

La questura di Napoli
Napoli – Tre poliziotti in servizio alla Questura di Napoli sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare con accuse pesantissime: estorsione aggravata, rivelazione di segreti d’ufficio e accesso abusivo ai sistemi informatici.
Il provvedimento, emesso dall’ufficio GIP del Tribunale partenopeo su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, squarcia il velo su un presunto giro di corruzione e ricatti interno alle forze dell’ordine.
Il ricatto al posto di blocco
I fatti contestati risalgono al settembre del 2025. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dello SCO (Servizio Centrale Operativo) e della Squadra Mobile di Napoli – che hanno condotto le indagini sui loro stessi colleghi – i tre indagati avrebbero pianificato e messo in atto una vera e propria estorsione ai danni di un cittadino.
L’episodio chiave è avvenuto durante un normale controllo su strada: dopo aver fermato un’autovettura, i tre poliziotti, sfruttando la minaccia e il proprio ruolo istituzionale, si sarebbero impossessati di una cifra ingente in contanti che la vittima aveva con sé.
Ma il controllo stradale sarebbe stato solo la punta dell’iceberg. Le successive attività investigative hanno infatti portato a galla una gestione quantomeno opaca degli strumenti del mestiere. I tre agenti avrebbero utilizzato ripetutamente le banche dati riservate a disposizione della Polizia di Stato per scopi del tutto estranei alle loro mansioni di servizio.
Tra gli episodi più gravi emersi dagli accertamenti della DDA, c’è anche la divulgazione a soggetti terzi di informazioni strettamente riservate e coperte dal segreto investigativo. Una fuga di notizie che rischiava di compromettere altre indagini in corso sul territorio e che ha spinto i magistrati dell’antimafia a blindare la posizione dei tre poliziotti infedeli.