Caserta– Un sequestro di persona organizzato con modalità tipicamente mafiose, un violento pestaggio in aperta campagna e minacce di morte rivolte anche alla famiglia della vittima. È il quadro ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato la Polizia di Stato ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di undici persone, accusate, a vario titolo, di sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina, lesioni personali e reati aggravati dall’uso delle armi e dal metodo mafioso.
L’operazione rappresenta l’epilogo di un’indagine avviata dopo la denuncia di un imprenditore del Casertano, commerciante di auto e orologi di lusso, vittima di un’aggressione studiata nei minimi dettagli per costringerlo a cedere alle richieste estorsive.
Il commando armato e il finto controllo di polizia
I fatti risalgono al 12 maggio scorso.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il titolare di una concessionaria di Curti, al termine della giornata lavorativa, stava rientrando a casa quando la sua automobile è stata improvvisamente bloccata da due Fiat Punto.
Dalle vetture sarebbero scese otto persone con il volto travisato e armate di pistole. Per convincere la vittima a fermarsi, il gruppo si sarebbe spacciato per appartenente alle forze dell’ordine, mostrando distintivi e palette successivamente rivelatisi falsi.
L’imprenditore è stato immobilizzato con fascette ai polsi, incappucciato e caricato a forza su un’auto.
Il sequestro nelle campagne di San Prisco
Per circa un’ora il commerciante sarebbe stato trasportato da un luogo all’altro prima di essere condotto in una zona isolata, nelle campagne nei pressi del cimitero di San Prisco.
Qui sarebbe iniziato il pestaggio.
Secondo la ricostruzione investigativa, gli aggressori lo hanno colpito ripetutamente anche con il calcio di una pistola, mentre gli intimavano di pagare il denaro preteso dall’organizzazione criminale.
Durante le violenze il cappuccio si sarebbe accidentalmente sfilato, consentendo alla vittima di riconoscere uno dei presunti partecipanti al blitz: Carmine Derrotti, broker nel settore delle auto di lusso.
Sarebbe stato proprio lui a spiegare il motivo dell’aggressione: recuperare circa 600 mila euro relativi a un affare saltato per la vendita di una Lamborghini Revuelto.
Le minacce: “Ti sparo in mezzo alla gente”
L’aggressione non si sarebbe limitata alle percosse.
Uno dei componenti del gruppo avrebbe minacciato apertamente l’imprenditore, affermando di essere pronto a ucciderlo anche “in mezzo alla gente” e sostenendo di possedere una pistola dotata di silenziatore.
Le intimidazioni si sarebbero estese anche ai familiari della vittima.
Nel mirino sarebbero finiti la moglie, il figlio di appena quindici mesi e il fratello dell’imprenditore, che, secondo quanto riferito dagli aggressori, sarebbe già stato “sotto tiro”.
Il bottino del commando
Durante il sequestro il gruppo avrebbe sottratto una consistente somma di denaro contante, un orologio di lusso e un borsello contenente le chiavi di numerose vetture di alta gamma custodite nella concessionaria della vittima.
Elementi che, secondo gli investigatori, dimostrerebbero come il sequestro fosse stato pianificato nei dettagli.
Le pressioni della camorra e i collegamenti con i Casalesi
L’inchiesta della Squadra Mobile di Caserta, coordinata dalla DDA di Napoli, avrebbe inoltre consentito di ricostruire il contesto criminale nel quale si è sviluppata la vicenda.
In un primo momento, secondo gli investigatori, le richieste estorsive sarebbero state avanzate da soggetti ritenuti vicini a Pasquale Apicella, indicato come figura di riferimento del clan dei Casalesi.
Successivamente, dopo l’arresto di alcuni degli iniziali interlocutori, la gestione della vicenda sarebbe passata a elementi riconducibili agli ambienti camorristici di Recale e Curti, tra cui i fratelli Fabrizio e Andrea Menditti, ritenuti appartenenti al clan Belforte.
Le minacce dal carcere
Tra gli undici destinatari della misura cautelare figurano anche due persone già detenute per altri procedimenti.
Secondo la DDA avrebbero svolto il ruolo di intermediari tra gli estorsori e la vittima, effettuando numerose videochiamate direttamente dal carcere per intimidirla e costringerla a consegnare il denaro richiesto.
L’indagine e gli arresti
Le indagini, sviluppate tra le province di Caserta e Napoli, hanno consentito agli investigatori di ricostruire tutte le fasi del sequestro e di individuare i presunti componenti del gruppo criminale.
Nove degli indagati erano già stati fermati lo scorso 8 giugno dalla Squadra Mobile di Caserta. Il provvedimento è stato successivamente convalidato dai giudici competenti e ora sostituito dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.





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