Movida Napoli, il Consiglio di Stato dà ragione ai residenti: respinto il ricorso dei locali di vico Quercia

Napoli – La lunga battaglia tra residenti e attività della movida del Centro Storico segna un nuovo punto a favore dei cittadini. Il Consiglio di Stato ha infatti rigettato l’appello presentato dai titolari di cinque locali di vico Quercia contro la sentenza del Tar Campania che aveva riconosciuto le ragioni di alcuni residenti esasperati dai disagi provocati dalla vita notturna della zona.

La decisione dei giudici di Palazzo Spada chiude un contenzioso nato dal ricorso promosso da quattro residenti, assistiti dall’avvocato Gennaro Esposito del Comitato Vivibilità Cittadina, che avevano denunciato l’inerzia dell’amministrazione comunale nel fronteggiare il fenomeno delle emissioni sonore e degli assembramenti nelle strade della movida.

La sentenza del Tar contro il silenzio del Comune

Già in primo grado il Tar Campania aveva accolto il reclamo dei residenti, dichiarando illegittimo il silenzio dell’amministrazione comunale e imponendo a Palazzo San Giacomo di adottare misure concrete per regolamentare le attività dei cosiddetti “baretti” e tutelare il diritto al riposo dei cittadini.

I giudici amministrativi avevano quindi obbligato il Comune a intervenire per ridurre l’impatto della movida sulle abitazioni della zona, individuando soluzioni capaci di contemperare le esigenze economiche degli esercenti con quelle della vivibilità urbana.

Le ordinanze adottate da Palazzo San Giacomo

Nel frattempo il Comune di Napoli ha dato esecuzione alle prescrizioni contenute nella sentenza del Tar, emanando due ordinanze finalizzate a riportare entro livelli di normale tollerabilità le immissioni acustiche registrate tra vico Quercia e via Cisterna dell’Olio.

I provvedimenti hanno introdotto limitazioni specifiche per le attività commerciali e per la vendita di bevande nelle ore notturne, con l’obiettivo di ridurre il rumore generato sia dai locali sia dalla presenza dei clienti nelle strade del Centro Storico.

Il ricorso degli esercenti e la decisione del Consiglio di Stato

Se il Comune ha scelto di non impugnare la sentenza del Tar, diversa è stata la posizione degli esercenti coinvolti, che hanno invece deciso di rivolgersi al Consiglio di Stato.

La Quarta Sezione di Palazzo Spada ha però accolto l’eccezione di improcedibilità sollevata dalla difesa dei residenti, ritenendo venuto meno l’interesse a proseguire il giudizio. Alla base della decisione vi è proprio l’intervento dell’amministrazione comunale che, con un’ordinanza sindacale emanata il 4 novembre scorso e della durata di due mesi, ha risposto alle richieste formulate dai cittadini.

Secondo quanto si legge nella sentenza, «deve ritenersi venuto meno l’interesse a proseguire ulteriormente il giudizio sul silenzio, essendo cessata l’inerzia dell’amministrazione sull’istanza del 26 febbraio 2025 a seguito dell’adozione di un provvedimento espresso».

Le restrizioni sugli orari e sulla vendita di alcolici

L’ordinanza comunale ha introdotto il divieto di vendita e somministrazione per asporto di bevande alcoliche e analcoliche dalle ore 22 alle ore 6 del giorno successivo.

Sono stati inoltre fissati nuovi limiti per gli orari di chiusura degli esercizi commerciali: dalla domenica al giovedì le attività devono chiudere entro le 00.30, mentre il venerdì e il sabato il termine è fissato alle 1.30.

In entrambi i casi è prevista una tolleranza di trenta minuti destinata esclusivamente al ricovero delle attrezzature e alle operazioni di pulizia degli spazi interni ed esterni dei locali.

Un precedente importante per la movida napoletana

La pronuncia del Consiglio di Stato rappresenta un passaggio significativo nel delicato equilibrio tra il diritto al lavoro degli esercenti e quello al riposo dei residenti. La decisione conferma infatti che le amministrazioni locali sono tenute a intervenire quando i fenomeni legati alla movida superano i limiti della normale tollerabilità e incidono sulla qualità della vita dei cittadini.

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Pubblicato da
Federica Annunziata

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