la richiesta di archiviazione… sul futuro poi si vedrà», afferma il legale, descrivendo lo stato d’animo del designatore arbitrale, che si era autosospeso dopo l’iscrizione nel registro degli indagati. «Bene la richiesta di archiviazione, era la soluzione che mi aspettavo dopo l’interrogatorio di Rocchi», sottolinea D’Avirro.
«In quell’occasione ha fornito una serie di chiarimenti e ha sottolineato che le scelte arbitrali sono sempre state indipendenti e autonome. Sono uscito dall’interrogatorio con la convinzione che avesse chiarito ogni aspetto e questa sensazione si è tradotta oggi nella richiesta di archiviazione». Il difensore si dice fiducioso anche sul filone trasmesso alla Procura di Monza.
«Non vedo come possa ipotizzarsi la frode sportiva di fronte a un comportamento finalizzato a correggere un gravissimo errore», osserva D’Avirro. Il legale rivela di aver sentito Rocchi subito dopo la notizia.
«Ho sentito Rocchi ed è contento per questa decisione che siamo riusciti a ottenere in tempi brevi, anche se questa inchiesta ha avuto un risvolto mediatico enorme», conclude l’avvocato, facendo riferimento anche alle conseguenze personali e professionali della vicenda. Sul futuro del designatore arbitrale, però, ogni valutazione viene rinviata. «Ora si gode la richiesta di archiviazione… sul futuro poi si vedrà», ribadisce D’Avirro.





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